Anne+ – Analisi del dialogo tra Anne e Sara: quando l’amore non basta

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~ LA REDAZIONE DI RC

Anne+

"Anne+" è un film olandese del 2021 diretto da Valerie Bisscheroux, scritto da Maud Wiemeijer e tratto direttamente dalla serie web omonima. È un’espansione naturale – quasi una continuazione cinematografica – del racconto iniziato con la serie, che seguiva la protagonista, Anne, nella sua vita sentimentale ad Amsterdam. Il film si apre con Anne, ormai ventiquattrenne, che sta per trasferirsi a Montréal, in Canada, dove la sua fidanzata Sara vive e lavora. L’idea è quella di raggiungerla per cominciare una nuova fase della loro relazione e della propria vita. Ma c’è un problema: Anne non ha ancora finito di scrivere il romanzo che dovrebbe rappresentare il suo debutto editoriale. È bloccata, insicura, quasi svuotata. Questo momento di stallo creativo e personale è il punto di partenza del film.

Durante i giorni che precedono la partenza, Anne comincia a rimettere in discussione tutto: la relazione con Sara, le sue scelte di vita, e soprattutto la sua identità. Questo perché lungo la strada incontra Lou, una giovane non binaria con cui instaura un legame immediato e sincero. Lou è artista, vive con naturalezza la propria identità di genere e rappresenta per Anne un’occasione per esplorare nuove prospettive, anche su sé stessa.

La trama di “Anne+” è semplice in superficie, ma si muove con consapevolezza dentro domande molto concrete: cosa vuol dire trovare il proprio posto nel mondo quando tutte le aspettative sembrano arrivare da fuori? Come si costruisce una vita che sia realmente tua, senza cadere nel tentativo di "essere abbastanza" per qualcun altro?

Anne è un personaggio che cerca una definizione, ma si scontra col fatto che il mondo queer – come qualunque altra comunità – non è un blocco unico, ma una mappa variegata, fatta di esperienze personali, identità fluide, desideri contrastanti. In questo senso, l’incontro con Lou funziona quasi come un catalizzatore: le mette davanti una nuova idea di libertà, ma anche di complessità.

Il dialogo

Anne: Hanna van Vliet
Sara: Jouman Fattal

Sara dorme. Anne è’ già sveglia

Anne: Sara?
Sara: Mhm?
Anne: Sara, possiamo…?
Sara: Si?
Anne: Parlare?
Sara: Adesso?
Anne: Si.
Sara: Allora… ok.
Anne: Ok. Io ti amo: sei dolce, bella, in gamba e sexy. E… ma per ora non voglio venire a Montreal.
Sara: Ok.
Anne: E non so neanche se voglio venirci… Venirci in assoluto.
Sara: Ehy. Non vuoi una relazione a distanza?
Anne: No.
Sara: Oh.
Anne: Già (Comincia a piangere piano) Non lo so, è che non ce la faccio, credo.
Sara: Mi stai lasciando?
Anne: Si. Credo di si.
Sara: “Credi”. Se mi stai lasciando ne sarai sicura?
Anne: (Mentre piange) Si ne sono sicura.
Sara: Ma… ok. Scusa, io… Io non capisco. Avevamo un progetto. E… andava tutto bene.
Anne: No, Sara, tu avevi un progetto, io dovevo seguirlo e basta.
Sara: Cosa?
Anne: E ho conosciuto una persona. Non che questo c’entri qualcosa?
Sara: E vuoi stare con lei?
Anne: No, non usa “lei”. No, neanche questo importa. Ok. Ho sempre la sensazione che… che faccio le cose per te, ma che in realtà non penso mai a quello che voglio io.
Sara: Quindi mi stai lasciando così, senza neanche parlarne prima.
Anne: Non ti sto lasciando così, Sara. in realtà ho dei dubbi da un bel pò di tempo.
Sara: E allora dì qualcosa.
Anne: Si… Si, Sara, tu mi guardi così, ma non sei la persona più semplice con cui parlare. No, davvero, non lasci spazio. Lo chiedi, ma di fatto non sei per niente attenta alla risposta.
Sara: Dio santo.
Anne: Sara, tesoro… Sara, mi dispiace, ok? Sara… E’ solo che… questa storia non mi va bene. Io non voglio venire a montreal, io non voglio una relazione poliamorosa. E’ così… Sì, tu la vuoi, e va benissimo, ma io non ce la faccio, adesso.
Sara: Però ti andava benissimo stare con me e con “lei” o come cavolo si chiama.
Anne: Si, sul serio? Credi che mi andasse benissimo?
Sara: Credo che ti sia piaciuto molto. Più che con me sicuro.
Anne: Si, con Lou almeno si può parlare. Si, si. Abbiamo fatto dei bellissimi discorsi.
Sara: Super Anna, è magnifico, grazie. Si. E da quando sei contro le relazioni poliamorosi.
Anne: Io non sono contro le relazioni poliamorose, sono contraria a questa. Sara, era l’ultima spiaggia, per noi. Ma non è sano. Non l’ho mai voluto.
Sara: Ma perché non l’hai detto. Abbiamo passato ore e ore a parlare.
Anne: Ma tu non ascolti! Non vuoi sentire niente, non riesco a parlare con te!
Sara: Parlare sarebbe un tantino più facile se tu imparassi a comunicare meglio.
Anne: Ahh, si!
Sara: Quanto cavolo sarà difficile, dai! Non posso annusare quello che pensi.
Anne: Che scusa pietosa per non assumersi responsabilità. Davvero, a volte… Sara. Sara?
Sara: Si!
Anne: A volte devi fare un piccolo sforzo in più per avere un dialogo con l’altro, a volte devi osservare.
Sara: Oh!
Anne: Devi guardare le persone. Si, così, molto bene.!
Sara: Io sono da sola in questa relazione.
Anne: Cosa? Scusa ma che razza di cosa melodrammatica.
Sara: No, sul serio, qual è il tuo contributo a noi. Sul serio, dimmelo.
Anne: Ma di che stai parlando.
Sara: Certo che faccio programmi, perché non li fai tu.
Anne: No, perché tu non chiedi che cosa voglio! Sara, ecco perché no! Sei venuta qui semplicemente a prendermi, sul serio. Ti giuro. Non sei venuta qui per risolvere le cose veramente, mi stai soltanto imponendo il tuo programma. Sei una cazzo di egoista, ecco cosa sei, non pensi mai a quello che voglio.
Sara: Tu sei così pessimista, Anna. Tu pensi sempre che il mondo sia contro di te. Oh, che vita dura hai avuto, ma che cazzo hai da lamentarti? A volte sai essere una ragazzina bianca viziata.
Anne: Vaffanculo Sara, vaffanculo.
Sara: Ci sono cose peggiori al mondo di un libro fallito o di una relazione fallita.
Anne: La nostra relazione è fallita?
Sara: Di questo parlo!
Anne: Cosa?
Sara: E’ questa l’unica cosa che ti rimane di tutta la nostra conversazione, o mio Dio! Come sei, non ci credo.
Anne: E’ una conversazione? siamo qui in piedi nel cuore della notte che ci urliamo addosso, cazzo. (Sara comincia a prendere le sue cose per andarsene) Si? Ok, abbiamo chiuso, bene.
Sara: E’ una vera vigliaccata, da parte tua, ma ci sono abituata, ormai.
Anne: Perfetto, Sara. Perfetto, Fantastico. Dammi della vigliacca. Dammi della vigliacca. Ho la sensazione di non essere mai abbastanza, per te. Non sono abbastanza in gamba, abbastanza ambiziosa, abbastanza sexy.
Sara: E’ la prima volta che lo sento. Non sei abbastanza sexy? Da quanto è un problema. Io ti trovo estremamente sexy.
Anne: Beh, però non lo dici mai.
Sara: Ah, e il tuo nuovo amore si? Incontra una persona e paragona il nostro rapporto con quello, dovevo aspettarmelo, davvero.
Anne: Lou non è il mio amore.
Sara: Lou.
Anne: Lou, si. Lou, si.
Sara: Bello, bel nome.
Anne: Ho appena capito quanto posso stare male con te.
Sara: An. non ci sto, chiaro? Non ci sto a farmi accusare di tutto questo.
Anne: Si, mi sono sentita una merda.
Sara: Non devi dare la colpa a me, ma a te stessa, forse.

Sara piange in disparte.  Anne è’ seduta sul letto.

Sara: An… An…

Anne non guarda Sara: , anche se è sul letto accanto a lei.

Sara: Tu sei la prima ragazza di cui mi sono innamorata. La prima ragazza che ho presentato ai miei genitori. Io… io voglio stare con te per tutta la vita. An..

Sara abbraccia Anne. Che non restituisce l’abbraccio.

Anne: Tu vuoi stare con me purché siano le tue condizioni.
Sara: No, porca puttana.
Anne: Si, davvero, Sara. Non funziona. Non voglio più.

Sara: (Tra le lacrime). Io vado. Si. Ok. Si prepara. 2 spero che tu sia un pò più felice. Di te stessa e del mondo intorno a te.

Esce. Anne rimane seduta. 

Analisi dialogo

Anne inizia con una domanda semplice: “Possiamo parlare?”. Ma quella domanda, detta nel cuore della notte, apre un vaso di Pandora. Non è solo la voglia di chiarirsi, è un ultimo tentativo – forse inconscio – di riprendere il controllo della propria vita. Anne ha finalmente capito che non vuole più adattarsi, non vuole trasferirsi a Montréal solo per seguire un progetto che non sente suo. E qui sta il primo nodo tematico: il conflitto tra amore e autonomia personale. Anne dice: “Io ti amo: sei dolce, bella, in gamba e sexy. E… ma per ora non voglio venire a Montreal.” C’è affetto, c’è attrazione, c’è rispetto… ma anche distanza. Il “ma” che spezza la frase è fondamentale. Non è un rifiuto dell’amore in sé, ma delle condizioni dentro cui quell’amore si è trasformato.

La rottura non arriva perché manca il sentimento, ma perché Anne non si riconosce più nella vita che sta conducendo.

Quando Anne dice: “Io non voglio una relazione poliamorosa. È così. Tu la vuoi, e va benissimo, ma io non ce la faccio, adesso.” È un momento di chiarezza. Per la prima volta Anne dichiara un confine, qualcosa che non vuole più oltrepassare per compiacere l’altra persona. La potenza di questa scena è che non c’è un cattivo, ma due persone incapaci di trovare un linguaggio comune. Sara sembra razionale, organizzata, ma incapace di accogliere il dubbio dell’altra. Anne invece è emotiva, ma trattenuta, e ha probabilmente covato il malessere per troppo tempo.

Uno dei momenti più forti è questo: “A volte devi fare un piccolo sforzo in più per avere un dialogo con l’altro, a volte devi osservare. Devi guardare le persone.” Qui Anne esplicita il vuoto comunicativo tra loro: non si tratta solo di ascoltare, ma di vedere davvero l’altro. Sara, in fondo, non riesce ad accettare che Anne stia cambiando e non si accorge che dietro quella resistenza c’è un bisogno di riconoscimento.

Sara finisce per attaccare Anne con un commento che suona violento: “A volte sai essere una ragazzina bianca viziata.”

Questa è una dichiarazione di esasperazione. Sara si sente abbandonata e accusa Anne di essere egocentrica, di vedere solo sé stessa. Ma anche questo è parte del problema: entrambi si sentono soli nella relazione. Il finale è emblematico. Sara dice: “Spero che tu sia un po’ più felice. Di te stessa e del mondo intorno a te.” Una frase piena di amarezza, ma anche rassegnazione. E Anne? Resta seduta. Non c’è sollievo, non c’è trionfo. Solo silenzio. Ed è lì che il film mostra la maturità del suo linguaggio: le relazioni finiscono anche senza drammi plateali, ma fanno male lo stesso.

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