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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Kim Min-sook in Cashero episodio 8 è uno dei momenti più emotivi e significativi dell’intera serie Netflix. In questa scena, la ragazza di Sang-ung smonta l’idea astratta di “salvare il mondo” e la sostituisce con una domanda semplice e devastante: chi salverà l’eroe? Tra amore, senso di colpa e responsabilità, il monologo segna il passaggio definitivo da supereroe individuale a scelta collettiva, preparando il terreno al finale della stagione.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 19:30-20:20
Durata: 1 minuto
Sang-ung precipita nel vuoto. Per un istante sembra davvero finita. Poi, nel momento esatto in cui rinuncia a tutto, i suoi poteri tornano. La caduta diventa slancio. Sang-ung atterra e comincia a sgominare parte dell’esercito che circonda l’edificio, ma i nemici continuano ad arrivare, uno dopo l’altro, come se la violenza non avesse fine. Quando la situazione sembra di nuovo disperata, arrivano Pan-mi e l’Avvocato, che si uniscono allo scontro. È una battaglia disordinata, caotica, totale. Sang-ung riesce a raggiungere finalmente la sua ragazza, ma c’è un problema enorme: non ha soldi. È vulnerabile. Jo Nathan lo affronta e gli spara, poi gli mostra un ordigno piazzato nell’ascensore accanto a loro. È una minaccia doppia: morte immediata o distruzione totale.
Nel caos, Pan-mi lancia il portafogli a Sang-ung per ricaricarlo, ma il gesto fallisce. Il portafogli cade lontano. Parte un colpo di pistola. Ma non è Sang-ung a essere colpito: l’Avvocato si frappone, prendendo la pallottola al posto di Pan-mi. È un atto puro, senza calcolo, senza ritorno. Sang-ung capisce che non c’è più tempo. Per fermare questa spirale di violenza si lancia nell’ascensore con Jo Nathan, stringendo in mano il detonatore. L’esplosione è devastante. Sang-ung muore. Jo Nathan muore. Ma non tutto finisce lì. Il farmaco viene comunque immesso sul mercato. L’organizzazione non è stata davvero sconfitta.
In ospedale, l’Avvocato – gravemente ferito ma vivo – riflette su ciò che Sang-ung ha fatto. Non lo vede come un sacrificio inutile, ma come un atto di speranza, qualcosa che potrebbe risvegliare chi fino a quel momento è rimasto a guardare. Sta parlando del poliziotto? Poco dopo, Jo Anna scopre tra i documenti dell’Avvocato una verità sconvolgente: il poliziotto ha un potere. Può tornare indietro nel tempo, quando vuole. Devono trovarlo subito. La ragazza di Sang-ung riceve la visita dell’Avvocato e di Pan-mi, che le raccontano tutto. Senza esitazione, corre alla polizia. Un uomo di Jo Anna sta per fermarla, ma interviene Hermes, che vuole tornare indietro nel tempo anche lei. La ragazza raggiunge il poliziotto. Lui è esitante e la avverte: usare quel potere ridurrà drasticamente la sua aspettativa di vita. Lei accetta comunque.
Il tempo torna indietro, fino al momento dell’esplosione. Il mondo è immobile. La ragazza si avvicina a Sang-ung e gli mette delle banconote in mano. Poi l’esplosione avviene di nuovo. Questa volta, però, Sang-ung emerge dalle macerie vivo. La ragazza non ricorda nulla di ciò che ha fatto. Il sacrificio resta solo suo. Di Jo Nathan, invece, non c’è traccia. O almeno così sembra.
Scopriamo infatti che Jo Nathan è a casa del padre di Jo Anna, deciso a riprendersi il potere che gli era stato sottratto. Ma il padre ha altri piani: lascia a Jo Anna il compito di ucciderlo. All’ultimo istante, però, Hermes uccide tutti gli uomini presenti, e il colpo finale a Jo Anna lo dà proprio Jo Nathan. È ancora vivo. Ed è più pericoloso che mai. Prima che possa completare la sua vendetta, interviene l’usuraia, che rapisce Jo Nathan: l’uomo ha ancora un debito enorme da saldare. Ma la storia non è finita. Jo Nathan si fa iniettare tutti i sieri rimasti da Hermes, poi la uccide. Ora è un mostro definitivo. Chiama Sang-ung: sta seminando il panico in città.

Salvare il mondo? Mentre noi stavamo senza far niente, Sang-ung si faceva in quattro per salvare il mondo. E allora chi diavolo salverà Sang-ung? All’inizio non piaceva neanche a me quello che faceva. Ma se proprio doveva combattere volevo che vincesse. Lo stesso non vale per lei? Non ha sempre sperato che vincesse lui? Non posso abbandonare Sang-ung. Come diavolo potrei abbandonarlo? Questa volta voglio essere io a salvarlo.
“Salvare il mondo?”: attacco a uncino, incredulità lucida; pausa subito dopo la domanda per far pesare l’assurdità dello slogan; sguardo fisso sull’interlocutore (ispettore), come a dire: davvero mi stai parlando di questo adesso?
“Mentre noi stavamo senza far niente, Sang-ung si faceva in quattro per salvare il mondo.”: ritmo in accelerazione su “noi stavamo senza far niente” (vergogna + autocritica), poi rallenta su “si faceva in quattro” per far emergere la fatica concreta; sguardo che si abbassa un attimo su “noi” e torna su “Sang-ung” con rispetto.
“E allora chi diavolo salverà Sang-ung?””: cambio di temperatura: qui si entra nel nucleo; “chi diavolo” va detto con rabbia trattenuta, non urlata; pausa dopo “allora” e appoggio forte su “Sang-ung”; la domanda non chiede risposta: è un’accusa morale.
“All’inizio non piaceva neanche a me quello che faceva.”: confessione che disarma; abbassa il volume, come se si esponesse; micro-sorriso amaro possibile su “neanche a me” (autoironia di chi ammette un errore); pausa breve finale per far passare il peso della sincerità.
“Ma se proprio doveva combattere volevo che vincesse.”: “ma” come svolta, non come opposizione; su “proprio” fai sentire la resa all’inevitabile; “volevo che vincesse” è amore pratico, non romantico: tono fermo, quasi decisionale; piccolo respiro dopo “vincesse”.
“Lo stesso non vale per lei?”: domanda puntata, ma non aggressiva; sguardo dritto, testa leggermente inclinata (sfida razionale); pausa dopo “stesso” per dare logica alla frase; intonazione che sale solo alla fine.
“Non ha sempre sperato che vincesse lui?” qui l’attrice deve “inchiodare” l’interlocutore alla sua contraddizione; tono più basso, più incisivo; su “sempre” appoggia leggermente; non accelerare: è una domanda che scava.
“Non posso abbandonare Sang-ung.”: dichiarazione netta, senza tremare; evita la supplica; sguardo stabile, postura ferma; pausa lunga dopo la frase: è il momento in cui la scelta diventa reale.
“Come diavolo potrei abbandonarlo?”: qui l’emozione sale ma resta controllata; “come diavolo” è dolore che diventa rabbia; la voce può incrinarsi appena su “abbandonarlo”, ma senza pianto; lascia un silenzio breve, come se si trattenesse dal dire di più.
“Questa volta voglio essere io a salvarlo.”: chiusa da protagonista, non da partner; “questa volta” va marcato con una micro-pausa prima e dopo (punto di svolta); “io” non è ego: è assunzione di responsabilità; intonazione discendente, definitiva; dopo, silenzio pieno: non cercare approvazione, resta nella decisione.
Il monologo di Kim Min-sook nell’episodio 8 di Cashero rappresenta il vero punto di svolta emotivo della serie, perché sposta definitivamente il centro dell’eroismo dall’azione individuale alla responsabilità condivisa. Min-sook non parla come la “fidanzata dell’eroe”, ma come una persona che rifiuta l’astrazione dell’eroismo e lo riporta su un piano umano e concreto. La battuta iniziale, “Salvare il mondo?”, non è una provocazione ironica fine a se stessa: è il rifiuto di uno slogan vuoto, di un ideale troppo grande che finisce per schiacciare chi lo incarna.
Nel suo discorso c’è una presa di coscienza collettiva: mentre tutti restavano fermi, Sang-ung si è consumato per fare ciò che gli altri chiamano “salvare il mondo”. La domanda centrale del monologo, chi salverà Sang-ung, ribalta completamente la prospettiva classica del supereroe. Non è più l’eroe a dover proteggere tutti, ma la comunità a dover proteggere l’eroe. In questo passaggio Min-sook non accusa solo l’ispettore, ma anche se stessa.
Quando ammette che all’inizio non approvava ciò che Sang-ung faceva, il monologo si carica di una sincerità che disarma: non c’è idealizzazione, c’è responsabilità emotiva.
Il cuore del testo sta nella trasformazione dell’amore in scelta etica. Min-sook accetta che Sang-ung combatta, ma non lo fa per fede cieca o romanticismo. Vuole che vinca perché ha compreso il prezzo che sta pagando. Le domande rivolte all’ispettore non sono retoriche: sono specchi. Lo stesso non vale anche per lui? Non ha mai sperato che Sang-ung vincesse? In queste frasi il monologo costringe l’autorità a confrontarsi con la propria ipocrisia, senza bisogno di alzare la voce.
La parte finale è una dichiarazione definitiva. “Non posso abbandonare Sang-ung” non è un atto di dipendenza, ma di autonomia. Min-sook sceglie di agire, di assumersi il rischio, di diventare lei stessa parte attiva della storia. Quando dice “questa volta voglio essere io a salvarlo”, non promette un miracolo, ma una responsabilità. È il momento in cui la serie chiarisce che l’eroe collettivo nasce esattamente qui: quando qualcuno decide di non restare più a guardare.

Lo scontro finale ha inizio. Jo Nathan è fortissimo, ma Sang-ung lo è ancora di più. Non solo fisicamente: ora capisce davvero i suoi poteri. Tuttavia Jo Nathan riesce comunque a mettere fuori combattimento Pan-mi e l’Avvocato. Sang-ung finisce di nuovo i soldi. È a un passo dalla sconfitta. Ed è qui che avviene la vera trasformazione. Una bambina, che Sang-ung aveva salvato poco prima, gli lancia il suo salvadanaio. Subito dopo, tutto il quartiere inizia a fare lo stesso. Soldi, monete, banconote piovono su di lui. La gente lo acclama: “Cashero”. Non è più solo.
Contemporaneamente, Pan-mi si ritrova del pane tra le mani. L’Avvocato si risveglia accanto al poliziotto, che gli offre da bere. Anche lui sta aiutando. Tutti stanno aiutando. Con la forza di tutti, Sang-ung sconfigge definitivamente Jo Nathan. Il giorno seguente, il capo dell’organizzazione è costretto a donare una somma enorme all’usuraia: accuse di corruzione, riciclaggio e crimini finanziari gli crollano addosso. Il sistema che sfruttava i poteri collassa.
Pan-mi si ricongiunge con Hwa-jin, ora al lavoro in un locale, in una scena profondamente emotiva. L’Avvocato ritrova sua figlia. E Sang-ung, finalmente, può vivere: si trasferisce con la sua ragazza in un bellissimo appartamento, salda i debiti e scopre una notizia che cambia tutto. Sta per diventare padre.
Il finale di Cashero non celebra il denaro, ma lo svuota di significato. Sang-ung vince solo quando smette di essere l’unica fonte del proprio potere. Il gesto della bambina e del quartiere trasforma il supereroe in un simbolo collettivo: i soldi non servono più per dominare, ma per sostenere.
Regista: Lee Chang-min
Sceneggiatura: Lee Jae-in Jeon Chan-ho
Cast: Lee Jun-ho Kim Hye-jun Kim Byung-chul Kim Hyang-gi)
Dove vederlo: Netflix

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