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Articolo a cura di...
~ A. Dandinferi
Diciamocelo: quando Emerald Fennell annuncia un nuovo film, sai già che ti aspettano due ore di immagini patinate, tensione sessuale e personaggi bellissimi che fanno cose discutibili. E Cime Tempestose non fa eccezione. Anzi, probabilmente è il suo progetto più ambizioso e controverso fino ad oggi: prendere uno dei romanzi più amati della letteratura inglese e trasformarlo in una specie di videoclip gotico con Barbie e Ken nelle brughiere dello Yorkshire.
La storia la conosciamo tutti, almeno a grandi linee: Cathy e Heathcliff, due anime dannate che si amano in modo distruttivo fin da bambini, separati dalle convenzioni sociali e dal destino. Ma la versione di Fennell è qualcosa di diverso. È il suo ricordo adolescenziale del libro, una fantasia febbrile filtrata attraverso l'estetica di Bridgerton e la sensibilità di Saltburn. E questo, a seconda di come la vedete, è o il suo punto di forza o il suo peccato originale.
Margot Robbie e Jacob Elordi sono bellissimi, su questo non ci piove. Ma sono Cathy e Heathcliff? E soprattutto: cosa diavolo succede nel finale, e perché è così diverso dal romanzo?
Attenzione: spoiler

Il film si apre con una scena che ti fa capire subito in che territorio ti stai addentrando: una pubblica impiccagione nel 1771, con la folla (inclusa una giovane Cathy e la sua dama di compagnia Nelly) che osserva estatica la sofferenza del condannato. È macabro, è provocatorio, è Fennell al cento per cento.
Da lì si passa all'arrivo di Heathcliff a Wuthering Heights. Il padre di Cathy, un uomo alcolizzato e violento (molto diverso dal romanzo, dove il personaggio cattivo era il fratello Hindley), porta a casa questo ragazzino trovato per le strade di Liverpool e lo presenta alla figlia come il suo nuovo "animale domestico". Sì, avete letto bene. I due crescono insieme, diventano inseparabili, e ovviamente si innamorano.
Il problema è che siamo nel Settecento, e una ragazza di buona famiglia non può sposare un trovatello senza soldi e senza nome. Così quando il vicino ricco Edgar Linton (Shazad Latif) si fa avanti, Cathy vede un'opportunità: sposarlo per i soldi e usare quei soldi per aiutare Heathcliff. Solo che non glielo dice. E Heathcliff, che ha sentito solo la parte in cui lei lo considera "degradante", scappa via nella notte.
Anni dopo torna ricco, elegante, e incazzato nero. E da lì inizia il disastro
Tante cose. Tipo, tantissime.
Nel libro, Heathcliff è descritto come un ragazzo "dalla pelle scura", probabilmente di origine rom o dell'Asia meridionale. Qui è Jacob Elordi, un australiano bianco alto due metri che sembra uscito da una sfilata di Valentino. Fennell ha difeso la scelta dicendo che Elordi "assomiglia all'illustrazione di Heathcliff sul primo libro che ho letto". E ok, ci sta, è la sua visione. Ma è innegabile che questo cambiamento cancella una dimensione importante del personaggio: nel romanzo, l'emarginazione di Heathcliff è anche razziale, e la sua rabbia nasce da quello.
Poi c'è la questione della seconda generazione. Il libro di Brontë è diviso in due parti: la prima racconta la storia di Cathy e Heathcliff, la seconda segue i loro figli e nipoti, che alla fine riescono a spezzare il ciclo di violenza e trovare una sorta di redenzione. Fennell taglia tutto questo. Il film finisce con la morte di Cathy, punto. Niente redenzione, niente speranza, niente futuro.
E poi c'è Nelly. Nel romanzo è la governante che racconta la storia, una figura ambigua ma tutto sommato benevola. Qui Hong Chau la interpreta come una donna decisamente più sinistra, che brucia le lettere d'amore di Heathcliff a Cathy e contribuisce attivamente alla tragedia. È una scelta interessante, devo dire. Dà a Nelly un'agenzia che nel libro non aveva.
Nel romanzo, Cathy muore dando alla luce una figlia (che si chiamerà anche lei Catherine, perché evidentemente i Brontë non erano creativi coi nomi). Nel film, invece, Cathy ha un aborto spontaneo e muore di sepsi.
È una morte orribile, clinica, moderna. Fennell non ti risparmia i dettagli: la pelle chiazzata, le gambe gonfie, la confusione, il delirio. Cathy si era chiusa in camera sua dopo aver scoperto che Heathcliff aveva sposato Isabella (la protetta di Edgar, interpretata da Alison Oliver). Si era lasciata morire di fame, aveva perso il bambino, e siccome il feto non era uscito completamente dal suo corpo, aveva sviluppato un'infezione che l'ha uccisa in poche ore.
Nelly, che aveva convinto tutti che Cathy stava bene perché "non aveva sanguinato", si rende conto troppo tardi dell'errore. Avvisa Heathcliff, ma quando lui arriva al capezzale, Cathy è già morta.
Nel romanzo, Heathcliff riesce a vedere Cathy un'ultima volta prima che muoia. Si abbracciano, litigano, si dicono cose terribili e bellissime. È una delle scene più strazianti della letteratura inglese.
Fennell ha deciso di toglierla.
Nel film, Cathy e Heathcliff non si rivedono mai. Lei muore da sola, in preda al delirio, immaginando di parlare con lui. Lui arriva e trova solo un corpo freddo.
In un'intervista, Fennell ha spiegato così la scelta: "Inizia dove finisce e finisce dove inizia. È questo il punto dell'amore, e del libro, no? È per sempre, è ciclico, non c'è mai una vera fine, anche quando c'è una fine terribile e tragica, non è davvero la fine."
Capisco cosa vuole dire. Ma è anche vero che quella scena finale tra Cathy e Heathcliff nel romanzo è devastante proprio perché i due si vedono, si toccano, e sanno che è l'ultima volta. Togliendola, Fennell trasforma la tragedia in qualcosa di più freddo, più distante. Più "estetico", se volete.
Il film si chiude con Heathcliff che tiene il corpo senza vita di Cathy e pronuncia una versione modificata del suo famoso monologo: "Catherine Earnshaw, possa tu non riposare mai finché io sono vivo!"
È una maledizione, ma anche una preghiera. Heathcliff non chiede perdono. Non vuole pace. Vuole essere tormentato dal fantasma di Cathy per il resto dei suoi giorni. Perché l'unica cosa peggiore di essere perseguitato da lei è non averla affatto.
Jacob Elordi, bisogna dirlo, in questa scena è bravo. Riesce a trasmettere un dolore che sembra autentico, anche se per tutto il resto del film il suo Heathcliff è più un modello imbronciato che un antieroe feroce.
Subito dopo il monologo, c'è un flashback alla loro infanzia: Heathcliff bambino che si infila nel letto di Cathy dopo essere stato picchiato dal padre, che le sussurra "ti amo" pensando che dorma, e lei che sorride a occhi chiusi.
È un finale circolare, che ti riporta all'inizio, al momento in cui tutto era ancora possibile. Prima delle convenzioni sociali, prima dei matrimoni sbagliati, prima della morte. È commovente, non lo nego. Ma è anche furbo: ti lascia con un'immagine dolce invece che con l'orrore di quello che hai appena visto.

Ah, quella. Verso la fine del film, Nelly va a trovare Heathcliff e Isabella a Wuthering Heights e trova Isabella incatenata al camino con un collare per cani. Tipo, letteralmente.
Jacob Elordi ha detto che girare quella scena è stato "molto divertente". Alison Oliver ha spiegato che il suo personaggio è talmente represso che quando finalmente si lascia andare, lo fa in modo "disordinato e caotico".
È una scena che nel libro non c'è in questa forma. Lì Heathcliff è crudele con Isabella, certo, ma non c'è niente di così esplicito. Fennell la presenta quasi come una relazione consensuale, il che ha fatto arrabbiare parecchi critici. Ma d'altra parte, siamo nella stessa Fennell che in Saltburn ci ha mostrato Barry Keoghan leccare una vasca da bagno e simulare un rapporto su una tomba. Non so cosa ci aspettavamo.
Il punto è questo: Fennell ha preso un romanzo che parla di classe sociale, razzismo, violenza generazionale e trauma, e l'ha trasformato in una storia d'amore tossica ma sexy. Ha tolto tutto quello che nel libro è scomodo e ha tenuto solo l'estetica.
Nel romanzo di Brontë, Cathy sposa Edgar perché non ha alternative: è una donna nel 1800, senza soldi, e il matrimonio è l'unico modo per sopravvivere. Nel film, sembra quasi un capriccio. Nel romanzo, Heathcliff è un mostro, un uomo che tortura animali, maltratta bambini e distrugge chiunque gli capiti a tiro. Nel film, è Jacob Elordi che fa la faccia scura e solleva Margot Robbie con una mano sola.
Come ha scritto qualcuno: "Elordi è così bello che il film si dimentica che Heathcliff dovrebbe essere uno psicopatico."
E poi c'è la questione Saltburn. Nel suo film precedente, Fennell aveva già citato la scena in cui Heathcliff scava la tomba di Cathy per stare vicino al suo corpo. L'aveva trasformata in quella sequenza famosa sulla tomba di Felix. Quindi quando si è trovata a girare davvero Cime Tempestose, quella scena non poteva metterla: sarebbe sembrata un'autocitazione. Paradossalmente, l'idea più "fennelliana" del romanzo era già stata usata altrove.
Dipende da cosa cercate.
Se volete un adattamento fedele del romanzo di Emily Brontë, no. Guardatevi la versione del 1939 con Laurence Olivier, o quella del 2011 di Andrea Arnold, l'unica con un Heathcliff non bianco.
Se volete due ore di immagini bellissime, costumi pazzeschi, la musica di Charli XCX e due attori molto attraenti che si guardano intensamente, allora sì. È un film fatto per piacersi e per piacere, come ha scritto qualcuno. È Instagram in costume d'epoca.
Io sono uscito dal cinema con sentimenti contrastanti. Da una parte, la scena finale mi ha commosso. Dall'altra, non riuscivo a togliermi dalla testa che avevo appena visto un romanzo di duecento anni fa trasformato in un moodboard per Pinterest.
Italo Calvino diceva che un classico è un libro che "non ha mai finito di dire quel che ha da dire". Ecco, il problema di questo film è che Emily Brontë avrebbe ancora tantissimo da dire. Ma Fennell ha deciso di farla tacere per concentrarsi sulla gonna rossa di latex di Margot Robbie.
E forse, nel 2026, è questo che vogliamo dal cinema. Non lo so. So solo che mentre guardavo Heathcliff piangere sul corpo di Cathy, una parte di me pensava: "È bellissimo". E un'altra parte pensava: "Ma è anche un po' vuoto".
E forse è proprio questo il punto.

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