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Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Emily accompagna Marcello nel suo nuovo atelier, un luogo carico di storia: lo spazio apparteneva a Pierre Cadault. A distanza di quattro settimane l’atelier è vivo, pulsante, pieno di energia creativa. Marcello è in call proprio con Pierre, che gli ha trovato uno spazio alla Venice Fashion Week, prevista tra due settimane. È un riconoscimento enorme, che però porta con sé anche una pressione schiacciante. In agenzia arriva un nuovo cliente: Cher Pascal, che sta lanciando il suo assenzio e desidera un evento a tema La Belle Époque da tenersi al Maxim. Luc coinvolge Emily per mostrarle cosa significhi davvero quell’epoca a Parigi. Nel frattempo Nico ed Emily hanno una telefonata di lavoro e Mindy rivela che Nico sta affrontando difficoltà economiche da quando ha lasciato l’azienda di famiglia.
Emily è impegnata anche su un fronte personale: deve sostenere un importante provino per uno spettacolo ispirato al Moulin Rouge. Intanto Sylvie incontra Laurent nel suo locale. Parlano dei bei vecchi tempi, della complicità perduta, e finiscono per fare l’amore, come se il passato tornasse improvvisamente a reclamare spazio.
Luc accompagna Emily nel quartiere che per lui incarna la Belle Époque. Qui le racconta del suo passato da pittore, di sogni mai realizzati e di un talento messo da parte. Passano l’intera giornata insieme, parlando di arte e rimpianti. La sera Emily riceve una chiamata da Gabriel, che la chiama da Amsterdam: ha dimenticato i coltelli da cucina a Parigi. Decidono di vedersi il giorno dopo per recuperarli e pranzare insieme. Marcello riceve la visita di sua sorella Livia, che non è d’accordo con la madre, ma vuole capire cosa stia facendo davvero. Marcello le mostra i suoi abiti, ma Livia lo mette in guardia: rischia di diventare esattamente come il resto della famiglia. Le parole la colpiscono duramente. Marcello ha un vero e proprio crollo emotivo e decide di rinunciare alla Venice Fashion Week. Nonostante le proteste di Emily, è convinto di dover fermare tutto. Emily incontra Gabriel in un ristorante, per consegnargli dei coltelli prima che lui riparta. Lui racconta di stare bene, di essersi lanciato nel vuoto e di non rimpiangerlo. Emily gli parla della crisi di Marcello e gli chiede se anche lei, in passato, lo abbia spinto troppo verso la stella Michelin. Gabriel risponde con sincerità: non si è mai sentito forzato, solo stimolato. La ringrazia. I due parlano del passato e del presente, e Gabriel le dice chiaramente che Marcello le sta facendo bene. Si salutano con affetto, come due persone che hanno condiviso molto e che ora possono lasciarsi andare.

Emily torna all’atelier, ormai vuoto. Marcello è convinto di deludere sempre tutti. Emily prova a sostenerlo, gli dice che lei sarà al suo fianco qualunque cosa accada. Intanto Sylvie incontra sua madre, che la mette in guardia: Laurent ha grossi debiti e potrebbe stare approfittando di lei. Arriva la sera dell’evento La Belle Époque al Maxim. Cher Pascal è entusiasta del risultato. Luc è immerso nei suoi pensieri, ripensando al passato, ma Emily cerca di riportarlo al presente. Julien, però, ha una sorpresa: uno dei dipinti di Luc è esposto in bella vista al Maxim. Il suo talento è stato finalmente riconosciuto. Alfie parla con Mindy, che ha vinto il provino per l’adattamento del Moulin Rouge, ribattezzato Moulin Rat. Interpreterà un ratto, “Ratine”. I due scoppiano a ridere. Arriva Nico, che racconta la storia e, sapendo di poter finalmente pagare l’affitto, si sente sollevato.
Laurent arriva alla festa e Sylvie, senza esitazioni, lo schiaffeggia davanti a tutti. È il momento della rottura definitiva: vuole il divorzio. Nel finale Marcello chiama Emily all’atelier. Le confessa il suo amore e le spiega di aver avuto un’idea geniale. L’atelier è di nuovo pieno di vita. La decisione è presa: si va a Venezia.
Il finale de La Belle Époque chiude simbolicamente molti cerchi aperti nella stagione. Marcello supera la paura di diventare come la sua famiglia scegliendo, finalmente, di essere se stesso. Non rinuncia alla Venice Fashion Week per fuggire, ma la abbraccia dopo aver ritrovato il senso della sua creazione.

Emily: Lily Collins
Gabriel: Lucas Bravo
Gabriel: Lo Sri Lanka era bellissimo. Non avevo mai visto una cosa del genere. Ma il mio posto preferito è la Thailandia. Le persone sono stupende e il cibo…
Emily: Il tuo episodio di Chef’s table sarà incredibile.
Ridono
Emily: Ancora non ci credo che te ne sei andato.
Gabriel: Lo so, è stata un pò una pazzia ma dovevo farla. Avevo tutto ciò che desideravo eppure ero infelice. Quindi ho deciso di fare l’opposto. Invece di stabilità e routine mi sono lanciato nel vuoto. Mi ha dato una svegliata. Non lo so… io… sto parlando troppo. Tu come stai?
Emily: Oh, sto bene. Si, come sempre. Io e Marcello siamo tornati insieme.
Gabriel: Come sta andando? Non dobbiamo parlarne se…
Emily: Nono, è tutto ok. Va… va bene. Sta inaugurando un brand di moda. Sta disegnando lui stesso la collezione.
Gabriel: Non sapevo fosse stilista.
Emily: Non lo era. Ma abbiamo perso quello che avevamo. Io ho visto i suoi bozzetti, che erano incredibili, così l’ho convinto a prendere… il suo posto. E… dovevamo partecipare alla fashion week ma ora lui vuole annullare la collezione, quindi…
Gabriel: Uao, ne ho persa di roba.
Emily: E’ accaduto tutto in fretta. Magari troppo in fretta. Magari… non lo dovevo spingere in questo mondo. Posso farti una domanda?
Gabriel: Ma certo.
Emily: Ti ho spinto troppo… per la stella michelin?
Gabriel: Quella stella era il mio sogno.
Emily: Ma eri infelice. E sei scappato dall’altra parte del mondo per scappare all’infelicità. E… non lo so, magari da me.
Gabriel: Sai Emily, non è così. Tu mi hai sempre dato forza. Tu credevi in me più di quanto io meritassi. E’ una bella cosa.
Emily: Non credo che Marcello la pensi così. E’ agitato e… mi sembra che sia colpa mia. Però… il motivo potrebbe esser… la causa. Insomma, c’è da dire che sua madre lo ha denunciato.
Gabriel: E’ terribile.
Emily: E il suo socio, Nico.. Il ragazzo di Mindy, te lo ricordi?
Gabriel: Il miliardario?
Emily: No, non più. E’ una lunga, lunga storia.
Gabriel: Avevo scordato il dramma di Parigi.
Emily: Il ristorante è bellissimo. Potevamo farlo qui il Party sulla Belle Époque. E’ art nouveau, giusto?
Gabriel: Si, ci sta, credo che lo sia. Ma guardati, sei una parigina acculturata. C’è stato un tempo in cui non sapevi nemmeno a che piano stavi.
Emily: Ah, ricordi quando quello era il mio unico problema?
Ridacchiano.
Emily: Ah, credo che quella fosse la mia belle epoque. Tutto era davvero nuovo e emozionante, come in una fiaba. Ora tutto mi sembra… complicato. E reale.
Gabriel: Idealizziamo troppo il passato.Anche prima era difficile. Non sapevi cosa facevi a lavoro, baciavi dei tizi che erano fidanzati…
Emily: Ma io non lo sapevo… e loro mi ribaciavano comunque.
Gabriel: Questo è vero. Ma oltre a questo c’erano segreti, patti, finti ispettori Michelin. E anche cose belle come il sesso sui tetti.
Emily: Ora chi lo idealizza il passato?
Gabriel: Quando mi sono imbarcato sullo yacht pensavo che i giorni migliori fossero finiti. Ma ora spero nel futuro. Ovunque mi porterà. Anche tu dovresti farlo.
Questo dialogo tra Emily e Gabriel, interpretati da Lily Collins e Lucas Bravo, è uno dei momenti più silenziosamente maturi di Emily in Paris. Non c’è conflitto esplicito, né tensione narrativa immediata: la scena funziona perché è costruita su assenze, su ciò che non viene più chiesto e su ciò che finalmente può essere detto senza secondi fini. Gabriel apre parlando di viaggi, di luoghi lontani e di bellezza. Non è un’esibizione esotica, ma il segnale di un uomo che ha fatto esperienza del mondo per allontanarsi da sé stesso. Emily lo ascolta con affetto sincero, senza ironia. La battuta sul possibile episodio di Chef’s Table non è una presa in giro, ma un riconoscimento: Emily continua a credere nel talento di Gabriel, anche ora che non è più al centro della sua vita.
Il cuore del dialogo emerge quando Gabriel ammette di essere stato infelice nonostante avesse “tutto ciò che desiderava”. Qui la scena smette di parlare di viaggi e inizia a parlare di scelte. Gabriel non rinnega il passato, ma lo rilegge: la fuga non è stata codardia, bensì un atto di sopravvivenza. È significativo che subito dopo chieda a Emily come stia: non invade, non indaga, lascia spazio. Emily risponde con il suo classico “sto bene”, una formula automatica che suona già fragile. Quando parla di Marcello, il tono resta controllato, ma il contenuto tradisce il dubbio. Non sta raccontando un successo sentimentale, sta facendo un bilancio. L’elenco degli eventi (“tutto è successo in fretta”, “forse l’ho spinto”) rivela una colpa che Emily non sa ancora se è reale o solo percepita. La domanda sulla stella Michelin è il vero centro della scena: non riguarda il lavoro di Gabriel, ma il timore di Emily di essere una forza destabilizzante nella vita delle persone che ama.
La risposta di Gabriel è fondamentale perché assolve Emily senza idealizzarla. Non nega le difficoltà, ma ridefinisce il rapporto: lei non lo ha spinto, lo ha sostenuto. La frase “credevi in me più di quanto io meritassi” è una delle più adulte mai pronunciate nella serie, perché riconosce il valore dell’altro senza trasformarlo in dipendenza.
La conversazione poi si allarga, apparentemente divaga: la madre di Marcello, Nico, il “dramma di Parigi”. In realtà è un modo per alleggerire una densità emotiva che entrambi sentono. La parte sulla Belle Époque è cruciale: Emily nomina il passato come un’epoca felice, Gabriel la riporta alla realtà. Non per sminuirla, ma per ricordarle che anche allora c’erano caos, segreti e contraddizioni. La nostalgia viene smontata con affetto, non con cinismo. Il dialogo si chiude con una frase che non è una dichiarazione d’amore, ma qualcosa di più raro: un augurio adulto. Gabriel non chiede a Emily di tornare indietro, le chiede di andare avanti. È il segno definitivo che il loro legame si è trasformato. Non è più tensione romantica irrisolta, ma una complicità che può esistere senza possesso.
Dal punto di vista attoriale, la scena richiede grande controllo: niente picchi emotivi, niente sottolineature. Tutto passa attraverso il ritmo naturale della conversazione, i silenzi, i sorrisi trattenuti. È una scena che funziona solo se gli attori si ascoltano davvero, perché il testo vive più tra le battute che dentro le battute stesse.

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