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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Adrian durante l’incoronazione in Semplicemente una favola è uno dei momenti più significativi del film. Non si tratta di un discorso di potere, ma di una dichiarazione di responsabilità e ascolto. Attraverso parole misurate e prive di enfasi retorica, Adrian definisce il tipo di leader che vuole diventare, mettendo al centro il rapporto con il popolo e la fiducia reciproca. Questa analisi esplora il significato profondo del monologo e le sue implicazioni attoriali.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 1:19:30-1:20:30
Durata: 1 minuto
Difficoltà: 7/10 autorità + autenticità
Emozioni chiave: responsabilità, umiltà, gratitudine, determinazione calma, fiducia
Contesto ideale per un attore nell’interpretarlo: discorso pubblico, assunzione di responsabilità, passaggio all’età adulta
Dove vederlo: Netflix
Contesto di "Semplicemente una favola"
In Semplicemente una favola, Maggie Marks è una giovane donna americana divisa tra un futuro professionale promettente ma soffocante e il desiderio di una vita più autentica. Durante una vacanza natalizia in Europa, nel piccolo regno di Calpurnia, incontra Adrian, un uomo affascinante e misterioso che le nasconde la sua vera identità: è il principe ereditario. Tra i due nasce un legame sincero, alimentato da confidenze, ironia e dalla comune sensazione di non sentirsi davvero al posto giusto nelle vite che stanno conducendo. Quando Maggie scopre la verità su Adrian, si sente tradita, ma accetta di guardare oltre le apparenze quando lui le mostra una fondazione benefica segreta dedicata ai bambini, progetto che rappresenta il suo lato più autentico e lontano dai riflettori. L’ingresso di Maggie nel mondo reale della monarchia, però, rende evidente quanto quel legame sia fragile: pressioni politiche, sguardi giudicanti e una Regina madre fermamente ancorata alla tradizione mettono a dura prova la relazione, fino a spingere Maggie ad allontanarsi, convinta che amore e realizzazione personale non possano convivere.

E parte di questa promessa, probabilmente la parte più importante, è rendere mie le vostre preoccupazioni e ascoltarvi, tutti. Che è il motivo per cui era tanto importante per me avervi qui. Perché è solo grazie al supporto e alla benevolenza del popolo, ad ogni singolo cittadino; si, anche ai membri della nostra onnipresente Staffal, che la monarchia ha un posto all’interno di un governo attuale. Come qualcuno di molto speciale mi ha recentemente detto… io sono più bravo coi fatti, che con le parole. Con un cuore colmo di umiltà, e con le porte aperte a tutti, io vi chiedo di lasciare che vi mostri cosa posso fare per la Calpurnia, e per ognuno dei miei sudditi. Grazie.
“E parte di questa promessa, probabilmente la parte più importante, è rendere mie le vostre preoccupazioni e ascoltarvi, tutti.”: attacco solenne ma umano; entra con respiro pieno e stabile; micro-pausa dopo “promessa” per dare peso; su “parte più importante” rallenta e abbassa leggermente il volume (confidenza pubblica); “ascoltarvi” con sguardo che scorre sulla folla; pausa prima di “tutti” e accento morbido, inclusivo, non predicatorio.
“Che è il motivo per cui era tanto importante per me avervi qui.”: tono esplicativo, come se mettesse ordine; su “per me” un leggero calore personale; sguardo che si ferma su un punto preciso (come se vedesse persone reali, non una massa); chiusura con una pausa breve per far atterrare il concetto.
“Perché è solo grazie al supporto e alla benevolenza del popolo, ad ogni singolo cittadino; sì, anche ai membri della nostra onnipresente Staffal, che la monarchia ha un posto all’interno di un governo attuale.”ritmo più ampio, istituzionale; spalle aperte, voce più proiettata.”…ad ogni singolo cittadino;”: pausa dopo “cittadino”; sguardo che scende leggermente, come a “incontrare” le persone una per una; qui evita enfasi, deve suonare vero. “sì, anche ai membri della nostra onnipresente Staffal,”: mezzo sorriso controllato, una nota di autoironia elegante; non far ridere la sala, ma alleggerire la distanza; breve pausa dopo “Staffal” come piccolo inchino verbale al personale. “che la monarchia ha un posto all’interno di un governo attuale.”: torna serio; abbassa il sorriso, recupera gravità; “governo attuale” detto con precisione, come a legittimare modernità e responsabilità.
“Come qualcuno di molto speciale mi ha recentemente detto… io sono più bravo coi fatti, che con le parole.”: qui entra l’intimità dentro il pubblico; rallenta molto; sospensione vera sui puntini (2–3 secondi di silenzio “pieno”); sguardo che si addolcisce e si sposta di lato (verso Maggie, o verso il ricordo di lei). “io sono più bravo coi fatti, che con le parole.”: autoconsapevolezza senza autocommiserazione; sorriso minimo, quasi un’esalazione; su “fatti” appoggia bene la parola; “parole” più leggera, come a riconoscere il limite senza vergogna.
“Con un cuore colmo di umiltà, e con le porte aperte a tutti, io vi chiedo di lasciare che vi mostri cosa posso fare per la Calpurnia, e per ognuno dei miei sudditi.” “Con un cuore colmo di umiltà,”: respiro profondo prima; tono più basso, come una promessa vera; evita la retorica, deve suonare vissuto.
“e con le porte aperte a tutti,”: gesto piccolo delle mani (apertura), ma contenuto; sguardo di nuovo sulla folla; pausa dopo “tutti”. “io vi chiedo di lasciare che vi mostri”: questa è la frase-chiave: non comandare, chiedere; “vi chiedo” con umiltà reale; micro-pausa dopo “lasciare” per far sentire la richiesta; “mostri” va detto con energia tranquilla, come azione imminente. “cosa posso fare per la Calpurnia,”: tono più fermo; “Calpurnia” come nome sacro, da proteggere; sguardo dritto avanti. “e per ognuno dei miei sudditi.”: rallenta; accento su “ognuno”; qui l’inclusione deve essere totale, non “regale”; lascia un piccolo silenzio finale per far vibrare la responsabilità.
“Grazie.”: non buttata via; chiusura breve e pulita; un cenno del capo appena accennato; lascia un secondo di silenzio dopo, come se accettasse il peso di ciò che ha appena promesso prima ancora dell’applauso.
Il monologo di Adrian nel momento dell’incoronazione in Semplicemente una favola rappresenta il punto di arrivo del suo arco narrativo: non è il discorso di un uomo che conquista il potere, ma di qualcuno che accetta finalmente il peso della responsabilità. A livello drammaturgico, la scena funziona perché Adrian non parla “dall’alto”, bensì verso il pubblico, quasi mettendosi allo stesso livello delle persone che ha davanti.
Fin dall’inizio, il testo chiarisce che la promessa che sta facendo non è astratta. Adrian non promette grandezza, non promette successo, non promette gloria. Promette ascolto. Questo è il primo elemento che sposta il monologo fuori dalla retorica classica: rendere proprie le preoccupazioni altrui significa rinunciare a una posizione di superiorità. Per un attore, questo passaggio è cruciale perché il discorso non deve mai suonare come una dichiarazione di forza, ma come una assunzione di vulnerabilità consapevole. Quando Adrian spiega perché fosse importante avere il popolo presente, il tono non è giustificativo ma rivelatore. Sta condividendo una scelta, non difendendola. In questo punto emerge il suo bisogno di legittimazione non come principe, ma come persona. Il riferimento al supporto del popolo e persino allo staff – citato con una punta di ironia controllata – serve a rompere la distanza istituzionale e a rendere la monarchia un organismo vivo, che esiste solo se sostenuto da chi la circonda. È un passaggio che va detto con equilibrio: troppo solenne diventerebbe freddo, troppo informale perderebbe autorevolezza.
Il momento più intimo arriva quando Adrian cita “qualcuno di molto speciale”. Qui il discorso pubblico si incrina volutamente. L’attore deve far percepire che quella frase non è pensata per la folla, ma per una persona precisa. Non è una dedica romantica plateale, è una confessione infilata in mezzo alla Storia. Quando Adrian ammette di essere “più bravo coi fatti che con le parole”, non si sta sminuendo: sta dichiarando il tipo di leader che intende essere. È una frase di identità, non di insicurezza. La parte finale del monologo è costruita come una richiesta, non come un comando. “Lasciate che vi mostri” è una frase chiave perché ribalta il rapporto di potere: Adrian non impone, propone. Chiede tempo, fiducia, possibilità di dimostrare. Questo rende la chiusura estremamente moderna e coerente con il percorso del personaggio. Quando ringrazia, non conclude un discorso: apre una relazione.
Nel complesso, questo monologo funziona perché unisce tre livelli: pubblico, personale e simbolico. Adrian parla come futuro re, come uomo innamorato e come figlio che ha finalmente trovato un modo proprio di onorare l’eredità ricevuta. Per un attore, la sfida non è “dire bene” il discorso, ma stare dentro la sua onestà, lasciando che il silenzio e le pause completino ciò che le parole non vogliono spiegare fino in fondo.

Il finale del film ribalta la direzione apparente della storia senza rinnegare il suo impianto fiabesco. Prima di partire, Maggie compie un gesto decisivo: conduce indirettamente la Regina alla fondazione, costringendola a vedere davvero chi è suo figlio e che tipo di re potrebbe diventare. Questo incontro cambia tutto. La Regina comprende che Adrian non è un sognatore irresponsabile, ma un leader già formato nel cuore, e decide di aprire l’incoronazione al popolo, trasformandola in un evento inclusivo. Maggie scopre che il lavoro che l’ha spinta ad allontanarsi era stato favorito proprio dalla Regina, che ora si scusa e le offre un ruolo coerente con i suoi valori. L’incoronazione pubblica sancisce così una nuova idea di monarchia e di futuro: Adrian non rinuncia a sé stesso per il ruolo, e Maggie non rinuncia alla propria identità per amore. Il loro ricongiungimento finale non è la promessa di una favola tradizionale, ma l’inizio di una vita costruita sulla scelta, sull’ascolto e su una responsabilità condivisa.
Creato: Ernie Barbarash
Sceneggiatura: Ernie BarbarashMark Amato
Cast: Merritt PattersonJack DonnellySamantha Bond
Dove vederlo: Netflix

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