Monologo di Hopper a Undi | Stranger Things 5: ti chiedo di lottare per l’ultima volta

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~ LA REDAZIONE DI RC

Monologo di Hopper a Undi in Stranger Things 5: lotta per i giorni migliori

Il monologo di Hopper a Undi in Stranger Things 5 è uno dei momenti emotivamente più forti dell’intera stagione, perché trasforma un discorso di sacrificio in una dichiarazione d’amore per la vita. Hopper non chiede a Undi di salvare il mondo morendo, ma di resistere abbastanza da immaginare un futuro possibile, lontano dalla violenza e dagli esperimenti. In questo monologo il dolore viene riconosciuto, non negato, e la speranza nasce da immagini quotidiane, concrete, profondamente umane. 

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Stranger Things 5 episodio 5 (2025)
Personaggio: Hopper
Attore: David Harbour

Durata: 37:50-39:10

Minutaggio: 2 minuti 20 secondi

Difficoltà 7/10 gestione dell’emozione + urgenza morale + rischio retorico

Emozioni chiave Amore protettivo, senso di colpa, paura della perdita, speranza ostinata, tenerezza improvvisa 

Contesto ideale per un attore Scene su perdita / scelta estrema / sacrificio

Dove vederlo: Netflix

Trama Episodio 8

Il gruppo arriva al laboratorio e si divide secondo il piano stabilito: Undi, Kali, Murray e Hopper vanno a piazzare l’esplosivo e attivare la camera sensoriale per permettere a Undi di entrare nella mente di Vecna; tutti gli altri invece saliranno sulla torre radio, il punto più alto e più esposto, dove i mondi si stanno letteralmente schiacciando. Intanto la realtà si incrina ovunque. Nella dimensione X tutto sta iniziando a “scivolare” verso il Sottosopra. Nel laboratorio, Hopper e Undi attivano la camera di deprivazione sensoriale. Undi si immerge. Max sente acqua sotto i piedi. Si alza. Capisce di poter camminare. Esce dalla sala e si ritrova nella dimensione nera, l’anticamera della mente di Henry, dove la aspettano Undi e Kali.  Nel Sottosopra, il gruppo arriva in cima e vede con orrore che il tetto dell’Abisso sta sprofondando: li ha quasi raggiunti. Tra poco verranno sepolti se non fermano Vecna. Undi, Max e Kali sono ora nella mente di Vecna. Undi sente tre colpi arrivare dalla vasca: è il segnale di Hopper, che le comunica che il tempo è pochissimo. Nel frattempo Vicky vede arrivare i militari e si nasconde con Max nel passaggio segreto mentre i soldati fanno irruzione. Undi ha pochissimo tempo. Max chiede fiducia e porta Undi e Kali al centro di un palco, durante uno spettacolo. E infatti succede qualcosa di teatrale e spaventoso: le tende del proscenio si chiudono, e Max fa saltare tutte e tre “dentro” le tende. Cambio di scena. Cambio di ricordo. Si ritrovano nella villa di Henry, dove lui sta controllando il flusso con i bambini in trance.

Qui Undi agisce: con i suoi poteri scaraventa Henry fuori dalla stanza, interrompendo la discesa del “pianeta”. Nel Sottosopra, lo stop si sente: Steve perde l’equilibrio e cade di sotto, ma Jonathan lo salva per un braccio. L’Abisso si ferma. Undi ce l’ha fatta. Henry riemerge da una finestra furioso e si scontra con Undi. I bambini, tenuti invisibili dai poteri di Kali, vedono la scena e capiscono finalmente che Henry/Cosè è il vero cattivo. Kali prova a sferrare il colpo finale saltandogli addosso. Ma Henry svanisce nel nulla. Ed è qui che Vecna cambia tattica: colpisce dal “mondo reale”. Hopper, che aspetta Undi fuori dalla vasca, viene risucchiato in una visione: il fumo, il diserbante, la morte di sua figlia. Poi vede Kali e Undi parlare del loro piano suicida. È un colpo psicologico. Hopper è sconvolto, e Vecna lo visita come un fantasma: si nasconde, confonde lo spazio, lo costringe a reagire. Hopper lo vede e gli spara addosso… ma Vecna svanisce e Hopper scopre l’orrore: ha colpito la vasca. La apre e vede Undi apparentemente morta in un mare di sangue. In preda al panico distrugge la vasca e la abbraccia. Solo dopo capisce che è un inganno: le ferite erano finte, create da Vecna per far distruggere l’unico ponte che permette di combatterlo nella mente. Undi torna sul piano reale e, prima di svanire dalla mente insieme a Kali e Max, Max dà un ordine ai bambini e a Holly: tornare alla grotta. Max riprende coscienza con un grande sospiro e i militari scoprono lei e il piano: ora sanno dove aspettarli.

Nel Sottosopra, Undi e Hopper hanno un confronto durissimo: Henry gli ha mostrato il piano suicida di Undi, ma Hopper rifiuta quella strada. Le parla di futuro, di normalità, di un giorno in cui Undi sarà madre e si arrabbierà perché lei e il suo ragazzo non lasciano la porta aperta “di dieci centimetri”. È un discorso semplice, quasi quotidiano, che però è il vero antidoto a Vecna: immaginare un futuro possibile. Ma Murray interrompe la scena: i militari stanno arrivando. Nella mente di Henry, i bambini raggiungono la grotta dove Vecna non può entrare. Sono temporaneamente al sicuro. Nell’Abisso, Mike prende una pistola lanciarazzi segnalatori da Nancy, e proprio allora Will viene colpito da una visione: vede con gli occhi di Henry, che sta lottando contro i suoi demoni per entrare nella grotta. Con un urlo, compie un passo mai compiuto: entra. Holly lo vede con orrore. I bambini scappano nella vallata. Will resta indietro per provare a fermarlo, mentre gli altri vanno verso l’antro di Vecna. Nel laboratorio del Sottosopra, Undi e Kali vengono colpite da sonar a distanza che disattivano i poteri e le fanno crollare a terra inermi. Hopper si nasconde con Undi e torna indietro a prendere Kali, ormai circondata. Riesce a mettere fuori combattimento alcuni soldati, ma viene attaccato da Akers e dagli altri: vengono fermati.

Murray lancia una bomba improvvisata contro l’elicottero che alimentava il sonar. Esplosione. I militari sono storditi, ma soprattutto i poteri tornano. Undi arriva e uccide tutti i militari presenti. Purtroppo un colpo è partito: Kali sta per morire. Kali se ne va, lasciando una ferita irreversibile. Undi: Undi capisce che può raggiungere l’Abisso saltando da una roccia all’altra. Dentro la grotta Henry rivive il ricordo fatale: nella valigetta c’è una pietra rossa. Appena la prende in mano, la mente a sciame dalla dimensione X gli aveva “detto” di trovarlo. Il bambino prova un dolore atroce e l’uomo morente gli sussurra di resistergli. Ma il Mind Flayer è già dentro Henry e uccide l’uomo con un colpo secco. Will ora ha la verità: Henry è come loro, è stato usato dal Mind Flayer. Ma Henry ribalta: Will è fuori strada. Lui e il Mind Flayer sono una cosa sola.

Monologo di Undi: testo+note

Lo farai, lo farai. Ma non con altra violenza, né con altro dolore. C’è già stato troppo dolore. Quando sei venuta al mondo ti hanno strappata dalle braccia di tua madre; ti hanno impedito di avere un’infanzia. Sei stata aggredita, manipolata, usata, da persone orribili. La vita è stata così ingiusta, con te. Così crudele. Ma non ti sei mai lasciata spezzare. E adesso devi lottare. Ti chiedo di lottare per l’ultima volta. Lotta per i giorni felici che verranno. Lotta per… per un mondo al di là di Hawkins. Lotta per il giorno in cui avrai una figlia tua, e le darai la vita che non hai avuto tu. Per il giorno in cui ti arrabbierai perché lei e il suo ragazzo non lasciano la porta aperta di dieci centimetri. Lo so, non credi possibile avere tutto questo, ma te lo prometto, troveremo un modo per renderlo possibile. Tu… tu lo renderai possibile. Perché così deve essere. Perché tu te lo meriti.  

“Lo farai, lo farai.”: attacco a bassa voce, come una promessa più che un ordine; micro-sorriso stanco che dura un istante; pausa tra le due ripetizioni per far sentire la seconda come “ti vedo”.

“Ma non con altra violenza, né con altro dolore.”: cambia registro: fermo, paterno; sulla parola “violenza” non alzare il volume, alza la gravità; sguardo non accusatorio, ma protettivo; pausa dopo “dolore”.

“C’è già stato troppo dolore.”: lascia uscire un filo di rabbia trattenuta; frase breve, tagliata; espira alla fine, come se ammettere l’evidenza pesasse.

“Quando sei venuta al mondo ti hanno strappata dalle braccia di tua madre; ti hanno impedito di avere un’infanzia.”: qui il motore è la pietà lucida; rallenta su “strappata” senza teatralizzarlo; dopo il punto e virgola cambia leggermente direzione dello sguardo, come a rivedere una scena; “un’infanzia” va detto piano, quasi con pudore.

“Sei stata aggredita, manipolata, usata, da persone orribili.”: elenca come un atto d’accusa, ma senza recitare l’odio: denti stretti, mascella che si irrigidisce; accelera leggermente sulle tre parole e poi frena su “persone orribili”; sguardo che torna su di lei, a dire: “non sei tu la colpa”.

“La vita è stata così ingiusta, con te.”: ammorbidisci; la voce scende; pausa prima di “con te” per farlo diventare un colpo personale; occhi lucidi ma trattenuti, niente lacrima esibita.

“Così crudele.”: quasi un sussurro; parola isolata come un verdetto; dopo, un silenzio minimo che suona come “mi fa schifo”.

“Ma non ti sei mai lasciata spezzare.”: qui si accende la stima; raddrizza leggermente la postura; voce più piena, non più bassa: è il primo mattone della speranza; micro-pausa dopo “mai” per incidere la forza.

“E adesso devi lottare.”: tono netto, quasi militare, ma non duro; non è comando, è ancora; sguardo fisso e caldo, come a tenere la sua testa “in asse”.

“Ti chiedo di lottare per l’ultima volta.”: cambia verbo: “chiedo” è vulnerabile; abbassa un filo la voce e lascia entrare la paura; pausa dopo “Ti chiedo” (è una supplica che non vuole sembrare supplica); “ultima volta” va detto senza enfasi, come una promessa onesta.

“Lotta per i giorni felici che verranno.”: immagine luminosa ma conquistata; fai un respiro più ampio prima di “giorni felici”; sorriso accennato, breve, come se Hopper stesso non fosse abituato a pronunciare felicità.

“Lotta per… per un mondo al di là di Hawkins.”: la doppia esitazione è preziosa: non riempirla; lascia il “per…” come vuoto emotivo (sta cercando l’argomento che la salvi); piccolo movimento degli occhi verso il basso, poi risale su “al di là di Hawkins” con una vibrazione di speranza.

“Lotta per il giorno in cui avrai una figlia tua, e le darai la vita che non hai avuto tu.”: qui entra il tema padre/figlia: Hopper parla anche di sé; rallenta su “figlia tua”; su “la vita che non hai avuto tu” lascia una crepa nella voce, ma controllata; sguardo morbido, come se vedesse davvero quella bambina.

“Per il giorno in cui ti arrabbierai perché lei e il suo ragazzo non lasciano la porta aperta di dieci centimetri.”: questo è il colpo di genio: quotidianità; accenna un mezzo sorriso, quasi incredulo; alleggerisci l’intonazione su “dieci centimetri” come se fosse una scena domestica realissima; subito dopo, torna serio, perché il ridere qui è una difesa contro il pianto. E’ una cosa che a Hopper e Undi è già successa, sta citando sé stesso.

“Lo so, non credi possibile avere tutto questo, ma te lo prometto, troveremo un modo per renderlo possibile.”: ritmo più serrato, come quando devi convincere qualcuno che sta scivolando via; “Lo so” è empatico, non paternalista; pausa dopo “te lo prometto” per far sentire il peso dell’impegno; su “troveremo” includi entrambi (noi), non “io ti salvo”.

“Tu… tu lo renderai possibile.”: ripetizione come la prima, ma più fragile; il primo “Tu…” è quasi un nodo in gola, il secondo è deciso; qui lo sguardo deve essere pieno, come se le passasse la staffetta; lascia un silenzio piccolo dopo la frase, per farle spazio di reagire.

“Perché così deve essere.”: tono profondo, quasi una legge morale; non urlare, rendilo inevitabile; micro-nod della testa, come se Hopper si imponesse di crederci.

“Perché tu te lo meriti.”: chiusura con tenerezza; abbassa volume e alza sincerità; non guardarla come un soldato, guardala come un padre; lascia vibrare il silenzio dopo, senza muoverti subito—come se il monologo finisse, ma la richiesta restasse nell’aria.

Analisi discorsiva del monologo di Hopper

Il monologo di Hopper non è un discorso motivazionale né una supplica disperata: è un atto di contenimento emotivo. Hopper non cerca di “convincere” Undi con la logica, ma di ridarle una prospettiva temporale, spostandola dal gesto immediato (morire per fermare gli esperimenti) a una linea di vita che vada oltre il trauma. La struttura è chiarissima: prima riconosce il dolore, poi legittima la rabbia, infine costruisce un futuro concreto e quotidiano.

Nella prima parte Hopper fa una cosa delicatissima: nomina la violenza senza trasformarla in spettacolo. Elenca ciò che è stato fatto a Undi, strappata, manipolata, usata, ma lo fa con un tono sobrio, quasi clinico, come se stesse rimettendo ordine in una verità che lei conosce già ma non riesce più a sostenere. Questo passaggio serve a una cosa sola: spostare la colpa fuori da lei. Hopper non dice “sei forte nonostante tutto”, dice implicitamente “non sei sbagliata per quello che ti è successo”.

Il punto di svolta arriva quando introduce la frase “non ti sei mai lasciata spezzare”. Qui il monologo cambia asse: dal passato al presente. Hopper riconosce la resilienza di Undi, ma senza mitizzarla. Non la trasforma in un’eroina astratta. Subito dopo, infatti, arriva la richiesta: “devi lottare”. Non per il mondo, non per la missione, ma per restare viva. È una richiesta che pesa perché Hopper stesso sa che potrebbe non bastare.

La seconda metà del monologo è tutta costruita su immagini di futuro ordinario, non epico. Hopper non promette gloria, ma una figlia, una porta lasciata aperta, una rabbia domestica. È qui che il testo diventa potentissimo dal punto di vista attoriale: l’eroismo viene smontato e sostituito con la normalità. Vivere, in questo contesto, diventa l’atto più rivoluzionario possibile.

Quando Hopper dice “troveremo un modo”, non sta offrendo una soluzione concreta. Sta offrendo presenza. Quel “noi” è fondamentale: Undi non deve farcela da sola, e soprattutto non deve salvare il mondo morendo. Il monologo si chiude con una frase che non suona come incoraggiamento, ma come riconoscimento morale: “tu te lo meriti”. Non “sei capace”, non “sei forte”, ma “meriti di vivere”. È una dichiarazione di valore umano, non di funzione narrativa.

In sintesi, questo monologo funziona perché toglie eroismo alla morte e lo restituisce alla vita. Per un attore, la sfida non è l’intensità emotiva, ma la verità: se diventa retorico, crolla; se resta ancorato al concreto, diventa devastante.

Finale Episodio 8

Nel pronunciare queste parole, l’antro di Vecna prende vita. Davanti ai ragazzi si staglia il Mind Flayer, in carne ed ossa, titanico, reale, e li insegue. Il gruppo scappa, travolto dall’immensità della creatura. Il Mind Flayer sta per raggiungerli quando viene colpito da una roccia gigantesca scaraventata dai poteri di Undi, che fronteggia il mostro e gli corre incontro. Undi apre un varco nella carne della bestia e finisce nella sua “pancia”, nell’antro vivente, e con un colpo cinetico stacca Vecna dai cavi che lo collegano alla creatura. Inizia lo scontro diretto: Undi contro Vecna, mentre il gruppo capisce che per aiutarla deve colpire il Mind Flayer stesso. L’idea diventa tattica: portare il mostro a un’insenatura e incastrarlo mentre lo assaltano. Serve un’esca. Nancy si offre volontaria. Si fa inseguire e, un attimo prima di essere divorata, il gruppo attacca: molotov, lanciafiamme, armi improvvisate. Steve e Dustin raggiungono la pancia della creatura e la colpiscono con lance, come se stessero tentando di aprire una balena. Undi, intanto, sta avendo la meglio su Vecna, indebolito perché collegato al mostro. Lo conficca contro uno spuntone d’ossa e quando Vecna tenta di colpirla con un braccio estensibile, arriva il colpo decisivo: Will, a distanza, collegato a Vecna, gli trancia il braccio di netto. Vecna finisce sullo spuntone, agonizzante. La creatura, subissata di colpi, muore definitivamente.

I bambini vengono tratti in salvo. Joyce entra nell’antro e vede Vecna agonizzante: capisce che bisogna fermarlo per sempre. Presa dalla rabbia degli ultimi anni, lo uccide tagliandogli la testa a colpi d’ascia. Tornano nel Sottosopra e parte il conto alla rovescia per distruggere tutto con la bomba. Nel camion c’è euforia, ma dura poco. Tornati nel mondo reale, le ruote del camion vengono forate: li aspettavano. Tutti vengono bloccati dai militari che vogliono Undi. Ma Undi non è tra loro: è all’ingresso del portale.

Mike prova a prenderla, ma Undi ha già scelto. Si connette telepaticamente con lui: si salutano. Undi decide di lasciarsi morire con il Sottosopra, perché se il Sottosopra deve sparire, lei è l’ultima serratura che lo chiude e che chiuderà anche l’esperimento del Dottor Brenner. Mike tenta di fermarla. Non ci riesce. L’ordigno esplode e la Materia Esotica distrugge il Sottosopra… e con esso Undi.

Il gruppo osserva nel silenzio il portale che non c’è più. Il Sottosopra non c’è più. Undi non c’è più.

Diciotto mesi dopo, i ragazzi sono pronti per la cerimonia di diploma. Robin lavora ancora alla radio, Max è tornata in piedi ed è ancora con Lucas, la città è libera da telecamere e militari. Tutti si preparano, tranne Mike: è davanti alla statua per i caduti del “terremoto” di anni prima. Hopper lo raggiunge e gli dice di trovare un modo per andare avanti e accettare la scelta di Undi: è ciò che lei vorrebbe. Mike si convince e raggiunge gli altri.

Alla cerimonia, Dustin, studente modello, fa un discorso contro il preside e il conformismo indossando la maglia dell’Hellfire. “Tanto che può fare, espellermi?” Sono eroi, ma hanno un’idea migliore: vivere.

Nancy, Jonathan, Steve e Robin si ritrovano sul tetto della radio, si raccontano la vita e capiscono che quell’avventura li legherà per sempre. Si promettono di vedersi ogni mese, anche se ora vivono separati. Hopper chiede a Joyce di sposarlo e di andare a Montauk, dove cercano un nuovo capo della polizia. Joyce accetta.

Nel sottoscala di Mike si gioca un’ultima campagna di D&D. Tutto sembra finito, poi il cattivo viene ucciso da una maga evocata da Will lo stregone. I ragazzi vincono la campagna e Will racconta il futuro radioso dei personaggi. Sulla maga (Undi), Mike ha una teoria: la notte in cui sarebbe morta col Sottosopra Mike ipotizza che Kali, prima di morire, abbia creato un ologramma di Undi, mentre la vera Undi si è nascosta e ora vive da qualche parte, magari in un posto con le cascate. È solo una teoria. Non sapremo mai se è vero. Ma la domanda rimane, anche perché lui ha parlato con lei nella dimensione alternativa. Ma Undi non avrebbe potuto usare i suoi poteri, visto che c’erano i sonar a infastidirla; e, anche qualora li avesse usati… perché non ha perso sangue dal naso COME HA SEMPRE FATTO?

L’ultima immagine è un passaggio di testimone: Mike osserva Holly e i suoi nuovi amici, tra cui Derek, sedersi al tavolo di D&D. L’eroe cambia generazione. La storia continua, anche se il mostro è finito.

Credits e dove vederlo

Regista: Matt e Ross Duffer

Sceneggiatura: Matt e Ross Duffer

Produttore: Stephanie Slack Margret H. Huddleston

Cast: Winona Ryder (Joyce Byers) David Harbour (Jim Hopper), Finn Wolfhard( Mike Wheeler), Gaten Matarazzo (Dustin Henderson) Caleb McLaughlin (Lucas Sinclair) Noah Schnapp (Will Byers) Millie Bobby Brown (Undici / Jane Ives)

Dove vederlo: Netflix

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