Monologo madre Adrian: analisi e significato | Semplicemente una favola

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~ LA REDAZIONE DI RC

Analisi del monologo della mamma di Adrian in "Semplicemente una favola"

Il monologo della madre di Adrian in Semplicemente una favola rappresenta uno dei momenti di svolta emotiva più importanti del film. In poche battute apparentemente semplici, il personaggio compie un passaggio profondo: da figura di controllo e rigidità istituzionale a madre capace di vedere davvero il figlio. Questa analisi esplora il senso drammaturgico del monologo, il suo movimento interno e le scelte interpretative che lo rendono così efficace, soprattutto dal punto di vista attoriale.

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Semplicemente una favola
Personaggio: Madre di Adrian
Attrice: Jane Perry

Minutaggio: 1:10:00-1:11:20

Durata: 1 minuto 20 secondi

Difficoltà: 6/10 trasformazione interiore

Emozioni chiave: sorpresa, orgoglio, senso di colpa, riconciliazione

Contesto ideale per un’attrice nell’interpretarlo: confronto genitore–figlio adulto, riconoscimento tardivo, ammissione indiretta di errore

Dove vederlo: Netflix

Contesto di "Semplicemente una favola"

In Semplicemente una favola, Maggie Marks è una giovane donna americana divisa tra un futuro professionale promettente ma soffocante e il desiderio di una vita più autentica. Durante una vacanza natalizia in Europa, nel piccolo regno di Calpurnia, incontra Adrian, un uomo affascinante e misterioso che le nasconde la sua vera identità: è il principe ereditario. Tra i due nasce un legame sincero, alimentato da confidenze, ironia e dalla comune sensazione di non sentirsi davvero al posto giusto nelle vite che stanno conducendo. Quando Maggie scopre la verità su Adrian, si sente tradita, ma accetta di guardare oltre le apparenze quando lui le mostra una fondazione benefica segreta dedicata ai bambini, progetto che rappresenta il suo lato più autentico e lontano dai riflettori. L’ingresso di Maggie nel mondo reale della monarchia, però, rende evidente quanto quel legame sia fragile: pressioni politiche, sguardi giudicanti e una Regina madre fermamente ancorata alla tradizione mettono a dura prova la relazione, fino a spingere Maggie ad allontanarsi, convinta che amore e realizzazione personale non possano convivere.

Testo del monologo + note

Oh, non è stato lui. Cioè, mi ha portato lui ma non è stata sua l’idea. E’ della tua amica Maggie. E’ arrivata all’improvviso a palazzo, senza neanche un invito, è comparsa nel mio ufficio richiedendo un udienza. E poi mi ha detto che io non conosco mio figlio. Insisteva sul fatto che avrei dovuto vedere una cosa che mi avrebbe convinta che non è solo un fannullone che bighellona per la città. Ma un uomo molto serio, pronto a essere un leader. Lei pensava di dovertelo prima di ripartire per l’America. Tesoro, mi è venuta un’idea: dovremmo invitare i bambini a cantare alla tua incoronazione, proprio quella canzone, sarebbe un bellissimo tributo alla memoria di tuo padre. Oh, per l’amor del cielo, sai che facciamo? Invitiamo tutti!

“Oh, non è stato lui.”: attacco immediato, come a correggere un fraintendimento; respiro corto prima di “Oh”; sguardo che cerca il figlio per rassicurarlo, non per accusarlo.

“Cioè, mi ha portato lui ma non è stata sua l’idea.”: piccolo inciampo (“Cioè”) come pensiero che si riorganizza; micro-pausa dopo “lui”; tono più morbido su “non è stata sua l’idea” per togliere pressione a Adrian.

“È della tua amica Maggie.”: frase secca, informativa; accento su “tua” per legare Maggie ad Adrian; un cenno minimo di sorpresa/rispetto nel nominare Maggie.

“È arrivata all’improvviso a palazzo, senza neanche un invito, è comparsa nel mio ufficio richiedendo un’udienza.”: ritmo narrativo incalzante, quasi incredulo; enfatizza “senza neanche un invito” con una pausa ironica (come: ti rendi conto?); su “udienza” torna il registro istituzionale, postura più regale per un istante.

“E poi mi ha detto che io non conosco mio figlio.”: qui cambia il peso; pausa prima di “io”; sguardo che si abbassa di mezzo centimetro (colpo al petto); voce contenuta, non melodrammatica—come se la frase bruciasse.

“Insisteva sul fatto che avrei dovuto vedere una cosa che mi avrebbe convinta che non è solo un fannullone che bighellona per la città.”: “Insisteva” va detto con un misto di fastidio e ammirazione; accelera fino a “convinta” e poi frena.
…che non è solo un fannullone che bighellona per la città.”: qui c’è vergogna retroattiva: è il tuo pregiudizio che senti addosso; non “caricare” la parola “fannullone” come insulto, ma come citazione amara di come lo hai etichettato; micro-sospensione su “solo”.

“Ma un uomo molto serio, pronto a essere un leader.”: “Ma” come svolta emotiva; voce più piena, più calda; su “leader” lascia un silenzio breve dopo, come se la parola ti sorprenda anche mentre la pronunci.

“Lei pensava di dovertelo prima di ripartire per l’America.”: tono di riconoscimento verso Maggie; “dovertelo” va detto con gratitudine trattenuta; su “America” un accenno di distanza (sta per sparire, e tu lo senti).

“Tesoro, mi è venuta un’idea:”: “Tesoro” è la prima vera carezza verbale del monologo—fallo semplice, senza zucchero; pausa dopo “Tesoro”; “mi è venuta un’idea” con luce negli occhi, come una porta che si apre.

“Dovremmo invitare i bambini a cantare alla tua incoronazione, proprio quella canzone, sarebbe un bellissimo tributo alla memoria di tuo padre.”: proposta che nasce dal cuore ma con forma regale; scandisci “bambini” con tenerezza. “…proprio quella canzone…”: qui rallenta: è un dettaglio emotivo; sguardo che va lontano, come un flash sul padre. “…sarebbe un bellissimo tributo alla memoria di tuo padre.”: abbassa il volume; lascia entrare un’ombra di commozione senza piangere; pausa dopo “padre” per far respirare il lutto (un secondo pieno, non più).

“Oh, per l’amor del cielo, sai che facciamo?”: rilascio di tensione; mezzo sorriso incredulo, come se ti stessi concedendo finalmente di essere “umana”; ritmo più veloce, energia che sale; “sai che facciamo?” con complicità, quasi giocoso.

“Invitiamo tutti!”: chiusa netta, liberatoria; alza lo sguardo, postura aperta; non urlare: è una decisione sovrana ma anche un gesto d’amore; lascia un silenzio dopo, come un applauso immaginario che deve ancora arrivare.

Analisi del monologo della mamma di Adrian in "Semplicemente una favola"

Il monologo della madre di Adrian in Semplicemente una favola è uno dei passaggi più silenziosamente potenti dell’intero film, perché non nasce come una dichiarazione emotiva ma come un racconto che si trasforma mentre viene pronunciato. La donna non entra in scena per chiedere perdono né per fare una confessione esplicita: entra per spiegare un fatto, ma finisce per rivelare se stessa.

All’inizio il tono è pratico, quasi amministrativo. Sta chiarendo una responsabilità, correggendo un’idea sbagliata: “non è stato lui”. È una madre che per tutta la vita ha parlato per controllo, per ordine, per protezione istituzionale. Qui invece parla per mettere a posto i pezzi, come se volesse rimettere equilibrio tra ciò che credeva vero e ciò che ha appena scoperto. Il linguaggio è pieno di precisazioni, di aggiustamenti (“cioè”, “ma”), segnali chiari di una mente che sta rielaborando. Il cuore del monologo arriva quando riferisce la frase di Maggie: “io non conosco mio figlio”. È un colpo che non viene reagito con rabbia o difesa, ma con una presa d’atto trattenuta. L’attrice non deve sottolinearlo troppo, perché la forza sta proprio nel fatto che la ferita è già passata: ciò che vediamo è il livido emotivo, non l’impatto. La madre sta raccontando qualcosa che l’ha scossa, ma ha già deciso di non respingerlo.

Quando descrive Adrian come “non solo un fannullone”, sta in realtà ammettendo il pregiudizio che lei stessa ha coltivato. È uno dei passaggi più delicati: non va recitato con durezza, ma con una sorta di vergogna retroattiva. Non è un’accusa al figlio, è una condanna silenziosa di sé. Subito dopo, la frase “un uomo molto serio, pronto a essere un leader” segna il vero cambio di asse: per la prima volta la madre guarda Adrian non come un ruolo da contenere, ma come una persona già formata.

Da qui in avanti il monologo si apre. L’energia cambia, il ritmo rallenta, entra l’idea. L’idea non è solo pratica (i bambini che cantano), è simbolica: portare ciò che Adrian è davvero dentro il momento più pubblico e istituzionale della sua vita. Quando viene evocato il padre, il testo chiude il cerchio generazionale. Non è solo un tributo, è un passaggio di eredità emotiva: il figlio può essere re non nonostante la sua sensibilità, ma grazie ad essa.

La battuta finale, “Invitiamo tutti”, non è un colpo di teatro ma una liberazione. È la prima decisione che la madre prende non per difendere la monarchia, ma per aprirla. In termini attoriali, è fondamentale che non suoni come un proclama: è una scelta che nasce dal cuore e che, proprio per questo, ha il peso di un atto politico. Questo monologo funziona perché racconta una trasformazione senza dichiararla mai apertamente. La madre non dice “ho sbagliato”, non dice “ti amo”, non dice “ho capito”. Ma lo fa con ogni frase. Ed è proprio questo che lo rende così efficace per un attore: non si interpreta un’emozione, si attraversa un cambiamento.

Finale "Semplicemente una favola"

Il finale del film ribalta la direzione apparente della storia senza rinnegare il suo impianto fiabesco. Prima di partire, Maggie compie un gesto decisivo: conduce indirettamente la Regina alla fondazione, costringendola a vedere davvero chi è suo figlio e che tipo di re potrebbe diventare. Questo incontro cambia tutto. La Regina comprende che Adrian non è un sognatore irresponsabile, ma un leader già formato nel cuore, e decide di aprire l’incoronazione al popolo, trasformandola in un evento inclusivo. Maggie scopre che il lavoro che l’ha spinta ad allontanarsi era stato favorito proprio dalla Regina, che ora si scusa e le offre un ruolo coerente con i suoi valori. L’incoronazione pubblica sancisce così una nuova idea di monarchia e di futuro: Adrian non rinuncia a sé stesso per il ruolo, e Maggie non rinuncia alla propria identità per amore. Il loro ricongiungimento finale non è la promessa di una favola tradizionale, ma l’inizio di una vita costruita sulla scelta, sull’ascolto e su una responsabilità condivisa.

Credits e dove vederlo

Creato: Ernie Barbarash

Sceneggiatura: Ernie BarbarashMark Amato

Cast: Merritt PattersonJack DonnellySamantha Bond
Dove vederlo: Netflix

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