Paradise 2×03 “Another Day in Paradise”: trama completa e spiegazione del finale del terzo episodio

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~ LA REDAZIONE DI RC

Paradise 2×03 “Another Day in Paradise”: trama completa e spiegazione del finale della seconda stagione

Con “Another Day in Paradise”, Paradise stagione 2 cambia marcia e torna dentro il bunker, trasformando l’episodio in un thriller politico puro. La puntata mette al centro Sinatra, la fragile stabilità del “Paradiso” e il vuoto di potere lasciato dalla sparizione di Xavier. Tra flashback sulla nascita del progetto e presente fatto di interrogatori, resistenza e menzogne, l’episodio costruisce un punto di non ritorno: un assassinio, un capro espiatorio, e un segreto che non doveva essere pronunciato ad alta voce.

Trama completa Episodio 3

L’episodio si apre con Sinatra semicosciente, ricoverata e sospesa tra realtà e ricordo. In quel limbo mentale ripensa a un incontro di anni prima, apparentemente casuale ma decisivo: uno scienziato, il primo a teorizzare davvero la fine del mondo. Il colloquio avviene in un bar, con un’atmosfera cupa e quasi grottesca. L’uomo è nichilista, disilluso, completamente certo della catastrofe imminente. Parla di supervulcani e di collassi concatenati, una fine che non si ferma a un evento singolo ma diventa una valanga. A un certo punto, come se stesse scherzando per non impazzire, butta lì una soluzione assurda: “una buca”. Una buca enorme, gigantesca, dove farsi la fossa e sopravvivere, forse. È una battuta, un modo per dire che non esiste scampo.

Ma Sinatra non la prende come una battuta. La sua mente la registra come un’idea. Un’ossessione. Una possibilità.

Il racconto scivola in un altro flashback: nove anni prima, il giorno dell’insediamento di Cal. Sinatra è in ritardo, agitata, e parla con il padre di Cal. Il tema è uno solo: il bunker. La tecnologia necessaria non è accessibile, il venditore che dovrebbe cederla non ne vuole sapere. Sinatra è terrorizzata: il progetto è enorme e fragile, e lei sente che il tempo sta per finire. Rimasti soli, il padre di Cal gli dice che forse esiste un altro modo. Non un venditore, non un accordo pulito. “Un altro genere di persona.” È un sottinteso pesantissimo: se la via diplomatica fallisce, resta la via sporca. Torniamo al presente e Sinatra si sveglia in un mondo che non riconosce più. Scopre di essere rimasta incosciente per un mese. Un mese intero in cui gli equilibri si sono spostati. C’è un nuovo presidente, Henry, insediato al suo posto. E mentre Sinatra era fuori gioco, alcuni dissidi interni sono diventati un problema concreto: un gruppo di ragazzi viene condotto in un carcere di sicurezza per attività sovversive.

La resistenza ha un volto simbolico: James, il figlio del defunto Cal. James ha iniziato a lasciare bigliettini nelle piccole librerie pubbliche, destinati a Presley, la figlia maggiore di Xavier. È un canale clandestino fatto di carta, un sistema che aggira controllo e sorveglianza. Presley, però, non è sola: dopo la sparizione di Xavier, a occuparsi dei suoi figli è Nicole Robinson, una delle poche persone che conosceva la verità, sia sugli ultimi eventi sia sul sistema che regge Paradise. La notte in cui Xavier è partito con l’aereo, Jane si è precipitata da loro, sostenendo di aver sparato a Sinatra, il suo capo, dopo averla disarmata. Nessuno sospetta il doppio gioco. Nessuno capisce che Jane sta costruendo una narrazione per diventare intoccabile. Xavier decide di partire e di passare per il cattivo: dirà che è stato lui a sparare a Sinatra. Una scelta che lo rende un fuggitivo e lo taglia fuori da tutto, ma che protegge i bambini e Nicole. Nicole, infatti, si prende carico dei figli di Xavier nell’attesa del suo ritorno. E mentre lei viene declassata e isolata, Jane viene celebrata come un’eroina.

Solo che qualcosa non torna. I figli di Xavier, e soprattutto Presley, cominciano a muoversi ai margini del sistema. Sentono che la versione ufficiale ha buchi. E, nonostante il trauma, tentano di aiutare James e i ragazzi rivoltosi, perché percepiscono che la ribellione nasce da una verità più grande, non da semplice vandalismo. Nel frattempo Henry, il nuovo presidente, convoca un consiglio. È evidente fin da subito che non è la persona adatta: non ha visione, non ha autocontrollo, e sembra guidato più dall’umore degli “elettori” che dalla logica della sopravvivenza. La sua proposta è tanto assurda quanto rivelatrice: vuole creare un’estate artificiale. Caldo, clima più piacevole, un’illusione di normalità per tenere buoni gli abitanti.

Gli scienziati gli fanno notare che è una follia. Le risorse energetiche sono limitate e un’operazione del genere potrebbe compromettere gli anni successivi. Henry non ascolta. Uno scienziato perde la pazienza e lo insulta apertamente. Henry lo fa arrestare.

In quel consiglio emerge un’altra crepa: molti scienziati dicono che gran parte delle risorse viene dirottata verso il “progetto Sinatra”. Un progetto di cui non sa nulla nemmeno Gabriella, psicologa e dottoressa, un tempo amica e confidente di Sinatra. Gabriella, ora che ha scoperto la verità su di lei e sul suo ruolo reale, non vuole più essere sua amica. Il legame si è spezzato. Sinatra è a letto con marito e figlia al capezzale, quando arriva Jane. Chiede di restare sola con lei e l’atmosfera diventa immediatamente tossica: Sinatra dice di non ricordare cosa sia successo, Jane le racconta la versione ufficiale — è stato Xavier a spararle — e le lascia un messaggio ambiguo, quasi una minaccia travestita da protezione. Se Sinatra dovesse ricordare altro, dovrà comunque ricordare che Jane “ha fatto del suo meglio”.

Non è chiaro se Sinatra stia mentendo o se davvero non ricordi. Ma la pressione aumenta: Henry vuole interrogarla subito. Quando Sinatra arriva, incontra Gabriella, che la tratta con freddezza. Nell’interrogatorio Gabriella è durissima: le chiede frontalmente se Sinatra stia sottraendo energia al generatore in modo illecito. Sinatra nega. E qui si gioca un duello: non è un semplice “sì/no”, è potere. Sinatra sa che qualunque risposta vera la renderebbe vulnerabile. Henry, dal canto suo, entra furioso, convinto che Sinatra stia giocando.

A incastrare tutto arriva un flashback chiave: vediamo Sinatra incontrare un uomo “dalle brutte maniere”, qualcuno che può ottenere ciò che serve quando la diplomazia fallisce. Lei è tesa, impacciata, spaventata dalla presenza di un uomo che potrebbe essere un killer. Ovvero Billy Pace, che ancora non conosceva Sinatra. Nel passato, infatti, il killer incontra “casualmente” il ricercatore in un bar e, tra una chiacchiera e l’altra, tira fuori un contratto da firmare: un documento che riguarda la tecnologia necessaria per il progetto.

Il ricercatore rifiuta. Non firma. Ma fa una mossa strana: dà a Billy il suo indirizzo. Come se volesse portare la trattativa fuori dal luogo pubblico, o come se avesse già deciso che tanto non ne uscirà vivo. Nel presente, Henry è frustrato dall’interrogatorio e vorrebbe stringere la presa. Jane lo calma, lo lusinga, lo “gestisce”. Sembra proteggerlo e al tempo stesso guidarlo.

Intanto, nel bunker, Simone nota qualcosa di curioso: alcuni documenti sulla morte di Billy Pace contengono molte dichiarazioni firmate proprio da Jane. È un dettaglio piccolo, ma stona. E in Paradise i dettagli piccoli sono sempre i più pericolosi. Nottetempo Henry vuole andare a correre. Non vuole scorte, non vuole protocolli, vuole sentirsi “libero”. Jane insiste per accompagnarlo. Lui cede.

Mentre Henry corre verso il suo destino, a casa di Sinatra arriva Gabriella. La scena è quasi un addio. Gabriella le racconta una storia, la delusione è palpabile, e le regala una fotografia di anni fa: loro due, un tempo complici. Poi va via. È un gesto apparentemente sentimentale, ma nel linguaggio della serie i regali non sono mai innocenti. Nel frattempo Presley scopre che James non le ha più lasciato bigliettini. Il fratellino confessa: James aveva lasciato un messaggio per incontrarsi alle 18:00. Ora sono le 19:00. Non le aveva detto nulla per proteggerla: ha già perso i genitori, non reggerebbe anche la perdita della sorella.

Spiegazione finale - "Another day in Paradise" Paradise 2x3

Presley corre al punto di ritrovo e assiste a una scena che la spezza: James viene arrestato, quasi di proposito, come se si stesse consegnando per accendere una miccia.

Simone, invece, segue l’istinto: va a casa di Billy Pace e capisce che Jane sta mentendo. Jane nei rapporti descriveva Billy come depresso, come un uomo che non aveva nulla per cui vivere. Ma Simone trova fotografie piene di affetto, legami reali. E trova un anello di matrimonio promesso per Jane. Un uomo “senza nulla per cui vivere” progetterebbe un matrimonio? Jane ha costruito un profilo falso. Simone chiede al gruppo operativo la posizione di Jane.

A questo punto l’episodio torna al passato e svela la cosa più importante: Billy, il killer entra nella casa del ricercatore armato. Ma in camera trova una scena quasi sovrannaturale, una scena che rompe la logica del “lavoro”: il ricercatore sta coccolando la moglie, allettata e devastata dal morbo di Huntington. La donna è poco cosciente, immobile. Il ricercatore, mentre parla, le pratica un’iniezione letale. Non c’è isteria, non c’è melodramma: è una scelta tragica e lucida.

Poi il ricercatore dice a Billy qualcosa che lo destabilizza: sta arrivando un ragazzo e Billy non deve toccarlo, perché il futuro dell’umanità può dipendere da lui. Billy uccide comunque il ricercatore, ma quelle parole gli rimangono addosso come una macchia. Quando il ragazzo arriva, Billy fa una scelta che non è da “killer”: lo manda via. Gli dice di scappare. Gli dice che il progetto è finito. Che ci creda o no, è molto fortunato.

E vediamo finalmente il ragazzo in faccia: è Link.

Nel presente, la maschera cade del tutto. Jane, rimasta sola con Henry durante la corsa, lo uccide a sangue freddo. Poi compie un gesto teatrale e politico: disegna una X con il sangue del presidente, simbolo della resistenza. Sta scrivendo un messaggio. Sta fabbricando un colpevole. Sta creando una guerra.

Simone accorre sul posto, perché ora ha la posizione di Jane. Jane la vede arrivare al JPS e la prende di sorpresa. La soffoca, la fa svenire. Poi le mette il coltello in mano, costruendo una scena in cui Simone sembra l’assassina. Infine chiama aiuto.

Parallelamente, James viene condotto al livello più basso della prigione e trova l’uomo che aveva inveito contro Henry: lo scienziato che ha fabbricato Paradise, l’architetto del sistema. James gli dice che cercava proprio lui. E l’uomo promette di aiutarlo ad aprire le porte per tutti. Non una ribellione simbolica: una rottura strutturale.

Nell’ultima parte, Sinatra è a casa con la governante Carmen. E finalmente parla. Chiede le condizioni di Alex e di altre cose top secret che nessuno dovrebbe conoscere. È la conferma che “progetto Sinatra” non è un capriccio, ma un piano parallelo.

Ma Sinatra non si accorge di un dettaglio micidiale: nella fotografia che Gabriella le ha regalato c’è un microfono, o comunque un modo per origliare. Gabriella sta ascoltando tutto.

E il segreto, ormai, non è più un segreto.

Il finale dell’episodio è un’esplosione controllata, perché ti fa capire che Paradise sta per collassare su sé stessa.

La prima bomba è Jane. La seconda bomba è Link. La terza bomba è James. E infine c’è Sinatra. Il colpo finale è Gabriella che ascolta. L’episodio, insomma, chiude con una sensazione precisa: il bunker non è più un rifugio. È un campo di battaglia.

Conclusione

“Another Day in Paradise” è l’episodio che trasforma la seconda stagione in un gioco di potere sporco e inevitabile. Sinatra torna in scena e si scopre più pericolosa di quanto il sistema voglia ammettere. Jane si rivela una regista del caos. Link viene collegato alle origini del progetto. James smette di essere un “ragazzo ribelle” e diventa un perno rivoluzionario. E Gabriella, in silenzio, si prende l’arma più potente: ascoltare la verità quando nessuno sa di essere ascoltato.

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