Spiegazione completa del finale di La sua verità: chi è l’assassino e cosa significa davvero

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~ LA REDAZIONE DI RC

Spiegazione completa del finale di La sua verità: chi è l’assassino e cosa rivela la serie

Il finale di La sua verità ribalta completamente il senso della storia. Quello che fino all’ultimo episodio sembrava un thriller investigativo su un gruppo di ex amiche diventa, nelle scene finali, un dramma familiare sul trauma, sulla colpa e sull’amore materno. Tutti i fili narrativi disseminati nei sei episodi trovano una risposta, ma non nel modo più rassicurante possibile. La verità non porta giustizia: porta comprensione, inquietudine e complicità.

Chi è davvero l’assassino in La sua verità

L’assassina è Alice, la madre di Anna.

Non Lexy/Catherine, non Jack, non Anna, non Duffie. Alice, la donna anziana che per tutta la serie appare fragile, confusa, affetta da demenza, è in realtà la mente e la mano dietro tutti gli omicidi principali: Rachel, Helen e Zoe.

La rivelazione arriva solo negli ultimi minuti, attraverso una lettera lasciata ad Anna. Ed è proprio la forma scelta, una confessione privata, intima, non un arresto o un interrogatorio, a chiarire il senso profondo della serie: questa non è una storia di giustizia, ma di amore deviato.

Alice non uccide per vendetta astratta. Uccide per proteggere, ricomporre, riparare ciò che sente di aver perso.

Perché Alice uccide: il vero movente

Il movente di Alice è triplo, e si costruisce nel tempo.

Il primo trauma è la morte della nipote Charlotte, lasciata alle sue cure mentre Anna e Jack non c’erano. Alice si sente responsabile, anche se nessuno l’ha mai accusata apertamente. Quel senso di colpa diventa il nucleo di tutto.

Il secondo trauma arriva quando, ossessionata dalla morte della nipote e dalla sparizione della figlia, Alice scopre la relazione segreta tra Jack e Rachel. Non solo un tradimento coniugale, ma un tradimento del dolore: mentre Anna era devastata dalla perdita della figlia, Jack cercava altrove una fuga.

Il terzo, e più sconvolgente, è la scoperta della vera violenza di vent’anni prima. Alice capisce, dall’ultimo video di Anna, che non era Catherine la ragazza violentata, ma Anna stessa. Catherine era scappata, convinta che Anna fosse complice e ritenendola responsabile.

Anna, invece, era rimasta sola, senza essere mai creduta, mai protetta, mai ascoltata, e in balia della violenza, che ora, 20 anni dopo, sua madre vede nel video, sconvolta per il dolore che ha provato la figlia.

Da quel momento, Alice decide che la verità non deve più restare sepolta. Ma non la consegnerà alla legge. La trasformerà in punizione.

Perché le vittime sono Rachel, Helen e Zoe

Le tre donne uccise non sono scelte a caso, e, oltre ad essere le tre responsabili della violenza (erano lì, hanno organizzato tutto, e non hanno fermato i ragazzi), hanno anche un valore simbolico.

Rachel rappresenta il tradimento più immediato: è l’amante di Jack, colei che ha riaperto la ferita familiare e che, simbolicamente, “ha portato Jack fuori casa”. Ucciderla significa riportarlo indietro.

Helen è la custode del segreto. Sapeva della violenza, sapeva del ricatto, sapeva troppo e non ha mai parlato. Ucciderla significa costringere Anna a restare, a guardare in faccia il passato.

Zoe è la testimone silenziosa. Non ha fermato nulla, non ha denunciato nulla. La sua morte serve a ricomporre una famiglia spezzata: eliminare ciò che impedisce a Jack e Anna di tornare insieme.

Ogni omicidio è funzionale a un obiettivo emotivo, non investigativo.

La falsa demenza: perché Alice non viene mai sospettata

La demenza di Alice che abbiamo visto per tutta la serie è recitata.

Le uova con i gusci, le sparizioni notturne, la nudità sotto la pioggia, i comportamenti incoerenti non sono sintomi: sono strategie. Alice sa perfettamente come apparire innocua. Chi sospetterebbe mai di una donna anziana confusa?

In più, il suo passato da bidella e governante le ha insegnato come entrare nelle case, come muoversi senza lasciare tracce, come osservare senza essere vista. È lei ad annullare la prenotazione dell’hotel di Anna (che la porterà a casa di Lexy), piazzare le prove della morte di Rachel a casa di Lexy, nascondere e spostare oggetti chiave, e uccidere.

Alice controlla la scena dall’inizio alla fine.

Il ruolo di Lexy / Catherine nel finale

Lexy non è l’assassina, ma non è nemmeno innocente.

Da giovane, Catherine ha causato deliberatamente la morte della sorella Andrea, esaurendole l’inalatore. Questo crimine la rende ricattabile. Rachel, Helen e Duffie lo sanno e cercano di usarlo contro di lei.

Nel presente, Lexy è una donna che ha cambiato identità, ma non ha mai affrontato davvero il proprio passato. Il suo scontro finale con Anna non è solo fisico: è il confronto tra due vittime che hanno reagito in modo opposto allo stesso trauma.

Lexy muore perché è l’ultimo tassello di una catena di colpe irrisolte, ma la serie è chiara: la sua morte non è giustizia, è conseguenza. E ad ucciderla non è Alice, ma l’innocente Priya, convinta che Lexy stia per assassinare “anche Anna”

Perché Anna non denuncia la madre

Il momento più disturbante del finale non è la rivelazione dell’assassina, ma la reazione di Anna.

Anna non denuncia Alice. Non la affronta. Non la rifiuta. La guarda con complicità.

Perché Alice ha fatto ciò che nessun altro ha mai fatto: ha creduto ad Anna. Ha agito per lei. Ha dato un senso al suo dolore. In un mondo che le ha chiesto di andare avanti, Alice ha scelto di tornare indietro e sistemare i conti.

La serie non giustifica Alice, ma nemmeno la condanna apertamente. Lascia lo spettatore in una zona moralmente ambigua, dove l’amore materno diventa la forza più pericolosa di tutte

Il significato finale di La sua verità

Il titolo della serie trova qui il suo vero senso.

Non esiste una verità unica. Esiste la verità di chi racconta, di chi ama, di chi soffre. La verità ufficiale non coincide con quella emotiva. E quella emotiva, spesso, è la più potente.

La sua verità non è un giallo da risolvere, ma una tragedia da comprendere. Una storia che chiede allo spettatore non “chi è colpevole?”, ma chi ha davvero pagato il prezzo più alto.

Il finale di La sua verità chiude ogni nodo narrativo, ma apre una frattura morale profonda. L’assassina non è un mostro, ma una madre. 

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