Monologo di Valerie a Simon in Wonder Man: conoscere il segreto e l’amore

Scopri i Corsi Ufficiali Online di Recitazione Cinematografica: I NOSTRI CORSI

Vuoi realizzare uno Showreel Professionale o un Book, scopri i nostri: SERVIZI

Articolo a cura di...

~ LA REDAZIONE DI RC

Analisi del monologo di Lisa al megafono in "Come vendere droga online (e in fretta)"

Il monologo di Valerie in Wonder Man è uno dei momenti più maturi e silenziosamente devastanti della serie. Non c’è rabbia, non c’è rivelazione shock, non c’è melodramma: c’è una donna che parla con lucidità a un uomo che ama, ma di cui non può più fidarsi. Valerie sa del segreto di Simon da sempre, e proprio per questo sceglie di non usarlo contro di lui. Questa scena funziona perché ribalta il conflitto: non è il segreto a dividere i due, ma la fiducia mancata.

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Wonder Man Episodio 7
Personaggio: Valerie
Attrice:

Minutaggio: 19:30-20:40

Durata: 1 minuto 10 secondi

Difficoltà 4/10 ascolto profondo + controllo emotivo + sottrazione

Emozioni chiave amore maturo, accettazione, delusione, rispetto, tenerezza 

Contesto ideale per un'attrice: relazioni finite ma non bruciate, confronto tra due persone che si sono amate davvero, monologhi su fiducia, identità, intimità emotiva

Dove vederlo: Disney+

Contesto di "Wonder Man Episodio 7"

L’episodio si apre con un ricordo d’infanzia. Simon Williams è un bambino che si sente diverso, isolato dai compagni di classe. Per rassicurarlo e parlargli, suo padre lo porta al cinema a vedere Wonder Man. È un gesto d’amore semplice ma fondamentale: il supereroe come rifugio, il cinema come luogo sicuro dove sentirsi accettati. Nel presente, Simon e Trevor Slattery camminano sul set dei loro sogni, nel cuore di Hollywood. Sono stati scelti, il film esiste davvero, e per un attimo sembrano due re nel loro regno. Ma Simon non riesce a rilassarsi. È ancora impacciato, insicuro, iper-razionale. Analizza ogni battuta, arriva persino a discutere con Von Kovak per una singola frase di dialogo. Non è un conflitto aperto, ma un’incapacità di lasciar andare il controllo. Basta invece una battuta di Trevor per sciogliere il nodo: ancora una volta, istinto contro rigidità.

Una sera, a cena, Janette presenta loro il team creativo e produttivo già pronto a costruire il futuro commerciale del progetto. Contratti, accordi, brand. Simon è tentato, ma il parere di Trevor per lui è decisivo. Trevor si oppone a una carriera costruita solo sul mercato: Simon deve scegliere progetti che lo rappresentino davvero. Rifiutano quelle proposte, ma accettano un’intervista importante: il New York Times, con la giornalista Kathy Friedman. Simon si informa e scopre che la Friedman è famosa per smontare i suoi intervistati, portarli allo scoperto, spesso con brutalità. È terrorizzato. Trevor, come sempre, lo rassicura. Il giorno dell’intervista, però, Trevor non è subito presente. Kathy accompagna Simon per il set, chiedendogli di comportarsi come se lei non esistesse. Simon, già fragile, diventa ancora più rigido e impacciato, incapace di essere naturale.

Quando Trevor arriva, l’atmosfera cambia. Simon si rilassa, la giornata scorre senza incidenti apparenti. Prima di andare via, però, Kathy lascia cadere una rivelazione: ha già intervistato Vivian, l’ex compagna di Simon. Colto di sorpresa, Simon decide di incontrarla.

Il confronto è doloroso. Simon si comporta come sempre: egocentrico, centrato su di sé. Ma a un certo punto si ferma, si corregge, ammette di stare lavorando su se stesso. Vivian gli dice che non ha raccontato nulla alla Friedman sul suo segreto. Simon è stupito. Lei però chiarisce: aveva capito da tempo che Simon era “diverso”. Il suo vero rimpianto è che lui non abbia mai scelto di parlarle davvero. Se ne va così, lasciandolo spiazzato. Il giorno seguente, Simon è in ansia. Teme che sua madre o suo fratello possano aver raccontato qualcosa di compromettente, soprattutto sull’incendio o sui suoi poteri. Kathy, però, lo rassicura: parlando con tutte le persone della sua vita è emersa una figura ispiratrice, complessa, ma positiva.

Testo del monologo + note

Simon, so perché questo articolo ti preoccupa, lo so, va bene? Ma non serve. Non ho detto niente rispetto al tuo… segreto. Simon, io lo so. Vivevamo insieme, ti amavo. L’ho saputo per tutto il tempo che tu sei diverso. Non ho mai voluto dire niente perché non mi sembrava mi competesse. E ovviamente ho sempre capito perché non volessi rivelarlo a nessuno. Ma di me potevi fidarti. Ho sempre voluto che ti fidassi di me. Spero che un giorno troverai qualcuno di poterti fidare. Qualcuno con cui essere te stesso. Ciao, Simon. 

“Simon, so perché questo articolo ti preoccupa, lo so, va bene?”: attacco morbido ma fermo; doppio “lo so” come ancora di calma; pausa micro dopo “preoccupa”; sguardo che “abbraccia”, non che incalza; tono da carezza che contiene la sua ansia.

“Ma non serve.”: taglio netto, asciutto; piccola pausa prima di “ma”; abbassa il volume, come per spegnere un incendio; sguardo stabile, niente ironia: è protezione.

“Non ho detto niente rispetto al tuo… segreto.”: sospensione su “…” (non teatralizzarla); un respiro trattenuto prima di “segreto”; evitare di caricare la parola: deve suonare normale, quasi amministrativa; occhi che scendono un istante e poi tornano su Simon.

“Simon, io lo so.”: ripetere “Simon” qui è un gancio emotivo; tono più intimo; micro-pausa dopo “Simon”; su “io lo so” nessuna soddisfazione, solo chiarezza; come dire: “non devi più nasconderti con me”.

“Vivevamo insieme, ti amavo.”: memoria concreta; “insieme” con un filo di nostalgia; “ti amavo” non è un colpo basso: è una constatazione matura; lascia un silenzio breve dopo “amavo”, come se la frase si posasse.

“L’ho saputo per tutto il tempo che tu sei diverso.”: “per tutto il tempo” va detto con dolcezza, non con accusa; “diverso” non deve suonare clinico: è affettuoso, protettivo; sguardo caldo, come a dire “ti ho visto davvero”.

“Non ho mai voluto dire niente perché non mi sembrava mi competesse.”: qui entra l’etica del personaggio; ritmo più lento, pensato; pausa breve dopo “niente”; su “non mi competesse” niente moralismo: è rispetto, confine sano; spalle rilassate, zero gesticolazione.

“E ovviamente ho sempre capito perché non volessi rivelarlo a nessuno.”: “ovviamente” va tenuto basso, come normalizzazione; non renderlo sarcastico; sottolinea “capito” con un piccolo cenno di testa; su “a nessuno” micro-sospensione: lì vive la solitudine di Simon.

“Ma di me potevi fidarti.”: è il cuore, ma senza alzare il tono; pausa prima di “ma”; “di me” leggermente più appoggiato (non duro); sguardo diretto, non aggressivo; lascia che faccia male senza colpire.

“Ho sempre voluto che ti fidassi di me.”: qui c’è vulnerabilità vera; “sempre” come confessione; voce più morbida, quasi incrinata ma controllata; non chiedere scusa, non implorare: è un desiderio non realizzato.

“Spero che un giorno troverai qualcuno di poterti fidare.”: spostare l’attenzione da sé a lui; tono benedicente, non tragico; “un giorno” con un filo di speranza reale; lascia una pausa dopo la frase, come un regalo consegnato.

“Qualcuno con cui essere te stesso.”: chiave tematica; rallenta; “te stesso” va detto piano, con verità; sguardo che non pretende risposta; un sorriso appena accennato, subito trattenuto.

“Ciao, Simon.”: chiusura definitiva, non drammatica; respiro pieno prima di dirlo; voce semplice, quasi quotidiana; mantenere lo sguardo un secondo in più e poi lasciarlo andare: è un addio che non punisce.

Analisi del monologo di Lisa al Megafono in "Come vendere droga online (e in fretta)"

Il monologo di Valerie funziona perché non cerca mai di vincere un confronto. Non è una rivelazione, non è una richiesta, non è una rivendicazione. È una restituzione. Valerie parla da una posizione emotiva rara: sa tutto, ha sempre saputo, e non pretende nulla. Questa è la chiave che rende il testo così potente e così difficile da interpretare correttamente.

Fin dall’attacco, Valerie si pone come contenitore dell’ansia di Simon. Il doppio “lo so” non serve a dimostrare superiorità, ma a disinnescare la paura. Lei non entra nel panico dell’intervista, non si allinea al suo terrore: lo guarda da fuori, con una lucidità che nasce dall’amore già vissuto e digerito. È importante capire che Valerie non sta reagendo a una minaccia presente, ma sta chiudendo un capitolo che per lei è già concluso.

Quando parla del segreto, lo fa senza caricarlo di mistero o gravità. Il segreto, per Valerie, è un dato di realtà, non un fardello morale. Questo passaggio è centrale: lei normalizza ciò che per Simon è sempre stato mostruoso. E lo fa con una frase cruciale — “non mi sembrava mi competesse” — che definisce il suo codice etico. Valerie non tace per paura, tace per rispetto. Non è una rinuncia, è una scelta adulta.

Il monologo cresce non verso l’accusa, ma verso la fiducia mancata. “Di me potevi fidarti” non è detto per ferire, ma per chiarire. Valerie non rimprovera Simon per ciò che è, ma per ciò che non ha condiviso. E anche qui, la direzione è importante: non chiede spiegazioni, non chiede riparazioni. Sta semplicemente nominando una verità che non può più essere ignorata.

La parte finale del monologo è forse la più matura: Valerie sposta il discorso dal passato al futuro, ma non includendo se stessa. Augura a Simon di trovare qualcuno con cui potersi fidare, qualcuno con cui essere se stesso. È un gesto di amore che non trattiene, non compete, non reclama. In termini attoriali, questo è il punto più delicato: se l’attrice cerca compassione qui, il monologo crolla. Valerie non si sacrifica. Si libera.

Il “Ciao, Simon” finale non è triste, è definitivo. Non è una porta sbattuta, è una porta chiusa con calma. Il pubblico lo percepisce come doloroso proprio perché non è urlato. Valerie esce di scena integra, e lascia Simon solo con la propria responsabilità emotiva. Ed è questo che rende il monologo così memorabile: non ferisce per aggressione, ferisce per verità.

Finale "Wonder Man Episodio 7"

Poi l’intervista prende una piega inattesa. Kathy comincia a fare domande su Trevor. Recupera video del suo arresto, scava nel suo passato, porta alla luce dettagli sempre più inquietanti. Trevor non regge la pressione e abbandona il tavolo. Simon lo segue, pretendendo spiegazioni.

Le domande esplodono: è stato arrestato? È un fuggitivo? Ha un accordo con la giustizia? Trevor non può più mentire. Confessa: il suo compito era raccogliere informazioni su Simon per conto della giustizia. Tutto crolla. Simon ricollega ogni dettaglio: l’incontro “casuale” al cinema, la visita a Pacoima, le domande

sull’incendio.

Tutto era parte di un piano.

Trevor prova a difendersi, a spiegare che le cose sono cambiate, che ora vuole proteggerlo. Ma per Simon è troppo tardi. Se ne va, devastato dalla delusione. Colto da un’ira incontrollabile, libera un’onda di energia violentissima che distrugge gran parte di un capannone di Hollywood.

Il finale di Kathy Friedman è una frattura irreversibile. Simon non perde solo un amico: perde l’unica persona a cui aveva affidato la propria identità. Il tradimento di Trevor non è solo personale, ma simbolico. Rappresenta l’idea che nessuno, nemmeno chi ti comprende, possa davvero accettarti senza voler controllarti.

Credits e dove vederlo

Creato: Andrew Guest

Cast: Yahya Abdul-Mateen II (Simon Williams / Wonder Man); Demetrius Grosse (Eric Williams); Ben Kingsley (Trevor Slattery); Byron Bowers (Demarr Davis / Doorman ); Arian Moayed (Agente P. Cleary)
Dove vederlo: Disney+

Entra nella nostra Community Famiglia!

Recitazione Cinematografica: Scrivi la Tua Storia, Vivi il Tuo Sogno

Scopri 'Recitazione Cinematografica', il tuo rifugio nel mondo del cinema. Una Community gratuita su WhatsApp di Attori e Maestranze del mondo cinematografico. Un blog di Recitazione Cinematografica, dove attori emergenti e affermati si incontrano, si ispirano e crescono insieme.

Monologhi Cinematografici, Dialoghi, Classifiche, Interviste ad Attori, Registi e Professionisti del mondo del Cinema. I Diari Emotivi degli Attori. I Vostri Self Tape.