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~ La redazione di RC
Questa non è una semplice scena di dialogo in Captain America: Civil War. È il momento in cui il film prova davvero a farci credere che Tony Stark e Steve Rogers possano ancora salvarsi a vicenda, prima che tutto precipiti. Ed è anche il punto in cui capiamo che il loro conflitto non riguarda solo gli Accordi di Sokovia, ma due modi opposti di stare al mondo. Il film di Anthony e Joe Russo, scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely, costruisce proprio questa frattura: da una parte Steve, convinto che gli Avengers debbano restare liberi da un controllo politico; dall’altra Tony, che dopo i disastri recenti accetta la supervisione come prezzo da pagare per continuare a esistere.
Tony Stark: Ehy, vuoi vedere una cosa? L’ho preso dall’archivio di mio padre. E’ appropriato. (Mostra due penne in una confezione) Roosevelt ha firmato il Lend-Lease con queste nel ‘41. Fornì appoggio agli Alleati nel momento del bisogno.
Steve Rogers: Per qualcuno ha avvicinato il nostro paese alla guerra.
Tony Stark: Senza queste tu non saresti qui. Ti sto offrendo, come si dice… ecco, un ramoscello d’ulivo. E’ così che si dice?
Steve Rogers: Pepper è qui? Non l’ho vista.
Tony Stark: Siamo… siamo… Beh, noi, insomma.
Steve Rogers: Aspettate?
Tony Stark: No. Decisamente no. Ci siamo presi una pausa. Non ci sono colpe.
Steve Rogers: Mi dispiace, Tony. Non lo sapevo.
Pausa veloce: il dialogo continua subito dopo.
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Continua...
Tony Stark: Anni fa l’avevo quasi perduta, così distrussi le mie armate. Poi abbiamo dovuto eliminare l’HYDRA. E poi Ultron. Colpa mia. E poi, e poi, e poi… Non mi fermo mai. Perché la verità è che non voglio fermarmi. Non voglio perderla. Gli Accordi potrebbero rappresentare un compromesso. A sua difesa io non sono facile. Anche papà era un rompiscatole, ma tra lui e mamma ha sempre funzionato.
Steve Rogers: Sono contento che Howard si sia sposato. Io l’ho conosciuto quando era giovane e da solo.
Tony Stark: Oh, davvero? Voi due vi conoscevate? Non me l’ha mai detto. Forse solo un milione di volte. Quanto ti odiavo.
Steve Rogers: Non renderò le cose difficili.
Tony Stark: Lo so, perché sei una persona garbata.
Steve Rogers: Se vedo una situazione che va in rovina… non posso ignorarla. A volte vorrei poterlo fare.
Tony Stark: Non è vero.
Steve Rogers: No, non è vero… A volte…
Tony Stark: A volte vorrei darti un pugno su quei bei dentini, ma non voglio vederti andare via. Abbiamo bisogno di te. Finora non è successo niente di irrimediabile, se firmi. Renderemo legittime le ultime 24 ore. Barnes andrà in un centro psichiatrico americano, invece che nel Wakanda, in prigione.
Cap prende una delle due penne e va verso l’uscita.
Steve Rogers: Non dico che sia impossibile, ma devono esserci delle garanzie.
Tony Stark: Certo. Appena tranquillizzata l’opinione pubblica rettificheremo i documenti. Presenterò una mozione per far reintegrare te e Wanda.
Steve Rogers: Wanda? Che c'entra Wanda?
Tony Stark: Sta bene. E’ confinata nel complesso, attualmente. Visione le fa compagnia.
Steve Rogers: Oh, no. Tony. Ogni volta, ogni volta che credo che tu veda le cose nel modo giusto…
Tony Stark: 40 ettari, una piscina olimpionica, una sala proiezioni… Non è male come protezione.
Steve Rogers: Protezione? E’ così che la chiami tu? Questa è protezione? E’ internamento, Tony.
Tony Stark: Non è cittadina americana...
Steve Rogers: Smettila Tony…
Tony Stark: …E non concedono visti ad armi di distruzione di massa.
Steve Rogers: E’ una ragazzina!
Tony Stark: Mi hai scocciato! Faccio quello che dev'essere fatto, per prevenire qualcosa di peggio.
Steve Rogers: Continua a raccontartela… (Rimettendo una delle due penne a posto) Mi dispiacerebbe separarle.

La scena arriva a Berlino, dopo che Bucky Barnes è stato catturato e dopo che Steve e Sam hanno già violato, di fatto, il quadro imposto dagli Accordi. Tony ha appena mediato con Ross per evitare conseguenze ancora peggiori, e infatti il dialogo parte da lì: Sam e Steve non sono ancora in carcere, ma la situazione è appesa a un filo. Subito dopo questa conversazione, Zemo attiverà Bucky con le parole chiave dell’HYDRA, facendo saltare definitivamente ogni possibilità di ricucire. Quindi sì: questo è l’ultimo vero tentativo di compromesso prima della rottura irreparabile.
Tony arriva da un punto di cedimento, non di forza. Nel film ha già scelto gli Accordi di Sokovia dopo il peso morale dei danni provocati dagli Avengers e, soprattutto, dopo il senso di colpa che si porta addosso per Ultron e per tutto quello che ha contribuito a scatenare. La scena lo dice apertamente: “Ultron. Colpa mia”. Ma aggiunge anche un dettaglio più intimo, decisivo: Pepper si è allontanata, e Tony collega questa frattura alla sua incapacità di fermarsi. Gli Accordi, per lui, non sono solo legge o geopolitica: sono un modo per darsi un limite, una forma, forse perfino un alibi morale.
Io credo che questo sia il cuore della scena: Tony non sta parlando come ideologo. Sta parlando come uomo esausto, colpevole, che prova a convincersi che delegare il controllo all’esterno sia meglio che fidarsi ancora di sé. Quando dice che gli Accordi “potrebbero rappresentare un compromesso”, sta cercando una gabbia che gli impedisca di distruggere tutto, relazioni comprese.
Le penne non sono un oggetto casuale. Tony tira fuori dall’archivio di Howard quelle con cui Roosevelt firmò il Lend-Lease nel 1941, cioè un atto con cui gli Stati Uniti sostennero gli Alleati prima di entrare pienamente in guerra. Tony lo usa come esempio di “intervento responsabile”: un gesto politico, regolato, ufficiale, che secondo lui ha aiutato nel momento giusto. Steve, però, risponde subito con una sfumatura opposta: per alcuni, quel gesto avvicinò il paese alla guerra. In tre battute, il film mette in scena tutta la loro differenza. Per Tony il potere legittimato può evitare il caos; per Steve ogni istituzionalizzazione del potere porta con sé un rischio di deriva.
E qui arriviamo al punto cruciale: Tony offre una delle due penne a Steve come “ramoscello d’ulivo”. Ma quelle penne sono due. Gemelle. Pensate per firmare insieme, non per dividerle. Quando Steve alla fine ne rimette una nella scatola dicendo “Mi dispiacerebbe separarle”, non sta facendo solo una battuta elegante. Sta dicendo che quel compromesso, in quelle condizioni, è falso. Non puoi chiamare pace qualcosa che nasce già da una rinuncia morale.
Per un attimo Steve apre davvero uno spiraglio. Quando prende la penna e dice che non sta dicendo che sia impossibile, ma che servono garanzie, il film ci mostra che Cap non è un fanatico incapace di trattare. È disposto a valutare un accordo, ma solo se esiste una tutela reale per le persone coinvolte, soprattutto Bucky. Questo dettaglio è importante, perché smonta la lettura superficiale secondo cui Steve rifiuta tutto per principio. In realtà lui rifiuta l’obbedienza cieca, non ogni mediazione.
Il problema è che Tony gli risponde da politico pragmatico, non da amico affidabile. Dice, in sostanza, che prima bisogna calmare l’opinione pubblica e poi eventualmente modificare i documenti. Cioè: firmate adesso, sistemiamo dopo. Ed è esattamente il tipo di promessa che Steve non può accettare, perché per lui una firma data sotto pressione, senza garanzie immediate, significa consegnare la coscienza a un meccanismo che poi non controllerai più.

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Wanda è la mina che fa saltare il tavolo. Fino a quel momento la scena è amara ma ancora recuperabile. Poi Tony rivela che Wanda è “confinata” al compound, sorvegliata da Visione. E lì Steve capisce che Tony, pur dicendo di voler proteggere le persone, ha già accettato una logica detentiva preventiva. Non stiamo più parlando di responsabilità condivisa: stiamo parlando di internamento.
Steve usa proprio quella parola, “internamento”, e secondo me è il passaggio morale più forte dell’intera scena. Perché Wanda, agli occhi di Tony e del sistema, diventa un rischio da contenere. Non una persona da accompagnare, ma una potenziale arma di distruzione di massa. Tony lo verbalizza in modo brutale. Steve, invece, insiste su un punto umano essenziale: “È una ragazzina”. In quel momento i due non stanno solo litigando su una procedura. Stanno litigando sul linguaggio con cui si definisce una persona vulnerabile.
La forza di Civil War è che non vuole chiudere la questione con una sentenza semplice. I Russo hanno spiegato che l’obiettivo era rappresentare entrambe le posizioni in modo emotivamente giusto, così da lasciare aperta la discussione; e hanno anche descritto il film come un thriller psicologico fondato sulla vulnerabilità di Tony e Steve. Questo si sente moltissimo qui: Tony non è un tiranno, Steve non è un irresponsabile. Sono due uomini feriti che leggono lo stesso disastro in modi opposti.
Tony ha ragione quando teme che l’assenza totale di controllo porti ad altri danni. Il film nasce proprio da lì: altri incidenti, altre vittime, altra pressione politica internazionale. Steve ha ragione quando teme che il controllo istituzionale diventi uno strumento di abuso e che gli Avengers vengano usati o bloccati secondo convenienza politica. Marvel stessa presenta il film come la frattura tra una squadra libera da interferenze governative e una squadra favorevole a oversight e accountability.
Ma in questa scena specifica, io credo che Steve abbia un vantaggio etico netto. Non perché Tony abbia torto in assoluto sugli Accordi, ma perché il modo in cui sta già applicando quella logica a Wanda dimostra che il rischio denunciato da Steve non è teorico: è già cominciato.
Perché Tony e Steve stanno cercando di riunirsi senza aver risolto il problema alla radice: la fiducia. Tony chiede una firma adesso e promette correzioni dopo. Steve chiede garanzie prima della firma. È una differenza apparentemente procedurale, ma in realtà è una differenza antropologica. Tony pensa: entriamo nel sistema e poi lo aggiustiamo. Steve pensa: se entri male nel sistema, il sistema aggiusta te.
In più, la scena è piena di affetto represso. Tony dice che a volte vorrebbe prendere Steve a pugni, ma non vuole vederlo andare via. È una frase bellissima, perché dentro c’è tutto: rivalità, ammirazione, frustrazione, bisogno. Steve non vuole rendergli la vita più difficile, Tony sa che non lo fa per cattiveria. Il dramma vero è proprio questo: si capiscono come uomini, ma non riescono più a riconoscersi come alleati.
Questa scena serve a dimostrare che la guerra civile del titolo non scoppia perché uno dei due impazzisce. Scoppia perché entrambi hanno motivazioni comprensibili, ma incompatibili. Tony cerca una pace amministrata. Steve cerca una pace giusta. Tony vuole salvare il gruppo accettando una perdita di libertà. Steve vuole salvare il senso morale del gruppo rifiutando una pace costruita sulla coercizione. E quando emerge il caso Wanda, la distanza diventa insanabile.
L’immagine delle due penne una delle più intelligenti del film. Tony pensa che firmare con quelle, separarne una e consegnarla a Steve significhi condividere la responsabilità. Steve capisce che separarle significa rompere la coppia, rompere il gesto originario, rompere perfino il rapporto tra loro due. E quindi la rimette a posto. Non firma. Non per orgoglio. Per coerenza.
Non è una scena perfetta solo perché è ben scritta. Funziona perché mette a nudo Tony Stark e Steve Rogers più di molte battaglie in costume. Fidatevi, qui il film smette per un momento di essere un kolossal Marvel e diventa un dramma politico e morale tra due amici che si vogliono ancora bene, ma non riescono più a stare dalla stessa parte. E da lì in poi, il peggio deve ancora venire.

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