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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Henri in Champagne Problems introduce il suo legame con il Piccolo Principe e la memoria della madre, rivelando la parte più intima del personaggio. Attraverso il ricordo delle letture serali, del libro nascosto e del profumo conservato sulle pagine, il monologo mostra la sensibilità che guida Henri per tutto il film. È un passaggio che chiarisce la sua distanza dal padre e anticipa il suo percorso personale tra tradizione, desiderio di autonomia e bisogno di connessioni.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 19:24-20:32
Durata: 1 minuti 12 secondi
La storia si apre con una giovane donna che introduce lo champagne come simbolo di festa e di tradizione. La protagonista, Sydney sta presentando un discorso per un test interno alla sua azienda, il Roth Group. Il capo apprezza il suo lavoro e decide di premiarla inviandola a Parigi per negoziare un’acquisizione con la famiglia Cassell.
La notizia non entusiasma Ryan, collega che da anni cerca di concludere lo stesso affare. Tornata a casa, racconta tutto alla sorella Skyler, che la sprona a ritagliarsi almeno una serata di vera avventura durante il viaggio.
Arrivata a Parigi, immersa nell’atmosfera natalizia, Sydney si tuffa subito nel lavoro. Ma una ricerca di un libro per la sorella la porta in una piccola libreria incantata, L’Etoile. Tra post-it, scale e una cantante che riempie l’aria, la ragazza incontra Henri, un uomo gentile che sembra conoscere il posto meglio dei proprietari. I due chiacchierano, scatta una curiosità reciproca e Henry la invita a scoprire la città in modo più autentico dei classici itinerari. Sydney accetta e inizia una serata che la porterà ai mercatini, sulla ruota panoramica e dentro una connessione che non aveva previsto. Il racconto personale di Henri, segnato dalla perdita della madre e da un rapporto complicato con il padre, crea un legame immediato. I due finiscono per baciarsi e trascorrere insieme la notte. Il mattino dopo però Sidney si sveglia in ritardo per l’appuntamento ufficiale con il gruppo Cassell. Corre fino alla sede della riunione e, davanti ai concorrenti in gara per acquistare l’azienda, ricompare proprio Henri. Ed è qui che arriva lo shock: Henri è il figlio del proprietario dello champagne, Hugo, nonché vicepresidente dell’azienda.
La situazione si fa tesa quando Henri svela ciò che pensa del Roth Group: una società che smantella piccole imprese per venderle a pezzi. Sydney crolla, sorpresa da accuse che non conosceva. Il patriarca Hugo Cassel decide che il weekend servirà a mettere alla prova tutti i possibili acquirenti nella sua villa fuori Parigi. Tra prove di degustazione, potatura nei vigneti, riti natalizi, un cane dispettoso chiamato Bollicine e serate tra discussioni e chiarimenti, i candidati si muovono tra rivalità e tentativi di mostrarsi all’altezza. Sydney conosce il passato di Henry, Henry vede la dedizione di Sydney e i due provano a ritrovare un equilibrio. Nella villa fioriscono intese inattese: Roberto, Bridgette, Otto… ognuno porta il proprio mondo, spesso comico, dentro questo fine settimana carico di tensioni.
Le cose precipitano quando Marvin, il capo di Sidney, porta Ryan alla dimora, per forzare la negoziazione. Henri ascolta una conversazione a metà e crede che Sydney sia pronta a svendere la storia della famiglia Cassel per un gioco aziendale. Convinto di essere stato ingannato, si allontana da lei. Ferita e delusa, Sidney cerca conforto in un momento di confronto con Hugo, al quale racconta la storia della propria famiglia, il ruolo di sua madre e il perché si aggrappa così tanto al suo lavoro. I due trovano una connessione sincera e persino il tempo per riparare una vecchia macchina d’epoca. Sidney capisce che non può più restare: sale su un treno e lascia la villa. Il giorno della decisione, Hugo rivela a tutti che Sydney se n’è andata, ma anche che gli ha aperto gli occhi su ciò che il Roth Group avrebbe fatto all’azienda. Decide quindi di vendere a Roberto, il meno prevedibile dei concorrenti ma anche l’unico senza un piano distruttivo. Hugo, i cui rapporti con Henri sono ricuciti, spinge l’uomo a raggiungerla.
Henri scopre che Sydney è tornata nella libreria dove si erano incontrati. La trova lì, proprio mentre sta per prendere un libro prima di partire. I due si chiariscono e capiscono che nessuno dei due è disposto a lasciar cadere quello che è nato tra loro. Il treno può aspettare: tornano indietro insieme e si baciano. Un anno dopo, tutto si è trasformato. Henri ha aperto la sua libreria-vineria con Sydney, Sky ci lavora, Roberto continua a portare festa ovunque e perfino Hugo e Bridgette sembrano aver trovato un’intesa sorprendente.

“C’è una dolcezza nel riso delle stelle”. E’ del mio libro preferito di quando ero bambino “il Piccolo Principe”. Me lo ha regalato mia madre quando avevo cinque anni. Me lo leggeva ogni sera prima di andare a dormire. Poi però si è ammalata, e da allora sono rimasto solo come “il piccolo principe.” Ma avevo ancora il libro, e potevo sentire il suo profumo sulle pagine. Lo portavo con me ovunque andassi, al punto che mio padre minacciò di gettarlo nell’immondizia. E quindi iniziai a nasconderlo. E lo nascosi così tante volte in così tanti posti che un giorno dimenticai dove lo avevo messo. Ma ogni volta che guardo le stelle penso a lei. E… e quando chiudo gli occhi… sento ancora il suo profumo. Quindi… ecco…. per questo è il mio preferito.
“C’è una dolcezza nel riso delle stelle” Attacco morbido; voce bassa, quasi confidenziale.
“È del mio libro preferito di quando ero bambino “Il Piccolo Principe”.” Dire “preferito” con naturalezza, senza spinta emotiva.
“Me lo ha regalato mia madre quando avevo cinque anni.” Pausa breve dopo “madre”.
“Me lo leggeva ogni sera prima di andare a dormire.” Ritmo lento, quasi cadenza rituale.
“Poi però si è ammalata, e da allora sono rimasto solo come “il piccolo principe”.” Dire “si è ammalata” senza appesantire. È un fatto, non un colpo di scena.
“Ma avevo ancora il libro, e potevo sentire il suo profumo sulle pagine.” Qui entra tenerezza. La parola “profumo” va detta con tempo, lasciando uscire aria prima di continuare.
“Lo portavo con me ovunque andassi, al punto che mio padre minacciò di gettarlo nell’immondizia.” Primo accenno di amarezza: non calcata.
“E quindi iniziai a nasconderlo.” Voce più bassa; pausa su “nasconderlo”. Gesto minimo delle mani, come se stesse mimando una tasca.
“E lo nascosi così tante volte in così tanti posti che un giorno dimenticai dove lo avevo messo.” Raccontarlo con un tono quasi ironico, ma triste sotto la superficie.
“Ma ogni volta che guardo le stelle penso a lei.” È la frase centrale: va detta senza tremori, con sincerità calma.
“E… e quando chiudo gli occhi… sento ancora il suo profumo.” Le esitazioni sono parte del ricordo: vanno mantenute naturali, non estetizzate.
“Quindi… ecco… per questo è il mio preferito.” Chiusura timida, quasi imbarazzata.
Il monologo di Henri in Champagne Problems introduce una delle linee emotive più importanti del film: il rapporto interrotto con la madre, la formazione della sua sensibilità e il ruolo del Piccolo Principe come oggetto di memoria. È un passaggio che definisce il personaggio più di qualsiasi descrizione, perché mostra il suo modo di elaborare la perdita, la presenza del padre e l’origine della sua ricerca di autenticità. Henri inizia citando la frase “C’è una dolcezza nel riso delle stelle”, scelta che posiziona subito il suo mondo interiore. Il riferimento al Piccolo Principe è una chiave narrativa che svela il suo modo di leggere la realtà: attraverso immagini semplici, cariche di affetto e legate all’infanzia. Il monologo entra subito in un campo emozionale privato, ma il tono resta sobrio. Questo equilibrio permette al film di raccontare il dolore senza trasformarlo in sfogo. La costruzione del personaggio passa attraverso il modo in cui lui controlla le parole e in cui ogni immagine è legata a un gesto quotidiano.
Il ricordo delle letture serali crea un ancoraggio preciso: l’infanzia come spazio che continua a parlare nel presente. Henri non descrive la malattia con dettagli, ma con una frase sintetica che mostra la frattura che ha vissuto. Questa scelta rende il monologo ancora più efficace perché evita il pathos e lascia emergere la verità emotiva. Il libro diventa un simbolo di continuità. Non è un oggetto romantico in senso estetico, ma una traccia concreta: un profumo, una sensazione, la possibilità di tornare a un momento in cui la presenza della madre era un punto fermo. Questo spiega perché Henri lo porta ovunque e perché il gesto del padre, che minaccia di liberarsene, crea una tensione familiare che il film riprenderà più avanti.
La battuta in cui Henri cita il padre introduce un conflitto che non viene sviluppato in termini diretti, ma che resta sullo sfondo: il padre è legato alla tradizione e alla gestione dell’azienda, mentre Henri vive in un mondo emotivo diverso e fatica a trovare spazio. Il libro nascosto più volte segnala un comportamento difensivo, un’abitudine creata per tutelarsi. È un dettaglio che anticipa la difficoltà di dialogo tra i due, ripresa più avanti nella storia. La frase “ogni volta che guardo le stelle penso a lei” racchiude il cuore del monologo. Non è una dichiarazione struggente, ma una constatazione quieta che mostra come Henri abbia organizzato i suoi ricordi: non con immagini dolorose, ma con segnali visivi che accompagnano i momenti di solitudine. È qui che il film di fatto collega Henri alla sua evoluzione futura. La sensibilità che mostra in questo racconto è la stessa che lo porterà a cercare un percorso diverso da quello imposto dalla famiglia. Il monologo funziona quindi come presentazione e come promessa narrativa.
Con quel “per questo è il mio preferito”, non è un tentativo di chiudere il discorso in modo elegante. È un gesto spontaneo, come se Henri dovesse giustificare il livello di apertura che ha appena concesso. Questa esitazione finale racconta più del contenuto stesso: Henri non è abituato a esporsi, e quando lo fa sente il bisogno di minimizzare.

Regista: Mark Steven Johnson
Sceneggiatura: Mark Steven Johnson
Produttore: Stephanie Slack Margret H. Huddleston
Cast: Minka Kelly Tom Wozniczka Thibault de Montalembert Sean Amsing Flula Borg Astrid Whettnall Xavier Samuel
Dove vederlo: Netflix

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