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~ LA REDAZIONE DI RC
L’episodio si apre con Sinatra semicosciente in ospedale, sospesa tra presente e ricordi. In questo stato riaffiora un incontro di anni prima con uno scienziato nichilista che teorizzava la fine del mondo: supervulcani, collassi a catena, una catastrofe inevitabile. In mezzo al delirio, l’uomo accenna ironicamente a un’unica soluzione possibile: scavare “una buca” enorme per sopravvivere. Per lui è una battuta. Per Sinatra diventa un’idea.
Un altro flashback ci riporta a nove anni prima, al giorno dell’insediamento di Cal. Il bunker è un progetto fragile, la tecnologia necessaria non è disponibile e la via diplomatica sembra fallire. Il padre di Cal lascia intendere che esista “un altro genere di persona” capace di ottenere ciò che serve. Un’allusione alla strada sporca. Nel presente Sinatra scopre di essere rimasta incosciente per un mese. Henry è il nuovo presidente e la tensione interna è esplosa: alcuni ragazzi, accusati di sovversione, vengono arrestati. Tra loro c’è James, figlio di Cal, che comunica clandestinamente con Presley, figlia di Xavier, tramite biglietti nascosti nelle librerie pubbliche. Dopo la partenza di Xavier — che si è autoaccusato di aver sparato a Sinatra per proteggerli — i figli sono affidati a Nicole Robinson. Intanto Jane, vera responsabile dello sparo, costruisce una versione ufficiale che la consacra come eroina.
Henry si dimostra inadatto: propone un’assurda “estate artificiale” per compiacere la popolazione, ignorando i rischi energetici. Quando uno scienziato lo contesta, lo fa arrestare. Intanto emergono sospetti su un misterioso “progetto Sinatra”, verso cui vengono dirottate risorse. Jane manipola Henry, mentre Simone scopre incongruenze nei documenti legati alla morte di Billy Pace: troppe dichiarazioni firmate da Jane. Indagando, trova prove che smontano il profilo di uomo depresso costruito da lei. Un lungo flashback rivela il passato: Billy Pace, killer incaricato di ottenere la tecnologia per il bunker, uccide un ricercatore che poco prima ha praticato l’eutanasia alla moglie malata di Huntington. L’uomo avverte Billy di non toccare un ragazzo in arrivo: il futuro potrebbe dipendere da lui. Billy risparmia il ragazzo. È Link.
Nel presente Henry, durante una corsa notturna con Jane, viene assassinato. Jane traccia una X col sangue del presidente per incastrare la resistenza. Quando Simone arriva sul posto, Jane la aggredisce e costruisce una scena per farla sembrare colpevole. Parallelamente James viene condotto nel livello più basso della prigione, dove incontra l’architetto di Paradise, lo scienziato che ha progettato il sistema. I due parlano di aprire le porte: non una protesta simbolica, ma una frattura strutturale. Sinatra, intanto, parla con la governante Carmen e dimostra di conoscere dettagli top secret. Il “progetto Sinatra” è reale. Ma nella fotografia regalata da Gabriella è nascosto un dispositivo per ascoltare. Gabriella sta origliando.
Il segreto non è più al sicuro.

Il finale è costruito come una detonazione progressiva.
La prima bomba è Jane: elimina Henry e crea un nemico pubblico, preparando una guerra interna.
La seconda bomba è Link: il ragazzo risparmiato anni prima, possibile chiave del futuro.
La terza è James: pronto a trasformare la ribellione in qualcosa di strutturale, con l’aiuto dell’architetto di Paradise.
La quarta è Sinatra: il suo progetto parallelo dimostra che esiste un piano nascosto dentro il sistema.
Il colpo finale è Gabriella che ascolta tutto.
Paradise non è più un rifugio. È diventato un campo di battaglia.

Scienziato: Lei è la donna dell’archivio su Cloud, vero?
Sinatra: Mhm-mhm.
Scienziato: Ci hanno dato la lista dei partecipanti con le loro foto. Lei era in prima pagina. E’ un pezzo grosso.
Barista: Cosa prendete?
Scienziato: Qual è la cosa più costosa che avete qui?
Barista: Puro malto di 50 anni. 85 al bicchiere.
Sinatra: Quanti ne fa una bottiglia?
Barista: 16, più o meno.
Sinatra: Porti la bottiglia. 1360 dollari se non ho sbagliato i calcoli. Ma non ho sbagliato.
Scienziato: Quella cifra non è niente per lei, non è vero?
Sinatra: Non se salva il mondo.
Scienziato: (Ridacchia). E’ arrivata con qualche decennio di ritardo, signora. Non scherzavo, poco fa. Non resta che scavare una buca, e nascondersi.
Sinatra: Ho aggiunto la buca alla lista di cose da fare. Ma prefererirei di gran lunga fermare la catastrofe prima che si verifichi.
Scienziato: (Beve). Cazzo, è buono.
Barista: Buona degustazione.
Scienziato: Ha mai sentito parlare della sindrome di Venere?
Sinatra: No, mai.
Scienziato: Allora le descrivo un bel quadretto. A un certo punto nel futuro, la Caldera esplode. E’ un supervulcano. E provoca uno tsunami globale. Nubi di cenere, apocalisse. E molte persone moriranno. Non proprio tutte, però. Dopo qualche anno, le cose sembrano calmarsi. La temperatura si stabilizza. I sopravvissuti pensano: “Siamo salvi, che fortuna!" Non festeggiate, idioti. Quello era solo il primo atto. Il raffreddamento si blotta. I Gas serra intrappolati hanno la meglio. Il calore comincia a sprigionarsi. All’inizio lentamente, e poi tutto d’un colpo l’aria si ispessisce. Gli oceani evaporano e presto la pressione schiaccia qualunque cosa sia ancora in piedi. E’ successo su Venere. E a quel punto, a chi sarà ancora vivo dispiacerà di non essere morto il primo giorno.
Sinatra: Io posso risolvere problemi anche più gravi. La mia famiglia non vivrà in una buca per generazioni. Ho le motivazioni e le risorse per fare di tutto.
Scienziato: I miliardari sono pazzeschi. Credete che i soldi vi diano dei superpoteri. Odiate il traffico^ Comprate un elicottero. Detestate gli sconosciuti? Comprate un’isola. C’è una sola soluzione a questo. Ed è la sola cosa che neanche lei può comprare.
Sinatra: E cosa sarebbe?
Scienziato: Il tempo.
Questo dialogo è una scena di “posizionamento” puro: in pochi minuti definisce chi è Sinatra (potere, controllo, ossessione operativa) e chi è lo scienziato (lucidità nichilista, disprezzo per l’élite, visione sistemica della catastrofe). La cosa interessante è che la scena non gioca sul mistero, ma sul conflitto tra due forme di potere: denaro vs tempo, e soprattutto tra due posture mentali opposte: soluzionismo (Sinatra) contro determinismo (scienziato).
Si parte con un gancio sociale: “Lei è la donna dell’archivio su Cloud, vero?”. Non è un complimento, è un’etichetta. La riconosce come “pezzo grosso” perché l’ha vista “in prima pagina”, quindi la sua autorevolezza nasce dall’immagine pubblica prima ancora che dalle azioni. Sinatra risponde con un “Mhm-mhm”, minimizzando: è una micro-mossa di controllo. Non concede la soddisfazione del riconoscimento, non entra subito nel gioco dell’ego. È un tratto tipico del personaggio: economia emotiva, sempre.
Poi arriva il bar, che è un campo da battaglia travestito da normalità. Il momento del whisky è la prima vera “arma” della scena. Lo scienziato chiede “la cosa più costosa che avete”, apparentemente per provocazione o sarcasmo. È un test: vuole vedere se Sinatra è il tipo di persona che compra il dominio. Sinatra non solo accetta, rilancia: chiede la bottiglia intera e fa i conti al volo, sottolineando “ma non ho sbagliato”. Qui la regia del dialogo è chirurgica: Sinatra si presenta come una mente che calcola, ottimizza, decide. Il denaro non è ostentazione, è un linguaggio operativo. Il sottotesto è: posso permettermelo, posso controllare la situazione, posso trasformare un gesto in un segnale di potere.
Lo scienziato la punzecchia: “Quella cifra non è niente per lei, non è vero?”. Cerca di inchiodarla all’immagine del privilegiato. Sinatra risponde: “Non se salva il mondo.” È una frase chiave perché mette subito in scena la sua auto-narrazione: non è ricca per capriccio, è ricca perché “utile”. È l’etica del fine che giustifica i mezzi. Ma è anche un modo per blindarsi moralmente: se lo scopo è salvare il mondo, qualsiasi spesa diventa irrilevante, quasi virtuosa.
Ed ecco il contraccolpo: lo scienziato ridacchia e dice che è in ritardo di decenni. Questa risata è micidiale: non deride solo Sinatra, deride l’idea stessa di arrivare con una soluzione. In pratica le dice: sei convinta di essere protagonista, ma sei comparsa in una storia già scritta. Quando parla della “buca” come unica via, sta facendo due cose contemporaneamente: primo, riduce la complessità del mondo a un’immagine assurda e brutale (scavare una fossa per sopravvivere); secondo, sta “disinnescando” il soluzionismo con un paradosso: se l’unica soluzione è regredire a una tana, allora tutto il resto è teatro.
Sinatra però non scappa: fa una mossa importantissima, perché trasforma la battuta in task. “Ho aggiunto la buca alla lista di cose da fare.” Questa è una frase che racconta più di mille spiegazioni: Sinatra non ride, non si offende, non discute sul piano emotivo. Registra, archivia, pianifica. È la mente-manager applicata all’apocalisse. E poi aggiunge: preferirebbe fermare la catastrofe. È il suo punto cieco e la sua forza: crede nel controllo anche quando l’altro le sta dicendo che il controllo non esiste più.
Il sorso dello scienziato (“Cazzo, è buono”) e la risposta del barista (“Buona degustazione”) servono a riportare la scena a terra. È una tecnica di scrittura efficace: dopo un concetto enorme, ti butta addosso una frase triviale. Risultato: la fine del mondo diventa quotidiana, digeribile, ancora più inquietante perché trattata come una degustazione.
Da qui parte il blocco “sindrome di Venere”, che nel dialogo non è solo un’esposizione scientifica: è una dimostrazione retorica. Lo scienziato fa un’operazione da predicatore invertito. Invece di promettere salvezza, promette un’illusione di salvezza e poi la strappa. La struttura è in due atti: (1) catastrofe visibile, (2) ripresa apparente, (3) catastrofe definitiva e peggiore. La frase “Non festeggiate, idioti” è la firma del personaggio: disprezzo per la speranza facile, per la narrazione “ce l’abbiamo fatta”. È anche un attacco frontale al bisogno umano di closure. Lui non concede closure, perché la realtà non la concede.
La cosa cruciale è che la sua apocalisse non è un evento singolo: è una catena di feedback. Supervulcano, raffreddamento temporaneo, gas serra intrappolati, riscaldamento incontrollabile, atmosfera che si ispessisce, oceani che evaporano, pressione che schiaccia tutto. In termini drammatici, questa è la vera arma: non puoi “sparare” al supervulcano. Non puoi “negoziare” con una cascata di sistemi. Più descrive un mondo fisico che collassa, più mette Sinatra in un angolo: il denaro funziona bene contro problemi “umani”, molto meno contro le leggi della termodinamica.
E infatti Sinatra risponde con un’altra dichiarazione identitaria: “Io posso risolvere problemi anche più gravi… ho le motivazioni e le risorse per fare di tutto.” Questo è il suo credo: i problemi sono risolvibili se sei determinato e finanziato. È l’ideologia della competenza e dell’investimento. Nota: lei non dice “ci proverò”, dice “posso”. È un linguaggio assoluto, tipico di chi è abituato a vincere.
Lo scienziato ribalta la premessa con la critica ai miliardari: elicottero, isola. Non sta solo insultando, sta descrivendo il meccanismo psicologico del privilegio: trasformare ogni frizione del mondo in un acquisto. E poi piazza la frase più forte del dialogo: “C’è una sola soluzione a questo. Ed è la sola cosa che neanche lei può comprare.” Qui il dialogo diventa una trappola perfetta: Sinatra, che compra tutto, viene portata a chiedere “E cosa sarebbe?”, cioè ad ammettere una mancanza. E la risposta finale, “Il tempo”, è una chiusura tematica che fa collassare tutto: non importa quanto potere hai, se sei in ritardo. Il tempo è l’unica valuta non scalabile.
Questa scena, quindi, fa tre cose insieme: costruisce il mito di Sinatra (onnipotenza organizzativa), lo incrina (limite assoluto: tempo), e pianta il seme del suo futuro comportamento (se non puoi comprare tempo, devi… creare condizioni alternative: bunker, “buca”, piani paralleli). È praticamente l’origine narrativa della sua ossessione.

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