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~ LA REDAZIONE DI RC
Arriva un momento, nei gialli “a congegno”, in cui smetti di inseguire gli indizi e inizi a inseguire le persone. Nel finale de I sette quadranti di Agatha Christie succede esattamente questo: l’azione si sposta sul treno, lo spazio si stringe, i sospetti diventano nomi e i nomi diventano colpe. Da lì in avanti la storia fa tre ribaltamenti in sequenza, uno criminale, uno familiare, uno “politico”, e ognuno riscrive quello precedente. Il risultato è un finale a scalini: ogni volta che pensi di aver capito, la serie ti sposta il pavimento sotto i piedi.

Tutto esplode quando Loraine fugge con ciò che conta davvero: la busta, l’orologio-campione e soprattutto il passaggio che conduce alla formula di Matip. La fuga non è improvvisata: è pianificata, con tempi e fermate. Ed è qui che la serie fa la scelta giusta: invece di risolvere tutto in una stanza, porta i personaggi su un treno. Un treno è perfetto per un finale perché è un contenitore in movimento: corridoi stretti, porte, carrozze, impossibilità di “sparire davvero”. Chi è dentro, deve giocare la partita fino in fondo.
Bundle (Eileen) sale sul treno con Jimmy e Bill e comincia una caccia fisica: vagone dopo vagone, scompartimento dopo scompartimento. In questo tratto la suspense nasce dal fatto che nessuno è più “al sicuro” e che ogni alleato può diventare un rischio. Non è più “chi è stato?”, ma “chi mi sta accanto mentre succede?”. Quando trovano Loraine, sembra il classico momento di chiusura: lei è presente in ogni snodo, conosce troppo, ora è colta in fuga. In un giallo tradizionale potrebbe bastare. Ma qui Christie (e l’adattamento) giocano su una cosa più cattiva: l’apparenza del colpevole perfetto.
Loraine confessa solo a metà. Eileen stringe il cerchio con una prova di metodo: il biglietto del treno e la pianificazione, che inchiodano Loraine non solo come “sospetta”, ma come persona che aveva un piano pronto. Sembra una pista lineare.
E invece il treno, proprio nel momento in cui dovrebbe portare alla soluzione, diventa il luogo del tradimento.
Eileen chiede a Jimmy di “tirarla fuori” — la pistola, il coraggio, la mossa decisiva. E Jimmy lo fa. Ma la pistola non va verso Loraine: va verso Eileen.
Questo è il punto in cui il finale cambia genere. Non siamo più nel giallo mondano dove gli amici si aiutano: entriamo nel thriller, nel “chi è dentro e chi è fuori”. Eileen ricompone in un lampo tutti i dettagli tecnici che Battle stava inseguendo: la ferita auto-inflitta, il guanto sfilato con i denti e bruciato, la pistola lanciata per falsare le tracce. Il “finto omicidio” di Jimmy a Wyvern Abbey non era un errore della serie: era un depistaggio scritto nel piano.
E per renderlo irreversibile, Jimmy spara a Bill.
È un colpo narrativo molto preciso: Bill è l’amico “funzionale”, quello che fin qui oscillava tra ambiguità e aiuto. Se muore, muore la possibilità di restare nel dubbio. Se sopravvive, resta una ferita narrativa da portarsi dietro. E infatti Bill sopravvive solo perché il proiettile colpisce l’orologio di Matip, dimostrando che la formula non è una scusa: è reale, concreta, indistruttibile. La tecnologia, qui, diventa plot twist.
Eileen però non è una vittima passiva. Con un gesto semplice e credibile (la valigia che colpisce Jimmy), ribalta l’azione e recupera l’arma. È un momento “Bundle”: istinto, improvvisazione, coraggio.
Braccando Jimmy fino a un’altra carrozza, arriva la confessione che sistema i pezzi:
Jimmy ha ucciso Ronny.
Gerry non lo ha ucciso Jimmy, ma Loraine, drogandolo lentamente durante la festa (il whisky “corrotto” con sonniferi).
Il movente immediato è il denaro: essere pagati consegnando la formula.
Questo passaggio è fondamentale perché riscrive anche il primo episodio: le ultime parole di Ronny non erano “vai da Jimmy”, erano una frase da morente interpretata male, un tentativo di indirizzare Eileen verso la verità. La serie fa una cosa molto umana: mostra come l’informazione, quando passa attraverso shock e dolore, può deformarsi. Ma Jimmy aggiunge un’ultima frase, quella che apre il vero abisso: loro due non sono la cima.
Jimmy dice che chi ha orchestrato tutto è a bordo, in prima classe. Eileen lo stordisce, prende la formula, ferma il treno e va nel punto indicato. Qui arriva il twist più doloroso: il “capo” non è un politico, non è un industriale, non è una figura lontana. È sua madre.
Questo ribaltamento funziona perché non è solo un colpo di scena: è un conflitto morale. Eileen chiede “perché?”. La madre risponde ribaltando la cornice: non è lei ad aver tradito il paese, è il paese ad aver tradito loro — soprattutto con la morte di Thomas. A quel rancore si somma il tema sociale: il declino economico, la perdita di status, l’umiliazione. La formula diventa la scorciatoia: non una vittoria, ma un risarcimento.
Eileen prova a salvarla con l’unica cosa che non è calcolo: l’amore. “Non ti basto io?” Ma la madre ormai è dentro un buco nero di rivendicazione. A quel punto Eileen le punta la pistola: non perché voglia ucciderla, ma perché capisce che l’amore non basta più come argomento.
Ed è qui che il finale evita l’eccesso melodrammatico: entra Battle, Eileen gli consegna l’arma e si allontana. Non serve uno sparo per chiudere un rapporto: basta un gesto che sancisce una separazione.
Quando sembra tutto finito, la serie fa l’ultimo cambio di prospettiva. Eileen torna a casa svuotata, non risponde alle chiamate di Bill, e il mondo “ufficiale” chiude: arresti, accordo firmato, pratica archiviata.
Poi arriva Alfred e la porta dai Sette Quadranti.
E lì c’è la rivelazione finale: il Numero 7 toglie la maschera ed è il sovrintendente Battle. I Sette Quadranti non sono (solo) la rete criminale che abbiamo temuto: sono anche un’alleanza segreta che combatte forze oscure e minacce più grandi. Questa ambiguità è il colpo di coda perfetto, perché spiega due cose insieme: perché Battle era sempre “troppo presente” e “troppo informato”; perché la storia insisteva su Ronda e sul passato. Battle rivela che il padre di Eileen era un membro dei Sette Quadranti ed è morto durante una missione a cui partecipava anche lui: la missione di Ronda, quella che aveva causato la morte “incornata” e la tragedia collegata alla sorella di Matip. La madre non sapeva nulla — e questo rende ancora più tragico il suo movente: ha fatto tutto anche perché le mancava un pezzo di verità fondamentale. E infine l’ultima scelta: Battle chiede a Eileen di unirsi a loro. Serve una missione subito. Eileen accetta.


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