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~ LA REDAZIONE DI RC
Nel secondo episodio de I sette quadranti di Agatha Christie, la trama accelera e cambia marcia: dall’omicidio “in casa” si passa a un mistero più grande, fatto di società segrete, messaggi cifrati e interessi politici. Entra finalmente in scena Superintendent Battle, e Bundle (Eileen) capisce che “Sette Quadranti” non è solo un nome inquietante: è un luogo, un codice, e forse un’organizzazione. Nel frattempo, la posta in gioco sale con la formula del Dottor Matip, un’invenzione capace di rivoluzionare l’acciaio… e di diventare un’arma nelle mani sbagliate. E quando l’episodio sembra arrivare al suo climax, un colpo improvviso chiude tutto con una morte che ribalta la percezione dei personaggi.

L’episodio si apre ancora una volta a Ronda, nel 1920, come se la serie volesse ricordarti che il passato non è un semplice prologo, ma un’origine del veleno. Un fabbro sta lavorando a un ovale: sembra la cornice di un orologio o un elemento metallico destinato a qualcosa di più grande. Ha appena fatto una scoperta, ma non fa in tempo a spiegarla perché viene chiamato dalla sorella. I due si muovono in una piazza cercando qualcuno: l’atmosfera è tesa, da appuntamento che non vorresti mai prendere.
Arriva una donna. In un attimo la scena esplode: la donna uccide la sorella del fabbro. Lui resta con in mano una busta, definita come il lavoro di una vita, qualcosa che doveva consegnare all’uomo che stavano aspettando. Ora però quell’uomo non c’è, e davanti a lui c’è una persona armata che vuole la busta. Il fabbro, per guadagnare un attimo, getta la lettera. La donna si distrae per raccoglierla. E lui la uccide a sangue freddo. È un prologo spietato, costruito su un’idea chiara: chiunque possieda certe informazioni è costretto a scegliere tra essere vittima o diventare carnefice.
Si torna al presente, ai giorni dell’indagine. Bundle ed Eileen (qui la tua trama usa il nome Eileen come riferimento principale) sono al funerale di Ronny. Il dolore non è più astratto: adesso ci sono corpi e tombe. Bundle dice a Jimmy Thesiger che Ronny, prima di morire, le ha parlato dei Sette Quadranti. Jimmy sostiene di non saperne nulla, ma propone un passo logico: organizzare un incontro con Loraine, la sorella di Gerry Wade. È un modo per tenere insieme i fili: Gerry, Ronny, quella parola ricorrente.
Ma la scena non resta emotiva: diventa subito operativa. Bundle nota che l’uomo che li spiava nei giorni precedenti è ancora lì, e adesso è chiarissimo che non si tratta di un curioso. Lo segue in macchina fino a una centrale. Lo pedina fino al suo ufficio. L’uomo si presenta: è il sovrintendente Battle, e sta seguendo il caso Gerry–Ronny. Battle aggiunge un dettaglio importante: la morte di Ronny non è stata divulgata, proprio per avere libertà di manovra. Quindi sì, la polizia “ufficiale” può aver archiviato… ma qualcuno sta lavorando dietro le quinte.
Quando Bundle pronuncia “Sette Quadranti”, Battle non sembra avere certezze. Però mette in ordine il campo: i Sette Quadranti non sono soltanto un quartiere, sono anche un club. E soprattutto le dà un consiglio che suona più come un divieto: stare lontana dal caso, dal Foreign Office e dai Coote. È la classica scena in cui un personaggio istituzionale prova a mettere un recinto… e il protagonista lo scavalca.
Bundle va a cena con Bill, che si conferma una presenza ambigua: curioso, quasi evasivo, uno che sa più di quanto dica. È Bill a chiarire che “Sette Quadranti” è un locale notturno “pittoresco”. Bundle non ci gira intorno: vuole andarci subito e chiede a Bill di accompagnarla.
Fuori dal locale incontrano Alfred, l’ex valletto licenziato dalla madre di Bundle per questioni di soldi. Alfred, però, non mostra rancore verso Bundle: anzi, la tratta con una gentilezza quieta, quasi malinconica. È un dettaglio che conta, perché Alfred sembra un personaggio “minore” ma la regia lo piazza sempre in punti strategici: appare, osserva, sparisce.
Entrano nel club e Bundle resta sorpresa: Bill lo aveva descritto come un posto finito, e invece è pieno fino al soffitto, vivo, rumoroso, denso. Lei e Bill ballano, ma Alfred li osserva tra la folla con uno sguardo che non è semplice nostalgia: sembra attenzione. Poi si allontana. Bundle lo nota e lo segue. Da qui l’episodio cambia ancora linguaggio: dal locale “pubblico” si entra in una zona privata, fatta di corridoi e stanze, come un labirinto dietro le quinte.
Bundle si avventura in passaggi interni finché sente dei passi avvicinarsi. Si nasconde in un armadio. Intorno a lei ci sono orologi ovunque: appesi, poggiati, scolpiti. Il simbolo della serie diventa quasi un’ossessione scenografica. Nella stanza entrano degli sconosciuti che si siedono intorno a un tavolo ovale con un orologio impresso: la riunione è rapida, efficiente, come se avessero poco tempo e molto controllo.
Sentiamo cose pesanti, dette con la freddezza di chi parla di un lavoro: discutono della morte di Ronny e del fatto che la polizia ha chiuso il caso. Poi passano al vero tema: una formula, quella del Dottor Matip, da proteggere. Parlano di un prossimo incontro di vitale importanza a Wyvern Abbey, dove si discuterà della formula. E c’è un dettaglio da thriller puro: tra loro c’è un “Numero 7” che si espone più degli altri, e gli altri gli augurano buona fortuna. È un modo per dire: qualcuno, lì dentro, sta per fare la mossa rischiosa.
Il giorno dopo Bundle racconta tutto a Jimmy. Jimmy concorda su un punto: Bill ne sa qualcosa, e il suo comportamento lo conferma. Arriva il maggiordomo di Jimmy con una notizia: è arrivata Loraine. Viene fatta accomodare, e la conversazione parte dal passato per poi stringersi sul presente. Quando Jimmy nomina la società segreta raccontata da Bundle, la temperatura cambia: si smette di girare intorno al problema e si parla a carte scoperte. Bundle dice che Gerry aveva parlato dei Sette Quadranti, che forse era coinvolto, e che potrebbe essere stato ucciso per questo.
La decisione è immediata: devono tornare al locale. E Loraine vuole unirsi a loro. Jimmy, a quel punto, alza il livello del rischio: chiede al maggiordomo di procurarsi una pistola. Se la serie fino a qui giocava con sveglie e lettere, ora dichiara apertamente che potrebbe finire in violenza diretta.
Prima di muoversi, però, c’è un passaggio cruciale: devono parlare con George Lomax, l’uomo collegato al Foreign Office e alla riunione di Wyvern Abbey. Bundle lo chiama e gli riferisce della riunione segreta. Lomax va nel panico: è terrorizzato dall’idea che l’informazione sia trapelata e implora Bundle di non dirlo a nessuno. Bundle tenta una manovra “di accesso”: dice che sua madre sarebbe disposta a offrire aiuto per l’evento. È strano, perché la madre è sempre stata ostile a quel giro, ma Lomax abbocca alla possibilità di avere una copertura e si precipita.
E infatti, dopo pochi secondi, Lomax suona alla porta. La madre di Bundle, come prevedibile, si nasconde e non si fa trovare. È un momento quasi ironico: l’uomo pieno d’ansia davanti a una porta, e dall’altra parte una donna che rifiuta perfino di esistere per lui. Bundle allora si offre di sostenere l’incontro al posto della madre. Lomax finisce per parlare con loro, madre e figlia, e finalmente capiamo il cuore politico della faccenda.
La riunione a Wyvern Abbey riguarda la formula del Dottor Matip, inventore originario del Camerun. Ha brevettato un metodo per rinforzare l’acciaio: un’innovazione enorme, una rivoluzione industriale. Nelle mani giuste può cambiare il mondo. Nelle mani sbagliate può diventare un disastro. Lomax è talmente spaventato che confessa di aver ricevuto una lettera firmata “Sette Quadranti” che lo intimava a non procedere, o la sua incolumità sarebbe stata a rischio. Non è più “un quartiere pericoloso”: è un mittente, un’entità, una firma.
Nonostante le proteste della madre, che percepisce il pericolo come concreto, Bundle viene invitata all’evento. E così arriviamo a Wyvern Abbey. L’ambiente è quello della classe alta che si diverte: si spara agli uccelli per diletto, si ride, si fa sport con la stessa leggerezza con cui altrove si parla di vita o morte. Ci sono Jimmy, Bateman e i Coote. E soprattutto c’è Scotland Yard con il suo uomo migliore: il sovrintendente Battle.
Lomax è agitatissimo: deve convincere Matip ad affidare loro l’invenzione. E finalmente incontriamo Matip, e la tua trama lo collega al prologo di cinque anni prima, come se l’uomo si portasse dietro una coda di sangue e segreti. Jimmy ragiona sul “Numero 7” e sul fatto che potrebbe essere chiunque di loro. Bundle, invece, nota la mira dei Coote: Ronny è morto con un colpo dritto al cuore. È una notazione sottile ma pericolosa: non è una prova, è un sospetto che si accende.
Battle, vedendo Bundle lì, le dice che la sua presenza complica tutto: non è un’ospite qualunque. È una variabile che non controlla. È anche il modo più elegante per dire: “Sei un bersaglio.”
A cena Matip racconta frammenti di vita che spiegano perché tutti lo vogliono: camerunense, vissuto in Germania, “dalla loro parte” durante la guerra ma perché costretto. Ora il suo paese è francese, e lui è grato all’Inghilterra per un salvacondotto. Poi dice una frase che taglia il tavolo come un coltello: le persone responsabili, di cui non ci si può fidare, sono quelle capaci di stare al di sopra di ogni sospetto. In un giallo, questa frase è un faro: ti dice che il colpevole, o la mente dietro, potrebbe essere proprio chi appare più pulito.
Oswald Coote vuole vedere la formula in azione. Matip porta con sé un campione: un orologio lavorato con il metallo rinforzato. Dice che è così resistente da rendere qualunque guerra priva di senso. Oswald spara un colpo di fucile all’orologio: l’oggetto resta intatto. È un momento visivo potentissimo perché lega tema e simbolo: l’orologio non è solo tempo, è anche potere industriale e militare.
La notte, quando tutti si ritirano, scatta l’azione. Bundle e Jimmy decidono di non stare fermi. Arriva Bill che implora Bundle di ritirarsi, ma lei non cede. Organizzano turni di guardia per proteggere la porta di Matip: la sensazione è che sappiano di stare aspettando un assalto.
Bundle si cambia in nero e tenta un’azione quasi da ladra/eroina: prova ad arrampicarsi dalla finestra, finisce per cadere e si trova davanti Battle, che la rimette in camera come un adulto che riporta in casa un’adolescente troppo coraggiosa. Ma Bundle non dorme: torna ad affacciarsi per controllare se Jimmy è al suo posto. E lì qualcosa non torna. Jimmy non c’è. E anche Bill non è nella sua camera.
Poi arriva il suono che nei gialli è sempre una condanna: una colluttazione. Gli ospiti accorrono e trovano una porta bloccata. La aprono. E dentro c’è il colpo di scena: Jimmy Thesiger è a terra, morto, vicino a una finestra aperta. L’episodio si chiude così, con una morte che sembra dire: “Avete creduto di essere voi a controllare il gioco. Non lo state controllando.”

“Battle entra in scena” è l’episodio in cui la serie smette di fingere di essere un giallo domestico e diventa un thriller di potere. Bundle fa quello che una protagonista moderna deve fare: ascolta, segue, rischia, disobbedisce. E proprio per questo scopre che i Sette Quadranti non sono folklore londinese, ma una struttura reale che si muove tra club notturni, lettere minatorie e riunioni ad alta tensione. Il finale, con la morte di Jimmy, chiude con un messaggio brutale: chi sta dietro ai Quadranti è più veloce, più preciso, e ha già iniziato a scegliere chi può parlare e chi no.

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