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Intervista a cura di...
~ CLAUDIA LAZZARI
Questa intervista nasce all’interno di un’iniziativa speciale firmata Recitazione Cinematografica: il nostro Fantasanremo, un contest pensato per coinvolgere la community e, soprattutto, per offrire ai vincitori uno spazio di visibilità concreta sul blog. L’idea era semplice, ma per noi importante: trasformare un’occasione di gioco e partecipazione in un’opportunità reale per far conoscere più da vicino volti, percorsi e personalità del nostro mondo.
Con queste interviste vogliamo quindi dare voce ai protagonisti del contest, raccontando non solo il risultato raggiunto, ma anche il cammino artistico e umano che c’è dietro. Perché ogni traguardo, anche quando nasce in un contesto leggero e condiviso, porta sempre con sé una storia che vale la pena ascoltare.
Ci sono percorsi artistici che non nascono in linea retta, ma si costruiscono nel tempo, attraversando studio, palcoscenico, provini, pause e ripartenze. Quello di Mirella Ciciliano è uno di questi: un cammino fatto di formazione seria, tanto teatro, esperienze davanti alla macchina da presa e una passione che continua a restare viva anche nei momenti più complicati.
In questa intervista Mirella ci parla delle sue origini, della sua crescita artistica, dell’importanza dei maestri incontrati lungo la strada e di quel bisogno profondissimo di continuare a fare questo mestiere, nonostante le difficoltà. Un racconto sincero, concreto e pieno di amore per la recitazione.
Comincerei col raccontarci un po ' di te, del tuo percorso formativo, carriera, passioni e interessi?
Io ho origini pugliesi, vengo dal Gargano ma vivo a Roma da tanto. Sono nata in Germania, quindi sono bilingue. Ho fatto qui l’università e studiato lingue e letterature spagnole. A livello recitativo mi sono formata prima frequentando più scuole di recitazione, cercando la mia dimensione. Ogni scuola ha la sua impronta, e quando vai a una scuola di recitazione ti devi sentire anche accolta e a tuo agio. Non ero soddisfatta dell’insegnamento che stavo facendo. Fino a quando sono approdata alla Scaletta e mi sono innamorata di questo signore, Gianbattista Diotaiuti, e mi sono innamorata di questo signore anziano così forte, amorevole, ma anche rigido. Ti guidava nella recitazione e i dava anche insegnamenti di vita. Sono stati anni molto belli, mi hanno formata tantissimo anche a livello di carattere. Lui ti formava anche nell'affrontare questo mondo, il nostro mondo, anche come affrontare le persone, il mondo dei provini. Lui non ti prometteva nulla, ti diceva: “Vieni qui e ti formo. Poi vai tu, con le tue gambe”. Lui ormai non c’è più e lo ricordo con tanto affetto. E poi ho fatto tanto teatro, fin dai nove anni, in Germania. Ho continuato fino a quando ho iniziato a fare anche provini per serie tv, cinema, due film di produzione tedesca… Da un pò di anni registro anche audio guide turistiche.
In merito ai progetti che hai fatto, dato che hai fatto un elenco molto interessante ti vorrei chiedere qual è stato quello che ti ha lasciato un ricordo migliore, magari legato a qualche momento particolare o legato al contenuto del progetto.
Ti faccio un esempio recente. Parliamo di cinema, di teatro, perché ho ripreso a fare teatro adesso, dopo tanti anni, perché con questa mia amica abbiamo portato avanti questo progetto “Rosaline”, scritto da Edoardo Erba per due sole donne. Un pezzo fatto una sola volta, tantissimi anni fa, e porta tematiche attuali: violenza sulle donne, ribellione. Ci è piaciuto così tanto che ce lo siamo autoprodotte. Abbiamo trovato il regista che credevamo fosse più comodo per noi. Siamo andati in scena al teatro Cometa Off, perché ci piaceva il testo, volevamo provare, e non pensavamo a quante persone avremmo fatto. Quando abbiamo registrato il sold-out le quattro sere non sapevamo come fosse successo.
Quando hai qualcosa da dire poi le tue cose succedono.
E’ stato bellissimo, perché ci sentiamo sempre dire “siamo sconosciuti”, e invece può anche succedere di dover lasciare le persone fuori. Siamo andati a Lecce, anche, con questo spettacolo. Ed è una grande soddisfazione aver ridato vita a questo progetto.
Se invece dovessi chiederti il tuo film preferito in assoluto, cosa mi rispondi?
Voglio essere sincera e dico che amo i Goonies, di cui conosco a memoria tutte le battute; ma ti dico anche Dirty Dancing. Non voglio fare la cervellotica e fingere. Io ti dico di cuore i due film che mi fanno risollevare il morale.
Se dovessi chiederti invece con quale regista in questo momento della tua vita sogneresti di lavorare?
Riccardo Milani, perché mi piacciono tanto i suoi film. Mi colpiscono, e lui parla dell’umanità, quella vera, quello che vedi tutti i giorni. Magari racconta storie successe veramente, ho seguito anche le sue interviste. Oppure Ozpetek, tanta roba anche lui.
Ultimissima domanda: come sei approdata su “Recitazione Cinematografica” e come si trovano nella nostra realtà?
Non mi ricordo come sono approdata da voi. Ora sto approdando un periodo della mia vita, come tutti abbiamo le fasi in cui sbatti, e l’incertezza economica è una cosa bruttissima. Devi tirare la cinghia e privarti di tante cose per tirare avanti. Soprattutto negli ultimi mesi dico: “Meno male che ci siete”. Vedere le notifiche, leggere anche i tanti messaggi è bellissimo. Cerco di essere partecipe, quantomeno con un cuoricino. Mi fa bene, mi fa sentire meno sola. Mi ha fatto tanto piacere andare alla serata del Docufilm Risonanza, perché ho conosciuto sia Alfonso che Luca, che sono due persone meravigliose. Tante volte sento di colleghi che attraversano un momento così, e anche attraverso le mail si parla di persone che sono in difficoltà e cerchiamo di trovare speranza insieme. Non mi fa sentire sola, quindi grazie per esserci.


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