Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
L’episodio si apre con Kujo che ignora i timori di Karasuma, spostando l’attenzione su un caso di esecuzione imminente, simbolo di una giustizia che non sempre può essere fermata. Intanto, la giornalista Ichida racconta a Yakushimae il passato legato al padre di Karasuma, distrutto mediaticamente dopo essere stato inizialmente celebrato come eroe. Questo trauma riemerge e spiega la crisi morale di Karasuma.
Mentre Kujo riceve una chiamata dalla figlia Rino, segnale di un legame personale ancora vivo, il mondo criminale entra in ebollizione. Inukai, appena uscito di prigione, si ribella alla gerarchia e tradisce un alleato, mostrando di voler scalare il sistema con violenza.
Karasuma si confronta con la madre, che definisce il bene come l’aiuto ai più deboli, rafforzando il suo distacco da Kujo. Decide quindi di lasciarlo e iniziare a lavorare con Nagaragi, lasciando Kujo completamente solo.
Nel frattempo, Inukai affronta Mibu accusandolo di aver orchestrato il caso Manami e lo ricatta per denaro. Mibu rifiuta l’aiuto di Kyogoku e ribalta la situazione con un’imboscata, liberando Kuga e proponendo a Sugawara una collaborazione più strutturata. A Inukai, invece, ricorda che il suo destino è frutto delle sue scelte, rivelando il suo desiderio di liberarsi dal ruolo imposto.

Nel finale, la pressione su Kujo diventa totale. Il detective Arashiyama vuole usarlo per smantellare la Fushimi-gumi, mentre il procuratore Kurama autorizza la diffusione della notizia, stringendo il cerchio attorno a lui. Il caso Morita diventa cruciale: il ragazzo rischia di incastrare Kujo attraverso prove e testimonianze.
Il momento più teso arriva con l’interrogatorio di Karasuma, dove il detective usa il trauma legato al padre per costringerlo a collaborare. È una scena chiave che mette Karasuma davanti alla scelta definitiva tra giustizia, lealtà e protezione.
Nel frattempo, il sistema criminale implode: Inukai rapisce e uccide il figlio di Kyogoku, dando il via a una guerra interna. Questo evento segna il punto di non ritorno e trasforma il conflitto in una vera reazione a catena.
Il vero centro del finale è però il rapporto tra Kujo e Karasuma. Nonostante l’ultimo tentativo di salvarlo, Karasuma capisce che Kujo non si fermerà.
Kujo prende allora la decisione più dolorosa: allontanarlo. Non per rifiuto, ma per proteggerlo. È la prima volta che rinuncia a qualcuno.
La spiegazione del finale sta proprio qui: Kujo resta fedele ai suoi principi, ma il mondo attorno a lui è ormai troppo pericoloso.
Karasuma completa il suo percorso, scegliendo di andarsene. Kujo, invece, resta solo.

KYOGOKU: Ha una visita con qualcuno?
KURASAMA: Sì
KYOGOKU: Sono tornato dopo aver portato l’anguilla al mio boss.
KURASAMA: Ah sì?
KYOGOKU: Perchè non lavora più con l’avvocato Kujo? Avete litigato?
KURASAMA: Ha un buon orecchio per le voci.
KYOGOKU: E’ la mia divinità protettrice. So tutto dell’avvocato Kujo.
KURASAMA: Divinità protettrice? Il suo risolutore? O dovrei dire facilitatore?
KYOGOKU: Ora prenderà il volo da solo avvocato Kurasama?
KURASAMA: Dica pure quello che vuole.
KYOGOKU: Avvocato, lei è ancora giovane e le voglio insegnare una cosa. Anche se pensa di essere fuggito, una volta che ci ha messo piede, una mano spunterà dalla terra e afferrerà il suo braccio all’improvviso. Proprio come in Carrie
KURASAMA: Carrie?
KYOGOKU: Il capolavoro di De Palma. E’ meglio che stia attento. Un giorno, uno zombie che neanche ricorda verrà fuori strisciando. I peccati non sbiadiscono né scompaiono. Si ingigantiscono senza farsi notare. Fuggire peggiorerà solo le cose.
KURASAMA: Non ho tempo per questo.
KYOGOKU: Avvocato! Pensi alla sua famiglia.
Non è uno scontro diretto. Non è neanche una minaccia esplicita. È qualcosa di più sottile: un monologo mascherato da conversazione, in cui Kyogoku stabilisce il terreno su cui Karasuma, volente o nolente, dovrà muoversi.
Ed è proprio questa ambiguità a renderlo uno dei passaggi più inquietanti della serie. Il dialogo si apre in modo quasi banale: “Ha una visita con qualcuno?” Ma è subito chiaro che Kyogoku non è lì per caso. Non è un incontro casuale. È un’intercettazione.
Quando dice di essere tornato dopo aver portato “l’anguilla al boss”, non sta condividendo un dettaglio. Sta ricordando a Karasuma il suo ruolo dentro un sistema gerarchico.
Kyogoku parla sempre così: apparentemente leggero, in realtà estremamente posizionato
Ogni frase serve a ribadire una cosa: lui sa dove si trova e sa dove si trova anche Karasuma. Uno dei passaggi più importanti è questo: “So tutto dell’avvocato Kujo”. Non è una battuta informativa. È una dichiarazione di dominio.
Quando Karasuma risponde con ironia (“Divinità protettrice? Facilitatore?”), prova a ridimensionarlo. Ma Kyogoku non reagisce. Non ne ha bisogno.
Perché il potere, in questa scena, non passa dal confronto. Passa dalla consapevolezza asimmetrica. Kyogoku sa più cose. E lo fa pesare senza alzare la voce. La domanda centrale non è quella esplicita (“Perché non lavori più con Kujo?”).
La vera domanda è implicita: “Pensi davvero di esserne uscito?” Quando Kyogoku dice: “Ora prenderà il volo da solo?” sta facendo due cose insieme: riconosce il distacco da Kujo e lo interpreta come un’illusione di autonomia. Karasuma prova a chiudere il discorso (“Dica pure quello che vuole”), ma è già sulla difensiva. E Kyogoku lo sa.
Qui il dialogo cambia completamente livello.
Kyogoku smette di parlare da criminale e inizia a parlare da narratore “Una mano spunterà dalla terra e afferrerà il suo braccio… come in Carrie”. La citazione di Carrie non è casuale. È una delle immagini più iconiche dell’horror: il ritorno improvviso di ciò che credevi sepolto. Kyogoku usa questa immagine per costruire una teoria precisa: non esiste uscita dal sistema. Non importa quanto ti allontani. Non importa quanto ti convinca di aver chiuso.
Qualcosa tornerà a prenderti.
Se dobbiamo sintetizzare questo scambio, possiamo leggerlo così: Kyogoku non sta cercando di convincere Karasuma, sta cercando di prepararlo. Prepararlo a cosa?
Al fatto che non è davvero uscito, non potrà restare neutrale, dovrà pagare qualcosa. Questo dialogo anticipa perfettamente quello che accadrà dopo nella serie. Il dialogo tra Kyogoku e Karasuma è breve, ma densissimo. Non è uno scontro. È un avvertimento. E soprattutto, è una promessa narrativa: quello da cui pensi di essere uscito… tornerà.

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