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~ LA REDAZIONE DI RC
Nel terzo episodio di La bomba sul volo Pan Am 103, l’indagine sull’attentato di Lockerbie comincia a seguire le tracce materiali lasciate dall’ordigno. I reperti analizzati dal RARDE conducono gli investigatori verso una radio Toshiba, mentre un’operazione antiterrorismo compiuta in Germania due mesi prima sembra offrire un possibile collegamento. Ed McCusker raggiunge Washington, Dick Marquise cerca il presunto artificiere Marwan Khreesat e Kathryn Turman porta le richieste delle famiglie all’interno delle istituzioni americane. La puntata ricostruisce così la nascita della pista palestinese e il recupero dei dati sui bagagli transitati da Francoforte. Ecco la trama completa e la spiegazione del finale dell’episodio 3 di La bomba sul volo Pan Am 103.
Attenzione: spoiler sull'episodio 3

Il terzo episodio riparte dall’esame dei reperti recuperati tra i rottami del volo Pan Am 103. Migliaia di frammenti sono stati raccolti nei campi intorno a Lockerbie, catalogati e trasferiti nei laboratori incaricati di ricostruire il funzionamento della bomba.
Una parte decisiva del lavoro viene svolta dal RARDE, il Royal Armament Research and Development Establishment. Nel laboratorio britannico vengono analizzati gli oggetti che presentano bruciature, deformazioni e segni compatibili con una detonazione ravvicinata.
Gli esperti non stanno cercando un apparecchio rimasto integro. L’esplosione ha ridotto la valigia e il suo contenuto in frammenti piccolissimi, spesso rimasti conficcati nei vestiti e negli altri bagagli collocati vicino all’ordigno. La ricostruzione deve quindi partire da pezzi di plastica, metallo, carta e circuito stampato.
Tra i reperti viene individuato un frammento elettronico che sembra provenire da una radio portatile. Altri piccoli pezzi, trovati all’interno di alcuni indumenti danneggiati, presentano caratteristiche simili. Gli investigatori cominciano così a ipotizzare che l’esplosivo fosse stato nascosto in un apparecchio radiofonico.
Il componente non consente ancora di stabilire immediatamente marca e modello. Gli specialisti confrontano il circuito con numerosi apparecchi disponibili sul mercato, cercando una corrispondenza nella disposizione delle piste elettriche e nella forma dei materiali.
La ricerca conduce verso alcuni modelli prodotti dalla Toshiba. La conferma arriva anche attraverso frammenti del manuale d’istruzioni recuperati nei vestiti che si trovavano nella valigia principale. Il dispositivo viene infine identificato come una radio-registratore a cassette Toshiba RT-SF16 BomBeat, dotata di due altoparlanti.
La ricostruzione giudiziaria avrebbe poi stabilito che la bomba era stata collocata proprio dentro una Toshiba RT-SF16, inserita in una valigia rigida Samsonite marrone insieme a diversi capi di abbigliamento. I frammenti del manuale e dell’apparecchio furono trovati dentro camicie, pantaloni e un indumento per bambini danneggiati dall’esplosione.
L’identificazione della radio richiama immediatamente un’altra indagine. Due mesi prima dell’attentato, la polizia della Germania Ovest aveva condotto un’importante operazione contro una cellula terroristica che costruiva bombe nascondendole dentro apparecchi elettronici.
La serie torna quindi all’ottobre del 1988. In Germania è in corso l’operazione Herbstlaub, nome traducibile come “Foglie d’autunno” e utilizzato nelle fonti internazionali nella forma inglese Autumn Leaves.
Il 26 ottobre 1988, il Bundeskriminalamt, la polizia criminale federale tedesca, effettua una serie di perquisizioni a Francoforte e a Neuss. L’obiettivo è una cellula del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale, indicato con la sigla PFLP-GC.
Durante l’operazione vengono sequestrati esplosivi, detonatori, dispositivi barometrici, timer, armi, etichette per bagagli e alcune radio Toshiba modificate per contenere ordigni. Vengono inoltre arrestati diversi membri della cellula, tra i quali il suo presunto responsabile operativo Hafez Kassem Dalkamoni e l’artificiere Marwan Khreesat.
La somiglianza con l’attentato di Lockerbie appare immediatamente significativa. In entrambi i casi si parla di esplosivo nascosto dentro una radio Toshiba e destinato a colpire un aereo civile. Gli investigatori devono quindi stabilire se la bomba sequestrata in Germania appartenga allo stesso progetto di quella caricata sul Pan Am 103.
Il collegamento, però, non è perfetto. Le radio recuperate durante l’operazione Herbstlaub appartenevano a modelli diversi dalla Toshiba RT-SF16 utilizzata sul volo Pan Am 103. Anche i sistemi di attivazione erano differenti: gli ordigni della cellula palestinese utilizzavano dispositivi barometrici e timer rudimentali chiamati “ice-cube timers”, mentre la bomba di Lockerbie sarebbe stata successivamente associata a un timer MST-13.
La distinzione non è ancora sufficiente per escludere la pista. Gli investigatori si trovano nelle prime settimane del caso e devono controllare tutte le somiglianze. La cellula tedesca aveva dimostrato di possedere sia le competenze sia l’intenzione di costruire bombe capaci di distruggere aerei.
La narrazione raggiunge il 2 febbraio 1989, quarantatré giorni dopo l’attentato. I risultati ottenuti dal RARDE vengono confrontati con il materiale sequestrato durante Herbstlaub. La radio Toshiba diventa il primo collegamento concreto tra i reperti di Lockerbie e una rete terroristica già conosciuta dalle autorità europee.
Gli investigatori scoprono però che molti degli arrestati durante l’operazione tedesca sono stati rilasciati poco dopo le perquisizioni. Dalkamoni è rimasto in carcere, mentre Marwan Khreesat è tornato libero e ha lasciato la Germania.
Il rilascio diventa un problema urgente. Khreesat è considerato il principale artificiere della cellula e conosce il metodo utilizzato per trasformare comuni radio in ordigni esplosivi. Se esiste una relazione tra Herbstlaub e Lockerbie, potrebbe sapere chi ha costruito la bomba o dove si trovi un dispositivo sfuggito alle perquisizioni.
La priorità diventa quindi rintracciarlo. La polizia tedesca, gli investigatori scozzesi e l’FBI cercano di ricostruire i suoi movimenti dopo la liberazione. Khreesat sembra essere tornato in Medio Oriente, rendendo più difficile interrogarlo e verificarne l’eventuale coinvolgimento.
Mentre la pista tedesca prende forma, a Washington Dick Marquise incontra Kathryn Turman, interpretata da Merritt Wever. La donna lavora come assistente speciale del senatore della Pennsylvania John Heinz e sta raccogliendo le richieste delle famiglie americane colpite dall’attentato.
Il personaggio si trova in una posizione diversa rispetto agli investigatori. Dick deve trovare i responsabili e proteggere le informazioni riservate; Kathryn deve invece occuparsi delle persone che attendono risposte e che non comprendono perché il governo americano comunichi così poco.
La pressione politica sta aumentando. Centonovanta cittadini statunitensi sono morti sul Pan Am 103, ma le famiglie ricevono informazioni limitate e spesso contraddittorie. Alcune non sono ancora riuscite a recuperare i resti dei propri cari o a organizzare una cerimonia funebre completa.
Kathryn vuole capire perché l’FBI non riesca a offrire aggiornamenti più chiari. Dick le spiega che l’indagine coinvolge diverse nazioni, servizi di intelligence e autorità giudiziarie. Molte informazioni non possono essere rese pubbliche perché potrebbero compromettere le operazioni in corso.
La spiegazione non risolve il problema. Per le famiglie, il silenzio delle istituzioni appare come una forma di abbandono. Il dolore privato si unisce alla sensazione che la gestione del caso sia divisa tra apparati più interessati al controllo delle informazioni che all’assistenza dei parenti.
La vera Kathryn Turman lavorava in quel periodo come assistente speciale del senatore John Heinz. La sua esperienza legata al caso Lockerbie avrebbe contribuito, negli anni successivi, allo sviluppo dei programmi federali americani dedicati alle vittime del terrorismo e dei grandi crimini.
In Scozia, John Orr decide intanto di rafforzare la collaborazione con gli Stati Uniti. Propone di inviare Ed McCusker a Washington con il materiale raccolto dalla squadra scozzese e con il database utilizzato per organizzare le informazioni.
La quantità di dati è ormai enorme. Gli investigatori devono confrontare passeggeri, bagagli, viaggi internazionali, gruppi terroristici, reperti elettronici, frammenti di indumenti e persone transitate negli aeroporti di Francoforte e Heathrow.
Separare le informazioni in archivi nazionali diversi rallenta il lavoro. La presenza di Ed negli Stati Uniti dovrebbe permettere agli scozzesi e all’FBI di incrociare più rapidamente le rispettive scoperte.
Ed accetta l’incarico e raggiunge Washington. Il suo arrivo rappresenta un ulteriore passo nella costruzione della squadra internazionale, anche se permangono differenze di metodo. Gli scozzesi vogliono procedere soltanto sulla base delle prove materiali; gli americani devono confrontarsi anche con l’intelligence, il Congresso e la pressione dell’opinione pubblica.
Nel frattempo, all’ambasciata americana di Vienna viene interrogato l’uomo apparso alla fine del secondo episodio. Si tratta di Edwin Bollier, imprenditore svizzero legato alla società elettronica MEBO.
Bollier sostiene di possedere informazioni importanti e cerca di convincere gli investigatori di conoscere persone e apparecchi collegati al terrorismo internazionale. Durante questo primo incontro, però, il suo comportamento e la quantità di affermazioni difficili da verificare suscitano dubbi.
Gli agenti non riescono a ottenere una prova utilizzabile e considerano molte delle sue dichiarazioni poco attendibili. Bollier non viene quindi trattato, in questa fase, come una fonte capace di risolvere il caso.
La sua comparsa non è comunque priva di importanza. La società MEBO diventerà successivamente centrale nell’indagine sul timer che avrebbe azionato la bomba. Nell’episodio 3, tuttavia, gli investigatori non hanno ancora trovato il frammento che permetterà di seguire quella pista.
Mentre Ed lavora all’integrazione dei database, gli specialisti cercano un modo per ricostruire il percorso dell’ordigno attraverso gli aeroporti. Una delle idee consiste nel verificare come una radio simile alla Toshiba possa essere passata attraverso i controlli di sicurezza e le apparecchiature a raggi X.
Gli investigatori simulano quindi l’imbarco di apparecchi dello stesso tipo, studiando le procedure utilizzate negli aeroporti e la capacità degli operatori di riconoscere un ordigno nascosto all’interno di una radio.
L’attenzione rimane concentrata su Francoforte, da dove era partito il volo di collegamento Pan Am 103A. Passeggeri e bagagli erano stati trasferiti a Heathrow e successivamente caricati sul Boeing 747 diretto a New York.
Il problema principale è rappresentato dalla documentazione. Il sistema informatico dell’aeroporto tedesco conservava i dati sulla movimentazione dei bagagli soltanto per un periodo limitato. Inizialmente si teme che le informazioni siano state cancellate e che non sia più possibile sapere quali valigie siano state inviate verso il Pan Am 103A.
La squadra tedesca continua però a cercare copie, stampe e documenti conservati fuori dal normale archivio. La serie mostra quanto il recupero di quella lista sia difficile e pericoloso, fino alla perdita di un uomo coinvolto nella ricerca.
A Washington, Kathryn incontra alcuni familiari delle vittime e rappresentanti interessati alla sicurezza del trasporto aereo. Il gruppo chiede la creazione di una commissione capace di indagare non soltanto sull’attentato, ma anche sulle falle che hanno permesso alla bomba di entrare nel sistema aeroportuale.
Il senatore Heinz è disposto ad appoggiare l’iniziativa. La questione non riguarda più soltanto l’individuazione dei terroristi: bisogna capire se la Pan Am e le autorità federali abbiano protetto adeguatamente i passeggeri.
Durante gli incontri viene fatto anche il nome di Ed. Alcuni familiari lo considerano un investigatore disponibile e capace di parlare con loro senza trattarli come un ostacolo. Kathryn decide quindi di incontrarlo.
Tra i due nasce una collaborazione fondata sulla necessità di collegare l’indagine alle esigenze delle famiglie. Ed le fornisce il punto di vista di chi ha lavorato direttamente tra i rottami e incontrato i parenti delle vittime a Lockerbie; Kathryn gli mostra la pressione che sta crescendo negli Stati Uniti.
Sullo sfondo c’è anche la posizione della Pan Am. Una delle più importanti compagnie aeree americane rischia conseguenze economiche e giudiziarie enormi qualora emergessero gravi responsabilità nella gestione della sicurezza.
Le istituzioni devono quindi affrontare interessi diversi. Le famiglie chiedono trasparenza, l’FBI vuole proteggere l’indagine, il Congresso valuta una commissione e la compagnia aerea cerca di evitare il collasso.
Parallelamente, gli esperti conducono una serie di prove in una struttura della Marina statunitense a Indian Head, nel Maryland. Vengono preparati contenitori per bagagli, valigie riempite di vestiti e radio simili a quella identificata dal RARDE.
Le esplosioni controllate servono a confrontare i danni sperimentali con quelli osservati sul container AVE 4041 e sui frammenti del Pan Am 103. Gli specialisti possono così stimare la posizione dell’ordigno, il quantitativo di esplosivo e la disposizione della valigia dentro la stiva.
Le prove confermano la ricostruzione del contenitore e della bomba, ma non possono dimostrare da sole in quale aeroporto la valigia sia stata introdotta. L’origine del bagaglio deve essere stabilita attraverso i registri aeroportuali e la catena dei trasferimenti. La sentenza di Camp Zeist avrebbe successivamente ricordato che i test americani utilizzarono radio Toshiba collocate in valigie piene di vestiti per verificare posizione ed effetti della detonazione.
Dick Marquise decide intanto di seguire direttamente la pista di Marwan Khreesat. Senza condividere ogni dettaglio con gli investigatori scozzesi, parte per Amman, in Giordania, dove l’artificiere è stato rintracciato.
Khreesat non nega di sapere costruire bombe. Ammette di aver lavorato sugli apparecchi sequestrati durante Herbstlaub, ma sostiene di non essere coinvolto nell’attentato di Lockerbie.
Durante l’interrogatorio emerge un elemento inatteso: Khreesat avrebbe collaborato segretamente con l’intelligence giordana, infiltrandosi nella cellula del PFLP-GC. Secondo la sua versione, aveva ricevuto l’ordine di non rendere pienamente operative le bombe costruite per il gruppo.
Khreesat sostiene inoltre di non aver mai trasformato in ordigno una radio a due altoparlanti come la Toshiba RT-SF16. Le bombe sequestrate in Germania erano diverse per modello e sistema di attivazione.
Le sue dichiarazioni non bastano, da sole, a stabilire che sia completamente estraneo a ogni attività terroristica. Nell’indagine sul volo Pan Am 103, però, non emerge una prova capace di collegarlo direttamente alla bomba esplosa sopra Lockerbie.
Anche la successiva sentenza di Camp Zeist avrebbe rilevato che gli apparecchi realizzati dalla cellula tedesca erano differenti dalla RT-SF16 e che Khreesat aveva dichiarato di non aver mai utilizzato radio a due altoparlanti per costruire ordigni.
Dick torna quindi senza la conferma che cercava. La pista palestinese rimane aperta perché le somiglianze sono importanti, ma l’interrogatorio non permette di attribuire a Khreesat la costruzione della bomba del Pan Am 103.
La svolta arriva infine dalla Germania. Viene recuperata una stampa dei dati informatici relativi ai bagagli transitati dall’aeroporto di Francoforte il 21 dicembre 1988.
Nella realtà, il documento era stato stampato la mattina successiva all’attentato dalla programmatrice aeroportuale Bogomira Erac, che aveva deciso di conservarlo nel caso potesse risultare utile. La stampa arrivò successivamente agli investigatori e permise di ricostruire parte della movimentazione dei bagagli.
Dai dati emerge la presenza di un bagaglio trasferito verso il Pan Am 103A senza che sia possibile associarlo con sicurezza a un passeggero. La valigia sarebbe entrata nel sistema di smistamento di Francoforte e sarebbe stata inviata al gate del volo diretto a Heathrow.
In questa fase dell’indagine, il documento sembra confermare che l’ordigno sia arrivato sul Pan Am attraverso il collegamento partito dalla Germania. Resta però da stabilire da quale volo precedente provenisse il bagaglio e chi lo avesse introdotto nel circuito aeroportuale.
Contemporaneamente prosegue l’analisi degli abiti recuperati vicino alla bomba. Alcuni capi conservano etichette e marchi riconoscibili. I vestiti potrebbero condurre al negozio in cui sono stati acquistati e, di conseguenza, alla persona che ha preparato la valigia.
Le due piste sono distinte ma destinate a incontrarsi: da una parte il percorso informatico del bagaglio, dall’altra l’origine commerciale degli indumenti. Harry Bell riceve l’incarico di seguire le aziende produttrici e i punti vendita collegati ai capi trovati tra i rottami.
L’episodio termina quindi con una nuova direzione geografica. Dopo la Germania e la Giordania, l’inchiesta sta per raggiungere Malta, dove alcuni degli abiti presenti nella valigia sembrano essere stati prodotti o venduti.
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Nel finale del terzo episodio, gli investigatori recuperano finalmente la stampa relativa ai bagagli transitati dall’aeroporto di Francoforte. Il documento mostra un collo inviato verso il Pan Am 103A senza una chiara associazione con un passeggero.
Il dato rafforza l’ipotesi che la valigia contenente la bomba sia entrata nel sistema di trasferimento prima dell’arrivo a Heathrow. Gli investigatori devono ora ricostruire il percorso precedente del bagaglio e capire da quale volo sia arrivato a Francoforte.
La scoperta non dimostra ancora chi abbia costruito l’ordigno. Anche la pista di Marwan Khreesat non conduce a una soluzione: l’artificiere ammette di aver realizzato bombe per la cellula smantellata durante l’operazione Herbstlaub, ma nega di aver costruito quella utilizzata contro il Pan Am 103.
Le differenze tra i dispositivi sequestrati in Germania e la Toshiba RT-SF16 impediscono a Dick Marquise di chiudere il caso. Khreesat non viene collegato materialmente alla bomba di Lockerbie e l’interrogatorio ad Amman si conclude senza la prova cercata.
La seconda svolta arriva dagli indumenti ritrovati nella valigia. I marchi e le etichette ancora leggibili permettono di risalire ad alcune aziende di abbigliamento. Harry Bell viene incaricato di seguire questa nuova traccia, destinata a condurre l’indagine verso Malta.

Il terzo episodio trasforma i frammenti della bomba in tre piste investigative precise. La radio Toshiba conduce all’operazione Herbstlaub e a Marwan Khreesat; la documentazione aeroportuale indica il transito di un bagaglio non accompagnato attraverso Francoforte; gli abiti danneggiati dall’esplosione aprono invece la strada verso Malta.
La domanda su chi abbia costruito la bomba rimane senza risposta. Gli investigatori hanno identificato il contenitore dell’ordigno e il modello della radio, ma devono ancora trovare chi abbia acquistato i vestiti, preparato la valigia e inserito il bagaglio nel sistema aeroportuale. Il viaggio di Harry Bell rappresenta il punto di partenza del quarto episodio.


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