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~ LA REDAZIONE DI RC
La Captura è il film messicano diretto da Chava Cartas che ricostruisce, attraverso una storia drammatizzata, le ore della cattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán a Los Mochis, nello stato di Sinaloa. Il film vede Alfonso Herrera nel ruolo dell'agente federale Arturo Carmona, Noé Hernández in quello di Héctor Rosales, Héctor Kotsifakis nei panni di El Chapo e Juan Pablo Cruz García come Cholo Iván. Prodotto da Draco Films e distribuito da Netflix, il lungometraggio parte dalla vita quotidiana di due poliziotti e trasforma un normale turno di pattuglia in una fuga contro il tempo, tra sicari, corruzione e forze militari.
Attenzione: spoiler. Da questo punto viene raccontata l'intera trama di La Captura, compreso il finale.

La storia di La Captura è ambientata a Los Mochis, Sinaloa, nel gennaio del 2016. Il protagonista è Arturo Carmona, agente della Polizia Federale che vive con la moglie Isaura, chiamata Isa, e le due figlie, Liz ed Joana. Arturo è un uomo provato dal proprio lavoro: il film introduce il personaggio attraverso incubi e ricordi legati alla violenza che ha visto durante il servizio, comprese le conseguenze che il narcotraffico e gli inseguimenti armati hanno avuto su persone innocenti.
La situazione economica della famiglia Carmona è tutt'altro che semplice. Isaura lavora in una farmacia e, quando scopre di aspettare un altro bambino, la notizia viene accolta con la preoccupazione immediata di due genitori che devono già sostenere due figlie. Arturo non rifiuta l'idea del nuovo figlio, ma capisce che avrà bisogno di guadagnare di più.
Per questo chiede al proprio superiore di poter effettuare dei turni notturni aggiuntivi. Isaura non è tranquilla. Conosce i rischi di Los Mochis durante la notte e sa quanto possa essere pericoloso il lavoro del marito, soprattutto in una zona segnata dalla presenza dei cartelli. Arturo, però, decide ugualmente di accettare.
Proprio in quei giorni viene trasferito da Michoacán un altro agente federale, Héctor Rosales, ormai vicino alla pensione. Il comandante decide di affiancarlo ad Arturo. I due non potrebbero sembrare più diversi: Carmona è serio, prudente e ossessionato dalle procedure, mentre Rosales appare più rilassato, ironico e disinvolto.
Già durante la prima notte Arturo osserva con sospetto il nuovo collega. Rosales scherza con persone che Carmona preferirebbe tenere a distanza, frequenta prostitute e porta al polso un orologio apparentemente molto costoso. In una città nella quale il denaro dei narcotrafficanti può comprare complicità a diversi livelli, quei dettagli bastano a far nascere qualche dubbio.
Il loro primo intervento insieme sembra dare ragione alla prudenza di Arturo. I due incontrano alcuni agenti della polizia municipale insieme a uomini già ammanettati. Rosales inizialmente considera la situazione sotto controllo, mentre Carmona decide di verificare. Emergono così comportamenti sospetti che indicano un rapporto tra alcuni poliziotti locali e criminali della zona. Rosales riconosce che il collega ha fatto bene a intervenire.
Il rapporto tra i due rimane comunque difficile. Quando Arturo, terminato il turno, torna finalmente a casa e si addormenta, al risveglio trova addirittura Rosales nella sua abitazione con del caffè. Per Carmona è l'ennesima invasione di uno spazio personale da parte di un uomo che conosce ancora troppo poco.
Mentre i due agenti continuano il loro servizio, a Los Mochis è però già in corso un'operazione molto più importante.
La Marina messicana, guidata sul campo dal viceammiraglio Ortega, sta cercando uno degli uomini più ricercati del pianeta: Joaquín Guzmán Loera, El Chapo, capo del cartello di Sinaloa. L'operazione porta i militari fino al rifugio del narcotrafficante, ma Guzmán riesce a sottrarsi all'accerchiamento insieme al suo collaboratore Cholo Iván.
La fuga mostrata nel film riprende il nucleo di un evento realmente avvenuto l'8 gennaio 2016, quando Guzmán e Jorge Iván Gastélum Ávila, conosciuto come Cholo Iván, tentarono di scappare dalle autorità a Los Mochis. Il Dipartimento di Giustizia statunitense conferma che entrambi vennero arrestati quel giorno mentre cercavano di sfuggire alle forze messicane.
Nel film, dopo essere usciti dal sistema di drenaggio della città, Guzmán e Cholo Iván raggiungono la strada e si impossessano con le armi di un'automobile rossa. El Chapo vuole arrivare verso la zona di Juan José Ríos, dove spera di trovare uomini fedeli e tornare sotto la protezione del proprio cartello.
Arturo e Rosales stanno intanto arrivando alla fine del loro turno. Ricevono un'allerta riguardante un veicolo rubato, senza conoscere immediatamente la vera dimensione dell'operazione militare in corso. Poco dopo intercettano proprio quella macchina.
Quello che sembra un normale controllo stradale cambia completamente quando i due agenti fanno scendere gli occupanti e Arturo riconosce uno degli uomini.
Hanno davanti El Chapo Guzmán.
Carmona comprende subito le conseguenze dell'arresto. Non stanno trasportando un criminale qualsiasi, ma il capo di un'organizzazione capace di mobilitare uomini armati e informatori in tutta la regione. Da quel momento la volante della Polizia Federale diventa un bersaglio.
Arturo cerca di contattare il proprio comandante e pensa di inviargli una fotografia del prigioniero, ma per alcuni minuti non riesce a stabilire una comunicazione sicura. I due agenti devono quindi continuare a muoversi con Guzmán e Cholo Iván senza sapere di chi possano realmente fidarsi.
Il cartello, nel frattempo, comincia a cercare il proprio capo.
Due vedette individuano la volante e la seguono. La situazione degenera rapidamente e Arturo e Rosales sono costretti a difendersi. L'arresto casuale è ormai diventato una corsa per sopravvivere abbastanza a lungo da consegnare Guzmán alle autorità.
I quattro raggiungono una stazione di servizio, ma neppure lì sono al sicuro. Uomini legati al cartello si avvicinano e osservano la situazione. Rosales, che fino a quel momento Arturo aveva giudicato poco affidabile, dimostra di sapere gestire la pressione e le intimidazioni. I sicari non possono semplicemente aprire il fuoco indiscriminatamente: all'interno della vettura c'è anche il loro capo e un conflitto a distanza ravvicinata rischierebbe di ucciderlo.
Carmona e Rosales riescono così a ripartire.
Durante il viaggio Guzmán tenta ripetutamente di convincerli a liberarlo. Promette cifre enormi, parla di milioni di dollari e cerca di trasformare la precarietà economica dei due poliziotti in un'arma contro di loro. Con Arturo il tentativo è particolarmente significativo: il narcotrafficante si trova davanti un uomo che ha appena accettato turni aggiuntivi perché non sa come sostenere economicamente il terzo figlio.
Ma Carmona rifiuta.
Anche Rosales viene messo alla prova. Rimasto per un momento solo con Cholo Iván, sembra inizialmente più vulnerabile alle proposte dei prigionieri. In realtà spiega che ha trascorso la propria vita cercando di proteggere le persone da uomini come loro e che, arrivato ormai alla fine della carriera, non intende cancellare tutto per denaro.
Anche il dettaglio che aveva alimentato i sospetti di Arturo trova finalmente una spiegazione. L'orologio costoso di Rosales non proviene dai narcotrafficanti: è un ricordo di famiglia, lasciatogli dal nonno prima della morte.
Non sapendo dove dirigersi, Arturo e Rosales scelgono un luogo apparentemente anonimo nel quale nascondersi: il Motel del Puerto, conosciuto da Rosales.
Una volta arrivati, i due separano temporaneamente i prigionieri. Arturo conduce Guzmán in una stanza, mentre Rosales rimane con Cholo Iván. El Chapo continua a trattare con Carmona, alternando offerte e minacce. Arturo è stremato e sa che il cartello potrebbe arrivare da un momento all'altro, ma continua a rifiutarsi di liberarlo.
Finalmente riesce a contattare il proprio superiore e gli invia la fotografia che prova l'identità del prigioniero.
La macchina dello Stato comincia a muoversi.
Il comandante informa le autorità e la Marina viene indirizzata verso il motel. Ma la stessa informazione arriva quasi contemporaneamente agli uomini di Guzmán. Una donna presente nella struttura lavora per il cartello e riesce a comunicare la presenza dei poliziotti e l'identità di Arturo. Da questo momento non è più minacciato soltanto Carmona: lo è anche la sua famiglia.
Gli uomini del cartello individuano Isaura e le bambine e mandano un sicario verso casa loro.
Isaura, che si trova al lavoro, riceve intanto una telefonata che le ordina di prendere immediatamente le figlie e portarle al sicuro. La donna capisce che il turno insolitamente lungo di Arturo nasconde qualcosa di grave. Recupera Liz e Joana e torna con loro, ma il pericolo le ha già raggiunte.
Parallelamente, gli uomini inviati dal cartello verso il Motel del Puerto vengono intercettati dalle forze militari. Comincia uno scontro armato mentre anche la struttura viene progressivamente circondata.
Nel motel compare inoltre un uomo che inizialmente sembrava essere un altro possibile sicario. Aveva notato l'arrivo della vettura mentre si trovava nella struttura e aveva iniziato a controllare le camere. Si scopre invece che appartiene alle forze dell'ordine e conosce Rosales. Per i due agenti è il primo vero rinforzo mentre attendono l'arrivo della Marina.
La situazione raggiunge il punto più pericoloso quando Arturo riceve una telefonata dalla moglie.
Isaura viene sorpresa dal sicario incaricato di colpire la famiglia Carmona. Arturo sente ciò che accade dall'altra parte della linea e capisce che sua moglie e le figlie potrebbero essere uccise come rappresaglia per l'arresto di Guzmán.
Per la prima volta Carmona supplica il boss.
Gli chiede di fermare i propri uomini. Guzmán, dopo ore nelle quali non è riuscito né a corrompere né a piegare l'agente, rimane al centro di quello scontro. Arturo sente uno sparo attraverso il telefono e pensa che Isaura o una delle bambine siano state colpite.
La disperazione lo porta a puntare l'arma contro Guzmán.
Potrebbe ucciderlo per vendetta, ma non lo fa.
Proprio in quel momento la porta viene sfondata e Ortega con gli uomini della Marina entra nella stanza. L'ufficiale ordina a Carmona di abbassare la pistola e prende il controllo della situazione.
Pochi istanti dopo arriva però una seconda telefonata.
È Isaura.
Lo sparo sentito da Arturo al telefono non era stato esploso contro Isaura o contro le bambine. Le forze di sicurezza erano riuscite a intervenire in tempo e il colpo proveniva dall'operazione con cui il sicario era stato neutralizzato.
Isaura, Liz e Joana sono vive.
Arturo può finalmente comprendere che la sua famiglia è al sicuro. Dopo ore trascorse senza dormire, continuamente minacciato e convinto per alcuni secondi di aver provocato la morte delle persone che ama, l'agente perde il controllo abbastanza da colpire El Chapo con un pugno.
Non lo uccide e non gli permette di fuggire. La cattura rimane quindi valida.
Il motel è ormai completamente circondato e Guzmán viene preso in custodia. Nasce però un ultimo confronto tra la Marina e la Polizia Federale su chi debba portare materialmente a termine l'arresto.
Il comandante di Arturo interviene in difesa dei propri uomini. Per impedire che il ruolo dei due agenti venga cancellato, arriva ad ammanettarsi allo stesso Guzmán, ribadendo che la cattura è stata possibile grazie ad Arturo Carmona e Héctor Rosales e che devono essere loro a portarla a conclusione.
La Marina accetta la soluzione e scorta il trasferimento.
L'uomo che all'inizio del film aveva chiesto soltanto qualche turno aggiuntivo per mantenere la propria famiglia si trova così al centro dell'arresto di uno dei criminali più ricercati al mondo. Allo stesso tempo cambia definitivamente il rapporto con Rosales. I sospetti iniziali di Arturo vengono cancellati dalle ore trascorse insieme: il collega che sembrava irresponsabile e ambiguo si è rivelato disposto a rischiare la vita senza accettare il denaro del cartello.
Il finale di La Captura chiude quindi la vicenda con l'arresto di Joaquín Guzmán Loera e Cholo Iván e racconta ciò che accade successivamente ai personaggi.
Per quanto riguarda il vero Guzmán, il dato riportato dal film è confermato dalle autorità statunitensi: il 17 luglio 2019 un tribunale federale di New York lo ha condannato all'ergastolo più 30 anni consecutivi, dopo la condanna per i reati legati alla guida dell'organizzazione criminale del cartello di Sinaloa, al narcotraffico, alle armi e al riciclaggio di denaro.
Anche il destino di Cholo Iván trova riscontro nei documenti ufficiali, con una precisazione sul nome completo. Si tratta di Jorge Iván Gastélum Ávila, indicato dalle autorità americane come un esponente di alto livello del cartello e uno stretto collaboratore di Guzmán. Dopo essere rimasto detenuto in Messico, è stato estradato negli Stati Uniti il 1° aprile 2023 per affrontare accuse federali relative al traffico internazionale di droga e all'uso di armi da fuoco. Il Dipartimento di Giustizia statunitense conferma inoltre che Gastélum Ávila e Guzmán erano stati arrestati insieme a Los Mochis nel gennaio 2016.
Il cartello conclusivo del film racconta anche il destino dei due poliziotti protagonisti. Arturo Carmona viene promosso e riconosciuto per quanto fatto durante l'operazione. Successivamente viene inviato in una missione di sicurezza all'estero e, terminato l'incarico, torna in Messico insieme alla moglie e ai loro tre figli.
Anche Héctor Rosales riceve un riconoscimento per il proprio coraggio e viene inviato all'estero insieme a Carmona. Decide inoltre di rinviare il pensionamento che sembrava ormai imminente all'inizio della storia. Secondo quanto riportato dal cartello finale del film, la sua identità e la sua posizione rimangono informazioni riservate.

La Captura termina dunque con l'operazione conclusa, la famiglia di Arturo salva e Guzmán definitivamente nelle mani delle autorità. Le ultime sequenze chiudono anche il percorso iniziato durante il primo turno tra Carmona e Rosales: due agenti che si conoscevano appena e che diffidavano l'uno dell'altro diventano compagni dopo aver attraversato insieme le ore più pericolose della loro carriera.
Il film utilizza personaggi e situazioni drammatizzate per raccontare una vicenda collegata a un fatto storico preciso: la ricattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán a Los Mochis l'8 gennaio 2016. La produzione è diretta da Chava Cartas, interpretata nei ruoli principali da Alfonso Herrera e Noé Hernández e distribuita da Netflix.


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