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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Lily in It Ends With Us – Siamo noi a dire basta rappresenta uno dei momenti trasforma un confronto di coppia in una dimostrazione lucida e inconfutabile. In questa scena, Lily non si limita a esprimere dolore, ma costruisce un ragionamento emotivo che mette Ryle di fronte alle conseguenze delle sue azioni.
Minutaggio: 1:57:00-1:58:00
Durata: Circa 1 minuto
Emozioni chiave: lucidità, dolore consapevole, protezione materna, rabbia trattenuta, determinazione
La storia si apre con Lily che torna nella sua città natale per il funerale del padre. La madre le chiede di leggere un elogio funebre, ma Lily non riesce a scrivere nulla. Quando si trova davanti a tutti, resta in silenzio e abbandona la cerimonia, segno evidente di un rapporto irrisolto e di un passato che pesa ancora.
Trasferitasi a Boston, Lily cerca di ricominciare. Seduta sul bordo di un tetto, incontra Ryle Kincaid, un neurochirurgo segnato da una giornata devastante: ha perso un piccolo paziente. Il loro primo dialogo è immediatamente intimo, fatto di confessioni crude. Lily ammette di non essere arrivata in tempo per salutare suo padre prima della morte, mentre Ryle si confronta con il senso di fallimento. Tra i due nasce un’attrazione forte, interrotta solo da una chiamata urgente.
Dopo questo incontro, il film si apre ai ricordi di Lily adolescente. Rivediamo Atlas, un ragazzo senza casa che lei decide di aiutare di nascosto. Tra loro nasce un legame profondo, costruito su fragilità condivise e bisogno di protezione. Parallelamente emerge il contesto familiare di Lily: un padre violento e una madre incapace di reagire.
Nel presente, Lily apre il suo negozio di fiori. Qui incontra Allysa, che diventa sua collaboratrice e amica. Attraverso Allysa, Lily ritrova Ryle, che è suo fratello. I due iniziano a frequentarsi sempre più spesso. Ryle è diretto, coinvolto, quasi impetuoso. Lily invece è frenata, condizionata sia dal passato sia dalla consapevolezza che Ryle non è incline a relazioni stabili.
La loro relazione cresce, ma è continuamente attraversata dai ricordi di Lily: Atlas, il primo amore, e soprattutto la violenza assistita in casa. Quando finalmente Lily si lascia andare, accettando il rapporto con Ryle, sembra che le cose possano funzionare.
Durante una cena con la madre, Lily ritrova Atlas, ora proprietario di un ristorante. L’incontro riapre una ferita mai chiusa. Atlas rappresenta un passato autentico, mentre Ryle incarna il presente, più complesso e ambiguo.

Voglio il divorzio. Sì. Sì. Non è per noi due, è per lei. Sì, è così. Guardala. E se un giorno lei ti venisse a dire il ragazzo mi ha picchiata? Che le diresti? O se dicesse: papà, mio marito mi ha spinta giù dalle scale, ma lui…dice che è stato un incidente, quindi è tutto ok. Oppure, mio marito mi ha immobilizzata e io l’ho scongiurato di fermarsi, ma lui ha giurato di non farlo mai più? Che cosa le diresti? Se la persona che lei ama le stesse…facendo del male, che cosa le diresti?
“Voglio il divorzio. Sì. Sì. Non è per noi due, è per lei. Sì, è così.”: diretto, senza preparazione; sguardo fermo decisione già presa “Non è per noi due”: tono calmo, esplicativo, abbassa il conflitto. “E’ per lei” (+): leggero accento su “lei”; micro-pausa prima, cambio di asse
“Guardala.”: pausa prima: obbliga l’altro a fermarsi, “Guardala”: comando semplice; sguardo che accompagna, portare nel presente
“E se un giorno lei ti venisse a dire il ragazzo mi ha picchiata?”“E se un giorno”: costruzione lenta → apertura scenario; “lei ti venisse a dire”: tono neutro, quasi narrativo. “Mi ha picchiata”: nessuna enfasi; lascia lavorare l’immagine
“Che le diresti?”: pausa breve prima: crea pressione. “Che le diresti?”: sguardo diretto; tono sincero, non accusatorio
“O se dicesse: papà, mio marito mi ha spinta giù dalle scale, ma lui…dice che è stato un incidente, quindi è tutto ok.” : ripartenza più veloce, escalation. “papà mi ha spinta giù dalle scale:” rende la scena concreta, ritmo più lento, immagine pesante. “Ma lui dice che è stato un incidente”: tono imitativo, quasi riportato. “Quindi è tutto ok”: leggero contrasto ironico/amaro, senza sarcasmo
“Oppure, mio marito mi ha immobilizzata e io l’ho scongiurato di fermarsi, ma lui ha giurato di non farlo mai più?” “Oppure”: ulteriore gradino, aumenta la tensione; “mi ha immobilizzata”: tono più basso: entra il disagio. “L’ho scongiurato di fermarsi”: rallenta: lascia emergere la paura. “Ma lui ha giurato”: accento su “giurato”: promessa già sentita. “Di non farlo mai più”: chiusura amara: eco delle scuse di Ryle
“Che cosa le diresti?” pausa più lunga, lascia sedimentare tutto.
“Se la persona che lei ama le stesse…facendo del male, che cosa le diresti?”: “Se la persona che lei ama”: tono più morbido, universalizza. Pausa su “le stesse…”: difficoltà a dirlo. “Facendo del male”: voce bassa, controllata
“che cosa le diresti?”: finale netto; nessuna enfasi: verità inevitabile.
Questo monologo è uno dei momenti più lucidi e strutturati dell’intero film, perché non nasce da un’esplosione emotiva, ma da una presa di coscienza definitiva. Lily non sta più cercando di capire cosa le stia succedendo, non sta più giustificando o razionalizzando: ha già fatto tutto quel percorso fuori scena. Quando inizia a parlare, è già arrivata alla conclusione. Ed è proprio questo che rende l’attacco così potente. “Voglio il divorzio” non è una provocazione né una richiesta: è una dichiarazione chiusa, senza appello. I due “Sì” che seguono non servono a convincere Ryle, ma a stabilizzare se stessa, a ribadire internamente una decisione che non può più essere rimessa in discussione.
Subito dopo, il monologo cambia asse. Lily sposta il focus da “noi” a “lei”, dalla coppia alla figlia. Questo passaggio è fondamentale, perché segna il vero punto di rottura: non è più una questione sentimentale, ma etica. Quando dice “Guardala”, compie un’azione concreta: obbliga Ryle a uscire dalla dinamica difensiva e a confrontarsi con una realtà visibile. Non è più una discussione astratta, è qualcosa che ha un volto.
Da qui in poi, il monologo si costruisce attraverso una serie di domande ipotetiche che in realtà non sono domande, ma dimostrazioni. Lily non sta cercando risposte, le conosce già. Sta costruendo un percorso logico in cui ogni scenario è un gradino che porta Ryle a vedere ciò che fino a quel momento ha negato. Il primo esempio è semplice, diretto: “il ragazzo mi ha picchiata”. È un caso generico, quasi quotidiano, che serve ad aprire il discorso. Poi, progressivamente, gli scenari diventano più specifici e più vicini alla loro storia. Quando introduce l’immagine della caduta dalle scale, il monologo smette di essere teorico e diventa personale. È il momento in cui la verità entra senza filtri.
L’escalation continua con l’ipotesi più dura, quella dell’immobilizzazione e della supplica ignorata. Qui il testo non ha bisogno di essere caricato emotivamente, perché è già insostenibile di suo. Anzi, più l’attore mantiene il controllo, più l’impatto aumenta. La forza della scena sta proprio nella contraddizione tra la violenza delle immagini e la lucidità con cui vengono esposte.
La ripetizione di “Che cosa le diresti?” è il vero meccanismo drammaturgico del monologo. Non è una domanda aperta, è una trappola logica. Lily costringe Ryle a mettersi nei panni di un padre e, così facendo, gli impedisce di continuare a giustificarsi come partner. Lo obbliga a guardarsi dall’esterno. Ed è in questo spostamento di prospettiva che il personaggio perde ogni appiglio.
L’ultima parte del monologo, “Se la persona che lei ama… facendo del male”, è una sintesi. Lily smette di fare esempi e formula una verità universale. Non parla più solo di loro due, ma di tutte le relazioni in cui l’amore convive con la violenza. La sospensione su “le stesse…” è il punto in cui si sente il peso di ciò che sta dicendo: è difficile da pronunciare, ma ormai impossibile da negare.

La relazione con Ryle continua e si intensifica. Tuttavia, un primo episodio segna una frattura: durante un momento domestico, Ryle si scotta e colpisce Lily. Apparentemente è un incidente, ma lo shock emotivo è evidente. Lily cerca di razionalizzare.
Quando Atlas nota il livido di Lily durante una cena, la tensione esplode. Lo scontro tra lui e Ryle è immediato e violento. Da questo momento, il film cambia tono: il sospetto lascia spazio a una percezione sempre più chiara.
I ricordi del passato si completano: il padre di Lily aveva brutalmente picchiato Atlas, quasi uccidendolo. Questo trauma si sovrappone alla realtà presente.
Lily prova a mantenere la relazione, confida a Ryle il passato familiare e cerca di costruire qualcosa di stabile. I due arrivano al matrimonio, segnando un apparente punto di equilibrio.
Ma l’equilibrio è fragile. Quando Ryle scopre il legame ancora vivo tra Lily e Atlas, perde il controllo. Un altro episodio violento – mascherato da incidente – porta Lily a cadere dalle scale.
Il punto di rottura definitivo arriva quando Ryle legge un articolo che collega esplicitamente Lily ad Atlas. La gelosia e il bisogno di controllo emergono senza filtri. Il tentativo di imporre un rapporto fisico segna il momento in cui Lily collega tutti i segnali: gli “incidenti”, la rabbia, la manipolazione.
Lily fugge e si rifugia da Atlas. In ospedale scopre di essere incinta. Questo cambia completamente la prospettiva: non si tratta più solo di lei.
Accolta da Atlas, Lily affronta finalmente la verità: ha ignorato i segnali per non rivivere il trauma della madre.
Allysa le rivela un elemento chiave: Ryle, da bambino, ha ucciso accidentalmente il fratello con una pistola. Questo evento ha segnato profondamente la sua psiche, spiegando parte della sua instabilità.
Il confronto con la madre chiude il cerchio: Lily capisce che anche lei stava restando in una relazione tossica per amore, esattamente come aveva fatto sua madre.
Il finale è costruito su una scelta consapevole, non su un evento spettacolare.
Ryle chiede a Lily di tornare con lui, promettendo di cambiare. È un momento fondamentale: il film non nega la possibilità di redenzione, ma mette Lily davanti a una decisione più grande.
Quando nasce la loro figlia, tutto si chiarisce.
Lily osserva Ryle e immagina il futuro: cosa accadrebbe se un giorno la violenza si riversasse sulla bambina? È qui che il titolo prende forma concreta.
“It ends with us” non è una frase simbolica: è una decisione.
Lily sceglie di interrompere il ciclo. Decide di non ripetere la storia di sua madre. Chiede il divorzio, non per odio, ma per responsabilità.
Questo è il punto centrale del film: non si tratta di smettere di amare, si tratta di smettere di accettare
Il finale non demonizza Ryle, ma sposta il focus su Lily e sulla sua crescita. La sua scelta è lucida, non impulsiva.
Nel tempo successivo, Lily riesce a fare pace con il proprio passato, anche con la figura del padre. Questo passaggio è fondamentale: senza questa riconciliazione interiore, la scelta finale non sarebbe completa.
L’incontro finale con Atlas non è un classico lieto fine romantico. È piuttosto una possibilità nuova, libera dal peso del passato.
Per la prima volta, Lily è davvero pronta a scegliere.
Regia: Justin Baldoni
Produzione: Christy Hall
Cast: Blake Lively; Lily Bloom ;Justin Baldoni: Ryle; Kincaid Brandon Sklenar: Atlas Corrigan
Dove vederlo: Netflix

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