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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo finale di Alice in Single ma non troppo è il manifesto emotivo del film. In pochi minuti, la protagonista trasforma la solitudine da condizione temuta a spazio di consapevolezza. Ma la sua riflessione non è un inno all’indipendenza assoluta: è un equilibrio sottile tra autonomia e desiderio di connessione. Analizzare questo monologo significa capire cosa vuol dire davvero “essere single” e perché, nel cinema romantico contemporaneo, la maturità emotiva passa proprio dalla capacità di stare da soli.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 1:39:40-1:43:30
Durata: 3 minuti 50 secondi
Emozioni chiave: lucidità, malinconia luminosa, maturità, accettazione
Contesto ideale per un’attrice: provino intenso ma non drammatico, monologo riflessivo, scena di chiusura o voice-over finale
Dove vederlo: Netflix
Single ma non troppo racconta un mosaico di vite sentimentali nella New York contemporanea, osservando il tema della solitudine e delle relazioni da prospettive diverse.
Alice, dopo anni di relazione con il fidanzato Josh, sente il bisogno di capire chi è davvero fuori da quella storia. Decide così di trasferirsi a New York, dove trova lavoro come assistente legale e va a vivere con la sorella maggiore Meg, una ginecologa indipendente e razionale.
Nella nuova città Alice incontra Robin, collega disinvolta e amante della vita notturna. Robin diventa per lei una guida nel mondo degli appuntamenti casuali, delle feste e delle relazioni senza impegno. Attraverso questa esperienza Alice conosce Tom, un barista affascinante e superficiale, che chiarisce fin da subito di non volere legami. Dopo una notte insieme, Alice si sente svuotata e capisce che quel tipo di libertà non la rappresenta. Prova allora a tornare da Josh, ma scopre che lui ha ormai voltato pagina.
Parallelamente, la sorella Meg decide di avere un figlio da sola, scegliendo un donatore. Poco dopo inizia una relazione con Ken, collega di Alice, senza rivelargli la gravidanza.
Nel frattempo Tom osserva con crescente interesse Lucy, una cliente del bar ossessionata dalla ricerca dell’uomo perfetto tramite incontri online. Lucy però continua a vivere delusioni sentimentali.
Distrutta dalla rottura con Josh, Alice prova a ricominciare frequentando David, un uomo maturo e premuroso incontrato durante un evento per ex studenti. Tra loro nasce una relazione intensa, ma fragile: David fatica a elaborare il lutto per la moglie e il rapporto si spezza quando Alice tocca questo tema.
Intanto Lucy trova un equilibrio grazie al volontariato e conosce George, mentre Meg decide di lasciare Ken per paura di compromettere la propria indipendenza.

Penso che il momento in cui siamo costretti a essere single, in realtà sia quello in cui dobbiamo imparare a stare da soli. Ma, quanto vogliamo diventare bravi a stare da soli? Non corriamo il rischio di trasformarci in single così perfetti, e così indipendenti da perdere l’occasione di stare con una persona splendida. C’è chi fa piccoli passi per arrivare a sistemarsi; c’è chi si rifiuta categoricamente… A volte non è questione di statistica. E’ questione di chimica. E a volte, solo perché è finita, non vuol dire che sia finito l’amore. Il punto dell’essere single è che devi assaporarlo. Perché in una settimana, o in una vita intera, potrebbe capitare soltanto un momento. Un unico momento in cui non sei legato in un rapporto con qualcuno. Un genitore, un animale, un fratello, un amico. Un momento in cui basti a te stesso. E sei davvero, profondamente, single. E poi… non c’è più.
“Penso che il momento in cui siamo costretti a essere single, in realtà sia quello in cui dobbiamo imparare a stare da soli.”: tono riflessivo, non “da discorso”; entra come un pensiero che si sta formando; sguardo morbido, non puntato su qualcuno; micro-pausa dopo “single” e dopo “in realtà” per far sentire la riformulazione interna.
“Ma, quanto vogliamo diventare bravi a stare da soli?”: domanda vera, non retorica; leggero cambio di fuoco verso l’ascoltatore (anche se è un voice-over, immagina un “tu”); pausa dopo “quanto” per lasciare spazio al dubbio; voce un filo più bassa su “da soli”.
“Non corriamo il rischio di trasformarci in single così perfetti,”: sorriso appena accennato, ironia gentile; “single così perfetti” va detto con cautela, senza giudizio; ritmo controllato, come se stessi pesando le parole; pausa dopo “perfetti”.
“e così indipendenti da perdere l’occasione di stare con una persona splendida.”: qui entra la tenerezza; “persona splendida” deve suonare reale, non romantico generico; sguardo che si solleva, come a immaginare quella possibilità; rallenta su “perdere l’occasione”.
"C’è chi fa piccoli passi per arrivare a sistemarsi;”: tono osservativo, quasi narrativo; gesto minimo con la mano (come indicare un percorso); “piccoli passi” va con dolcezza; pausa dopo il punto e virgola per separare i due mondi.
“c’è chi si rifiuta categoricamente…”: leggero irrigidimento; “categoricamente” netto ma non aggressivo; le ellissi sono un vuoto emotivo: lasciale respirare; sguardo che scende come se riconoscessi te stessa in quella categoria.
“A volte non è questione di statistica.”: frase dichiarativa, pulita; tono più fermo, quasi didascalico ma caldo; pausa dopo “volte” e poi chiudi “statistica” con decisione; niente enfasi eccessiva.
“E’ questione di chimica.”: colpo breve; riduci il volume invece di alzarlo; “chimica” va detto come una verità semplice, quasi inevitabile; pausa dopo la parola per farla risuonare.
"E a volte, solo perché è finita, non vuol dire che sia finito l’amore.”: qui il sottotesto è personale; voce più morbida, leggermente incrinata (senza pianto); pausa dopo “finita” e dopo “finito” per differenziare le due chiusure; sguardo lontano, come se stessi rivedendo qualcuno.
“Il punto dell’essere single è che devi assaporarlo.”: cambia energia: diventa un consiglio, non una morale; “assaporarlo” va lento, sensoriale; micro-sorriso quieto; pausa dopo “single” e poi lascia “assaporarlo” come una carezza.
“Perché in una settimana, o in una vita intera, potrebbe capitare soltanto un momento.”: ritmo più ampio, quasi poetico; allarga lo sguardo, respira di più; pausa dopo “settimana” e dopo “vita intera” per dare misura del tempo; “soltanto un momento” va detto con stupore, non tragedia.
“Un unico momento in cui non sei legato in un rapporto con qualcuno.”: “un unico” va sottolineato con lentezza; gesto leggero sul petto o sulle mani, come a parlare di vincoli invisibili; “legato” con una piccola stretta in gola (appena); pausa dopo “qualcuno”.
“Un genitore, un animale, un fratello, un amico.”: elenco da dire semplice, senza enfasi; ogni elemento è una micro-immagine: piccole pause tra i termini; sguardo che si sposta come se scorressero volti; non accelerare.
“Un momento in cui basti a te stesso.”: qui togli tutto; voce più bassa, intima; lascia una pausa prima di “basti” (è la parola che pesa); sguardo interno, come se la frase ti toccasse davvero.
“E sei davvero, profondamente, single.”: ritmo lento e scandito; “davvero” e “profondamente” con micro-pause che aprono spazio; non renderla trionfale: è un riconoscimento quieto; dopo “single” tieni un silenzio pieno.
“E poi… non c’è più.”: chiusa in sottrazione; le ellissi sono un respiro che trattiene; “non c’è più” deve cadere, quasi sussurrato; sguardo fermo e morbido, nessuna lacrima “mostrata”; lascia vibrare il silenzio finale più del solito (è il vero punch emotivo).
Il monologo finale di Alice in Single ma non troppo è il momento di sintesi del film. Non è uno sfogo, non è una difesa, non è una reazione. È una presa di coscienza. Dopo aver attraversato relazioni sbagliate, illusioni romantiche e tentativi di fuga dalla solitudine, Alice arriva a una riflessione più matura: essere single non è una condizione da subire, ma uno spazio da comprendere. Il discorso si apre con un’idea quasi pedagogica: il momento in cui siamo costretti a essere single è quello in cui dobbiamo imparare a stare da soli. Ma subito dopo, il testo si complica. Alice non celebra l’indipendenza in modo assoluto. Si chiede: quanto vogliamo diventare bravi a stare da soli? È qui che il monologo si eleva. L’indipendenza può diventare una corazza, una competenza talmente perfezionata da trasformarsi in isolamento. Il rischio non è restare soli, ma diventare così autosufficienti da non lasciare più spazio a nessuno.
Quando parla di “statistica” e “chimica”, Alice mette a confronto due visioni dell’amore: quella razionale e quella imprevedibile. Non si tratta di percentuali o di compatibilità teorica, ma di un’energia che accade. E la frase “solo perché è finita, non vuol dire che sia finito l’amore” segna un passaggio fondamentale: la fine di una relazione non cancella ciò che si è provato. È un pensiero adulto, non rancoroso, che riconosce la complessità emotiva senza negarla. Il cuore del monologo arriva quando Alice amplia il concetto di legame. Non parla solo di partner romantici, ma di qualsiasi relazione: genitori, amici, fratelli, persino un animale. Essere single, nel senso più profondo, è rarissimo. È uno spazio temporale in cui non sei definito da un legame. Un momento in cui basti a te stesso. Ed è proprio questa rarità a renderlo prezioso. Non è una condizione permanente, ma un frammento. Un intervallo.
La chiusa è essenziale: “E poi… non c’è più.” Non è una frase triste. È consapevole. L’essere single non è un’identità eterna, è una fase che può durare una settimana o una vita, ma che in ogni caso non è garantita. Il monologo funziona perché non celebra la solitudine e non idealizza la coppia. Tiene insieme entrambe le possibilità. Dal punto di vista attoriale, è una scena di sottrazione. Non richiede esplosioni emotive, ma controllo del pensiero. Le pause sono più importanti delle parole. Il silenzio finale vale quanto l’intero discorso. Alice non sta convincendo qualcuno: sta finalmente capendo.

Il momento di svolta arriva durante la festa di compleanno di Alice, organizzata da Robin. La situazione esplode quando vengono invitati senza preavviso Tom, David e Josh. Le tensioni sentimentali si incrociano, emergono frustrazioni e Alice litiga duramente con Robin.
Dopo la festa, Alice e Josh hanno un ultimo momento di passione, ma la ragazza comprende definitivamente che la loro storia appartiene al passato. Un incidente improvviso, in cui Robin viene investita da un taxi, cambia le priorità di tutti. Nello stesso momento Meg entra in travaglio. In ospedale la sorella dà alla luce una bambina e ritrova l’amore con il suo ex compagno, pronta a costruire una famiglia.
Alice, osservando questi eventi, realizza che essere single non significa fallire, ma imparare a conoscersi e rispettarsi. Decide di chiarire con Robin, scoprendo anche il lato nascosto dell’amica, una donna più complessa e vulnerabile di quanto sembrasse.
Il film si conclude con Alice che realizza un sogno personale: un viaggio al Grand Canyon durante il Capodanno. In questo momento di solitudine consapevole, riflette sul valore del tempo passato con se stessa e sulla libertà di non dipendere da una relazione.
Il finale lascia aperta la possibilità di un nuovo amore, ma suggerisce che, per la prima volta, Alice è davvero completa anche da sola.
Regia: Christian Ditter
Sceneggiatura: Abby Kohn, Marc Silverstein, Dana Fox
Produzione: Flower Films, New Line Cinema, Wrigley Pictures
Cast: Dakota Johnson (Alice); Rebel Wilson (Robin); Alison Brie (Lucy); Leslie Mann (Meg) Nicholas Braun (Josh)
Dove vederlo: Netflix

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