Monologo di Genoveva (Marta Nieto) in Berlino e la dama con l’ermellino: due dischi A, due dischi B

Formazione · Recitazione Cinematografica
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Monologo di Genoveva da "Berlino e la dama con l'ermellino": i dischi B e un nuovo amore

Questo monologo di Genoveva da Berlino e la dama con l’ermellino è interessante perché ti obbliga a lavorare di sottrazione, non di effetto. Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri seduzione, intelligenza e desiderio di liberazione senza cadere nella femme fatale di maniera, questo fa per te. È un pezzo breve, ma pieno di trappole: se lo spingi troppo diventa artificioso, se lo abbassi troppo perde elettricità.

Scheda tecnica

  • Personaggio: Genoveva

  • Attrice: Marta Nieto

  • Stagione/Episodio: Episodio 4

  • Durata monologo: 2 minuti e 50 secondi

  • Difficoltà: 7/10 — seduzione lucida con sottotesto emotivo continuo

  • Emozioni chiave: desiderio, frustrazione, ironia, speranza, coraggio

  • Adatto per: provini drammatici contemporanei, ruoli eleganti e ambigui, self-tape di presenza

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

In Berlino e la dama con l’ermellino, Genoveva è la moglie del duca, una donna abituata a stare accanto a un uomo ingombrante, brillante e profondamente narcisista. In questa scena parla con Damián, che lei percepisce come il contrario del marito: un uomo discreto, solido, capace di stare un passo indietro. Il monologo arriva nel momento in cui Genoveva riconosce non solo la propria attrazione per lui, ma anche una verità più scomoda: il suo matrimonio non è più il centro vivo della sua esistenza. Questo monologo di Genoveva in Berlino e la dama con l’ermellino non è una dichiarazione romantica classica: è una proposta di fuga interiore prima ancora che sentimentale.

Testo del monologo

Credo che il suo socio e mio marito siano esattamente uguali. E lei e io… beh, siamo quelli che fanno un passo indietro, per lasciare che la persona che amiamo possa… brillare. In qualche modo questo è sexy. Un uomo che è davvero sicuro di se stesso non ha alcun bisogno di essere rassicurato di continuo, non cerca di sorprenderti ogni istante, e non va in giro vantandosi delle sue eccentricità.

E se magari facessimo una rivoluzione, io e lei? La rivoluzione “dei lati B”. Io volevo ingannarlo. Fino a poco fa volevo rubargli la sua collezione, perché tornasse a guardarmi. Un atto di disperazione. Ma la rivoluzione inizia da se stessi, non è così?

Sono sempre stata una moglie fedele, e innamorata. Ma smetterò di esserlo. Il suo amico mi ha fatto pensare che forse né mio marito né io siamo più innamorati. Chissà… forse… è il momento buono per iniziare una nuova tappa della mia vita.

Vogliamo liberarci insieme? Io e lei. Facciamo… un disco con due lati A. Il suo… e il mio. Quando stavo guardando la Vergine della Macarena, le ho detto: “Per favore, aiutami a capire che fare della mia vita”. Ed è apparso lei. Lei. Con questo garbo, questo portamento. Questa borsa elegante piena di milioni di euro. A lei non sembra un segno molto forte? Credo davvero che lei sia la mezza mela perfetta per iniziare la mia rivoluzione. E debuttare come moglie infedele. Che mi dice?

Note di recitazione riga per riga

“Credo che il suo socio e mio marito siano esattamente uguali.”:Attacca con calma e precisione, come se stessi formulando un pensiero già meditato. Non accusare: osserva. Lo sguardo va tenuto fermo, quasi curioso, non ferito.

“E lei e io… beh, siamo quelli che fanno un passo indietro…”: La pausa dopo “io” è fondamentale. Qui nasce la complicità. Fai sentire un riconoscimento reciproco, quasi un sollievo elegante. Piccolo sorriso appena accennato su “beh”.

“Per lasciare che la persona che amiamo possa… brillare.”: Rallenta su “brillare”. Non dirlo con amarezza pesante: c’è un misto di tenerezza e stanchezza. La sospensione prima della parola deve suggerire che Genoveva conosce bene quel meccanismo.

“In qualche modo questo è sexy.”: Qui cambia temperatura. Non farla civetta. Dilla come una scoperta ironica, con un mezzo sorriso laterale che dura un attimo e sparisce.

“Un uomo che è davvero sicuro di se stesso…”: Questa parte va detta con lucidità quasi chirurgica. Tono basso, ritmo regolare, nessuna fretta. Genoveva sta definendo l’uomo che vorrebbe accanto, e insieme sta smontando il marito.

“Non cerca di sorprenderti ogni istante, e non va in giro vantandosi delle sue eccentricità.”: Appoggia bene “ogni istante” ed “eccentricità”. Qui puoi lasciare filtrare una punta di fastidio trattenuto. Non trasformarla però in sfogo: è sempre una donna abituata al controllo.

“E se magari facessimo una rivoluzione, io e lei?”: Questa è la prima vera proposta. Alza appena l’energia, ma senza trasformarla in slancio adolescenziale. Guarda l’altro con decisione, come se stessi testando il terreno.

“La rivoluzione dei lati B.”: Qui serve leggerezza intelligente. È una battuta, ma dentro ha un dolore reale. Un piccolo sorriso può funzionare, purché subito dopo torni il pensiero.

“Io volevo ingannarlo.”: Taglio netto. Basta leggerezza. Questa frase va detta quasi nuda, con una semplicità che spiazza. Niente enfasi morale, solo verità.

“Fino a poco fa volevo rubargli la sua collezione, perché tornasse a guardarmi.”:
Su “perché tornasse a guardarmi” lascia entrare la ferita. Qui per la prima volta il personaggio si scopre davvero. Lo sguardo può abbassarsi un attimo e poi risalire.

“Un atto di disperazione.”: Frase breve, quasi sentenza. Dilla con un filo di autoconsapevolezza amara. Nessun melodramma: più è asciutta, più colpisce.

“Ma la rivoluzione inizia da se stessi, non è così?”: Qui Genoveva si ricompone. Torna il controllo. Falla suonare come una domanda che in realtà contiene già una risposta.

“Sono sempre stata una moglie fedele, e innamorata. Ma smetterò di esserlo.”: Questo è uno snodo cruciale. Prima parte morbida, quasi identitaria. Poi pausa. E su “Ma smetterò di esserlo” taglia l’aria con una decisione pulita, senza alzare il volume. 

“Il suo amico mi ha fatto pensare che forse…”: Abbassa leggermente la voce. Qui non stai seducendo: stai riflettendo ad alta voce. Lascia che si senta il dubbio, non la certezza trionfale.

“Chissà… forse… è il momento buono…”: Le sospensioni qui vanno respirate davvero. Non riempirle. Pensa mentre parli. È il momento in cui Genoveva si ascolta e capisce che si sta autorizzando a cambiare vita.

“Vogliamo liberarci insieme? Io e lei.”: Questa è la seconda proposta, molto più intima della prima. Tono morbido, sguardo diretto. Nessuna implorazione: è un invito tra pari.

“Facciamo… un disco con due lati A.”: Bella immagine, ma rischiosa. Non renderla troppo spiritosa. Dilla come un’idea che la diverte e la commuove insieme.

“Il suo… e il mio.”: Qui la cosa importante è il ritmo. Piccola pausa tra le due parti, quasi a dare spazio reale ai due lati A. Un gesto minimo della mano può aiutare, ma solo se naturale.

“Quando stavo guardando la Vergine della Macarena…”: Entra in un registro più intimo e quasi mistico. Non religiosità declamata: piuttosto il tono di chi racconta un momento privato che non concede a tutti.

“Ed è apparso lei. Lei.”: Ripetizione preziosa. La prima volta è sorpresa, la seconda è conferma. Lascia una pausa netta tra le due. Sguardo più fermo sulla seconda.

“Con questo garbo, questo portamento.”: Qui la seduzione torna, ma con classe. Non ammiccare. Fai sentire che Genoveva guarda davvero Damián e ne ammira la forma, il modo di stare al mondo.

“Questa borsa elegante piena di milioni di euro.”: È una frase quasi comica, e va accolta. Un sorriso leggero, breve, controllato. L’errore sarebbe farla diventare macchietta.

“A lei non sembra un segno molto forte?”: Appoggia bene “segno”. Qui c’è il desiderio di dare un senso a ciò che prova. È una domanda seduttiva, sì, ma anche sinceramente speranzosa.

“Credo davvero che lei sia la mezza mela perfetta…”: Non fare romanticismo da commedia. Questa frase va detta con una punta di autoironia e con una base autentica di bisogno. È più pericolosa di quanto sembri.

“E debuttare come moglie infedele.”: Chiudi con brillantezza, non con scandalo. C’è ironia, coraggio e un filo di vertigine.

“Che mi dice?”: Finale da non sprecare. Non cercare il colpo di teatro. Dilla piano, lasciando spazio alla risposta dell’altro. È lì che la scena respira davvero.

Perché questo monologo funziona

Questo monologo femminile per provino funziona perché tiene insieme tre piani diversi senza mai separarli davvero: il desiderio, la lucidità e l’autorizzazione a cambiare. Genoveva non sta solo flirtando con Damián. Sta nominando una posizione esistenziale che l’ha stancata: quella di donna che vive in seconda fila perché l’uomo accanto possa occupare tutta la scena.

Io credo che il cuore di questa scena sia il passaggio da “voglio essere guardata” a “voglio scegliere me stessa”. È questo che la rende forte. Se la reciti solo come una seduzione elegante, perdi il nucleo. Se la reciti solo come sfogo matrimoniale, la impoverisci. Il punto chiave è che Genoveva scopre, proprio mentre parla, di poter smettere di essere una funzione del desiderio altrui.

L’errore più comune sarebbe renderla troppo languida o troppo fredda. Marta Nieto in Berlino e la dama con l’ermellino lavora bene proprio perché tiene insieme controllo e tremore. Genoveva è una donna che sa stare al mondo, ma che in questa scena rischia per la prima volta una verità. E questo rischio deve sentirsi.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli femminili sofisticati ma emotivamente vivi

  • self-tape con sottotesto seduttivo e intelligenza verbale

  • scene da accademia su desiderio e ridefinizione di sé

  • casting per personaggi eleganti, repressi, pronti a cambiare pelle

Evitalo se:

  • ti serve un pezzo più esplosivo o rabbioso

  • fai fatica a sostenere testi di seduzione controllata

  • il provino richiede naturalismo molto quotidiano e poco stilizzato

Si abbina bene con:un secondo monologo più ruvido e scoperto, magari di rabbia o perdita, per mostrare il contrasto tra controllo e crollo.

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