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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo iniziale di Train Dreams introduce non solo Robert Greiner, ma un intero mondo scomparso e poetico. La voce narrante evoca un’epoca in cui il mistero sembrava dietro l’angolo, per poi scendere nella biografia essenziale di un uomo cresciuto ai margini dell’America. Tra infanzia senza radici, violenza normalizzata e un’esistenza priva di direzione, il testo costruisce un ritratto intimo e universale. È un’apertura che chiede all’attore misura, sospensione e verità.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 1:10-3:43
Durata: 1 minuto 10 secondi
Train Dreams racconta circa ottant’anni della vita di Robert Grainier, un uomo semplice che attraversa il Novecento americano quasi in silenzio, mentre il mondo intorno a lui cambia radicalmente. Rimasto orfano da bambino, Robert arriva nei pressi di Bonners Ferry, Idaho, grazie alla Great Northern Railway. Cresce senza una vera direzione, abbandona presto gli studi e trova il suo posto nel mondo attraverso il lavoro fisico: prima nella costruzione ferroviaria per la Spokane International Railway, poi come boscaiolo stagionale. Durante uno dei primi cantieri assiste a un episodio di violenza razziale che lo segna per sempre: un operaio cinese viene gettato da un ponte da colleghi bianchi. È un trauma silenzioso, che riaffiora nei suoi sogni e nelle sue visioni come una ferita mai rimarginata. La svolta emotiva della sua vita arriva con l’incontro con Gladys Olding. La sposa, costruisce con lei una capanna lungo il fiume Moyie e insieme hanno una figlia, Kate. È il momento di equilibrio: lavoro duro, natura, famiglia.
Ma la vita di Robert è attraversata da tragedie. Nei boschi vede morire colleghi sotto alberi in caduta, per vendette personali o per fatalità. Anche l’amico Arn Peeples perde la vita in un incidente sul lavoro. La violenza della natura e quella degli uomini sembrano far parte dello stesso paesaggio. Dopo la Prima Guerra Mondiale, nel difficile periodo economico, Robert tenta di cambiare rotta: vuole restare vicino a casa, coltivare la terra, costruire una segheria per abbandonare definitivamente la vita nei boschi. Tuttavia, tornando da un’ultima stagione di lavoro, trova la capanna distrutta da un incendio boschivo. Gladys e Kate sono scomparse.
È il punto di rottura.
Aiutato dall’amico Ignatius Jack, ricostruisce la casa, ma nulla è più come prima. Riprende a lavorare, ma il mondo sta cambiando: nuove tecnologie, nuove generazioni, nuove logiche. Robert si sente sempre più fuori tempo. Trova poi lavoro come cocchiere e conosce Claire Thompson, funzionaria del Servizio Forestale. Tuttavia continua a vivere come sospeso tra realtà e memoria, convinto di percepire talvolta la presenza spirituale della moglie e della figlia nei boschi. Una notte crede di vedere Kate tornare, ferita dall’incendio. Si prende cura di lei. Al risveglio, però, non c’è traccia di nessuno. È un’illusione? Un sogno? Un desiderio troppo potente? Robert decide comunque di restare nella capanna, in attesa.
Gli anni scorrono. Il mondo corre verso la modernità. Ormai anziano, Robert prende ancora una volta la Great Northern Railway fino a Spokane, dove vede in televisione il volo spaziale di John Glenn. Dalla frontiera dei boschi alla conquista dello spazio: il Novecento è passato davanti ai suoi occhi.

Un tempo c’erano passaggi verso il vecchio mondo, sentieri strani, vie nascoste. Svoltavi un angolo e ti trovavi faccia a faccia col Grande mistero: il fondamento di ogni cosa. E anche se quel vecchio mondo non esiste più, ormai, anche se è stato arrotolato come una pergamena e riposto altrove, puoi ancora sentirne l’eco. Si chiamava Robert Greiner, e visse per più di ottant’anni nei dintorni di Bonners Ferry, in Idaho. Ai suoi tempi, viaggiò a Ovest fino a poche decine di kilometri dal pacifico, anche se non vide mai l’Oceano, e verso est fino alla cittadina di Libby, una sessantina di kilometri oltre il confine del Montana. Quando lo mandarono da solo, nella cittadina di Fry, in Idaho, aveva sei, forse sette anni; non seppe mai con certezza l’anno o il giorno della sua nascita. Come avesse perso i suoi genitori naturali, nessuno glielo disse mai. Uno dei suoi primi ricordi era quello di avere assistito alla deportazione di un centinaio o più di famiglie cinesi dal paese. Grenier era sconcertato dalla normalità della violenza. E c’erano alcuni ricordi che scacciava ogni volta che riaffioravano. Abbandonò la scuola all’inizio dell'adolescenza, e i 20 anni successivi passarono senza una meta o uno scopo. Nulla sembrava suscitare il suo interesse. Finché, un giorno, incontrò Gladys Olding.Gladys si presentò come se le ragazze facessero così tutti i giorni, e forse era così.
“Un tempo c’erano passaggi verso il vecchio mondo, sentieri strani, vie nascoste.”: attacco morbido, quasi da fiaba detta a bassa voce; ritmo lento e “circolare”; micro-pausa dopo “vecchio mondo”; sguardo lontano (come se vedessi davvero quei sentieri), non frontale.
“Svoltavi un angolo e ti trovavi fccia a faccia col Grande mistero: il fondamento di ogni cosa.”: leggero cambio di energia su “faccia a faccia”; fai sentire lo stupore senza enfasi; pausa netta prima di “il fondamento”; su “ogni cosa” chiudi la frase come fosse un pensiero definitivo, non una spiegazione.
“E anche se quel vecchio mondo non esiste più, ormai…”: abbassa il volume di mezzo grado; inserisci una sospensione dopo “ormai” come se ti passasse davanti un lutto antico; sguardo che scende appena, non tristezza esplicita: consapevolezza.
“…anche se è stato arrotolato come una pergamena e riposto altrove, puoi ancora sentirne l’eco.”: immagine da “racconto mitico”; accentua “arrotolato” con una pronuncia più materica; pausa breve dopo “altrove”; su “eco” lascia aria, come se la parola rimanesse nella stanza.
“Si chiamava Robert Greiner, e visse per più di ottant’anni nei dintorni di Bonners Ferry, in Idaho.”: qui atterri nel reale; tono più neutro, quasi da cronaca; micro-enfasi solo sul nome “Robert Greiner” (come un’intitolazione); non correre su “Bonners Ferry”: articolalo con calma, come un luogo che pesa.
“Ai suoi tempi, viaggiò a Ovest fino a poche decine di kilometri dal pacifico…”: ritmo descrittivo, da mappa; fai vedere la distanza con una cadenza più “orizzontale”; sguardo che accompagna verso destra (immaginario), senza teatralizzare.
“…anche se non vide mai l’Oceano…”: colpo emotivo trattenuto; pausa prima di “Oceano”; la parola va detta come una cosa enorme e mancata; non farla melodrammatica: è una constatazione che brucia sotto.
“…e verso est fino alla cittadina di Libby, una sessantina di kilometri oltre il confine del Montana.”: torna l’andatura da itinerario; su “oltre il confine” metti un accento leggero (idea di limite); chiusura pulita, senza strascichi.
“Quando lo mandarono da solo, nella cittadina di Fry, in Idaho, aveva sei, forse sette anni…”: qui entra l’infanzia; abbassa la voce e rallenta; pausa dopo “da solo” (è la parola che apre la ferita); su “sei, forse sette” fai sentire l’incertezza con un micro-esitare autentico, come se stessi cercando davvero di ricordare.
“…non seppe mai con certezza l’anno o il giorno della sua nascita.”: frase da dire quasi piatta, ed è proprio questo che colpisce; niente pietà “messa sopra”; pausa dopo “certezza”; lascia che sia l’idea a fare male.
“Come avesse perso i suoi genitori naturali, nessuno glielo disse mai.”: tono leggermente più scuro; micro-pausa su “genitori naturali” (parole fredde, burocratiche); su “mai” chiusura secca, senza speranza.
“Uno dei suoi primi ricordi era quello di avere assistito alla deportazione di un centinaio o più di famiglie cinesi dal paese.”: qui serve controllo totale; non “recitare l’orrore”, raccontalo; pausa dopo “primi ricordi”; su “deportazione” non calcate, ma scolpita; lascia un filo di respiro prima di “famiglie cinesi”, come se la scena ti si imponesse davanti.
“Grenier era sconcertato dalla normalità della violenza.”: frase-chiave; dilla lenta, con una chiarezza quasi didascalica; pausa dopo “sconcertato”; “normalità” va sottolineata più di “violenza” (è lì il paradosso); sguardo diretto un secondo, poi via.
“E c’erano alcuni ricordi che scacciava ogni volta che riaffioravano.”: entra il tema della rimozione; intonazione più interna, come confessione indiretta; su “scacciava” fai una micro-chiusura del corpo (spalle appena, o mandibola), senza gesti grandi; pausa finale: deve restare sospeso.
“Abbandonò la scuola all’inizio dell'adolescenza, e i 20 anni successivi passarono senza una meta o uno scopo.”: tono cronistico, quasi impietoso; ritmo più “lineare” (anni che scorrono); micro-pausa dopo “adolescenza”; su “senza una meta o uno scopo” non giudicare: osserva.
“Nulla sembrava suscitare il suo interesse.”: asciutta, breve, tagliente; non allungarla; sguardo fermo, come una sentenza.
“Finché, un giorno, incontrò Gladys Olding.”: qui cambia l’aria; fai un piccolo “respiro nuovo” prima di “Finché”; pausa dopo “un giorno”; il nome “Gladys Olding” va detto con delicatezza, come se aprisse una porta.
“Gladys si presentò come se le ragazze facessero così tutti i giorni, e forse era così.”: chiusura con ironia minima e tenerezza; sorriso appena accennato solo in voce, non in faccia piena; pausa dopo “tutti i giorni”; su “e forse era così” lascia una piccola leggerezza, come una resa al mistero (non spiegare, accetta).
Il monologo d’apertura introduce una visione del mondo. La prima parte è costruita come un racconto mitico, quasi arcaico. “Un tempo c’erano passaggi verso il vecchio mondo” è una soglia. La voce non parla di Robert subito, parla di un’epoca in cui il mistero era tangibile, in cui bastava svoltare un angolo per trovarsi “faccia a faccia col Grande mistero”. Questa apertura crea un’atmosfera sospesa, quasi sacrale. È una memoria che non appartiene solo al personaggio, ma al tempo stesso. Quando il testo passa a “Si chiamava Robert Greiner”, il registro cambia senza diventare brusco. Dal mito si scende alla biografia. È un atterraggio morbido nella concretezza. I dettagli geografici, Bonners Ferry, Idaho, Libby, il Montana, raccontano un uomo che ha vissuto in uno spazio limitato, che ha viaggiato “fino a poche decine di kilometri dal Pacifico” ma non ha mai visto l’oceano. Questa è una delle immagini più potenti del monologo. È la metafora di un’esistenza vicina all’immensità ma mai del tutto dentro di essa. L’attore qui deve lasciare che il pubblico senta il peso di quella distanza mancata, senza trasformarla in tragedia esplicita. La parte sull’infanzia è ancora più delicata. Robert non conosce la propria data di nascita. Non sa davvero come abbia perso i genitori. Il testo non insiste emotivamente su questi vuoti, e proprio per questo risultano devastanti. La chiave interpretativa è la sottrazione: più la voce è semplice, quasi cronachistica, più il dolore emerge. Non serve aggiungere pathos. È l’assenza stessa a parlare.
Il passaggio sulla deportazione delle famiglie cinesi è centrale. Non è un episodio spettacolare, ma un trauma silenzioso. “Grenier era sconcertato dalla normalità della violenza” è forse la frase più tematica dell’intero monologo. Non è la violenza in sé a colpirlo, ma la sua normalizzazione. Questo racconta l’America di confine, racconta un mondo in cui la brutalità diventa paesaggio. L’attore deve fermarsi interiormente su “normalità”, perché è lì che si apre il sottotesto politico e umano. Poi arriva il grande vuoto dei vent’anni “senza una meta o uno scopo”. Qui la scrittura accelera leggermente, come se il tempo scivolasse via. Nulla lo interessa. Nulla lo trattiene. È un uomo che esiste, ma non vive ancora davvero. Questa sezione va detta con un ritmo lineare, quasi impersonale, per far sentire l’inerzia.
Infine, l’incontro con Gladys. Il monologo non cambia tono in modo romantico. Non c’è musica enfatica nella scrittura. C’è una frase quasi ironica: “Gladys si presentò come se le ragazze facessero così tutti i giorni, e forse era così.” Qui la luce entra senza dichiararsi. È una crepa nel destino di Robert. L’attore deve suggerire che qualcosa si muove, ma senza sottolinearlo troppo. È una piccola svolta che contiene una promessa.
Nel complesso, questo monologo funziona perché alterna dimensione epica e intimità. Non racconta solo un uomo, ma il rapporto tra uomo e tempo. La vera difficoltà attoriale sta nel mantenere un tono coerente, sospeso, capace di evocare senza spiegare. È una voce che osserva, non giudica. Che ricorda, ma non si lamenta. E proprio in questa misura si nasconde la sua forza.

Il finale è costruito come una liberazione silenziosa.
In una giornata primaverile, Robert decide di salire su un biplano per vedere il mondo dall’alto. È un gesto semplice ma simbolico: un uomo che ha sempre guardato la terra, tagliato alberi, costruito binari, abitato una capanna, ora sceglie il cielo. Mentre l’aereo compie evoluzioni, immagini e suoni della sua vita scorrono nella sua mente. Non è un montaggio nostalgico fine a sé stesso: è una ricomposizione. Per la prima volta, Robert non vive il dolore come frammento isolato, ma come parte di un disegno più grande.
Il narratore ci dice che morirà nel sonno, nella sua capanna, nel novembre 1968, senza eredi.
Ma il senso non è la solitudine.
È la connessione.
Per tutta la vita Robert ha cercato di trattenere ciò che ha perso: la moglie, la figlia, un mondo più semplice. Nel volo finale, invece, non trattiene più nulla. Non aspetta un ritorno. Non cerca presenze nei boschi. Guarda dall’alto e sente di appartenere al mondo che lo ha attraversato.
Il film suggerisce che la sua esistenza, apparentemente marginale, è stata parte integrante del grande movimento della storia americana: dalle ferrovie alla corsa allo spazio.
Dal legno al metallo.
Dalla terra al cielo.
Il volo non è evasione: è integrazione. È la prima, vera esperienza di armonia tra l’uomo e il tempo che lo ha superato.
E proprio in quell’istante, Robert è finalmente a casa.
Regista: Clint Bentley
Sceneggiatura: Clint Bentley, Greg Kwedar
Cast: Joel Edgerton (Robert Grainier); Felicity Jones (Gladys Grainier); Clifton Collins Jr. (Boomer); Kerry Condon (Claire)
Dove vederlo: Netflix

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