Monologo di Joyce a Will in Stranger Things 5

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~ LA REDAZIONE DI RC

Monologo di Joyce a Will in Stranger Things 5

Il monologo di Joyce in Stranger Things 5 è uno dei momenti più maturi e intensi della stagione, perché trasforma un dialogo madre-figlio in una vera presa di coscienza narrativa. Dopo aver visto Will neutralizzare i Demogorgoni, Joyce non lo consola né lo trattiene: lo riconosce. In questo discorso, fatto di fiducia, strategia e rabbia trattenuta, Joyce smette di proteggere Will dal mondo e inizia a credere che possa affrontarlo. 

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Stranger Things 5 episodio 5 - (2025)
Personaggio: Joyce
Attore: Winona Rider

Durata: 11:30-12:30

Minutaggio: 1 minuto

Difficoltà 7/10È un monologo emotivamente carico, ma trattenuto. Joyce parla da madre, non da eroina
Emozioni chiave Fiducia ritrovata, protezione attiva, determinazione, rabbia controllata, orgoglio

Contesto ideale per un attore provini drammatici realistici, ruoli genitoriali complessi, scene madre/figlio ad alta posta emotiva

Dove vederlo: Netflix

Contesto della serie "Stranger Things 5" - primi 4 episodi

La storia si apre con un flashback del 1983, in cui Will viene catturato dal Demogorgone e consegnato a Vecna, che sembra avviare un piano a lungo termine. Nel 1987, Hawkins è ormai una città in quarantena dopo l’invasione del Sottosopra. I ragazzi, Mike, Dustin, Lucas e Will cercano di mantenere viva la memoria di Eddie e continuano la loro battaglia contro Vecna, mentre la città è presidiata dall’esercito. Undi (Eleven) si allena duramente con Hopper e Joyce, mentre varie squadre dei protagonisti tentano di coordinarsi tramite radio per localizzare Vecna, ormai introvabile da tempo. Durante una ricognizione militare nel Sottosopra, Hopper rimane isolato e Will percepisce attraverso una visione, come se fosse dentro la mente del Demogorgone, che una minaccia sta raggiungendo la casa di Mike e Nancy.

In quel preciso momento, infatti, Holly, la sorellina, viene attaccata dal Demogorgone nella sua stanza Holly riesce a fuggire inizialmente, ma viene comunque rapita e trascinata nel Sottosopra. Nancy e Mike scoprono che la bambina parlava di un misterioso “Signor Cosè”. Indagando e interrogando la loro madre Karen ferita, scoprono che il vero nome dell’entità è Henry. I pezzi si incastrano: Cosè è Vecna, che ha manipolato Holly prima del rapimento. Undi e Hopper si inoltrano nel Sottosopra per cercare la bambina. Nel frattempo, Will capisce che Vecna sta usando un legame mentale con lui e riesce a percepire ciò che Holly vede e sente, come se Vecna stesse sfruttando la sua connessione per comunicare o spiare attraverso i bambini presi di mira. Infine una visione rivela che Holly è nella “casa” di Henry, una versione illusoria e idilliaca creata da Vecna: non è l’unica, perché lui vuole radunare tutti i bambini che ha scelto come vittime...

Vecna prende di mira un altro bambino: Derek. Il piano dei ragazzi è attirare il Demogorgone a casa sua e inserirgli una ricetrasmittente, così da seguire il mostro fino al nascondiglio di Vecna. Intanto Holly, nella falsa realtà costruita da Henry, scopre messaggi misteriosi e si addentra nel bosco, spiata da una creatura. Undi e Hopper combattono contro una squadra dell’esercito nel Sottosopra e distruggono un’arma sonica che stava bloccando i poteri della ragazza, riuscendo poi a riprendere la ricerca della bambina. Will conferma che Vecna sta “raccogliendo” bambini e che il suo legame mentale con la mente alveare non si è mai del tutto spezzato . L’episodio si apre con Derek, ancora sotto shock, che si sveglia nel fienile dove Joyce e gli altri stanno cercando di proteggerlo. La donna tenta di farlo ragionare, ma Derek vuole scappare: Vecna gli ha detto tutt’altro. Proprio allora il Demogorgone irrompe nel fienile. Will, che continua ad avere visioni dal punto di vista della creatura, “vede” tutta la scena attraverso i suoi occhi. Joyce prova a difendere il bambino con un’accetta, ma la svolta arriva quando Steve piomba dentro guidando un’auto e investe il Demogorgone.

L’idea folle è seguirlo nel portale, sfruttando la scia della creatura. La macchina entra nel Sottosopra per un soffio, con a bordo Steve, Dustin, Jonathan e Nancy. Nel Sottosopra, la nebbia è così fitta che a un certo punto perdono di vista il Demogorgone e si schiantano contro un muro viscido, tipico delle superfici organiche create da Vecna. Intanto Will continua a “sentire” il Sottosopra: ha nuove visioni di bambini sedati, collegati a tentacoli come se fossero respiratori viventi. Capisce che Vecna sta seguendo uno schema: vede quattro spirali, un numero che si ripeterà fino ad arrivare a dodici bambini rapiti.

Nel frattempo, Max e Holly danno un nuovo tassello al mistero. Holly, attirata da una lettera scritta da Henry/Vecna, attraversa un passaggio nel muro e viene raggiunta da Max, viva e cosciente dopo la lunga degenza. Max la conduce in un luogo surreale: una casa immersa in una savana luminosa. Spiega alla bambina che ciò che vede non è reale, ma un ricordo composito, la prigione mentale in cui Henry intrappola le sue vittime.

Per recuperare i bambini sequestrati dai militari, Robin propone un piano in stile La Grande Fuga: entrare da un tunnel sotterraneo e liberare i piccoli prigionieri. Ma serve una talpa, qualcuno dall’interno… Derek è l’uomo giusto, ma le cose precipitano e, proprio quella notte… Arriva Vecna.

Monologo di Joyce: testo+note

Ascolta, io sto solo dicendo… e se per questa volta tu non usassi i tuoi poteri contro il suo esercito, ma li usassi contro di lui, contro Vecna. Per pugnalarlo con la sua stessa arma. Tu non hai fallito stasera. Quello che hai fatto è stato straordinario. Sei stato tu stesso a dirlo. Vecna ti aveva scelto perché ti aveva sottovalutato. Forse come tutti noi, me compresa, lo so. Ed è un errore che non voglio commettere mai più, credimi. Ma sono disposta a credere che lui lo farà. E quando lo farà quello sarà l’ultimo errore che quel figlio di puttana commetterà.

“Ascolta, io sto solo dicendo…”: attacco basso e materno; non “iniziare un discorso”, ma entrare in punta di piedi; pausa sospesa dopo “dicendo” per lasciare spazio alla paura di Will e al coraggio di Joyce di proporre una svolta.

“e se per questa volta tu non usassi i tuoi poteri contro il suo esercito, ma li usassi contro di lui, contro Vecna.”: costruzione strategica, quasi da scacchi; ritmo guidato da virgole; micro-enfasi su “questa volta” (qui cambia la regola); pausa dopo “esercito” come cambio di direzione; su “contro di lui” avvicinati di mezzo passo, sguardo fermo ma non aggressivo; “contro Vecna” va detto come una scelta irrevocabile.

“Per pugnalarlo con la sua stessa arma.””: frase-lama; tono più scuro, più netto; non urlare: taglia; pausa lunga dopo “arma” per far sentire l’immagine (Joyce che vede chiaramente cosa va fatto).

“Tu non hai fallito stasera.”: qui è riparazione emotiva; voce più calda, meno dura; pausa prima di “stasera” (riporta tutto al presente, al fatto appena successo); sguardo diretto, come per togliere a Will la colpa dalle spalle.

“Quello che hai fatto è stato straordinario.”: orgoglio trattenuto, quasi incredulo; non farla suonare come complimento generico: Joyce deve sembrare colpita davvero; leggero annuire, come se stesse registrando una nuova immagine di suo figlio.

“Sei stato tu stesso a dirlo.”: tono pratico, prova a “inchiodarlo” alla sua stessa verità; micro-pausa dopo “tu stesso” (responsabilità positiva); sguardo non accusatorio: è un promemoria gentile, non una lezione.

“Vecna ti aveva scelto perché ti aveva sottovalutato.”: qui Joyce diventa lucida e analitica; rallenta su “scelto” (trasforma la scelta del nemico in punto di forza); su “sottovalutato” un filo di indignazione controllata, come un’offesa che Joyce non perdona.

“Forse come tutti noi, me compresa, lo so.”: confessione senza melodramma; la frase deve scendere di volume; micro-pausa prima di “me compresa” (prendersi la colpa); “lo so” come chiusa amara e onesta, sguardo che si abbassa un istante e poi torna su Will.

“Ed è un errore che non voglio commettere mai più, credimi.”: promessa materna, quasi un giuramento; “mai più” con fermezza, senza rabbia; su “credimi” avvicinati con dolcezza, come a chiedere fiducia nonostante tutto; lascia un piccolo silenzio dopo.

“Ma sono disposta a credere che lui lo farà.”: passaggio da madre a stratega; “disposta” è la parola chiave (accetta il rischio); ritmo più rapido, come se stesse vedendo un varco; “lui lo farà” detto con certezza fredda, senza compiacimento.

“E quando lo farà quello sarà l’ultimo errore che quel figlio di puttana commetterà.”: qui esplode solo alla fine, non prima; accelera leggermente fino a “ultimo errore” e poi inchioda; l’insulto non va gridato: va sputato con controllo, come una madre che ha finito la pazienza; chiudi con uno sguardo duro, poi lascia cadere il silenzio (Joyce non cerca approvazione: ha deciso).

Analisi discorsiva del monologo di Henry

Questo monologo di Joyce è un momento di riallineamento identitario. Joyce non sta cercando di infondere coraggio a Will: sta ridefinendo il modo in cui lui deve vedersi all’interno del conflitto. La prima cosa che fa è abbassare il volume emotivo. “Ascolta” non è un ordine, è una richiesta di contatto. Joyce entra in punta di piedi perché sa che Will è fragile, ma allo stesso tempo sa che non può più proteggerlo solo tenendolo lontano dal pericolo.

La proposta strategica, usare i poteri contro Vecna e non contro il suo esercito, è il cuore razionale del monologo, ma viene presentata come un’ipotesi, non come un comando. Joyce non impone: invita Will a scegliere. Questo è fondamentale dal punto di vista attoriale, perché toglie qualsiasi accento autoritario. Joyce non è una generale, è una madre che ha finalmente capito che suo figlio non è più solo una vittima.

Il passaggio successivo è quello della riparazione emotiva. Joyce sente il bisogno di smontare l’idea del fallimento prima ancora di parlare di vittoria. Dire a Will che non ha fallito, e che ciò che ha fatto è stato straordinario, non serve a gonfiare l’ego, ma a rimettere ordine nella percezione di sé. Joyce restituisce a Will la sua stessa voce, ricordandogli che è stato lui a riconoscere il proprio valore. È un gesto di rispetto profondo: non lo convince, lo rispecchia.

Quando Joyce parla di Vecna che ha sottovalutato Will, il discorso si sposta su un piano più lucido e strategico. Qui il monologo cambia passo: non è più solo una madre che consola, ma una donna che ha capito le dinamiche del nemico. Il punto più potente arriva però subito dopo, quando Joyce ammette di averlo sottovalutato anche lei. Questa confessione è breve, trattenuta, priva di melodramma, ed è proprio per questo che funziona. Joyce non chiede perdono, prende atto di un errore e lo chiude. È un atto di crescita del personaggio.

La parte finale del monologo segna il passaggio definitivo dalla protezione alla fiducia. Joyce accetta l’idea che Vecna commetterà di nuovo lo stesso errore, e che proprio lì Will potrà colpire. La rabbia esplode solo nell’ultima frase, ed è importante che resti confinata lì. L’insulto finale non è uno sfogo incontrollato, ma una valvola che si apre solo quando la decisione è già stata presa. Joyce non urla perché è arrabbiata: parla così perché ha smesso di avere paura.

Episodi 5-7 di "Stranger Things 5" (Spoiler)

L’episodio 5 riprende subito dopo il finale del Volume 1. Will riesce a fermare temporaneamente i Demogorgoni grazie al legame diretto con la mente alveare, rivelando un potere che non è innato come quello di Undici, ma assorbito da Vecna. Vecna tiene 12 bambini prigionieri, tra cui Holly Wheeler, nella sua casa d’infanzia. O meglio, una prigione mentale della stessa. Holly si allea con Max, intrappolata nel paesaggio del villain, e insieme iniziano a esplorare i ricordi traumatici di Henry. Undici, Hopper e Kali fuggono dal laboratorio militare: Kali rivela che la dottoressa Kay ha riattivato il Progetto Indige. Nel sesto episodio abbiamo la scoperta più importante della stagione. Dustin, Nancy, Steve e Jonathan capiscono che: il Sottosopra non è una dimensione autonoma, è un wormhole, un ponte interdimensionale di materia esotica. Collega il mondo reale all’Abisso, vera dimora dei Demogorgoni e del Mind Flayer La Terra non è sotto invasione: è in fase di fusione con un altro mondo. Nel frattempo: Max e Holly trovano una porta che mostra parte del passato oscuro di Henry. Vecna tenta di recuperare il corpo fisico di Max, inviando Demogorgoni in ospedale Lucas corre a salvarla, mentre Will percepisce tutto attraverso la mente alveare. Max viene salvata all’ultimo momento da Lucas e si risveglia, Holly riesce quasi a tornare a Hawkins, ma Vecna la riporta a Camazotz- Will fa coming out con il gruppo: liberandosi della vergogna, annulla il controllo emotivo di Vecna su di lui La scena finale mostra:i tre gruppi che si riuniscono finalmente, Murray che guida il Party attraverso la frattura, l’ingresso nel Sottosopra, da cui partirà l’episodio finale. Holly resta l’unica prigioniera.

Credits e dove vederlo

Regista: Matt e Ross Duffer

Sceneggiatura: Matt e Ross Duffer

Produttore: Stephanie Slack Margret H. Huddleston

Cast: Winona Ryder (Joyce Byers) David Harbour (Jim Hopper), Finn Wolfhard( Mike Wheeler), Gaten Matarazzo (Dustin Henderson) Caleb McLaughlin (Lucas Sinclair) Noah Schnapp (Will Byers) Millie Bobby Brown (Undici / Jane Ives)

Dove vederlo: Netflix

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