Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Kate sembra piccolo, quasi confidenziale, ma in realtà ti chiede tantissimo. Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri intelligenza, ironia, fragilità e nervi senza trasformarsi in uno sfogo plateale, questo fa per te. La difficoltà vera è tutta lì: parlare piano, quasi da collega a collega, e intanto far capire che sotto c’è una donna che ha deciso di non fare più un passo indietro.
Film/Serie: Legends
Personaggio: Kate
Attore/Attrice: Hayley Squires
Stagione/Episodio: Episodio 3, minutaggio 11:10-12:48
Durata monologo: 1 minuto e 10 secondi
Difficoltà: 7/10 — naturalezza colloquiale con sottotesto molto preciso
Emozioni chiave: autoironia, frustrazione, lucidità, coraggio, vulnerabilità
Adatto per: provini drama realistici, crime, ruoli femminili contemporanei
Dove vederlo: Netflix
In Legends, Kate è sotto copertura insieme a Bailey. Non sta facendo una confessione melodrammatica, e questo è il punto. Sta raccontando qualcosa di sé in un momento di tensione, mentre i due si muovono in un ambiente pericoloso che non appartiene davvero a nessuno dei due. Il monologo serve a farci capire chi è Kate senza staccarla mai dalla situazione presente: una donna intelligente, capace, che ha già conosciuto l’esclusione e che ora sceglie di restare in un posto ostile invece di tirarsi indietro. Per un attrice, è un pezzo molto utile proprio perché il tono resta basso, quotidiano, quasi trattenuto.

Ero una ragazzina sveglia. E piena di me, se riesci a crederci. ci credo eccome. Volevo fare l’Università, ma quando andai a fare il colloquio non riuscii ad entrare. Sapevo che non era il mio mondo, e non riuscivo ad accettarlo. Ad ogni modo mio padre mi disse: “Puoi fare grandi cose anche senza università”. Mi disse che entrando alle Dogane avrei visto il mondo. Immagino che pensasse alla Marina e invece mi sono ritrovata a dare la caccia ai pervertiti dell’Essex. Ma ora eccomi qui. Di nuovo in un mondo che non mi appartiene, ma stavolta non tornerò a casa. Questa roba è pericolosa. E siamo solo funzionari pubblici… Baily. Ma credo che riconoscerlo, e sapere quanto dobbiamo impegnarci, possa darci una mezza possibilità di farcela.
“Ero una ragazzina sveglia.”: Attacca con una semplicità quasi disarmante, niente nostalgia pesante. Sguardo laterale per un istante, come se vedessi davvero quella ragazza. Non calcate “sveglia”: è un dato, non un vanto.
“E piena di me, se riesci a crederci.”: Qui entra l’autoironia. Lascia comparire un mezzo sorriso rapido, non compiaciuto. Rallenta leggermente su “se riesci a crederci”, come se stessi testando la reazione dell’altro.
“Volevo fare l’Università, ma quando andai a fare il colloquio non riuscii ad entrare.”: Non trasformarla in una ferita esibita. Tono concreto, quasi cronachistico. Fai una pausa minima dopo “Università”, come se per un secondo ci fosse ancora il desiderio.
“Sapevo che non era il mio mondo, e non riuscivo ad accettarlo.”: Qui il sottotesto è più importante delle parole. Su “lo sapevo” metti lucidità; su “non riuscivo ad accettarlo” fai entrare la puntura. Postura leggermente più chiusa, come se il corpo ricordasse l’umiliazione.
“Ad ogni modo mio padre mi disse: ‘Puoi fare grandi cose anche senza università’.”: Cambio di temperatura. La voce si ammorbidisce appena, senza diventare sentimentale. Non imitare il padre in modo teatrale: basta un’ombra di calore.
“Mi disse che entrando alle Dogane avrei visto il mondo.”: Questa frase va detta con una lieve apertura, come se per un attimo tornasse l’aspettativa. Sguardo più alto, respiro un filo più ampio. È una promessa che Kate ha voluto credere.
“Immagino che pensasse alla Marina e invece mi sono ritrovata a dare la caccia ai pervertiti dell’Essex.”: Qui attenzione: la battuta funziona se resta asciutta. L’ironia non deve diventare macchietta. Metti l’accento su “invece”, perché lì crolla la fantasia romantica del lavoro. Su “pervertiti dell’Essex” lascia uscire un sarcasmo breve, quasi professionale.
“Ma ora eccomi qui.”: Frase di svolta. Taglio netto col blocco precedente. Dilla guardando davvero l’altro, come se per la prima volta stessi parlando del presente e non del passato.
“Di nuovo in un mondo che non mi appartiene, ma stavolta non tornerò a casa.”: Questa è la chiave del monologo. Prima parte: leggero riconoscimento del disagio. Seconda parte: schiena più dritta, voce più ferma. Non alzare il volume su “non tornerò a casa”: il coraggio qui è nella decisione, non nell’enfasi.
“Questa roba è pericolosa.”: Frase corta, da non buttare via. Fermati appena prima di dirla, come se stessi accettando una verità scomoda. Occhi fissi, niente sorriso.
“E siamo solo funzionari pubblici… Bailey.”: I puntini sono fondamentali. Pausa vera, come se cercassi il modo giusto per non sembrare spaventata. Su “Bailey” entra la relazione: chiamarlo per nome rende la frase più intima e più urgente.
“Ma credo che riconoscerlo, e sapere quanto dobbiamo impegnarci…”: Qui Kate ragiona per salvarsi. Non correre: è una costruzione mentale, quasi una strategia che si forma mentre parla. Piccolo movimento della testa, come a mettere ordine nei pensieri.
“…possa darci una mezza possibilità di farcela.”: Non vendere speranza piena, perché non c’è. “Mezza possibilità” è il cuore della frase. Chiudi senza sorriso e senza coda emotiva, lasciando che la tensione resti nell’aria.
Questo monologo di Kate in Legends funziona perché non ti offre mai una sola emozione pulita. Io credo che il cuore di questa scena sia la convivenza tra due movimenti opposti: da una parte Kate si racconta con ironia e apparente leggerezza, dall’altra sta dichiarando a Bailey — e a se stessa — che non intende più ritirarsi quando un ambiente la respinge.
Il punto chiave è che non sta chiedendo compassione. Sta costruendo fiducia. E questo, per un’attrice, cambia tutto. Se reciti il pezzo come “storia di una ragazza sottovalutata”, lo impoverisci. Se invece capisci che Kate sta misurando il pericolo presente e nello stesso tempo sta mettendo un mattone nel rapporto con Bailey, il monologo prende vita.
L’errore più comune sarebbe spingere troppo l’aspetto emotivo o, al contrario, giocarlo tutto in chiave ironica. Attenzione a non cadere nella trappola del personaggio “tosto” che non si incrina mai. Kate si incrina eccome, ma in modo funzionale, controllato, intelligente. La forza del pezzo sta proprio lì: è un monologo di resistenza, non di esplosione.

Funziona per:
provini per ruoli femminili contemporanei, concreti e intelligenti
self tape drama con tono realistico e colloquiale
personaggi da crime o thriller che non siano stereotipi d’azione
scene in cui serve mostrare ironia e determinazione insieme
Evitalo se:
ti chiedono un monologo molto espansivo o apertamente drammatico
devi mostrare seduzione, aggressività o crollo emotivo forte
il provino è per un registro alto, teatrale o fortemente stilizzato
Si abbina bene con: un secondo monologo più tagliente o più vulnerabile, magari familiare, per mostrare il contrasto tra controllo operativo e ferita personale.
Monologo di Erin da Legends — intelligenza fredda, pressione trattenuta
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Se lavori su questo pezzo, concentrati sul passaggio tra racconto e scelta presente. È lì che Kate si accende davvero. In Legends non vince chi parla più forte: vince chi lascia capire che ha paura e resta comunque fermo.

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