Monologo di Lucy (Alison Brie) in Single ma non troppo

Scopri i Corsi Ufficiali Online di Recitazione Cinematografica: I NOSTRI CORSI

Vuoi realizzare uno Showreel Professionale o un Book, scopri i nostri: SERVIZI

Articolo a cura di...

~ LA REDAZIONE DI RC

Analisi del monologo di Lucy (Alison Brie) in "Single ma non troppo"

Il monologo di Lucy in Single ma non troppo è un esempio perfetto di comicità costruita su una ferita emotiva reale. In pochi minuti, la scena trasforma una delusione amorosa in un’esplosione di autoironia, ossessioni estetiche e ritmo comico serrato. Ma sotto le battute sui tacchi, sui peli e sulla pancera, si nasconde un tema universale: la paura di non essere abbastanza. Analizziamo perché questo monologo funziona così bene e come un’attrice può lavorarci in modo efficace.

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Film: Single, ma non troppo
Personaggio: Lucy
Attrice: Alison Brie

Minutaggio: 53:00-53:34

Durata: 1 minuto 34 secondi

Difficoltà: 6/10 ritmo comico + controllo fisico + verità emotiva sotto la caricatura

Emozioni chiave: frustrazione, autoironia, insicurezza, rabbia trattenuta

Contesto ideale per un’attrice: provino brillante/comico, lavoro su timing e corpo, studio del contrasto tra ironia e vulnerabilità

Dove vederlo: Netflix

Contesto di "Single ma non troppo"

Single ma non troppo racconta un mosaico di vite sentimentali nella New York contemporanea, osservando il tema della solitudine e delle relazioni da prospettive diverse.


Alice, dopo anni di relazione con il fidanzato Josh, sente il bisogno di capire chi è davvero fuori da quella storia. Decide così di trasferirsi a New York, dove trova lavoro come assistente legale e va a vivere con la sorella maggiore Meg, una ginecologa indipendente e razionale.

Nella nuova città Alice incontra Robin, collega disinvolta e amante della vita notturna. Robin diventa per lei una guida nel mondo degli appuntamenti casuali, delle feste e delle relazioni senza impegno. Attraverso questa esperienza Alice conosce Tom, un barista affascinante e superficiale, che chiarisce fin da subito di non volere legami. Dopo una notte insieme, Alice si sente svuotata e capisce che quel tipo di libertà non la rappresenta. Prova allora a tornare da Josh, ma scopre che lui ha ormai voltato pagina.

Parallelamente, la sorella Meg decide di avere un figlio da sola, scegliendo un donatore. Poco dopo inizia una relazione con Ken, collega di Alice, senza rivelargli la gravidanza.


Nel frattempo Tom osserva con crescente interesse Lucy, una cliente del bar ossessionata dalla ricerca dell’uomo perfetto tramite incontri online. Lucy però continua a vivere delusioni sentimentali.

Distrutta dalla rottura con Josh, Alice prova a ricominciare frequentando David, un uomo maturo e premuroso incontrato durante un evento per ex studenti. Tra loro nasce una relazione intensa, ma fragile: David fatica a elaborare il lutto per la moglie e il rapporto si spezza quando Alice tocca questo tema.

Intanto Lucy trova un equilibrio grazie al volontariato e conosce George, mentre Meg decide di lasciare Ken per paura di compromettere la propria indipendenza.

Testo del monologo + note

Te lo dico io. Lui la bacia, e lei si risveglia, e finalmente si sente amata e capita e… desiderata. Ma poi un’amica vede lui a cena con una mezza sgallettata e in men che non si dica lei è fuori dal castello. E ora, lei si sta fissando su tutti i suoi sbagli, sui soldi a palate che ha speso per il trucco, e… i capelli forati e… e i tacchi. I tacchi! Pensa camminare con questi! E non posso avere neanche un pelo qui! Niente peli qui! Ma tonnellate qui! Devo averne tonnellate, tonnellate qui Tu pensi che siano tutti veri? Pensi che siano tutti veri? E la pancera! Bambine, non usate la pancera, perché alla fine ve la dovrete togliere e allora il principe vedrà tutti i vostri rotoli e non c’è niente di meno attraente che cercare di tirarvi fuori da quello che è praticamente un budello per salsicce. Guardate che gambe! 

Te lo dico io.”: attacco da “confidenza urgente”; entra come se stessi correggendo una versione zuccherosa raccontata da altri; sorriso amaro appena accennato; micro-pausa dopo “io” per prendere il controllo della storia.

Lui la bacia, e lei si risveglia, e finalmente si sente amata e capita e… desiderata.”: ritmo da fiaba (più lento, quasi narrato); sguardo che si alza come a “vedere” la scena; pausa volutamente lunga su “…” prima di “desiderata” (qui c’è il bisogno vero); non spingere subito la comicità.

Ma poi un’amica vede lui a cena con una mezza sgallettata e in men che non si dica lei è fuori dal castello.”: cambio secco di marcia su “Ma poi”; accelerazione; “mezza sgallettata” va buttata via con disprezzo istintivo (non recitato); su “fuori dal castello” gesto netto come una porta sbattuta; lascia una micro-pausa dopo “castello” per far atterrare la botta.


E ora, lei si sta fissando su tutti i suoi sbagli,”: rallenta e “stringi” (più intimo); sguardo che scende verso il corpo come se fosse un inventario di difetti; pausa dopo “ora” (presa di coscienza) e dopo “sbagli” (colpa che si appiccica).

sui soldi a palate che ha speso per il trucco,”: tono da autodenuncia, ma con vergogna che fa ridere; su “a palate” fai sentire l’esagerazione (un minimo di ritmo martellante); mano che “pesa” in aria come contare banconote; pausa breve dopo “trucco”.

e… i capelli forati e… e i tacchi.”: qui il comico è nei vuoti; usa le sospensioni come inciampi mentali; guarda a lato come se stessi cercando altre prove; “i tacchi” va preparato come un colpo di scena: micro-silenzio prima di dirlo.

I tacchi!”: esplosione; stacco alto di volume e energia; sguardo al pubblico tipo “ma vi rendete conto?”; subito dopo, rientra di un gradino per non bruciare il resto.

Pensa camminare con questi!”: dimostrazione fisica (anche minima): un passo finto, instabile; voce indignata ma giocosa; attacca “Pensa” come se fosse un’offesa personale; pausa micro dopo “Pensa”.

E non posso avere neanche un pelo qui!”: gesto immediato sul punto del corpo (non troppo esplicito, ma chiaro); tono isterico controllato; la risata nasce dall’urgenza sproporzionata; lascia un mezzo respiro dopo “qui”.

Niente peli qui!”: ripetizione come mantra; più veloce e più secco; sguardo in camera/pubblico, richiesta di conferma; può essere quasi “militare”.

Ma tonnellate qui!”: ribaltamento; indica un’altra zona del corpo; fai sentire l’ingiustizia cosmica; qui il ritmo deve scattare: breve, feroce, comico.


Devo averne tonnellate, tonnellate qui”: escalation ossessiva; la seconda “tonnellate” più veloce e più alta; piccolo sorriso nervoso perché ti rendi conto di quanto sia assurdo; attenzione a non urlare: meglio “incalzare”.

Tu pensi che siano tutti veri?”: cambio di fuoco: confidenza diretta a una persona specifica (un’amica immaginaria o il pubblico); abbassa un po’ la voce; sguardo più ravvicinato, quasi cospiratorio; pausa dopo “pensi”.

Pensi che siano tutti veri?”: ripetizione più vulnerabile della prima; qui togli ironia e fai entrare il dubbio; micro-pausa prima di “tutti” come se ti vergognassi; lascia un silenzio minimo dopo la domanda (serve la risata, ma anche la pena).

"E la pancera!”: nuovo “capitolo” con energia da stand-up; gesto come se tirassi giù una zip; attacco alto e comico, ma senza perdere il nervo: è un grido di guerra.

"Bambine, non usate la pancera,”: entra in modalità “predica”; tono da sorella maggiore/coach; sorriso finto-professionale; pausa dopo “Bambine” per far sentire l’assurdità del consiglio.

perché alla fine ve la dovrete togliere”: tono pratico, inevitabile; rallenta leggermente su “alla fine” (sentenza); gesto di “sfilare” qualcosa; sguardo che non giudica, ma avverte.

e allora il principe vedrà tutti i vostri rotoli”: qui gioca la vergogna: abbassa gli occhi su “rotoli”; fai una smorfia rapida; non essere cattiva con te stessa, sii terrorizzata dall’idea; pausa breve dopo “vedrà”.

e non c’è niente di meno attraente che cercare di tirarvi fuori”: ritmo che accelera come un rant; immagine mentale troppo concreta: mimala appena con le mani (tirare, incastrarsi); voce più “tagliente” ma controllata.

"da quello che è praticamente un budello per salsicce.”: punchline visiva; pronuncia “budello” con gusto (senza schifo eccessivo); pausa subito dopo per lasciare spazio alla risata; sguardo fisso, come: “l’ho detto”.

Guardate che gambe!”: chiusa da vetrina/auto-selling disperato; sorriso forzato che si incrina sul finale; posa veloce (anche solo col busto) come se stessi “vendendo” te stessa; subito dopo, un micro-silenzio amaro: la battuta è divertente perché sotto c’è la richiesta d’amore.

Analisi del monologo di Lucy in Single m non troppo

Il monologo di Lucy in Single ma non troppo è un piccolo gioiello comico che funziona perché nasce da una ferita vera. Non è uno sfogo isterico: è una confessione mascherata da stand-up emotivo. Lucy parte dalla struttura della fiaba romantica (“lui la bacia, lei si risveglia”) e costruisce un’immagine perfetta, quasi disneyana. Ma la distrugge immediatamente con un dettaglio concreto e crudele: il principe è già a cena con un’altra. È in questo scarto che nasce la comicità.

Il testo vive di accumulo. Dopo il crollo della fiaba, Lucy sposta l’attenzione su di sé, e qui entra il vero tema: l’autocritica feroce. Non accusa l’uomo, non attacca direttamente la rivale. Attacca il proprio corpo. Il trucco, i capelli, i tacchi, i peli, la pancera. È una lista ossessiva che accelera, si ingarbuglia, diventa fisica. Il pubblico ride perché riconosce la dinamica: quando una relazione finisce, spesso la mente cerca la colpa nel dettaglio estetico più assurdo.

Dal punto di vista attoriale, il punto centrale è il contrasto tra brillantezza e vulnerabilità. Se l’attrice interpreta tutto come una macchietta nevrotica, la scena si svuota. Se invece parte sincera, quasi ingenua nella descrizione della favola, e lascia che la frustrazione emerga gradualmente, il monologo acquista spessore. La ripetizione sui peli e sulle “tonnellate” non è solo comica: è il suono di un pensiero che si avvita. La domanda “Tu pensi che siano tutti veri?” è il momento in cui la maschera si incrina davvero. È lì che si intravede l’insicurezza profonda.

La parte sulla pancera è scritta come una vera punchline teatrale: è visiva, concreta, quasi grottesca. Ma anche qui, sotto l’immagine del “budello per salsicce”, c’è il terrore di non essere desiderabili senza artifici. La chiusura con “Guardate che gambe!” è un tentativo disperato di rimettere in piedi l’illusione, di vendersi ancora una volta. Ed è proprio questo che rende il monologo potente: Lucy non sta parlando di moda o di estetica, sta parlando della paura di non bastare.

In termini tecnici, la scena richiede controllo del ritmo, gestione delle pause comiche e grande consapevolezza corporea. È una scena apparentemente leggera che, in realtà, chiede all’attrice di stare sempre in equilibrio tra ironia e verità. Se funziona, il pubblico ride e si riconosce. Se viene spinta troppo, resta solo la caricatura.

Finale di "Single, ma non troppo"

Il momento di svolta arriva durante la festa di compleanno di Alice, organizzata da Robin. La situazione esplode quando vengono invitati senza preavviso Tom, David e Josh. Le tensioni sentimentali si incrociano, emergono frustrazioni e Alice litiga duramente con Robin.


Dopo la festa, Alice e Josh hanno un ultimo momento di passione, ma la ragazza comprende definitivamente che la loro storia appartiene al passato. Un incidente improvviso, in cui Robin viene investita da un taxi, cambia le priorità di tutti. Nello stesso momento Meg entra in travaglio. In ospedale la sorella dà alla luce una bambina e ritrova l’amore con il suo ex compagno, pronta a costruire una famiglia.

Alice, osservando questi eventi, realizza che essere single non significa fallire, ma imparare a conoscersi e rispettarsi. Decide di chiarire con Robin, scoprendo anche il lato nascosto dell’amica, una donna più complessa e vulnerabile di quanto sembrasse.

Il film si conclude con Alice che realizza un sogno personale: un viaggio al Grand Canyon durante il Capodanno. In questo momento di solitudine consapevole, riflette sul valore del tempo passato con se stessa e sulla libertà di non dipendere da una relazione.


Il finale lascia aperta la possibilità di un nuovo amore, ma suggerisce che, per la prima volta, Alice è davvero completa anche da sola.

Credits e dove vederlo

Regia: Christian Ditter

Sceneggiatura: Abby Kohn, Marc Silverstein, Dana Fox

Produzione: Flower Films, New Line Cinema, Wrigley Pictures

Cast: Dakota Johnson (Alice); Rebel Wilson (Robin); Alison Brie (Lucy); Leslie Mann (Meg) Nicholas Braun (Josh)

Dove vederlo: Netflix

Entra nella nostra Community Famiglia!

Recitazione Cinematografica: Scrivi la Tua Storia, Vivi il Tuo Sogno

Scopri 'Recitazione Cinematografica', il tuo rifugio nel mondo del cinema. Una Community gratuita su WhatsApp di Attori e Maestranze del mondo cinematografico. Un blog di Recitazione Cinematografica, dove attori emergenti e affermati si incontrano, si ispirano e crescono insieme.

Monologhi Cinematografici, Dialoghi, Classifiche, Interviste ad Attori, Registi e Professionisti del mondo del Cinema. I Diari Emotivi degli Attori. I Vostri Self Tape.