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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Meg in Single ma non troppo è una lezione di auto-sabotaggio emotivo lucido e controllato. In pochi minuti, la scena trasforma un gesto romantico – comprare insieme l’albero di Natale – in una chiusura anticipata e razionale. Meg non esplode, non accusa, non drammatizza: proietta il fallimento prima che accada. Analizzare questo monologo significa capire come ironia, paura dell’intimità e controllo possano convivere nella stessa battuta.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 56:30-57:15
Durata: 45 secondi
Emozioni chiave: difesa, paura dell’intimità, ironia protettiva, vulnerabilità mascherata
Contesto ideale per un’attrice: scena di rottura “anticipata”, dialogo di chiusura, lavoro su sottotesto e resistenza emotiva
Dove vederlo: Netflix
Single ma non troppo racconta un mosaico di vite sentimentali nella New York contemporanea, osservando il tema della solitudine e delle relazioni da prospettive diverse.
Alice, dopo anni di relazione con il fidanzato Josh, sente il bisogno di capire chi è davvero fuori da quella storia. Decide così di trasferirsi a New York, dove trova lavoro come assistente legale e va a vivere con la sorella maggiore Meg, una ginecologa indipendente e razionale.
Nella nuova città Alice incontra Robin, collega disinvolta e amante della vita notturna. Robin diventa per lei una guida nel mondo degli appuntamenti casuali, delle feste e delle relazioni senza impegno. Attraverso questa esperienza Alice conosce Tom, un barista affascinante e superficiale, che chiarisce fin da subito di non volere legami. Dopo una notte insieme, Alice si sente svuotata e capisce che quel tipo di libertà non la rappresenta. Prova allora a tornare da Josh, ma scopre che lui ha ormai voltato pagina.
Parallelamente, la sorella Meg decide di avere un figlio da sola, scegliendo un donatore. Poco dopo inizia una relazione con Ken, collega di Alice, senza rivelargli la gravidanza.
Nel frattempo Tom osserva con crescente interesse Lucy, una cliente del bar ossessionata dalla ricerca dell’uomo perfetto tramite incontri online. Lucy però continua a vivere delusioni sentimentali.
Distrutta dalla rottura con Josh, Alice prova a ricominciare frequentando David, un uomo maturo e premuroso incontrato durante un evento per ex studenti. Tra loro nasce una relazione intensa, ma fragile: David fatica a elaborare il lutto per la moglie e il rapporto si spezza quando Alice tocca questo tema.
Intanto Lucy trova un equilibrio grazie al volontariato e conosce George, mentre Meg decide di lasciare Ken per paura di compromettere la propria indipendenza.

“Noi ci prepareremo” per San Valentino? Nono, non è… Senti, Ken… Fra tre settimane, io credo che l’elemento novità di questa storia si sarà esaurito, e al suo posto si insinuerà la vita vera. Cioè il fatto che io lavoro sempre, e che probabilmente non ti vedrei mai, e forse dovrei annullare i nostri annullamenti. E, se mai finalmente riuscissi a vederti mi addormenterei di botto sulla tua faccia. Si, e poi tu te ne andresti e incontreresti una ragazza in palestra, perché tu ovviamente hai un sacco di tempo da passare in palestra e anche lei. Non so neanche perché facciamo questo discorso. Tu e io viviamo in due mondi diversi, e mi sembra di sprecare il fiato anche solo a parlarne, e ho problemi all’anca. Grossi problemi all’anca. Non perché faccio cose divertenti tipo fare sesso. No, per la… gravità. E siamo stati alla grande. Grazie per avermi dato una mano, sei stato carino. Ma tu troverai una ragazza della tua età, e insieme farete cose divertenti, come cercare gli alberi di natale, ma non è quello che succederà tra me e te, quindi… dovevo dirtelo, devo tornare a lavoro adesso.
““Noi ci prepareremo” per San Valentino?”: attacco di difesa travestito da battuta; “Noi” va quasi masticato con incredulità; enfatizza leggermente le virgolette (come se fosse una parola troppo grande); sguardo rapido su Ken e via, per non restare nell’intimità; pausa dopo “San Valentino?” per far sentire il peso della prospettiva.
“Nono, non è…””: freno improvviso; balbettio controllato che segnala panico interno; abbassa la voce come se stessi correggendo te stessa; micro-sorriso nervoso; sospensione su “…” come: “sto per essere brutale”.
“Senti, Ken…”: tono più basso e serio; qui scegli un contatto visivo più stabile; “Ken” è un appiglio umano (non sarcastico); pausa dopo il nome per prendere coraggio.
“Fra tre settimane, io credo che l’elemento novità di questa storia si sarà esaurito, e al suo posto si insinuerà la vita vera.”: ritmo da diagnosi clinica; pronuncia “tre settimane” come una scadenza; “si insinuerà” va detto con fastidio (la vita come invasione); non essere cattiva con Ken, ma con l’idea di speranza; pausa breve su “vita vera”.
“Cioè il fatto che io lavoro sempre,”: inizio elenco; tono pratico, quasi amministrativo; sguardo che sfugge verso il basso (stai mettendo un muro); “sempre” va asciutto, senza lamento.
“e che probabilmente non ti vedrei mai,”: qui entra una piccola colpa; fai calare mezzo tono; “mai” deve suonare eccessivo ma creduto; micro-pausa dopo “mai” per sentire la ferita che tenti di evitare.
“e forse dovrei annullare i nostri annullamenti.”: battuta intelligente, detta come se ti venisse in mente mentre parli; sorridino secco; non cercare la risata: la risata nasce dalla precisione assurda; pausa dopo la frase per farla sedimentare.
“E, se mai finalmente riuscissi a vederti mi addormenterei di botto sulla tua faccia.”: accelera sul “se mai finalmente” (ansia che corre); “di botto” è un colpo comico; puoi mimare un crollo improvviso con la testa (minimo); sguardo non erotico ma onesto, quasi “ti risparmierei questa scena”; pausa dopo “faccia” per la risata.
“Sì, e poi tu te ne andresti e incontreresti una ragazza in palestra,”: tono da profezia inevitabile; “Sì” è rassegnato, non aggressivo; “ragazza in palestra” detto con una punta di gelosia trattenuta (non amara); sguardo laterale come se stessi vedendo la scena.
“perché tu ovviamente hai un sacco di tempo da passare in palestra e anche lei.”: qui entra la stoccata; “ovviamente” leggermente ironico; fai un mezzo sorriso che subito muore; non giudicare Ken, giudica il mondo “di quelli che hanno tempo”; pausa dopo “anche lei” per chiudere il quadro.
“Non so neanche perché facciamo questo discorso.”: cambio netto; voce più bassa, quasi stanca; è una frase che serve a tagliare l’intimità; sguardo a terra; piccola pausa dopo “discorso” come per troncare davvero.
“Tu e io viviamo in due mondi diversi,”: frase-chiave; dilla senza ironia, con lucidità; qui guarda Ken, almeno un secondo pieno; “due mondi diversi” va lento, come una sentenza che ti sei ripetuta mille volte.
“e mi sembra di sprecare il fiato anche solo a parlarne,”: auto-protezione; parla più veloce, come se volessi scappare dalla crepa emotiva appena aperta; respiro corto, volutamente; pausa minima dopo “parlarne”.
“e ho problemi all’anca.”: deviazione comica improvvisa; dilla quasi come un dettaglio fuori posto; gesto appena accennato verso l’anca; sguardo rapido per vedere se lui ride o se si preoccupa.
“Grossi problemi all’anca.”: raddoppio per rinforzare la fuga; la seconda volta più secca; qui puoi far entrare una micro-risata di autoderisione; pausa dopo, per il timing.
“Non perché faccio cose divertenti tipo fare sesso.”: punchline detta con naturalezza, come se fosse ovvio; “fare sesso” va buttato lì, non ammiccato; sguardo neutro, quasi medico; lascia un beat (piccolo silenzio) per la risata.
“No, per la… gravità.”: qui il comico è nella sospensione; “la…” deve essere un inciampo mentale consapevole; “gravità” esce come parola definitiva, quasi filosofica; sorriso asciutto; pausa dopo “gravità”.
“E siamo stati alla grande.”: addolcimento improvviso; voce più morbida; sguardo breve, sincero; non trasformarlo in nostalgia romantica: è riconoscimento, non invito.
“Grazie per avermi dato una mano, sei stato carino.”: gratitudine vera; qui togli la maschera per un istante; contatto visivo più lungo; “carino” va delicato, quasi riduttivo (per non dire “importante”); micro-pausa dopo “mano”.
“Ma tu troverai una ragazza della tua età,”: torna la barriera; “Ma” è un coltello morbido; non insultare te stessa né lui; “della tua età” deve essere pragmatico, non auto-commiserato; sguardo che si sposta come a chiudere la porta.
“e insieme farete cose divertenti, come cercare gli alberi di Natale,”: immagine domestica, calda, che lei si nega; per farla funzionare devi far sentire un micro-dolore sotto la frase; rallenta su “alberi di Natale”; un mezzo sorriso che non regge.
“ma non è quello che succederà tra me e te,”: linea definitiva; tono calmo, fermo; guarda Ken mentre dici “me e te”; pausa dopo la frase, come un punto.
“quindi… dovevo dirtelo,”: respiro; “quindi” è la giustificazione finale; la sospensione “…” serve per non piangere/non cedere; “dovevo” con colpa controllata; sguardo basso.
“devo tornare a lavoro adesso.”: fuga elegante; tono pratico, quasi burocratico; l’ultima parola “adesso” è l’uscita di scena: mettila netta; non cercare la chiusura emotiva, lascia che resti incompiuta (fa più male, e quindi funziona).
Il monologo di Meg in Single ma non troppo è una scena di rottura preventiva. Non siamo davanti a una delusione esplosa, ma a una relazione che viene fermata prima ancora di iniziare davvero. Ken propone un gesto semplice e simbolico – comprare insieme l’albero di Natale – e Meg reagisce smontando il futuro in anticipo. È qui che si annida la forza della scena: lei non sta litigando, sta anticipando.
Meg non parla del presente. Parla di “fra tre settimane”. Questo dettaglio è fondamentale. Il suo discorso non è emotivo, è proiettivo. Costruisce una narrazione in cui l’“elemento novità” si esaurisce e viene sostituito dalla “vita vera”. E cosa sarebbe la vita vera per lei? Lavoro continuo, stanchezza, annullamenti, assenza. Il romanticismo viene sostituito da logistica. È un linguaggio clinico, quasi amministrativo, che serve a ridurre il rischio dell’intimità. La parte comica – l’addormentarsi sulla faccia di Ken, la ragazza in palestra, i problemi all’anca “per la gravità” è ironia di chi si difende. Meg non usa l’umorismo per sedurre, lo usa per alzare un muro. Ogni battuta alleggerisce la tensione ma, allo stesso tempo, sposta l’attenzione lontano dal nodo centrale: la paura di non riuscire a sostenere una relazione.
Quando dice “Tu e io viviamo in due mondi diversi”, non è una constatazione oggettiva. È una convinzione costruita per proteggersi. In realtà, quello che emerge è la difficoltà di concedersi tempo, vulnerabilità, spazio per l’altro. Meg è abituata a controllare tutto: il lavoro, la maternità, la propria autonomia. Una relazione implica una perdita parziale di controllo, e questo la destabilizza più dell’idea di restare sola. Il momento più sottile arriva quando ringrazia Ken. “Siamo stati alla grande. Grazie per avermi dato una mano.” Qui si intravede la verità: non c’è disprezzo, non c’è freddezza. C’è riconoscenza. Ed è proprio questa riconoscenza a rendere la chiusura più dolorosa. Perché Meg non lascia Ken per mancanza di sentimento, ma per eccesso di razionalizzazione.
La chiusa è emblematica: lei immagina Ken con una ragazza della sua età, a fare “cose divertenti” come cercare l’albero di Natale. È un’immagine calda, domestica, affettuosa. Ma è un futuro che Meg decide di auto-escludersi dal vivere. L’ultima frase, “Devo tornare a lavoro adesso”, è una fuga elegante. Il lavoro diventa rifugio, scusa, identità. Non c’è esplosione emotiva, non c’è pianto. C’è controllo. Ed è proprio questo controllo a rendere il monologo complesso da interpretare: l’attrice deve far sentire la crepa sotto la lucidità.

Il momento di svolta arriva durante la festa di compleanno di Alice, organizzata da Robin. La situazione esplode quando vengono invitati senza preavviso Tom, David e Josh. Le tensioni sentimentali si incrociano, emergono frustrazioni e Alice litiga duramente con Robin.
Dopo la festa, Alice e Josh hanno un ultimo momento di passione, ma la ragazza comprende definitivamente che la loro storia appartiene al passato. Un incidente improvviso, in cui Robin viene investita da un taxi, cambia le priorità di tutti. Nello stesso momento Meg entra in travaglio. In ospedale la sorella dà alla luce una bambina e ritrova l’amore con il suo ex compagno, pronta a costruire una famiglia.
Alice, osservando questi eventi, realizza che essere single non significa fallire, ma imparare a conoscersi e rispettarsi. Decide di chiarire con Robin, scoprendo anche il lato nascosto dell’amica, una donna più complessa e vulnerabile di quanto sembrasse.
Il film si conclude con Alice che realizza un sogno personale: un viaggio al Grand Canyon durante il Capodanno. In questo momento di solitudine consapevole, riflette sul valore del tempo passato con se stessa e sulla libertà di non dipendere da una relazione.
Il finale lascia aperta la possibilità di un nuovo amore, ma suggerisce che, per la prima volta, Alice è davvero completa anche da sola.
Regia: Christian Ditter
Sceneggiatura: Abby Kohn, Marc Silverstein, Dana Fox
Produzione: Flower Films, New Line Cinema, Wrigley Pictures
Cast: Dakota Johnson (Alice); Rebel Wilson (Robin); Alison Brie (Lucy); Leslie Mann (Meg) Nicholas Braun (Josh)
Dove vederlo: Netflix

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