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~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Natalia Verdugo in Monarch: Legacy of Monsters segna il momento in cui Monarch parla al mondo. In questa scena chiave della stagione 1, il personaggio interpretato da Mirelly Taylor affronta pubblicamente la paura collettiva dopo il G-Day, definendo il ruolo dell’organizzazione davanti alla minaccia dei MUTO e di Godzilla. È un discorso istituzionale costruito su equilibrio, controllo emotivo ed empatia strategica: materiale prezioso per chi studia recitazione e comunicazione del potere.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 42:05-44:13
Durata: 2 minuti
Monarch: Legacy of Monsters è una serie ambientata nel cosiddetto MonsterVerse, lo stesso universo narrativo dei film con Godzilla e King Kong. La storia si colloca dopo gli eventi di Godzilla, quando l’esistenza dei Titani è ormai una verità pubblica.
La serie alterna due linee temporali:
Anni ’50–’60: seguiamo la nascita dell’organizzazione segreta Monarch, fondata da scienziati e militari con l’obiettivo di studiare e contenere le creature giganti. In questa fase emergono le figure di Lee Shaw (interpretato da Kurt Russell e nella versione giovane da Wyatt Russell), insieme ai ricercatori Keiko e Bill Randa. Qui la serie assume un tono quasi da avventura scientifica: spedizioni, scoperte, prime apparizioni dei mostri, il mistero della “Hollow Earth”.
Presente: due fratellastri, Cate e Kentaro, scoprono che il padre – apparentemente morto – era legato a Monarch. Questa scoperta li trascina in un’indagine che intreccia segreti familiari e verità globali. La serie diventa così anche un racconto generazionale: il trauma lasciato da Godzilla a San Francisco, la sfiducia nelle istituzioni, il bisogno di capire chi controlla davvero queste creature.
Il cuore della narrazione non sono solo i mostri, ma l’eredità: scientifica, morale e familiare. Monarch non è solo un’organizzazione, è un sistema di silenzi e scelte discutibili. E la serie lavora molto su questo doppio livello: spettacolo visivo e tensione etica.

Mi chiamo natalia Verdugo. Vi sto parlando oggi in qualità di rappresentante di Monarch. Monarch è un’organizzazione mondiale di agenzie governative e scientifiche che sono dedite allo studio di Enormi Organismi Terrestri Non Identificati, o MUTO. Compresa la creatura che conosciamo come Godzilla. Ora, la nostra missione è proteggere voi, cittadini del mondo. ci SERViamo delle menti migliori, e della tecnologia più all’avanguardia di questo scopo. Incluso il sistema di preallarme che è stato attivato a Seattle ieri. E per fortuna stavolta è stato solo un falso allarme. Ci dispiace per ciò che può aver causato. Ma mi consola molto sapere che disponiamo di efficaci sistemi in grado di darci ampio preavviso in caso di un’emergenza vera. Ascoltate. So che gli eventi del G-Day hanno sconvolto il mondo. Un mondo in cui tutto ciò che amiamo, tutto ciò che temiamo potrebbe sparire in un istante. Da madre, io condivido la vostra paura. Ma questo ormai è il mondo in cui viviamo. I mostri sono una realtà inevitabile. Una minaccia costante a cui noi dobbiamo imparare a sopravvivere. E sono convinta che possiamo farlo, insieme. io sono convinta che lo faremo. Questo è il mio impegno verso di voi. E questo è anche l’impegno di Monarch, verso di voi. Grazie.
“Mi chiamo Natalia Verdugo.”: ingresso fermo e pulito; pausa breve dopo “Natalia” per dare identità prima del cognome; sguardo dritto in camera/pubblico, postura aperta, voce stabile (zero fretta).
“Vi sto parlando oggi in qualità di rappresentante di Monarch.”: tono istituzionale, da conferenza stampa; accentua leggermente “oggi” (urgenza del momento) e “Monarch” (peso dell’ente); micro-pausa prima di “Monarch” come se fosse un titolo.
“Monarch è un’organizzazione mondiale di agenzie governative e scientifiche che sono dedite allo studio di Enormi Organismi Terrestri Non Identificati, o MUTO.”: qui la credibilità passa dalla precisione; ritmo regolare, quasi “lettura” controllata; scandisci “Enormi Organismi Terrestri Non Identificati” senza enfasi emotiva; pausa netta prima di “o MUTO” e pronuncia chiara dell’acronimo, come definizione ufficiale.
“Compresa la creatura che conosciamo come Godzilla.”: abbassa leggermente il tono su “creatura” (gravità) e dai peso a “Godzilla” con una micro-pausa prima; sguardo che si stringe un istante, poi ritorna neutro (non spaventata: responsabile).
“Ora, la nostra missione è proteggere voi, cittadini del mondo.”: “Ora” funziona da pivot; pausa dopo “voi” per farli sentire inclusi; tono rassicurante, non paternalistico; piccolo ammorbidimento dello sguardo su “cittadini del mondo”.
“Ci serviamo delle menti migliori, e della tecnologia più all’avanguardia di questo scopo.”: attenzione a non suonare autocelebrativa; “menti migliori” con sobrietà, “tecnologia” con chiarezza; ritmo leggermente più veloce qui (parte operativa), ma chiudi con una pausa su “scopo”.
“Incluso il sistema di preallarme che è stato attivato a Seattle ieri.”: tono da report; “Seattle” e “ieri” vanno marcati come dati verificabili; sguardo verso il pubblico, non verso il basso (sicurezza nel dato).
“E per fortuna stavolta è stato solo un falso allarme.”: sollievo contenuto, niente sorriso largo; micro-espiro su “per fortuna”; pausa dopo “stavolta” per sottolineare che potrebbe non essere sempre così.
“Ci dispiace per ciò che può aver causato.”: scuse istituzionali, asciutte; abbassa leggermente volume e velocità; sguardo non sfuggente (se distogli, sembri colpevole o evasiva).
“Ma mi consola molto sapere che disponiamo di efficaci sistemi in grado di darci ampio preavviso in caso di un’emergenza vera.”: frase lunga, va “a onde”: pausa dopo “Ma”; sottolinea “mi consola” come ponte emotivo; accelera sul tecnicismo, poi rallenta su “emergenza vera” (il rischio reale); sguardo fermo, nessun tremolio.
“Ascoltate.”: parola-cuneo; pausa prima e dopo; tono più basso ma più incisivo, come quando una leader chiede attenzione totale; immobilità del corpo (non gesticolare).
“So che gli eventi del G-Day hanno sconvolto il mondo.”: qui entra empatia; rallenta; “So che” va detto con onestà, non con finta compassione; micro-pausa dopo “G-Day” per far risuonare il trauma collettivo.
“Un mondo in cui tutto ciò che amiamo, tutto ciò che temiamo potrebbe sparire in un istante.”: costruzione retorica: parallelismo; marca le due metà (“amiamo / temiamo”) con una pausa simmetrica; voce più calda, sguardo che abbraccia la platea; “in un istante” più lento, come un colpo secco.
“Da madre, io condivido la vostra paura.”: attenzione: empatia strategica, non melodramma; “Da madre” con un filo di fragilità controllata; sguardo più umano, non lacrime; pausa dopo “madre” per far atterrare la rivelazione personale.
“Ma questo ormai è il mondo in cui viviamo.”: ritorno al pragmatismo; “Ma” deciso; tono che si ricompone; ritmo stabile, come una conclusione inevitabile.
“I mostri sono una realtà inevitabile.”: frase-slogan, ma va detta senza slogan; “inevitabile” è la parola da appoggiare con una pausa finale; sguardo fermo, niente teatralità.
“Una minaccia costante a cui noi dobbiamo imparare a sopravvivere.”: qui la voce diventa guida; sottolinea “noi” (inclusione, non distanza); “imparare” è la chiave: non prometti controllo totale, prometti adattamento.
“E sono convinta che possiamo farlo, insieme.”: speranza misurata; micro-sorriso appena accennato su “insieme”; pausa dopo “possiamo farlo” e poi “insieme” come sigillo.
“Io sono convinta che lo faremo.”: rinforzo; qui la ripetizione è volontà; voce più piena, leggermente più bassa; sguardo centrale, come un impegno personale.
“Questo è il mio impegno verso di voi.”
“Questo è il mio impegno verso di voi.”: tono solenne ma sobrio; pausa dopo “mio” (responsabilità individuale); “verso di voi” con apertura dello sguardo, niente rigidità.
“E questo è anche l’impegno di Monarch, verso di voi.”: qui unisci volto umano e istituzione; enfatizza “Monarch” con micro-pausa prima e dopo; “verso di voi” ripetuto con intensità uguale, non stanca: rafforza la promessa.
“Grazie.”: chiusura rapida, non cerimoniale; piccolo cenno del capo, stop netto; lascia un silenzio breve prima di qualsiasi reazione, come in una vera conferenza stampa.
Il monologo di Natalia Verdugo in Monarch: Legacy of Monsters, interpretata da Mirelly Taylor, è un discorso istituzionale costruito su un equilibrio delicatissimo: rassicurare senza mentire, empatizzare senza cedere, promettere senza garantire l’impossibile. Non siamo davanti a una confessione privata come quella di May o a una riflessione esistenziale come quella di Du-Ho. Qui siamo nel territorio della leadership pubblica, della gestione della paura collettiva.
Natalia apre dichiarando il proprio nome. È un gesto semplice, ma potentissimo: in un mondo destabilizzato dai mostri, qualcuno si espone con identità e ruolo. Subito dopo si posiziona come rappresentante di Monarch. Il linguaggio diventa tecnico, preciso, quasi burocratico. La definizione dei MUTO e il riferimento diretto a Godzilla non sono casuali: nominare il mostro significa sottrarlo al mito e riportarlo nel campo dell’analisi scientifica. È un atto di controllo narrativo. Monarch non combatte solo creature gigantesche: combatte il panico.
Il passaggio sul falso allarme di Seattle è un esempio perfetto di comunicazione strategica. Natalia si scusa, ma subito ribalta la prospettiva: meglio un sistema che sbaglia per eccesso di cautela che uno impreparato. Qui la scena mostra come la serie inserisca un livello politico nel MonsterVerse: la sopravvivenza non è solo fisica, è anche organizzativa.
Il vero cuore del monologo arriva quando cita il G-Day. Il tono cambia. Non è più solo dirigente, diventa testimone di un trauma globale. “So che gli eventi del G-Day hanno sconvolto il mondo.” Questa frase apre uno spazio emotivo. E subito dopo lo amplia con l’immagine di un mondo in cui tutto può sparire in un istante. È qui che la comunicazione si umanizza.
Il passaggio “Da madre, io condivido la vostra paura” è costruito con intelligenza retorica. Non è una confessione intima, è un ponte. Natalia non dice “anch’io ho paura”, ma “condivido la vostra paura”. Non si mette sotto il pubblico, si mette accanto. È un dettaglio sottile ma fondamentale per chi studia recitazione: l’empatia qui è calibrata, mai eccessiva.
Quando afferma che i mostri sono una realtà inevitabile, compie un’operazione narrativa molto forte. Non promette eliminazione. Promette adattamento. È un discorso sulla resilienza, non sull’eroismo. Monarch non si presenta come onnipotente, ma come preparata.
La chiusura lavora su una doppia promessa: personale e istituzionale. Prima parla come individuo (“Io sono convinta”), poi come sistema (“Questo è l’impegno di Monarch”). Il volto umano e la macchina organizzativa si fondono. È una scelta drammaturgica precisa: la fiducia passa attraverso una persona, ma si consolida in un’istituzione.
In una serie dominata da Godzilla e dalle minacce dei MUTO, questo monologo sposta il conflitto su un piano diverso: la gestione della paura globale. È un discorso sulla comunicazione del potere, sulla responsabilità pubblica e sul tentativo di costruire stabilità in un mondo che ha perso il senso di sicurezza.

Nel finale della prima stagione, le due linee temporali si ricongiungono in modo più evidente. Scopriamo che Lee Shaw è sopravvissuto per decenni in una dimensione legata alla Hollow Earth, dove il tempo scorre in modo diverso. Questo elemento introduce un concetto chiave: lo spazio dei Titani non è solo geografico, ma anche temporale.
Il climax si costruisce su tre assi: Rivelazione: Monarch non è solo uno studio scientifico, ma un’organizzazione che ha manipolato informazioni per decenni. Sacrificio e perdita: alcuni personaggi restano intrappolati o separati, rafforzando il tema dell’eredità e delle conseguenze. Apertura narrativa: il mondo dei Titani è molto più vasto di quanto immaginato, e la Hollow Earth diventa il vero ponte verso il futuro del MonsterVerse.
Il finale non chiude tutto. Anzi. Funziona come un’espansione: se nei film l’attenzione è sullo scontro tra giganti, qui si mette in discussione il ruolo umano. Non siamo solo vittime o spettatori. Siamo parte dell’equazione.
E questo è forse l’aspetto più interessante: Monarch non racconta solo mostri che distruggono città, ma persone che cercano di dare un senso al caos.
Creato da: Christian Ditter
Sceneggiatura: dal personaggio creato da Toho Co., Ltd.
Produzione: Safehouse Pictures, Toho Co., Ltd.,
Cast: Anna Sawai (Cate Randa); Kiersey Clemons (May Olowe-Hewitt); Ren Watabe (Kentaro Randa); Kurt Russell (Lee Shaw)
Dove vederlo: Apple Tv

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