Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo della Presidente Park da Beef 2 è una trappola perfetta per un’attrice: è breve, lucidissimo, quasi immobile, ma dentro ha una violenza teorica enorme. Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri potere, freddezza e una filosofia del mondo senza cadere nella caricatura della villain, questo fa per te. Il punto non è “fare paura”. Il punto è convincere chi ascolta che questa donna ha ragione.
Film/Serie: Beef 2
Personaggio: Presidente Park
Attore/Attrice: Youn Yuh-jung
Stagione/Episodio: Episodio 8
Minutaggio: 31:03-32:30
Durata monologo: 1 minuto 27 secondi
Difficoltà: 8/10 — calma assoluta, pensiero tagliente, minaccia senza volume
Emozioni chiave: freddezza, superiorità, lucidità, disprezzo, controllo
Adatto per: provini drama, ruoli di potere, self-tape sofisticati, scene di antagonista realista
Dove vederlo: Netflix
La Presidente Park, interpretata da Youn Yuh-jung, ha appena catturato tutti e si trova nel momento in cui può decidere del loro destino. Non è in panico, non sta improvvisando, non si giustifica. Sta semplicemente esponendo la propria visione del mondo. Ed è proprio questo a rendere il monologo Presidente Park Beef 2 così forte: non è uno sfogo, è una teoria del potere applicata ai rapporti umani. La morte di Kim è già lì, come presenza emotiva, ma Park non la vive come lutto. La usa per confermare ciò che pensa da sempre: l’amore non è altro che una forma raffinata di interesse personale.

Il mio secondo marito diceva sempre: “amare vuol dire l’altro prima di te stesso”.
Ma… prendiamo per esempio un bambino appena nato che piange.
Non vuole la madre.
Vuole solo il suo latte.
Capita di mettere qualcun altro prima di noi, qualche volta.
Ma accade solo quando è facile.
L’essere umano è fatto per pensare a se stesso, e non è un caso che in miliardi di anni l’uomo sia passato da una cellula a un batterio a una scimmia, pensando solo ed esclusivamente a se stesso.
Ecco perché il capitalismo funziona.
Perché è un sistema che è nato in natura.
E’ il sistema del sé.
E l’amore esiste in questo sistema.
Tutte le relazioni esistono in questo sistema.
Ma sono tutti modi in cui l’uomo serve se stesso.
Ecco cosa ero io per il dottor Kim.
Ma è anche tutto ciò che lui era per me.
Ed è per questo motivo che ora non sto piangendo.
Ed è per questo motivo che non mi dispiace per voi.
Teneteli qui finché non avrò deciso cosa farne.
“Il mio secondo marito diceva sempre: “amare vuol dire l’altro prima di te stesso”.”: attacco calmo, quasi didattico; non partire gelida subito, ma con una memoria controllata; la citazione va detta come una frase che conosce bene e che ha già giudicato falsa.
“Ma… prendiamo per esempio un bambino appena nato che piange.”: la pausa dopo “Ma” è essenziale; lì Park cambia dal ricordo all’argomentazione; tono da donna che sta per smontare una favola con logica spietata.
“Non vuole la madre. / Vuole solo il suo latte”: due colpi secchi; la prima frase va quasi lasciata sospesa, la seconda la corregge; non cercare crudeltà, cerca precisione.
“Capita di mettere qualcun altro prima di noi, qualche volta. / Ma accade solo quando è facile”: qui serve una calma quasi scientifica; sulla seconda battuta abbassa appena il volume, come se stessi consegnando la verità che conta davvero.
“L’essere umano è fatto per pensare a se stesso, e non è un caso che in miliardi di anni l’uomo sia passato da una cellula a un batterio a una scimmia, pensando solo ed esclusivamente a se stesso”: è la frase più pericolosa del pezzo; attenzione al fiato e alla chiarezza; non correre; fai sentire che Park si compiace della propria logica, ma senza vanità esibita.
“Ecco perché il capitalismo funziona. / Perché è un sistema che è nato in natura”: qui il tono diventa quasi professorale; il rischio è farla astratta; tienila concreta, come se per lei fosse semplice osservazione del reale.
“E’ il sistema del sé”: battuta breve, da scolpire; pausa prima e dopo; non appoggiarla troppo, basta farla atterrare.
“E l’amore esiste in questo sistema. / Tutte le relazioni esistono in questo sistema”: qui non negare l’amore, ed è proprio questo il punto; Park non è nichilista, è funzionalista; fai sentire che sta inglobando anche i sentimenti dentro la sua teoria.
“Ma sono tutti modi in cui l’uomo serve se stesso”: questa è la tesi; sguardo fermo, quasi senza battere le palpebre; zero rabbia.
“Ecco cosa ero io per il dottor Kim. / Ma è anche tutto ciò che lui era per me”: qui entra il personale; attenzione a non umanizzarla troppo; non deve sembrare una ferita aperta, ma una constatazione accettata.
“Ed è per questo motivo che ora non sto piangendo”: frase da fare pulita, quasi asciutta; nessun tremore; la sua forza sta nel non doversi giustificare.
“Ed è per questo motivo che non mi dispiace per voi”: leggermente più dura; qui Park allarga la sua teoria ai presenti; non minaccia ancora, ma li svaluta.
“Teneteli qui finché non avrò deciso cosa farne”: chiusura perfetta se la fai senza peso melodrammatico; tono amministrativo, come un ordine d’ufficio; è questo che fa paura.
Questo monologo da Beef 2 funziona perché Park non sta solo parlando del mondo: lo sta usando per assolversi. Io credo che il cuore di questa scena sia proprio questo slittamento. All’inizio sembra una riflessione filosofica sull’amore e sul capitalismo. In realtà è un discorso costruito per non sentire il dolore di Kim, per non sentirsi colpevole, per non provare compassione verso nessuno.
Il punto chiave è che Park non si percepisce come crudele. Si percepisce come lucida. Per un’attrice questa è la chiave più importante: non devi interpretare una donna cattiva che dice cose dure. Devi interpretare una donna convinta di aver capito come funzionano davvero gli esseri umani. E che proprio per questo si sente autorizzata a decidere degli altri.
Attenzione a non cadere nella trappola della villain glaciale senza pensiero. Il testo vive perché ha una sua eleganza, una sua logica, persino una sua tristezza sotterranea. Ma quella tristezza non va esibita. Va trattenuta talmente bene da sembrare quasi assente.

Funziona per:
ruoli femminili di potere e alta manipolazione
provini drama con antagoniste sofisticate
self-tape dove vuoi mostrare controllo assoluto
workshop su sottotesto, dominio e calma minacciosa
Evitalo se:
ti chiedono un pezzo emotivamente esplosivo
tendi a irrigidirti troppo nei ruoli autoritari
cerchi un monologo giovane o quotidiano
Si abbina bene con: un secondo monologo più vulnerabile e intimo, magari familiare, per mostrare contrasto netto.
Monologo di Miranda da Il diavolo veste Prada — potere calmo, superiorità lucida
Monologo di Amy da Gone Girl — teoria dell’amore come controllo
Monologo di Cate Blanchett in Tár — autorità, logica, violenza elegante
Se lavori su questo pezzo, concentrati sulla semplicità. Il monologo della Presidente Park in Beef 2 non ha bisogno di essere spinto: funziona quando sembra pronunciato da una donna che ha smesso da tempo di chiedere il permesso di essere spietata.

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