Monologo Rachel episodio 5 in Something very bad is going to happen: come ha conosciuto Nicky

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Monologo Rachel – Episodio 5 (Something Very Bad Is Going to Happen)

Il monologo di Rachel nell’episodio 5 di Something Very Bad Is Going to Happen è molto più di un semplice racconto su come ha conosciuto Nicky. È il momento in cui costruisce davanti a tutti la propria versione della loro storia, trasformando un incontro casuale in qualcosa che assomiglia al destino. Tra ironia e tensione, Rachel alterna leggerezza e paura, rivelando non solo cosa è successo davvero, ma soprattutto cosa ha bisogno di credere. Ed è proprio questo equilibrio a rendere il monologo così interessante.

  • Scheda del monologo

  • Contesto del film

  • Testo del monologo (estratto+note)

  • Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa

  • Finale del film (con spoiler)

  • Credits e dove trovarlo

Scheda del monologo

Serie: Something very bad is going to happen, episodio 5
Personaggio: Rachel
Attore: Camilla Morrone

Minutaggio: 12:11-15:24

Durata: 3 minuti 13 secondi

Difficoltà: 7/10 (racconto + verità + gestione del pubblico)

Emozioni chiave: spontaneità, eccitazione, ironia, vulnerabilità, bisogno di essere creduta

Contesto ideale per un’attrice: racconto davanti a un gruppo (cena, evento, provino corale), scena di “prima impressione” tra due personaggi, monologo che alterna ironia e tensione, lavoro su ritmo e naturalezza

Dove vederlo: Netflix

Trama Episodio – “Mi hai salvato la vita, credo

L’episodio riprende con Rachel e Jules appena tornati a casa, ancora scossi dalla verità sulla maledizione. Jules è inquieto e dubbioso, mentre Rachel si aggrappa a una convinzione fondamentale: Nicky è la sua anima gemella. Per lei non è solo amore, ma una necessità vitale.

Tornata in camera, lo osserva mentre dorme e gli sussurra che lo ama, trasformando la paura in una scelta consapevole. Durante la cena pre-matrimoniale, l’atmosfera familiare si carica di ambiguità. I genitori di Nicky raccontano una storia d’amore bizzarra, a metà tra il romantico e il disturbante, riflettendo il tono della serie. Nel frattempo, Rachel continua a raccontare il loro primo incontro come una prova del destino: l’aeroporto, il volo schiantato, la sensazione che Nicky le abbia salvato la vita.

Ma Jules non crede a questa versione. Inizia a indagare e scopre una contraddizione: le date della relazione di Nicky non coincidono. Emergono dettagli che smontano la narrazione romantica, rivelando che Nicky era appena stato lasciato dalla sua ex e non si trovava lì per caso. Il dubbio si insinua in Rachel: il loro amore è davvero destino o solo una coincidenza? La crepa si apre e diventa impossibile da ignorare.

Testo del monologo + note

Dunque, un paio di anni fa stavo viaggiando in tutto il paese. Facevo colloqui per il programma di formazione. E l’ultimo si teneva all’università del Texas, ad Austin, però mi costrinsi ad andare a quel colloquio. Però il presentimento continuava a crescere, e a crescere a dismisura, mi soffocava. Comunque, quando arrivai all’aeroporto, ormai ne ero completamente sopraffatta, ero al… ero al gate e mi ero messa in fila per imbarcarmi, quando all’improvviso lo capii. Era quello. Quello era il presentimento. Se io mi fossi imbarcata, qualcosa di orribile sarebbe accaduto. Non lo so, era così e basta. Poi iniziai vermente a impazzire. Guardavo tutte le altre persone imbarcarsi e ero completamente paralizzata. Alla fine ero l’unica rimasta e l’addetta al gate si avvicinò all’altoparlante, guardò dritto verso di me e disse: “Ultima chiamata, stiamo per chiudere l’imbarco ai passeggeri”. Il caso volle che ci fosse un’altra persona. Questo… ragazzo, questo bel ragazzo. Quindi pensai: “Cazzo, è un vero peccato che un bel ragazzo come lui debba morire con questo volo maledetto”. Arrivammo all’ultimissima chiamata e a quel punto io ero immobile da venti minuti, e l’addetta al gate era arrabbiatissima, quando quel bel ragazzo si accorse di me, si avvicinò a dove ero impalata e mi chiese: “Tutto ok?”. Io normalmente avrei messo: “Si, sto bene, cioè, sparisci”. Ma c’era evidentemente qualcosa in lui che mi ispirò cieca fiducia in quel momento. Gli dissi letteralmente in faccia: “A costo di sembrare pazza, ma… ho la sensazione che capiterà qualcosa di brutto, e non so dirti di più, ma su quell’aereo non ci metto piede”. Quindi ui mi guardò negli occhi e con questo piccolo sorrisino perfetto mi rispose: “Fanculo, andiamo in macchina”. Si, di punto in bianco. “Fanculo, andiamo in macchina”. Gli bastò un solo sguardo. Non fece neanche una domanda, credette sulla mia parola che quella sensazione fosse reale. Dunque, il gate era chiuso, e ci eravamo ufficialmente imbarcati in questo viaggio insieme, e… io lo ringraziai per essere stato così gentile, e lui… mi guardò negli occhi e mi disse: “Penso che tu mi abbia salvato la vita”.

“Dunque, un paio di anni fa stavo viaggiando in tutto il paese.”: attacco naturale, conversazionale; tono leggero; sguardo aperto verso il gruppo

“Facevo colloqui per il programma di formazione.”: ritmo fluido; nessuna enfasi; sta “preparando il terreno”

“E l’ultimo si teneva all’università del Texas, ad Austin, però mi costrinsi ad andare a quel colloquio.”:  lieve rallentamento su “mi costrinsi”; primo accenno di tensione interna

“Però il presentimento continuava a crescere, e a crescere a dismisura, mi soffocava.”:  aumenta leggermente la pressione emotiva; pausa su “soffocava”; respiro più corto

“Comunque, quando arrivai all’aeroporto, ormai ne ero completamente sopraffatta,”: tono più serio; meno sorriso; sguardo più interno

“ero al… ero al gate e mi ero messa in fila per imbarcarmi,”:  esitazione su “ero al…”; segnala il ricordo che prende corpo

“quando all’improvviso lo capii.”: micro-pausa prima; frase netta; sguardo fisso

“Era quello.”: breve, incisivo; lascia spazio dopo

“Quello era il presentimento.”: conferma; tono più basso

“Se io mi fossi imbarcata, qualcosa di orribile sarebbe accaduto.”: semplice, diretto; non drammatizzare troppo

“Non lo so, era così e basta.”: difensivo; piccolo shrug; abbassa lo sguardo

“Poi iniziai veramente a impazzire.”: ritmo più veloce; entra agitazione

“Guardavo tutte le altre persone imbarcarsi ed ero completamente paralizzata.”: descrizione fisica; corpo più fermo; occhi che seguono “gli altri”

“Alla fine ero l’unica rimasta”: rallenta; senso di isolamento

“e l’addetta al gate si avvicinò all’altoparlante, guardò dritto verso di me e disse:”: costruzione; sguardo diretto a qualcuno del pubblico

“Ultima chiamata, stiamo per chiudere l’imbarco ai passeggeri”.: imitazione leggera; tono più tecnico

“Il caso volle che ci fosse un’altra persona.”: cambio energia; alleggerisce

“Questo… ragazzo, questo bel ragazzo.”: pausa su “ragazzo”; piccolo sorriso; entra ironia

“Quindi pensai: “Cazzo, è un vero peccato…””: tono ironico; ritmo più vivace

“…che un bel ragazzo come lui debba morire con questo volo maledetto”.: contrasto ironia + morte; non marcare troppo “maledetto”

“Arrivammo all’ultimissima chiamata”: accelera leggermente

“e a quel punto io ero immobile da venti minuti”: ritorno alla tensione; corpo fermo

“e l’addetta al gate era arrabbiatissima,”: tono leggermente più leggero

“quando quel bel ragazzo si accorse di me,”: rallenta; focus su Nicky

“si avvicinò a dove ero impalata e mi chiese: “Tutto ok?”.”: imitazione morbida; piccolo cambio vocale

“Io normalmente avrei detto: “Sì, sto bene, cioè, sparisci””.: ironia; ritmo veloce; strappa un sorriso

“Ma c’era evidentemente qualcosa in lui che mi ispirò cieca fiducia in quel momento.”: cambio netto; più sincero; guarda Nicky

“Gli dissi letteralmente in faccia:”: preparazione; pausa breve

““A costo di sembrare pazza, ma…””: imbarazzo reale; abbassa leggermente lo sguardo

““…ho la sensazione che capiterà qualcosa di brutto,””: semplice; senza enfasi

““…e non so dirti di più, ma su quell’aereo non ci metto piede”.”: chiusura decisa; sguardo diretto

“Quindi lui mi guardò negli occhi”: rallenta; momento sospeso

“e con questo piccolo sorrisino perfetto mi rispose:”: accenna sorriso; nostalgia

““Fanculo, andiamo in macchina”.”: leggero, spontaneo; non forzare

“Sì, di punto in bianco.“: commento divertito; alleggerisce

“Fanculo, andiamo in macchina”.: ripetizione con piacere; ritmo più lento

“Gli bastò un solo sguardo.” : tono più intimo; guarda Nicky

“Non fece neanche una domanda,”: sottolinea; incredulità

“credette sulla mia parola che quella sensazione fosse reale.”: qui sta il cuore; semplice, sincero

“Dunque, il gate era chiuso,”: ritorno narrativo

“e ci eravamo ufficialmente imbarcati in questo viaggio insieme,”: tono più morbido; metafora

“e… io lo ringraziai per essere stato così gentile,”: pausa su “e…”; sguardo basso

“e lui… mi guardò negli occhi”: sospensione; rallenta molto

“e mi disse: “Penso che tu mi abbia salvato la vita”.”: linea finale; pulita; lascia silenzio dopo

Analisi del monologo di Rachel (episodio 5)

Questo monologo è costruito come un racconto leggero, quasi da cena tra amici, ma in realtà è uno dei momenti più rivelatori della serie perché mostra esattamente come Rachel vede il proprio rapporto con Nicky. Non sta semplicemente raccontando “come si sono conosciuti”: sta costruendo una narrazione che dia senso a ciò che prova, e soprattutto che la legittimi davanti agli altri. La prima parte funziona come un’introduzione normale, quotidiana, in cui Rachel si presenta come una ragazza qualsiasi, impegnata nei suoi colloqui e nei suoi spostamenti. Questo serve a creare un terreno realistico, credibile, su cui poi far emergere qualcosa di più strano.

Il punto di svolta è il presentimento. Rachel non lo descrive mai davvero, non lo spiega, e proprio per questo risulta autentico. Non è una visione chiara, è una sensazione crescente, opprimente, che la blocca. Qui il monologo cambia ritmo: da lineare diventa frammentato, più fisico. Il corpo si ferma, il pensiero si interrompe, e il racconto smette di essere “racconto” per diventare esperienza. Rachel non sta più spiegando, sta rivivendo quel momento. È questo che crea tensione anche per chi ascolta: non è una storia simpatica, è qualcosa che non torna.

Quando introduce Nicky, il tono cambia di nuovo. Torna una leggerezza apparente, quasi ironica, soprattutto nel modo in cui lo descrive come “bel ragazzo” e nel pensiero paradossale sul fatto che sarebbe morto. Ma questa ironia non è mai davvero spensierata: è un modo per gestire l’assurdità della situazione. Rachel usa il tono leggero per non far emergere completamente la paura. Ed è proprio questo contrasto a rendere il monologo interessante: il pubblico ride, ma percepisce che sotto c’è qualcosa di più serio.

Il cuore del monologo è la confessione. Quando Rachel dice a Nicky che sente che accadrà qualcosa di brutto, si espone completamente. Non cerca di sembrare razionale, non prova a giustificarsi. Accetta il rischio di passare per pazza. Ed è qui che il racconto smette di essere su di lei e diventa su di lui. Perché la vera domanda non è “cosa ha sentito Rachel”, ma “come ha reagito Nicky”.

La risposta di Nicky è ciò che Rachel vuole dimostrare a tutti: lui non chiede spiegazioni, non mette in dubbio, non ridicolizza. Dice semplicemente “andiamo”. Questo gesto, che in superficie è impulsivo, per Rachel diventa la prova definitiva di qualcosa di più grande. Non è solo attrazione, non è solo caso: è qualcuno che la vede e la crede. Ed è esattamente questo che lei sta cercando di raccontare agli invitati.

Il finale del monologo chiude il cerchio trasformando quell’episodio in un significato più ampio. “Mi hai salvato la vita” non è solo una frase romantica, è la conferma che Rachel stava cercando. È il momento in cui il loro incontro diventa destino nella sua narrazione. E questo è il punto più importante: Rachel non sta raccontando un fatto, sta costruendo un senso. Sta dicendo a tutti — ma soprattutto a se stessa — che quella relazione non è casuale.

Ed è proprio qui che si inserisce il lato più interessante del monologo. Perché mentre Rachel racconta tutto questo con convinzione, lo spettatore sa che quella storia ha delle crepe. Sappiamo che Nicky ha mentito su alcuni dettagli, sappiamo che il loro incontro non è esattamente come lei lo racconta. E quindi il monologo diventa qualcosa di ancora più potente: non è solo un ricordo, è una versione della realtà. Una versione che Rachel sceglie di credere.

Dal punto di vista attoriale, tutto sta nel mantenere questo equilibrio. Se lo si gioca troppo leggero, diventa un aneddoto simpatico. Se lo si carica troppo, perde naturalezza. Deve restare sospeso tra intrattenimento e bisogno emotivo. Perché in fondo Rachel non sta raccontando per far ridere o emozionare: sta cercando di convincere gli altri — e se stessa — che quello che sta per fare ha un senso.

Spiegazione finale – “Mi hai salvato la vita, credo” 

La verità emerge con violenza: l’incontro tra Rachel e Nicky non è stato un momento predestinato, ma il risultato di una fragilità. Nicky, appena lasciato, si è aggrappato a Rachel, trasformando un caso in una storia d’amore. Questo ribalta completamente la percezione di Rachel, che aveva costruito su quel momento la certezza della loro anima gemella.

Jules spinge il confronto fino al limite, insinuando che forse il vero legame profondo sia il loro, nato da un trauma condiviso. È una provocazione destabilizzante che apre uno scenario ancora più inquietante. Nicky reagisce con rabbia e lo aggredisce, confermando la tensione crescente.

Un blackout improvviso avvolge la casa, segnando il passaggio definitivo dalla tensione al caos. Alla luce delle candele, Rachel crolla e dice tutto: rivela la maledizione, il rischio di morte e le conseguenze per la famiglia. È un gesto estremo, che la espone completamente.

Da quel momento, Rachel smette di proteggere la realtà. L’orrore soprannaturale e il dramma sentimentale si fondono: non si tratta più solo di amore, ma di sopravvivenza.

Credits e dove vederlo

Regia / Showrunner: Haley Z. Boston

Produzione: Duffer Brothers

Cast: Camila Morrone, Adam DiMarco, Gus Birney, Karla Crome

Dove vederlo: Netflix

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