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~ LA REDAZIONE DI RC
Se stai cercando un monologo femminile per provino che mostri dolore, memoria, ironia involontaria e crollo emotivo senza trasformarsi in una scena urlata, questo pezzo fa per te. Il monologo di Tara in Ripple Episodio 2 è una trappola perfetta: sembra semplice, quasi quotidiano, ma in realtà ti chiede precisione assoluta nel passare dal racconto pratico al lutto più nudo. È breve, umano, e proprio per questo difficilissimo da falsare.
Film/Serie: Ripple – Episodio 2
Personaggio: Tara
Attore/Attrice: Marci T. House
Stagione/Episodio: Episodio 2
Minutaggio: 15:30-16:30
Durata monologo: 1 minuto
Difficoltà: 8/10 — cambi emotivi sottili, niente appoggi melodrammatici
Emozioni chiave: nostalgia, dolore trattenuto, tenerezza, umiliazione, vuoto
Adatto per: provini drammatici realistici, ruoli maturi, self tape intimisti, workshop di sottotesto
Dove vederlo: Netflix
Nel monologo Tara Ripple Episodio 2, Tara parla con Walter, un uomo che ha perso da poco la moglie. Lei, invece, convive con quel vuoto già da qualche anno. La scena nasce da un riconoscimento reciproco: non due persone che si fanno terapia a vicenda, ma due esseri umani che sanno cosa significa restare con gli oggetti di chi non c’è più.
Questo è importante per l’attrice. Tara non sta “raccontando una storia divertente”. Sta tentando di nominare il dolore passando da un dettaglio ridicolo: una macchina per i waffle comprata in saldo. Il cuore della scena è proprio lì. Un oggetto banale diventa il contenitore di una perdita enorme. E il personaggio prova a restare composto fino all’ultima battuta.

Qualche mese prima che mia moglie morisse, comprò in saldo una macchina per i waffle. Non so perché… non eravamo amanti dei waffle, ma per lei i saldi erano davvero irresistibili. Ricordo che fissavo quella maledetta scatola ogni giorno. Raccoglieva solo polvere, sapevo che dovevo restituirla, così sono andata da Target.
Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.
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Ma si rifiutarono di prenderla. E io ebbi un crollo totale, scoppiai a piangere proprio lì, davanti alle persone in fila. Il responsabile venne da me e mi disse: “Signora, ma lei l’ha acquistata da Bad, Baff and beyond”. Non piangevo per la macchina dei waffle.
“Qualche mese prima che mia moglie morisse, comprò in saldo una macchina per i waffle.”: entra senza solennità, quasi come se stessi prendendo una rincorsa laterale; non caricare subito “morisse”: dillo con l’abitudine stanca di chi quella parola l’ha già detta troppe volte;
“Non so perché…”: pausa vera dopo “perché”; qui puoi lasciare un mezzo sorriso amaro, brevissimo;
“non eravamo amanti dei waffle, ma per lei i saldi erano davvero irresistibili.”: alleggerisci leggermente il ritmo, quasi fosse un ricordo domestico; “davvero irresistibili” va colorato con affetto, non con sarcasmo;
“Ricordo che fissavo quella maledetta scatola ogni giorno.”: qui cambia asse; “maledetta scatola” non va urlato, va quasi sputato piano;
“Raccoglieva solo polvere, sapevo che dovevo restituirla, così sono andata da Target.”: questa parte deve sembrare pratica, quasi amministrativa; il punto è far sentire che Tara si aggrappa all’azione concreta per non affondare;
“Ma si rifiutarono di prenderla.”: qui inserisci un micro-stop prima di “Ma”; non fare il grande colpo drammatico: basta un piccolo irrigidimento del busto;
“E io ebbi un crollo totale, scoppiai a piangere proprio lì, davanti alle persone in fila.”: non recitare il pianto, racconta la vergogna del pianto; “crollo totale” può uscire quasi con incredulità, come se ancora ti sorprendesse la sproporzione;
“Il responsabile venne da me e mi disse:”: piccola ripresa di controllo; come spesso accade nel lutto, il racconto torna preciso proprio nel momento più doloroso;
“Signore, ma lei l’ha acquistata da Bad, Baff and beyond”: non imitare il responsabile in modo comico; basta una variazione lieve, magari più piatta, più burocratica;
“Non piangevo per la macchina dei waffle.”: questa è la battuta chiave; falla arrivare semplice, pulita, quasi senza difesa;
Questo monologo è interessante perché non parla mai frontalmente del lutto fino all’ultima riga. Io credo che il cuore di questa scena sia proprio l’attrito tra il dettaglio ridicolo e il dolore enorme che contiene. La macchina dei waffle non conta nulla, eppure conta tutto. È uno di quegli oggetti che, dopo una perdita, diventano insopportabili perché continuano a occupare spazio nel mondo reale quando la persona amata non lo occupa più.
Il punto chiave è che Tara non sta chiedendo pietà. Sta formulando, quasi senza volerlo, una verità che chi ha vissuto un lutto conosce bene: spesso non crolli sul momento decisivo, crolli davanti a una sciocchezza. Un reso negato, una tazza rimasta sul ripiano, una giacca ancora appesa. L’attore deve capire questo, altrimenti il pezzo diventa solo “la scena della vedova triste”.
L’errore più comune sarebbe spingere troppo il dolore fin dall’inizio. Non funziona. Attenzione anche a non cadere nella trappola dell’aneddoto buffo. Sì, c’è un elemento ironico. Ma è un’ironia che punge. Se la giochi come una scena simpatica, hai perso il sottotesto.
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Monologo di Claire (Vanessa Smythe) da Ripple episodio 7
Ripple - Increspature episodio 5 spiegazione finale e trama completa di “Il volantino”

Funziona per:
ruoli femminili maturi con forte vissuto interiore
provini drammatici realistici per cinema o serialità
self tape dove serve verità più che virtuosismo
scene di lutto, perdita, memoria, relazione lunga
Evitalo se:
ti chiedono un pezzo esplosivo o apertamente conflittuale
hai bisogno di mostrare ampia fisicità o grande trasformazione esterna
il provino richiede energia comica o brillantezza ritmica
Si abbina bene con: un secondo monologo più tagliente e presente, magari di rabbia controllata, per mostrare un contrasto netto.
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Se lavori su questo monologo femminile per provino, concentrati meno sul pianto e più sull’oggetto. La scatola, il negozio, la fila, il responsabile: è lì che il dolore prende corpo. E quando arrivi all’ultima frase, non cercare di commuovere. Cerca solo di dire la verità.

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