Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Il monologo di Tom Waaler in Detective Hole è uno dei momenti più sottili e disturbanti della serie. Apparentemente è solo un ricordo giovanile, ma sotto la superficie nasconde una visione del mondo precisa e inquietante. Attraverso un racconto semplice e quotidiano, Tom costruisce un discorso che trasforma la nostalgia in ideologia, portando lo spettatore a percepire gradualmente qualcosa che non torna.
Scheda del monologo
Contesto del film
Testo del monologo (estratto+note)
Analisi: temi, sottotesto e funzione narrativa
Finale del film (con spoiler)
Credits e dove trovarlo
Minutaggio: 00:16:07 - 00: 17:01
Durata: 54 secondi
Emozioni chiave: nostalgia, disillusione, lucidità, distacco
Contesto ideale per un attore: confessione manipolativa / colloquio intimo / momento di reclutamento o seduzione psicologica
Dove vederlo: Netflix
L’episodio introduce Martin Aminov come principale sospettato, collegato a traffico di armi, diamanti e omicidi. Tutti gli indizi sembrano portare a lui.
Tom prende subito il controllo dell’operazione e blocca la squadra, decidendo di arrestarlo da solo. È una mossa che mostra il suo potere e insospettisce Harry.
Seguendo lo schema del numero cinque, la polizia monitora lo studentato, ma Harry scopre una nuova vittima al quarto piano: il killer è ancora avanti.
Beate rivela che Tom l’ha costretta a nascondersi, confermando che qualcosa non torna.
Quando Martin arriva, viene arrestato con prove schiaccianti: armi, diamanti e nessun alibi. Tom si prende il merito e rafforza la sua posizione.
Le impronte trovate collegano più scene del crimine, ma suggeriscono anche una possibile manipolazione.
Tom offre ad Harry il “Joseph’s Blessing”, un veleno per eliminare Martin ed evitare un processo.
Nel frattempo, Harry prova a mantenere un equilibrio personale con Rakel, ma la tensione resta evidente.

Quando ho compiuto 20 anni, sono andato a Stromstad per vedere un mio amico, Solo. Abbiamo rubato l’auto di suo padre per venire ad Oslo. Eravamo al verde, naturalmente. Non potevamo permetterci un hotel, e abbiamo dormito al parco, nei sacchi a pelo. La mattina dopo abbiamo girato la città in cerca di ragazze…Ho perso la verginità in quel sacco a pelo. L’ho deciso in quel momento: “Questa sarà la mia città”. Avevamo solo 20 anni. Ma credevamo di avere tutto. Marius Veland, Barbara Svendssen, Camilla Loen, Lisbeth Barli: sono tutti morti a circa 20 anni. Senza conoscere la delusione.
“Quando ho compiuto 20 anni, sono andato a Stromstad per vedere un mio amico, Solo.”: Tono narrativo, rilassato. Sguardo leggermente lontano, come se stessi “rivedendo” la scena. Piccola pausa su “20 anni”.
“Abbiamo rubato l’auto di suo padre per venire ad Oslo.”: Accenno di sorriso, ma trattenuto. Non enfatizzare “rubato”: deve sembrare normale, quasi innocente.
“Eravamo al verde, naturalmente.”: Leggera ironia. Spalle che si abbassano appena → gesto naturale, quotidiano.
“Non potevamo permetterci un hotel, e abbiamo dormito al parco, nei sacchi a "pelo.”: Ritmo fluido, senza pause forti. Voce calda, evocativa. Qui stai costruendo fiducia.
“La mattina dopo abbiamo girato la città in cerca di ragazze…”:Micro-pausa prima di “ragazze”. Sguardo che si abbassa leggermente → memoria più intima.
“Ho perso la verginità in quel sacco a pelo.”:Frase detta semplice, quasi piatta. Nessuna enfasi erotica → deve risultare disarmante.
“L’ho deciso in quel momento: “Questa sarà la mia città”.”:Qui cambia leggermente l’energia. Piccola pausa prima della citazione. Intonazione più ferma su “Questa sarà la mia città”.
“Avevamo solo 20 anni.” Rallenta. Sguardo più diretto. È la prima crepa emotiva.
“Ma credevamo di avere tutto.”: Leggera sospensione su “tutto”. Qui entra la disillusione → ma ancora trattenuta.
“Marius Veland, Barbara Svendssen, Camilla Loen, Lisbeth Barli:” Cambio netto. Elenco scandito, ma senza teatralità. Ogni nome leggermente separato da una micro-pausa.
“sono tutti morti a circa 20 anni.”: Voce più bassa. Nessuna emozione esplicita. È una constatazione.
“Senza conoscere la delusione.”: Frase chiave. Pausa prima di dirla. Sguardo fermo sull’interlocutore. Tono calmo, quasi “pacificato”.
Questo monologo è costruito su un meccanismo molto sottile: parte come un ricordo personale, quasi innocuo, e si trasforma lentamente in una dichiarazione ideologica inquietante. Tom non sta semplicemente raccontando un episodio della sua giovinezza, sta guidando chi ascolta dentro il suo modo di vedere il mondo, senza mai alzare il tono o dichiarare apertamente la propria pericolosità.
All’inizio il racconto è semplice, concreto, quasi universale. Il viaggio improvvisato, l’auto rubata, la povertà condivisa, la notte al parco: sono immagini che evocano libertà, incoscienza e scoperta. Tom costruisce empatia attraverso dettagli quotidiani, senza caricarli emotivamente. Anche il momento della perdita della verginità viene raccontato senza enfasi, come un passaggio naturale. Questo è fondamentale: abbassa le difese di chi ascolta, crea vicinanza e normalità.
Quando dice “Questa sarà la mia città”, emerge una prima forma di identità. È il momento in cui il ricordo si trasforma in scelta, in direzione. Ma è subito dopo che il monologo cambia davvero direzione. La frase “Avevamo solo 20 anni. Ma credevamo di avere tutto” introduce una crepa. Non è nostalgia, è consapevolezza. È il primo segnale che quel passato non viene ricordato con leggerezza, ma con una lettura successiva, più fredda.
Il passaggio decisivo arriva con l’elenco dei nomi. Qui il monologo si sposta completamente: da racconto personale diventa discorso sulla morte. Tom non introduce i nomi con pathos, non crea tensione, li inserisce come se fossero parte dello stesso flusso narrativo. Ed è proprio questa continuità a renderli disturbanti. Non c’è rottura, non c’è shock: c’è integrazione.
La frase finale è il cuore del monologo: “Senza conoscere la delusione”. Qui si rivela la visione del personaggio. Tom non sta esprimendo dolore per quelle morti, ma sta suggerendo che morire giovani sia, in qualche modo, una forma di preservazione. La delusione diventa il vero nemico, qualcosa che corrompe la vita adulta. In questa logica, la morte precoce non è una tragedia, ma quasi una coerenza.

Harry incontra Martin in prigione, che si dichiara innocente. Invece di interrogarlo direttamente, costruisce una trappola psicologica.
Finge di avvelenarlo con il Joseph’s Blessing e gli fa credere che Tom lo abbia incastrato e voglia eliminarlo.
Sotto pressione, Martin crolla e confessa il coinvolgimento nel sistema di Tom.
Harry gli promette un antidoto in cambio della collaborazione, poi rivela che il veleno non esisteva: era tutto un bluff.
A quel punto lo porta via dalla prigione, costringendolo a collaborare davvero.
La fuga mette in allerta Tom, ma Harry aveva previsto anche questo.
Il conflitto tra i due diventa ormai aperto.
Nel finale, una nuova pista emerge: la madre di Martin parla di un’inquilina scomparsa.
È un dettaglio chiave che suggerisce che il caso è ancora aperto e molto più complesso di quanto sembri.
Regia: Øystein Karlsen Anna Zackrisson
Tratto da: La stella del diavolo Jo Nesbø
Cast: Øystein Karlsen Anna Zackrisson
Dove vederlo: Netflix

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