Nuova Legge Cinema, la Camera dice sì: cosa cambia

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Articolo a cura di...

~ LA REDAZIONE DI RC

Nuova Legge Cinema, primo sì della Camera: cosa cambia e la posizione di #siamoaititolidicoda

La nuova Legge Cinema supera uno dei passaggi parlamentari più importanti e riapre, inevitabilmente, una discussione che riguarda da vicino migliaia di professionisti del nostro settore.

La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla riforma del cinema e dell’audiovisivo. Un passaggio significativo, soprattutto dopo mesi — e per certi versi anni — in cui attori, autori, maestranze, tecnici, produttori e lavoratori dello spettacolo hanno continuato a chiedere una cosa apparentemente semplice: regole capaci di stare dietro a un settore che nel frattempo è cambiato profondamente.

Attenzione, però, perché qui bisogna evitare sia gli applausi anticipati sia i funerali preventivi.

Quella approvata alla Camera è una legge delega. Significa che il Parlamento indica principi, obiettivi e direzioni della riforma, mentre buona parte delle regole concrete dovrà essere definita successivamente dal Governo attraverso i decreti attuativi.

Ed è proprio lì che, probabilmente, si giocherà la partita più importante.

Indice

La nuova Legge Cinema è già entrata in vigore?

No. Ed è forse la prima cosa da chiarire.

Il voto della Camera rappresenta un passaggio fondamentale dell’iter parlamentare, ma il percorso della riforma non è ancora concluso: il testo dovrà proseguire il suo cammino al Senato.

Anche dopo l’approvazione definitiva, inoltre, non avremo immediatamente davanti un sistema completamente nuovo e perfettamente definito. La natura stessa della delega affida infatti al Governo il compito di intervenire successivamente su numerosi aspetti tecnici.

È un dettaglio solo apparentemente burocratico.

Perché tra scrivere in una legge che un determinato settore deve essere tutelato e stabilire come, concretamente, quella tutela debba funzionare c’è una bella differenza.

E chi lavora nel cinema questa differenza la conosce fin troppo bene.

Cosa cambia con la riforma del cinema e dell’audiovisivo?

Il progetto di riforma punta a riorganizzare una normativa che ha ormai diversi anni sulle spalle e che deve fare i conti con un mercato audiovisivo molto diverso rispetto a quello per cui era stata pensata.

Streaming, nuove modalità produttive, intelligenza artificiale, trasformazione del sistema dei finanziamenti, condizioni dei lavoratori, accesso alla professione: parlare oggi di “cinema” significa parlare di un ecosistema molto più vasto della semplice uscita di un film nelle sale.

Tra gli elementi centrali della riforma c’è anche il progetto di una nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, chiamata ad assumere un ruolo importante nella gestione delle politiche pubbliche destinate al settore.

La questione non è semplicemente cambiare il nome scritto sulla porta di un ufficio.

Cambiare l'organizzazione attraverso cui vengono amministrati sostegni, controlli e risorse pubbliche significa potenzialmente modificare uno dei meccanismi più delicati dell'intero sistema cinematografico italiano.

Ed è esattamente per questo che sarà necessario capire come la struttura verrà costruita e con quali competenze, personale e margini operativi.

Cosa prevede la nuova Legge Cinema sull'intelligenza artificiale?

Qui arriviamo a uno dei punti più interessanti.

La crescita dell'intelligenza artificiale generativa sta aprendo una discussione enorme sul futuro del lavoro artistico. Per gli attori, in particolare, la questione non è fantascienza e non riguarda un ipotetico futuro lontano.

Riguarda il volto. La voce. Il corpo. Una prestazione registrata oggi che, attraverso strumenti digitali, potrebbe teoricamente essere riprodotta o trasformata domani.

La riforma porta quindi dentro il dibattito legislativo anche il tema del consenso legato all'utilizzo delle prestazioni artistiche.

Pensiamoci in termini molto semplici.

Un attore viene sottoposto a scansione durante una produzione. Quanto può essere utilizzato quel materiale? Soltanto per quell'opera? Anche per altre scene? Può essere modificato? Può essere conservato? Può diventare la base per generare digitalmente nuove interpretazioni?

Sono domande che fino a pochi anni fa sembravano appartenere a Black Mirror. Adesso possono essere una clausola contrattuale.

Per questo il tema del consenso è importante. Non rappresenta ancora, da solo, la soluzione del problema, ma significa riconoscere che la prestazione artistica nell'epoca dell'IA necessita di regole specifiche e non può essere trattata come un materiale digitale qualsiasi.

Quali tutele sono previste per attori e lavoratori del cinema?

L'altro grande terreno è quello delle condizioni di chi il cinema lo realizza materialmente.

Quando si parla di industria audiovisiva, infatti, si tende spesso a raccontarla attraverso film, incassi, tax credit, festival e grandi produzioni. Dietro tutto questo esiste però un esercito di professionisti che vive una caratteristica strutturale del mestiere: la discontinuità.

Si lavora intensamente per settimane o mesi. Poi un progetto termina.

E non è affatto scontato sapere quando arriverà quello successivo.

Per questo il riordino delle tutele previdenziali e degli strumenti legati alla discontinuità lavorativa rappresenta uno dei punti sui quali sarà necessario tenere alta l'attenzione durante la fase successiva della riforma.

Perché una legge sul cinema può parlare quanto vuole di competitività e crescita. Ma se non riesce a occuparsi concretamente delle persone che quel settore lo fanno esistere, rischia di perdere per strada la parte più importante del discorso.

La riforma aiuterà giovani autori e opere prime?

Un altro tema particolarmente sensibile riguarda l'accesso.

Opere prime e seconde, giovani autori e nuove realtà produttive vengono indicate tra gli ambiti sui quali intervenire. Ed è una questione tutt'altro che secondaria.

Il cinema italiano ha un problema evidente quando il sistema diventa troppo chiuso: per poter lavorare bisogna aver già lavorato. Per ottenere fiducia bisogna aver già dimostrato di meritarla. Per poter costruire un curriculum bisogna possedere un curriculum.

Una specie di serpente che si mangia la coda, soltanto con più PEC.

Favorire davvero opere d'esordio significa invece permettere al settore di ricambiare persone, idee, interpreti e linguaggi.

Ma anche in questo caso sarà necessario vedere i dettagli.

Quante risorse verranno destinate? Con quali criteri? Attraverso quali procedure? Chi potrà accedervi? Quanto sarà semplice farlo per realtà indipendenti o professionisti che si affacciano per la prima volta sul mercato?

Le intenzioni sono importanti. I meccanismi lo sono ancora di più.

Perché i decreti attuativi saranno decisivi per la nuova Legge Cinema?

Perché sarà quello il momento in cui molte dichiarazioni di principio dovranno trasformarsi in norme applicabili.

Ed è anche il momento nel quale, solitamente, l'attenzione pubblica diminuisce.

L'approvazione parlamentare fa notizia. Il voto fa titolo. La politica commenta.

Poi arrivano decreti, regolamenti, criteri, soglie, requisiti, procedure.

Ed è proprio lì dentro che spesso si decide se una riforma funziona veramente.

Non tutto ciò che era stato richiesto dai lavoratori è riuscito a trovare spazio nel testo. Alcune proposte e alcuni emendamenti considerati importanti da una parte del settore non hanno superato l'iter parlamentare.

E questo impedisce di raccontare il voto della Camera come un punto di arrivo.

È piuttosto un passaggio.

Forse, finalmente, un passaggio nella direzione giusta. Ma sempre di passaggio si tratta.

Cosa pensa #siamoaititolidicoda della nuova Legge Cinema?

Ed è proprio da qui che parte la posizione di #siamoaititolidicoda.

Il movimento accoglie favorevolmente il voto della Camera, riconoscendo soprattutto il valore del confronto parlamentare che ha portato forze politiche molto diverse a trovare un terreno comune su un settore che attraversa una fase particolarmente complicata.

Allo stesso tempo non nasconde le criticità.

Il giudizio non è quello di chi considera risolti improvvisamente tutti i problemi del cinema italiano. Alcuni emendamenti ritenuti fondamentali per i lavoratori non sono entrati nel testo e molto dipenderà, come abbiamo visto, dalla costruzione dei futuri decreti attuativi e dal prossimo passaggio parlamentare.

È probabilmente questo l'aspetto più interessante della fase che si apre adesso.

Non chiedersi soltanto se la riforma sia una vittoria o una sconfitta, ma osservare cosa diventerà concretamente.

Perché una legge che parla di attori, autori, tecnici, maestranze e professionisti dell'audiovisivo non può essere valutata soltanto nel giorno in cui viene votata.

Bisognerà capire che conseguenze avrà quando arriverà su un set.

Dentro un contratto.

Nella previdenza di un lavoratore.

Nella possibilità di un giovane autore di realizzare la sua prima opera.

O nella firma con cui un attore autorizza — oppure decide di non autorizzare — l'utilizzo digitale del proprio volto e della propria voce.

È da lì che capiremo quanto sarà stata profonda questa riforma.

Il movimento #siamoaititolidicoda ha affidato a un comunicato stampa la propria posizione sul voto della Camera, tra soddisfazione per il risultato raggiunto, critiche per ciò che è rimasto fuori e una richiesta molto chiara: considerare questo passaggio non come la conclusione della battaglia, ma come l'inizio della fase successiva.

Di seguito il comunicato stampa integrale di #siamoaititolidicoda.

UN GIORNO DA EROI - Nuova legge cinema la camera approva con assoluta maggioranza

ROMA 10/09/2026  – Come movimento #siamoaititolidicoda accogliamo con favore il via libera giunto dall’Aula della Camera dei Deputati al testo della nuova Legge Cinema.

Siamo perfettamente consapevoli che non si tratta della soluzione definitiva a tutti i problemi del nostro settore, ma riconosciamo in questo voto un passo avanti finalmente significativo verso una risoluzione evolutiva per il comparto. In un momento delicato per l'intera filiera audiovisiva, abbiamo apprezzato la degna collaborazione di tutto il Parlamento — destra, centro e sinistra — che ha dimostrato di saper dialogare su un tema cruciale per la cultura.

Ci teniamo a complimentarci in modo particolare con il Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e il Movimento 5 Stelle: come forze di opposizione hanno saputo mediare con intelligenza e capacità politica, riuscendo a condurre e portare a metà strada una proposta di legge complessa. Contestualmente, suggeriamo al Governo e alla maggioranza di adottare questa stessa elasticità e apertura al confronto anche in futuro e per il resto della legislazione.

Non nascondiamo tuttavia il nostro rammarico: ci dispiace profondamente sapere che molti emendamenti a noi cari e fondamentali per i lavoratori sono stati letteralmente bloccati durante l'iter parlamentare, perché evidentemente davano fastidio.

Nonostante questo, non intendiamo fare un passo indietro. Riponiamo una maggiore e rinnovata fiducia nello sviluppo dei futuri decreti attuativi, dove continueremo a far sentire la nostra voce, e ci auguriamo che il testo trovi pari dignità, ascolto, apertura e rapidità nel prossimo passaggio al Senato.

“We can be Heroes, just for one day”, ma la strada per tutelare appieno chi fa il cinema in Italia è ancora lunga, noi restiamo in campo.

Movimento #siamoaititolidicoda

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