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~ LA REDAZIONE DI RC
Quando un regista giovane come Curry Barker arriva dal web e si presenta al cinema con un horror romantico su una cotta trasformata in maledizione, il rischio della furbata è dietro l’angolo. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso. Obsession non gioca solo con il “be careful what you wish for”: lo sporca di disagio, consenso violato e desiderio tossico, distinguendosi dal solito horror da artefatto maledetto con un tono molto più cattivo e tristemente umano.
La storia segue Baron Bailey, detto Bear, interpretato da Michael Johnston, ragazzo impacciato che lavora in un negozio di musica e non riesce a confessare i suoi sentimenti alla collega e amica di lunga data Nikki Freeman, interpretata da Inde Navarrette. Il problema è che Bear trova il misterioso “One Wish Willow”, esprime il desiderio sbagliato e ottiene esattamente ciò che chiede, cioè l’amore assoluto di Nikki. Scopriamolo nel finale di Obsession.
Attenzione: spoiler

Bear è il classico personaggio che all’inizio può persino farti tenerezza. Michael Johnston lo interpreta con quella goffaggine da bravo ragazzo che non sa stare al mondo, mentre Nikki, nella lettura di Inde Navarrette, è l’opposto: più libera, più diretta, più viva, e soprattutto chiaramente non interessata a lui in senso romantico. Attorno a loro ci sono Ian (Cooper Tomlinson), Sarah Harper (Megan Lawless) e Carter Harper (Andy Richter), che servono anche a misurare quanto il gruppo sia “normale” prima che tutto deragli.
E qui arriviamo al punto cruciale: Bear non chiede che Nikki lo capisca, o che gli dia una possibilità. Chiede di essere amato “più di chiunque altro al mondo”, e Curry Barker costruisce tutto il film sul fatto che una frase del genere, detta così, è già una piccola mostruosità. Fidatevi, è lì che Obsession finale spiegato trova la sua chiave vera: non nell’oggetto maledetto, ma nell’egoismo travestito da romanticismo. Ci torneremo.
Poi succede il disastro: il One Wish Willow funziona davvero. Nikki cambia quasi subito, e non in modo graduale o “teneramente appiccicoso”, ma in modo disturbante, come se qualcuno avesse svuotato la persona reale e ci avesse lasciato dentro solo il bisogno animale di stare addosso a Bear. È una trasformazione che Curry Barker gira molto bene, soprattutto quando le toglie il volto dalla luce e la fa diventare una presenza più che un personaggio.
Il punto è che Bear capisce presto che qualcosa non va, ma continua a raccontarsi bugie — e qui viene fuori tutto l’infantilismo del personaggio — perché una parte di lui preferisce l’orrore alla verità. E’ qui che Obsession diventa più interessante di tanti horror recenti: invece di trattare il protagonista come vittima pura, lo costringe a restare dentro la responsabilità morale del suo gesto. Ma il peggio deve ancora venire.
C’è una scena che cambia tutto? Più che una scena è un accumulo di scelte sbagliate, escalation di violenza e momenti in cui Nikki non sembra più Nikki ma qualcosa di deformato dal desiderio di Bear. Le recensioni e le interviste concordano su questo: il film spinge la possessione amorosa fino a trasformarla in incubo fisico, con Nikki che diventa sempre più imprevedibile e letale.
La cosa più forte, secondo me, è che Curry Barker e Inde Navarrette non la giocano mai come “fidanzata pazza” da meme horror. Nikki resta una figura tragica, spezzata, a tratti persino consapevole di stare affondando. C’è qualcosa di sinistro e di tristissimo nel modo in cui torna per lampi a essere sé stessa, quasi intrappolata dietro il mostro che Bear ha creato per non accettare un rifiuto. Il giorno dopo, attorno a lei e a Bear, restano solo morti e macerie.
Non siamo davanti a una possessione classica, né a una semplice metafora astratta: il One Wish Willow prende un desiderio formulato da Bear e lo realizza nel modo più letterale e crudele possibile, cancellando l’autonomia di Nikki e sostituendola con una versione di lei costruita attorno all’ossessione. In pratica, Bear non ottiene amore: ottiene un simulacro violento di amore.
Gli indizi sono tutti lì. Nikki dopo il desiderio non evolve sentimentalmente: si disintegra. Diventa aliena, invadente, minacciosa, e a tratti lascia intravedere la Nikki vera che riaffiora per un secondo prima di essere risucchiata di nuovo. La parte tragica è che il film insiste sul fatto che lei è anche la vittima principale di tutta questa storia, perfino quando compie gli atti più orribili.
Perché Bear muore? Io credo che il finale di Obsession sia, molto banalmente e molto ferocemente, l’unico momento in cui lui smette di mentire a sé stesso. Quando capisce che il desiderio non si può annullare, che Nikki continuerà a distruggere tutto e che il male parte da lui, Bear sceglie di morire perché la maledizione si spezzi. È un sacrificio, sì, ma arriva tardi: non cancella quello che ha fatto, lo rende solo finalmente consapevole.
O forse, più cinicamente, Bear muore perché quella è l’unica azione davvero altruista che gli resta e anche l’unica che gli consente di riprendersi il controllo del racconto. Questo è il lato scomodissimo del film: Curry Barker ti concede una redenzione, ma non una assoluzione. E infatti, una volta spezzata la maledizione, Nikki si risveglia in mezzo ai cadaveri e capisce l’orrore che la circonda. Conseguenza concreta: Bear sparisce, ma a pagare per anni sarà quasi certamente lei.
Il vero punto è che Curry Barker, neanche troppo tra le righe, sta parlando di consenso, possesso e narcisismo maschile. Obsession prende la fantasia del “se solo mi amasse” e la mostra per quello che è quando perde il filtro della commedia romantica: una pretesa mostruosa. Non a caso diverse testate hanno letto il film come una risposta al trope del “nice guy”, quello che si sente buono solo perché soffre, ma in realtà mette sempre il proprio desiderio al centro.
E allora cosa significa il finale di Obsession? Significa che non puoi forzare l’amore senza distruggerlo. Significa che il desiderio di controllo travestito da romanticismo produce solo rovina. E significa pure che la generazione cresciuta tra fantasia di vicinanza emotiva, frustrazione e incapacità di accettare il rifiuto ha un problema serio: confonde l’essere ferita con l’avere diritto a qualcosa. Detta così sembra una lezione morale, ma il film la rende carne, sangue e senso di colpa.

Da un lato, Obsession è un horror concettualmente semplice, quasi da favola nera: esprimi un desiderio, ti ritorna addosso come un boomerang e ti devasta. Dall’altro, è molto più velenoso di quanto sembri, perché Curry Barker non usa il soprannaturale per nascondere il problema, ma per metterlo sotto una luce impietosa. E qui bisogna dirlo: Inde Navarrette, nel ruolo di Nikki Freeman, è la vera arma del film, perché riesce a essere insieme spaventosa, umana e straziata.
C’è anche una battuta amara da fare: Bear voleva la ragazza dei sogni e si ritrova, letteralmente, l’incubo che si è costruito da solo in salotto. Però funziona proprio per questo. Il ritmo, devo dirlo, è il punto debole: alcune svolte sono abbastanza annunciate e in certi passaggi il film insiste un po’ troppo sull’escalation, come se si compiacesse del proprio orrore. Ma quando colpisce, colpisce forte, e la regia di Curry Barker sa creare disagio senza fare il fenomeno.

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