La scuola online di recitazione per il cinema.
Articolo a cura di...
~ Angelica Attanasi
Ammetto che la ragione per cui ho iniziato a vedere Outcome è, banalmente, la presenza di Keanu Reeves come protagonista. Essendo una sua fan da sempre, penso che non mi perderei neanche la pubblicità della carta igienica se fosse lui a parteciparvi. Fatto sta che non avevo grosse aspettative: pensavo fosse l’ennesimo film su Hollywood che prende in giro Hollywood.
Ho iniziato la visione distrattamente, mentre facevo altro, ma man mano che le immagini scorrevano, mi sono sempre più interessata alla storia. Sebbene ambientata su set patinati, il tutto ha un suo perché.
La storia è molto semplice: Reef Hawk (Keanu Reeves) è un attore molto amato negli Stati Uniti, vincitore di due Premi Oscar e con una carriera costellata di successi.
A cinque anni dal ritiro dalle scene, vive nella sua casa di Malibù, sostenuto dall'affetto dei suoi due migliori amici, Kyle (Cameron Diaz) e Xander (Matt Bomer). La quiete termina con una telefonata del suo avvocato Ira (John Hill), che gli comunica che qualcuno ha un suo video del passato e lo ricatta per non pubblicarlo. Ira gli chiede di stilare una lista di possibili nemici. Così Reef è costretto a organizzare un tour di scuse davvero bizzarro per scovare il ricattatore: tutto questo lo porterà ad incontrare un ex manager (Martin Scorsese), un'ex fidanzata e la madre.
Questa è la storia in breve, ma, nello svolgersi, acquista una profondità che non ti aspetti, perfettamente sostenuta da Keanu, la cui abilità non è mai stata quella dei grandi monologhi, ma la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso sguardi ed espressioni.
Abituati a vederlo come l’attore bello e dannato, quello che ha come motore principale la vendetta o la giustizia, in questa pellicola mostra la parte umana e fragile di un uomo che si è faticosamente ricostruito, la cui vita sotto i riflettori, sin dalla tenera età, ne ha forgiato un carattere egoista e autoreferenziale, ma che deve, a questo punto, rivedere ogni suo rapporto cercando di individuare la minaccia.
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Quello che accade, invece, è una doccia fredda che scardina le sue certezze e lo costringe a vedersi per quello che è in realtà: solo un prodotto commerciale.
Le figure dei due amici, tiepide e di sfondo all’inizio, vanno via via prendendo piede, fino allo scontro finale, dove la dinamica a tre, con Keanu al centro, si infrange contro la realtà ed è, insieme ad un altro incontro con l’ex fidanzata, la chiave di volta per il vero cambiamento.
Uscito dalla zona di pericolo e debellato il ricattatore, Reef non si ferma: prosegue il suo cammino di redenzione, recuperando quella parte di sé che era andata perduta anni prima.
Jonah Hill confeziona un piccolo tesoro di emozioni che passano dal patinato al reale senza che ce ne accorgiamo, regalando spessore ad un personaggio che altrimenti non ne avrebbe.
Impeccabili alcuni monologhi, tra cui quello di Scorsese, che ho trovato perfetto e credibile nel ruolo dell’ex agente di Reef bambino: una tenerezza e una malinconia che aprono le porte al cambiamento.
“Ero fiero di te, c** non solo perché ero il tuo agente, in un certo senso era come se fossimo in simbiosi… poi hai cominciato a frequentare Hollywood, andare ai party, e mi rendeva nervoso, non solo perché non volevo rovinassi la tua carriera, ma perché non volevo rovinassi te stesso… Non sapevo quale fosse il mio ruolo, non sapevo cosa fare… non mi aspettavo che restassi con me, davvero, io so cosa si pensa di me… ho voluto bene a tutte voi piccole teste di c***, ma tu eri diverso… tu eri come uno di famiglia per me, quello che fa male è che nessuno di voi ha mai alzato il telefono… neanche uno”.
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Ogni incontro cambia lo scenario, aggiunge un tassello alla sua vita, gliela restituisce strappandolo dalla bolla in cui si è nascosto.
Le figure che ruotano attorno a lui acquistano profondità lungo il cammino, come se le foto patinate di una rivista di cinema acquistassero tridimensionalità.
Pregevole anche l’interpretazione di Jonha Hill, l’avvocato squalo che si rivela molto più umano e profondo quando finalmente Reef sembra vederlo veramente, con i suoi problemi e la sua vita incasinata.
Outcome è un film che inizi per curiosità, spinto dai nomi del cast, ma che finisci per amare per la sua cruda analisi della realtà.

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