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Articolo a cura di...
~ Claudia Lazzari
Polly lo aveva predetto. Chi, se non lei.
Quando in casa volerà un merlo, giungerà la morte.
Peaky Blinders: The Immortal Man chiude la storia di Thomas Shelby, il Re degli Zingari.
Più che chiudere la storia, la rende immortale. Perchè nulla più di un essere mortale può arrivare ad essere immune alla morte.
E se il contrario della morte è la nascita e la vita non ha contrario, come disse un vecchio amico, allora nulla più di un figlio può rendere la morte un terreno di feconda rinascita.
Nel 1940 il governo nazista incalza e si avvinghia all’Inghilterra, l’ultima a resistere, pronto a stritolarla come un grosso serpente.

John Beckett contatta il capo dei Peaky Blinders per conto del governo nazista, ma ad attenderlo non c’è Shelby Padre. C’è suo figlio, Duke.
Duke non è come suo padre, un uomo senza limiti: è un uomo senza regole. Non ha perso la famiglia, semplicemente non l’ha mai avuta e questo rende la sua spietatezza più fragile, a dispetto delle apparenze. Perchè non ha nulla da perdere.
Padre e figlio utilizzano il contesto della guerra come pretesto: una resa dei conti che giustifichi il loro stare al mondo. Tommy aveva tutto, prima del “quasi”, mentre Duke non aveva niente; due sensi di morte diversi eppure simili, dolore e rabbia, rimorso e rimpianto.
Tommy vive nelle rovine della sua vecchia casa, tra i fantasmi del passato e quelli del presente. Fuori alle finestre del suo micromondo onirico, c’è di nuovo la guerra, con Duke che cavalca l’onda solo per sfogare l’ennesimo abbandono. E un giorno, il merlo si poggia alla finestra. È Kaula, gemella di Zelda, madre di Duke. Il ragazzo va fermato e aiutato, perchè si farà ammazzare.
Al di là delle rovine, c’è anche Ada Shelby, l’eterna forza contraria alla corrente familiare. L’ultimo rimorso di Tommy, la miccia all’evoluzione finale.
Perchè The Immortal Man non è la prima vittoria di una guerra ingiusta verso la redenzione: è la chiusura del cerchio. Un cerchio aperto con la Prima Guerra Mondiale che si chiuderà con la Seconda. Un cerchio di guerra in cui non c’è soluzione alla morte, ma risposte alle domande della vita.

La vera guerra di Tommy è sempre stata lì, nella sua testa. E le bombe all’esterno diventano un mezzo per chiudere i conti con sé stesso, lasciando in eredità a Duke un’identità, non un impero. Tommy smette di fustigarsi per i morti con cui ha annientato la coscienza, decide di dargli dignità, riscrivendo la propria storia (letteralmente).
Nell’abbraccio di una Birmingham evoluta ma immutata, di vecchi e fedeli amici sopravvissuti, di nuove e poco rassicuranti generazioni allo sbando, Tommy risorge dal fango per ricordarci che dal confronto con noi stessi, con le guerre che combattiamo ogni giorno, con il tempo che ci invita a danze scoordinate, non si sconfigge la morte. Si ottiene la libertà.
E la libertà è la vera immortalità dell’uomo in terra.
Per me è la fine di una storia d’amore.
Already broken, Tommy. But finally, free.

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