La scuola online di recitazione per il cinema.
Articolo a cura di...
~ CLAUDIA LAZZARI
Ripetiamo insieme:
<Il teatro è lo specchio della società, e lo specchio non ha bisogno di cornici dorate>
Tutto puoi far accadere, in uno spazio vuoto.
Ci sono così tante possibilità che, a rifletterci, viene voglia di non creare nulla.
Eppure basta partire dal minimo, da una personaggio che passeggia e viene osservato, per trasmettere un frammento di realtà preciso. Uno sguardo lanciato allo spettatore di sottecchi, un passo reticente e uno che forzatamente torna indietro, per poi decidere di proseguire - con tremore - in avanti. Un corpo che ci dice: sto esitando, perché sono inquieto.
Sta accadendo qualcosa che mi turba.
Cinque, forse dieci secondi, per il preludio non allestito di una storia.
Sensazioni ed emozioni restituite in un tempo minimo e in uno spazio vuoto.
Legno al pavimento, nero sullo sfondo, il rosso del sipario schiacciato nel contorno. L’attenzione è già nel centro, il cuore si sta già gonfiando.
Che ti sta accadendo, uomo spaventato? Sono qui con te.
Pausa veloce: l’analisi continua subito dopo.
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Il teatro di Peter Brook ci riguarda, in quanto artisti e in quanto persone.
E non solo perché il Maestro sia stato anche artista di cinema e televisione, ma proprio per il concetto alla base del suo modo di creare arte, sintetizzabile nel saggio Lo Spazio Vuoto.
Senza scendere nei dettagli di una carriera magistrale e nel mondo del suo Teatro Bouffes du Nord che ha costituito uno dei centri sperimentali propulsori dell’arte, della recitazione e della messa in scena a livello mondiale, possiamo - da uno spazio vuoto - ricavare tre termini di partenza:
Répétition: le prove. L’attore che studia, conosce, corregge ed elabora;
Représentation: la messa in scena che si serve della Répétition solo nella prima serata. Una rappresentazione che muta e si evolve in tutto il susseguirsi degli spettacoli, prendendo sempre più vita nel corpo, nella mente, nell’interazione emotiva. Un lento e ma travolgente assorbimento reciproco col personaggio;
Assistance: pubblico che assiste. La sua partecipazione. Il filo dorato che si dipana da un testo e un fisico modo di esprimerlo a chi lo riceve e lo irradia di luce propria nell’ambiente circostante.

E così, il passeggio dell’uomo pian piano - dopo il passo reticente e il breve ripensamento, si arricchisce con un gesto di protezione.
Poi, con una ricerca impaurita tra gli spettatori, come per scorgere qualcosa di anomalo.
Poi, con una risata un pò nevrotica di chi cerca, invano, di auto rasserenarsi.
Un corpo che ci dice: la mia inquietudine è sempre più mia e quindi tu puoi sempre esserne più coinvolto.
Che ti sta accadendo, uomo spaventato? Sono qui con te. Non ti toglierò gli occhi di dosso.
Uno spazio privo di elementi stratosferici all’interno della messa in scena è il tempio di un teatro sacro, vestito solo di pura spiritualità e universalità.
La spiritualità è data dalla struttura del testo e dalle sue parole, il loro ramificarsi intorno ad un’idea e l’ordine in cui i loro significanti creano il tronco di un racconto reale ma sospeso, qualcosa che cattura e che è straniante nel modo in cui viene esposto.
L’universalità è data dal corpo e dalle azioni, cose in cui possiamo riconoscerci a prescindere dalle nostre lingue e dalle nostre culture, elementi che rendono una storia nostra, anche se accade dall’altra parte del mondo, in una democrazia ancora più stuprata di quella che conosciamo, dove te ne freghi del dio che preghi, perché c’è il tuo stesso modo di amare i figli, piangere i morti e cercare la vita nella spontaneità della sopravvivenza.
Sembra scontato così, non è vero?
Ma è falso. Si continua a fallire, anche nei terreni che ci sembrano artisticamente più battuti.
Perché anche nell’assuefazione da contenuti continui, come quella che viviamo oggi, la Verità di un’opera ci investirebbe come un camion e non la dimenticheremmo mai.
E cos’è la verità se non la libertà che non riusciamo più ad esprimere.
Ci sembra di essere nel momento storico più libero del mondo, in cui possiamo dire e fare tutto, ma la realtà è ben diversa.
Perché lo spazio non è vuoto, ma è pieno di elementi già dati, che veicolano il nostro movimento, che pre impostano le cose che siamo abituati a vedere.
Siamo nella caverna di Platone del nuovo Millennio.
Ed è ora di uscire.
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Répétition Représentation Assistance. Conosci il mondo, conosci te stesso, conosci gli altri ed esprimiti attraverso loro. Riconosciti nell’altro che sei comunque tu stesso.
Il teatro di Brook è fatto di rivisitazioni asciugate di grandi opere o creazioni altrettanto asciutte di creazioni primordialmente proprie.
Asciugare lo spazio è spingere drasticamente sul testo e sulle relazioni.
Per dare un’idea e una sintesi del teatro brookiano e del perché tutti noi dovremmo attingervi, basta approcciare a Mahābhārata, opera considerata principale in questo senso.
E’ un'opera epica, sia teatrale (9 ore) che cinematografica (3/6 ore), acclamata per la sua essenzialità e universalità, donate da attori di diverse culture e uno spazio fornito di pochi elementi scenici, in rappresentanza di un vastissimo ambiente quale quello dell’India arcaica di riferimento.
Il Mahābhārata è un immenso testo indiano che viene rivisitato per rappresentare una società scissa e sull’orlo dell’autodistruzione, quale quella della nostra realtà.
Nello spazio spartano della messa in scena teatrale, un uomo incontra un bambino e gli racconta una storia. E la potenza del racconto chiama uno ad uno i personaggi, come fossero un’apparizione narrante e la scena viene riempita dalle loro azioni e dalle loro voci, sacrificano e non rendendo necessaria una scenografia eventualmente ricca di immagini epiche.
Così il poema epico che racchiude la conoscenza dell’India arcaica, la fonte dei suoi miti e della sua cultura religiosa, diventa una storia universale sulla violenza distruttiva tipica del destino umano. Un destino che accadrà, ma che va aiutato a compiersi. Una storia sulla morte che non risparmia neanche le divinità e dove il tempo è necessario affinché il racconto non venga mai spezzato e si realizzi la morale dell’umanità.
Ricordare Peter Brook è ricordare perché scegliamo l’arte e cosa significhi realizzarla.
<L'attore non deve 'Fare' niente, quando è in quinta che sta per entrare si tocca il pollice con l'indice per prendere contatto con se stesso e si dice 'Io sono qui' e poi entra>.

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Scritto da
La redazione di RC
La redazione di Recitazione Cinematografica, coordinata da Alfonso Bergamo, regista e formatore: monologhi, dialoghi, film e serie analizzati con lo sguardo di chi lavora sul set e nei casting.
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