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Articolo a cura di...
~ Nicole Pagella
“E cosa pensi di fare se questo tuo sogno non si realizza?”
“Quello non mi entra nemmeno in testa”
Questa è la risposta del personaggio Marty Mauser, interpretato da Timothee Chalamet, nella nuova commedia drammatica di Josh Safdie: Marty Supreme. Il film racconta la storia dell’ aspirante campione di ping-pong che fa di tutto per raggiungere il suo sogno: vincere i British Open e finalmente portare l’attenzione degli sport sull’America. Oltre a Chalamet, il film ha principalmente nel cast Gwyneth Patrol, Odessa A’zion, e Kevin O’Leary.
La trama è vagamente basata sul vero campione Americano di ping-pong Marty Reisman, il quale nel 1958 e nel 1960 vinse negli U.S. Men’s singles e nel 1997 negli U.S. Hardbat.
La differenza tra i due è che nei Men’s singles si utilizza una racchetta fatta di gomma e spugna ad alta tecnologia che consente velocità, così da avere uno stile di gioco più veloce e incentrato sulla potenza e con attacchi aggressivi.
Nel Hardbat, invece, si utilizza una racchetta semplice, fatta di carta vetrata per un gioco più lento e strategico, che privilegia il controllo, la costanza, e gli scambi prolungati. Quest’ultimo è lo stile che Marty Reisman preferiva e praticava maggiormente; tuttavia nel film, ambientato nella New York del 1952, vediamo praticare lo stile del Men’s singles.
Come si intende dalle due battute iniziali, scambiate tra Marty Mauser (Timothee Chalamet) e Kay Stone (Gwyneth Patrol), il personaggio dell’aspirante campione ha un obiettivo ben preciso, e niente e nessuno gli può far cambiare idea. È la storia di un nessuno che vuole diventare qualcuno. Marty ruba, uccide, se ne approfitta dell’aiuto che gli danno le altre persone, che siano amici, una donna ricca, o la sua ex fidanzata incinta… va al limite, pur di arrivare alla sua meta… e alla fine del film ci arriva senza problemi e senza subire nessuna conseguenza. E questa è stata l’unica cosa che mi ha lasciata un po' perplessa sul film… soprattutto da donna giovane che vuole inseguire i suoi sogni.
Capisco che è un film, e come succede spesso nei film vengono rappresentate cose e azioni che se si facessero nella vita vera ci sarebbero conseguenze notevoli. Ma la cosa che ho pensato è: e se fosse stata una donna a fare tutte quelle cose? Se fosse stata una persona di colore e NON un ragazzo bianco? Vi assicuro che il finale del film sarebbe stato diverso.
Avrei semplicemente preferito che ciò che fa Marty per arrivare al suo obiettivo fosse qualcosa a cui più persone ci si potessero rivedere, e non qualcosa di così tanto esagerato e basato sul cosiddetto “white privilege” (vantaggi sociali, economici, e culturali spesso inconsci che le persone bianche ricevono nella società).

Amo a prescindere il messaggio che c’è alla base del film: di avere un obiettivo e fare tutto ciò in nostro potere per raggiungerlo. Timothee stesso, in diverse interviste, ha detto che “questo film è per tutti i sognatori”. Ho amato il dialogo tra Kay e Marty, dal quale ho estrapolato le due battute messe all’inizio, perché lì veramente si sente la passione di Marty, e il fatto che lui non ha un piano B, ma solo un piano A, e sa che ci può arrivare. E penso che soprattutto da attori è così che anche noi la dovremmo pensare. La carriera di un attore alla fine è molto simile a quella di un atleta: non hai sempre un lavoro, devi continuarti ad “allenare” in continuazione, vieni comparato con altre persone tutto il tempo, ma poi quando puoi gareggiare/stare su un set o su un palcoscenico capisci che tutti quegli sforzi e sacrifici ne sono valsi la pena. Semplicemente avrei preferito che il messaggio venisse rappresentato in modo diverso.
La recitazione è fenomenale, da tutto il cast. È potente, vera, divertente, e vediamo il ritorno di Gwyneth Patrol dopo 7 anni di pausa dall’industria, curioso poi come ritorno dato che anche nel film interpreta un’attrice che, dopo anni, ritorna su un palcoscenico.
In più, sapere che in tutte le scene di ping-pong con Timothee era effettivamente lui che giocava, è veramente impressionante da vedere. Sapere quanto si è preparato per questo ruolo, imparando a giocare a livelli professionali a ping-pong e allenandosi per anni anche mentre girava altri film… merita veramente tutto il riconoscimento che sta ricevendo adesso, avendo vinto il Golden Globe come miglior attore protagonista in una commedia e il Critics’ Choice Award come miglior attore protagonista. Si ha bisogno di tanta dedizione sia per arrivare ai propri obiettivi…ma anche quando si raggiungono non ci si può fermare, e Chalamet penso sia un esempio perfetto di questo con la sua etica lavorativa.
Le riprese anche sono fenomenali. Soprattutto quando ci sono le partite di ping-pong e la telecamera segue le azioni e i movimenti dei giocatori, ti senti veramente come se li stessi guardando dal vivo.
L’intero film mi è sembrato come una partita da ping-pong: esplosivo, imprevedibile, e caratterizzato da movimenti agili eseguiti con passione e precisione.

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