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Analisi a cura di...
~ CLAUDIA LAZZARI
Risonanza.
Una vibrazione esterna che coinvolge, in oscillazioni sempre più ampie, un sistema di frequenza vicina. E se noi siamo umani e ogni essere umano rappresenta un sistema di frequenza vicina alla nostra, ecco che nella condivisione - semplicemente accade: una risonanza gioiosa.
Il concerto del Primo Maggio è uno degli eventi romani più importanti d’Italia, il più grande concerto gratuito d’Europa, una cassa di risonanza che amplifica tendenze musicali e tematiche sociali, in un’ampia macchina organizzativa ed emotiva.
Risonanza: Dietro al Primo Maggio è il docufilm diretto da Alfonso Bergamo e presentato in anteprima al The Space di Roma Lunedì 16 Marzo. Ironia della sorte, nella fase finale dell’opera, è proprio Achille Lauro a spegnere metaforicamente le luci dell’evento, seduto, con la testa sulle mani. In sottofondo, la sua Incoscienti Giovani, durante uno spettacolo rivolto ai giovani, il motore del nuovo lavoro che non si accende; futuri spenti e morti inaccettabili. Fisiche e spirituali.
Il docufilm racconta il Concertone dal dietro le quinte: pianificazione, idee, tematiche, scrittura, artisti, sicurezza, mobilità, permessi, gestione degli spazi, un live di otto ore consecutive, più di centomila anime da tutelare e da coinvolgere.
E non ci sono stati dubbi sulla modalità primaria di comunicazione: il Concertone del 2025 doveva parlare ai giovani e bisognava trovare la chiave giusta. La chiave che oggi, spesso, non riesce a sbloccare le serrature di una generazione sfiduciata e rassegnata.
La serata dell’anteprima si apre con una ricca tavola rotonda, composta dai fautori del progetto, nonché personaggi reali dell’opera: Ivano Gualerzi, rappresentante di CGIL, Anna Greco, rappresentante di CISL, Antonio Ascenzi, rappresentante di UIL, il regista Alfonso Bergamo, il produttore e direttore artistico, Massimo Bonelli, il capo autore Cristiano D’Alisera.
Il comune denominatore degli interventi è stato proprio il tema scelto per il concerto: la sicurezza sul lavoro, le morti dei lavoratori in aumento, in luoghi in cui dovrebbero essere tutelati e supportati.
La sinergia di questa squadra ha scelto la musica per poter stare tra i giovani e porre all’attenzione un momento di attualità importante. Ha cercato un linguaggio musicale che riportasse al cantautorato e che rispettasse, al contempo, le nuove tendenze, inserendo con equilibrio e rispetto una giusta dose di informazione e scossa alle coscienze.
Per Massimo Bonelli, alla sua 12esima edizione organizzata, la complessità della macchina organizzativa è sempre una sfida da cogliere con responsabilità e collaborazione e ciò che si è maggiormente percepito durante l’incontro è stato proprio questo: la potenza dell’aggregazione. Un’aggregazione che non risponde positivamente solo davanti al palco, ma anche dietro, unendo perfettamente i sindacati - spesso discordanti - e la macchina produttiva tutta.
E’ stato molto bello respirare questa verità durante il talk di presentazione, tra aneddoti, complicità e creatività.
Per me tutto è stato lavorato attraverso i volti.
~ ALFONSO BERGAMO
Questo è l’incipit dell’intervento del regista Alfonso Bergamo, ed è un commento che accompagnerà la proiezione per intero, veicolando l’attenzione degli spettatori sull’evoluzione del racconto.
Il documentario parte nell’immersione silenziosa all’interno di una Roma da cartolina. I secondi passano e diventano minuti. Lentamente, lo scorrere del tempo inizia ad essere scosso da applausi e voci che gridano all’unisono. E’ il pubblico, che inizia ad essere presente sotto forma di spirito, per spingere il racconto dal punto di partenza: la preparazione.
E’ appena terminato il Concertone dell’anno precedente, quando la macchina prepara l’organizzazione di quello successivo. Tante teste che si incontrano e mettono a disposizione la propria esperienza e la propria creatività, per uno degli eventi italiani che testimonia il susseguirsi di eventi storici importanti.
E infatti, terminata la fase di briefing e quella organizzativa, per giungere alle parte della scrittura e della pianificazione pratica, l’anno scorso la storia ha squarciato un varco certamente memorabile: a pochi giorni dal Concertone, la morte di Papa Francesco getta un’ombra oscura su Piazza San Giovanni. Tornare alla luce non è stato semplice.
E così, l’occhio invisibile del regista segue Massimo Bonelli nei mesi precedenti all’evento, mostrando non solo il funzionamento della macchina produttiva, ma anche - e soprattutto - l’intimità di chi la muove. Lo stesso direttore artistico è presente nei momenti di difficoltà, di gestione degli imprevisti che, già di base, sono sempre dietro l’angolo, nella protezione familiare di quella quotidianità che scorre indisturbata, anche nei momenti critici.
La tensione aumenta, giorno dopo giorno e i volti - come anticipato dal regista - raccontano e misurano il passare del tempo in base all’avvicinarsi dell’evento. Le immagini restituiscono un’agitazione crescente, ma coerente con il clima del concerto: un’euforia che esplode anche tra problemi incombenti, l’arte dei cantanti e musicisti messa a disposizione della lunga serata del Primo Maggio.
Le voci agitate degli autori, delle maestranze, della produzione, in una viva contrapposizione con le urla del pubblico che non immagina minimamente cosa stia accadendo dall’altra parte del palco. La doppia faccia delle cose. Il film cattura l’essenza dei grandi eventi, il vivido sodalizio tra sacrificio e risultato, ansia e gioia, problemi e soluzioni. E, non per ultime, le contraddizioni: la speranza in un futuro migliore e le promesse italiane non mantenute.
Il documentario termina con uno stralcio dell’intervista ad Alberto Orlandi, fidanzato di Luana d’Orazio, la giovanissima vittima di un orditoio in una fabbrica tessile di Montemurlo: uno stacco sul nero, brutale, improvviso, che taglia la frase in cui il ragazzo esprime il vuoto causato da una perdita del genere. E nulla poteva esprimerlo meglio che il buio di un’inquadratura interrotta sull’indicibile.
Risonanza ha mostrato le difficoltà e la dedizione profonda che muovono l’organizzazione di un evento enorme, come quello del Concerto del Primo Maggio. L’importanza di continuare a credere in momenti di condivisione, quando ormai la condivisione è sempre più scontata. La brutale verità raccontata ai giovani che devono, finalmente, ribellarsi a tutti i paletti che li separano da un futuro dignitoso.
L’orrore della difesa del profitto, in nome del quale nessuna morte è risparmiata.

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