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La Redazione di RC
Il finale di Stranger Things: Storie dal 1985 chiude la prima stagione con una battaglia molto netta sul piano dell’azione, ma lascia aperte diverse domande cruciali sul futuro della storia. L’ultimo episodio, Capitolo 10: Conto alla rovescia, porta infatti il gruppo davanti alla fonte principale dell’invasione che ha sconvolto Hawkins: la Regina, una creatura vegetale e biologica alimentata dalle fiale di liquido verde e resa sempre più potente dagli esperimenti di Dan. La stagione si conclude con la sua distruzione, la chiusura del portale verso il Sottosopra e un apparente ritorno alla normalità. Tuttavia, l’ultima immagine del fiore blu vivo che spunta dal corpo della creatura morta nel Sottosopra chiarisce che il male non è stato davvero cancellato. Ed è proprio da qui che bisogna partire per capire il significato del finale e immaginare i possibili sviluppi della seconda stagione.
Attenzione: spoiler

L’episodio finale mette insieme tutti i fili narrativi disseminati nei capitoli precedenti. Dan si rivela definitivamente come il personaggio che ha alimentato il disastro. Non prova rimorso, anzi è orgoglioso di ciò che ha fatto. Nella sua visione, non ha liberato una minaccia ma ha “ricreato la vita”. Questo punto è essenziale, perché spiega la natura del suo ruolo: Dan non è un semplice complice né uno scienziato pentito, ma qualcuno che ha creduto davvero di poter controllare un processo biologico superiore.
Quando la Regina cresce fino a diventare enorme e comincia ad aprire un portale verso il Sottosopra, la stagione chiarisce il suo conflitto centrale: non si tratta solo di sopravvivere a mostri sparsi per Hawkins, ma di impedire che l’intera città venga di nuovo messa in contatto stabile con l’altra dimensione. In questo senso, il finale trasforma una minaccia diffusa e frammentata in un unico centro da colpire.
La vittoria del gruppo arriva solo grazie al lavoro collettivo. Nikki costruisce le armi improvvisate, Lucas, Max, Dustin, Will e Mike riescono a rallentare gli sgherri della Regina e a resistere abbastanza a lungo, mentre Undi resta la forza decisiva nello scontro finale. Il colpo combinato di Nikki e Undi distrugge la creatura e chiude il portale. Da un punto di vista narrativo, la prima stagione si chiude quindi con una vera conclusione: il responsabile umano muore, il mostro centrale viene abbattuto e Hawkins viene salvata.
La morte di Dan è una punizione. Viene divorato proprio dalla creatura che ha contribuito a nutrire e potenziare. Questo dettaglio serve anche a ribadire il senso più profondo della stagione e di Stranger Things: chi pensa di usare il Sottosopra o di manipolarne la vita finisce inevitabilmente per esserne consumato.
Dan è stato il motore della crisi perché ha creduto di poter dominare qualcosa che, per sua natura, non può essere addomesticato. La sua fine dice anche altro: il vero errore è morale. Dan non ha mai guardato alle creature come a un pericolo o a esseri fuori controllo, ma come a un successo personale. Per questo la sua morte chiude il cerchio in modo coerente.
Uno dei punti più interessanti del finale di stagione è che smonta il sospetto costruito attorno alla professoressa Baxter. Per molti episodi tutto sembra portare a lei: i discorsi sull’evoluzione, la ricerca sul marciume delle piante, il legame con Dan, la sostanza verde sulle cuffie di Nikki, i materiali nascosti. Eppure il finale conferma che la donna non era la “Regina”.
Questo non significa che Baxter fosse completamente innocente. Al contrario, è chiaro che sapesse molto più degli altri e che fosse coinvolta, almeno in parte, in studi e conoscenze legate alla crisi. Però il racconto distingue bene tra chi studia, tocca o tenta di contenere il fenomeno e chi invece lo alimenta davvero. La sua frase nel nono episodio, quando dice che non è lei la Regina perché tutto ciò che tocca muore, trova qui il suo senso pieno: Baxter può essere stata una figura compromessa, ma non il centro vivente del male.
Questa ambiguità la rende uno dei personaggi più interessanti in prospettiva futura, perché il suo arco non è chiuso del tutto. Sa troppo per essere considerata un personaggio secondario ormai esaurito.
Il finale sembrerebbe felice: Nikki e Baxter si trasferiscono, Hopper concede più libertà a Undi, il gruppo torna a respirare, e perfino il gioco di ruolo riprende il suo posto simbolico nella vita dei ragazzi. Ma poi arriva l’ultima immagine: nel Sottosopra, dal corpo della creatura morta, spunta un piccolo fiore blu vivo.
Questa scena cambia tutto. Significa che la distruzione della Regina non coincide con la fine del ciclo biologico che ha generato la minaccia. La vita mostruosa creata o alterata da Dan è sopravvissuta in una forma nuova, piccola, silenziosa, apparentemente innocua. Ed è proprio questo a renderla pericolosa.
Per tutta la stagione il male si è manifestato attraverso spore, radici, rampicanti, parassiti, creature sempre diverse. Il fiore blu sembra suggerire che l’infestazione non sia finita ma abbia semplicemente cambiato stadio. La prima stagione, quindi, non si chiude con un annientamento definitivo, ma con una mutazione residuale.

Il fiore blu può essere letto in almeno tre modi, tutti plausibili.
Il primo è il più diretto: rappresenta il seme della seconda stagione. Un residuo della Regina, capace di crescere di nuovo e generare una nuova ondata di minacce.
Il secondo è più interessante sul piano tematico: il fiore blu suggerisce che il Sottosopra non agisca solo attraverso la distruzione, ma anche attraverso forme di vita che imitano la bellezza, la fragilità e la nascita. In questo caso il pericolo della stagione 2 potrebbe essere meno immediatamente mostruoso e più subdolo, più infiltrante, meno visibile.
Il terzo riguarda la natura stessa dell’evoluzione, tema centrale di tutta la stagione. Se le creature affrontate fin qui si sono evolute per sopravvivere, allora il fiore blu potrebbe essere la forma più raffinata e più avanzata di questo processo: non più un mostro gigantesco che attacca frontalmente, ma qualcosa che cresce in silenzio, si adatta meglio e si nasconde più facilmente.
La seconda stagione, alla luce di questo finale, potrebbe svilupparsi in diverse direzioni molto forti.
1. Il ritorno della minaccia in forma più subdola
La pista più evidente è quella del ritorno biologico. Il fiore blu potrebbe essere il primo stadio di una nuova infestazione, diversa da quella della prima stagione. Invece di creature predatrici e manifestazioni violente immediate, la stagione 2 potrebbe mostrare una diffusione più lenta, più invisibile, più difficile da riconoscere. Sarebbe una prosecuzione coerente del discorso sull’evoluzione: il nemico impara dai propri fallimenti.
2. Il ruolo ancora centrale del faro e del Sottosopra
Il faro rosso è stato uno dei simboli più ricorrenti della stagione, un punto di convergenza visiva e narrativa. Anche se il portale è stato chiuso, è difficile pensare che quel luogo abbia esaurito la sua funzione. La seconda stagione potrebbe riportare lì il gruppo, magari mostrando che il faro resta un nodo di contatto tra Hawkins e il Sottosopra, oppure che il fiore blu abbia bisogno proprio di un luogo simile per svilupparsi.
3. Baxter come depositaria di verità scomode
Baxter sopravvive. È uno dei pochi adulti che conosce davvero la logica biologica della minaccia. Anche se non era la Regina, ha ancora un sapere che potrebbe diventare indispensabile nella stagione 2. Questo apre due possibilità: o diventa un’alleata piena del gruppo, o resta una figura ambigua, utile ma mai del tutto affidabile.
4. Nikki ormai parte integrante del gruppo
La prima stagione ha trasformato Nikki da nuova arrivata esterna a membro fondamentale della squadra. Il finale consolida questa posizione. Non solo ha contribuito alla vittoria, ma ha portato intelligenza tecnica, coraggio e inventiva. Nella seconda stagione potrebbe avere un ruolo ancora più grande, soprattutto se il nuovo pericolo richiederà costruzioni, strumenti e soluzioni meno istintive e più strategiche.
5. Undi dopo il finale
Undi chiude la stagione da eroina, ma anche da personaggio che ha pagato di più il peso dello scontro. Hopper le concede più libertà, ma questo non cancella ciò che ha vissuto. La stagione 2 potrebbe lavorare molto sulle conseguenze fisiche e psicologiche di questa battaglia, oppure sul fatto che un legame così diretto con il Sottosopra lasci sempre una traccia.
6. Jeff, Charlie e i sopravvissuti all’assorbimento
Un altro sviluppo molto interessante riguarda i ragazzi che sono stati inglobati dalle creature. Jeff e Charlie non sono usciti indenni da quell’esperienza. La seconda stagione potrebbe approfondire ciò che resta dentro di loro: ricordi, impulsi, collegamenti involontari con il Sottosopra, oppure veri e propri effetti permanenti. Sarebbe una direzione coerente con tutto il discorso fatto fin qui sull’infezione e sulla contaminazione.
Il finale di Stranger Things: Storie dal 1985 funziona perché chiude davvero una storia, ma non il problema profondo che quella storia ha rivelato. La Regina è morta, Dan è morto, il portale è chiuso. Eppure la vita corrotta dal Sottosopra continua a esistere. Questo significa che la prima stagione non parla solo di un gruppo di ragazzi che sconfigge un mostro, ma di un ecosistema mostruoso che può sempre rigenerarsi.
La scena del fiore blu dice esattamente questo: il male non torna necessariamente uguale a prima. Torna diverso. Più piccolo. Più nascosto. Più difficile da capire. E quindi, forse, ancora più pericoloso.
Il finale di stagione di Stranger Things: Storie dal 1985 chiude la battaglia contro Dan e contro la Regina, ma lascia aperta la porta a una seconda stagione che potrebbe essere persino più inquietante della prima. Il fiore blu nel Sottosopra è il dettaglio decisivo: una forma di vita residua, viva, silenziosa, che suggerisce una nuova evoluzione della minaccia. Se la prima stagione è stata quella dell’invasione aperta, la seconda potrebbe essere quella della ricrescita nascosta, dell’infiltrazione e di un nemico meno vistoso ma più intelligente.

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