Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Unchosen entra nel suo quinto episodio con una svolta decisiva: la morte di Isaac cambia gli equilibri della comunità, rafforza il potere simbolico di Sam e accelera il percorso di sospetto di Rosie. La trama completa del quinto episodio di Unchosen si muove attorno al tema della rivelazione, perché quasi ogni personaggio si trova davanti a una verità che emerge, che viene negata o che arriva troppo tardi. Anche il finale segue questa direzione, mostrando che la verità su Sam sta finalmente affiorando, ma in un contesto in cui il pericolo è ormai fuori controllo.

L’episodio si apre con la notizia della morte di Isaac, che si diffonde rapidamente nella comunità e colpisce in modo diverso tutti i personaggi coinvolti. Sam si presenta da Mrs Philips e costruisce subito una versione dei fatti utile a proteggersi. Le racconta di sentirsi in colpa perché avrebbe visto Mr Philips ubriaco e avrebbe cercato di riportarlo a casa. Secondo il suo racconto, l’uomo avrebbe perso il controllo, insistendo per guidare lui stesso. Sam sostiene di aver accostato, di essere stato spinto fuori dall’auto e di aver così lasciato Mr Philips al volante. È una ricostruzione studiata per alleggerire la propria posizione e, insieme, per scaricare la responsabilità sul leader della comunità.
Sam manipola anche Mason. Sapendo che il fratello ha ascoltato la telefonata tra Rosie e Isaac, gli impone di tacere. Per convincerlo, costruisce un’altra menzogna: gli dice che tra Rosie e Isaac c’era una relazione e che lui ha solo cercato di evitare che la donna subisse conseguenze ancora peggiori. Anche in questo caso Sam sfrutta il senso di confusione di chi gli sta accanto, trasformando un fatto pericoloso in una versione utile ai propri interessi.
Nel frattempo Adam applica a Mr Philips lo stesso sistema di isolamento punitivo usato in passato contro altri membri della confraternita. Il leader, ora caduto in disgrazia, resta confinato in casa propria a fare ammenda. Rosie, però, è sempre meno disposta a credere alle versioni ufficiali. Spinta dai dubbi sempre più forti su Sam, decide di andare in un negozio di computer, convinta di poter reperire informazioni dall’esterno. Una commessa la aiuta e cerca per lei notizie sul telefono. Rosie le fa digitare il vero nome che Isaac era riuscito a comunicarle e così scopre la verità più sconvolgente: Sam aveva ucciso una ragazza di sedici anni.
Questa scoperta cambia radicalmente il modo in cui Rosie guarda l’uomo di cui si era fidata. Parallelamente, Adam continua a essere divorato dai sensi di colpa e dai dubbi alimentati anche dalle parole di Rosie. Sam interviene ancora una volta per orientare il suo crollo interiore. Gli dice che non voleva avere quel rapporto con lui, ma che lo aveva accettato per gratitudine, perché lo aveva visto fragile e aveva temuto che un rifiuto potesse spingere Adam ad allontanarlo. In questo modo Sam ribalta completamente la realtà, scaricando tutta la responsabilità sul tormento morale di Adam e presentandosi come una persona che ha subito, non provocato, quella situazione. Adam, già instabile, finisce per credere a questa versione e sprofonda ancora di più nella colpa.
La comunità si raccoglie poi per il funerale di Isaac, celebrato proprio da Adam. La cerimonia è attraversata da una tensione continua, perché dietro il rito religioso si muovono colpa, sospetto e rimozione. Sul finale della funzione Mrs Philips ha un vero crollo emotivo, segno che la morte di Isaac e la crisi del marito stanno facendo cedere anche una struttura che sembrava immobile.
Dopo la cerimonia Rosie affronta Sam direttamente. Gli dice di sapere della ragazza e dell’uomo ucciso in carcere. Sam tenta allora di riprendere il controllo del dialogo. Le dice di voler spiegare tutto, ma non si limita a chiedere ascolto: la spaventa con una conseguenza concreta, ricordandole che ha mentito alla polizia per coprirlo e che, per questo, potrebbe essere arrestata e separata da Grace. Anche in questo caso il suo metodo resta lo stesso: si presenta come protettore, ma usa la paura per ottenere tempo e fiducia.
Intanto Matthew, appresa la situazione del padre, si presenta alla porta di casa per offrire il proprio aiuto. È il figlio allontanato da diciassette anni, e il suo ritorno potrebbe rappresentare per Mrs Philips una possibilità di rottura definitiva con il passato. La donna, però, pur profondamente scossa, non riesce ad accoglierlo davvero. L’emozione non basta ancora a farle superare anni di obbedienza e ferite accumulate.
Durante la cerimonia successiva al funerale, nella casa di Isaac, Rosie prova di nuovo a mettere Adam in guardia e a spiegargli che Sam è pericoloso. Nello stesso luogo arriva anche l’amante di Isaac, che va da Anna per consegnarle alcune lettere che Isaac avrebbe voluto spedire ai figli. Anna le è sinceramente grata, perché vede in lei una donna capace di coraggio, una persona che ha saputo amare Isaac apertamente là dove la comunità gli ha negato ogni possibilità di verità. Tuttavia, quando la donna esce accompagnata da Sam, Anna ha un crollo improvviso e tenta di investirla. Sam la salva all’ultimo istante, spingendola via dall’auto.
Il gesto ha un effetto enorme sul gruppo. Tutti si convincono che Sam abbia salvato non solo la donna, ma indirettamente anche Anna da un atto irreparabile. La sua immagine di “buon samaritano” si rafforza ancora di più e, agli occhi della comunità, appare quasi come un dono inviato da Dio nel momento del bisogno. Questo contrasto tra ciò che lo spettatore sa e ciò che gli altri credono diventa uno dei nuclei più forti dell’episodio.
Nel frattempo Mrs Philips compie una scelta attesa da tempo. Decide di lasciare il marito, si toglie il fazzoletto dalla testa, prepara le valigie, gli lascia un pasto pronto e lo saluta per andarsene via per sempre. È un gesto di emancipazione silenziosa ma netto, che rompe una sottomissione rimasta in piedi per anni.
Adam, convinto ormai di aver davvero abusato di Sam e pensando di proteggere entrambi, cerca di allontanarlo dalla segheria trovandogli un altro posto di lavoro. Sam però non accetta questa sistemazione e continua a insistere sul fatto che Adam sia una brava persona. Il suo obiettivo è evidente: non vuole perdere il controllo che ha conquistato dentro la comunità e, soprattutto, non vuole rinunciare alla presa emotiva su Adam.
Rosie, a quel punto, accetta finalmente di ascoltare Sam. L’incontro avviene in chiesa. Qui l’uomo le confessa di aver ucciso la ragazza quando aveva sedici anni, spinto dalla gelosia. Le racconta anche che l’uomo ucciso in carcere era il cugino di lei, che lo aveva riconosciuto e aveva tentato di ammazzarlo. Sam sostiene di aver reagito per legittima difesa, proprio quando mancava poco alla sua uscita dal carcere. Aggiunge che in prigione arrivava perfino ad autoferirsi, sia per il senso di colpa sia per non dimenticare mai quello che aveva fatto. Rosie lo ascolta e lo aiuta a confessarsi a Dio, in una scena che unisce colpa, pietà e ambiguità morale.
Ma la calma dura poco. Tornato a casa, Sam si accorge che Mr Philips, osservandolo con attenzione, sembra aver recuperato il ricordo di quanto è successo davvero in auto. Sam lo capisce immediatamente e lo insegue in casa. Tra i due scoppia una colluttazione. Sam prevale e sta per fargli del male, quando Grace lo vede dalla finestra. A quel punto Sam minaccia anche la bambina, poi lega Mr Philips per impedirgli di parlare. Il finale riporta così il personaggio alla sua forma più scoperta e pericolosa.
Il finale del quinto episodio di Unchosen rende centrale il tema della rivelazione in almeno tre direzioni. La prima riguarda Rosie, che finalmente scopre chi è davvero Sam. Non si tratta più soltanto di un uomo ricercato con una storia complicata, ma di qualcuno che ha ucciso una ragazza da adolescente e che continua a muoversi tra confessione e manipolazione. La seconda riguarda Mr Philips, che sembra ricordare la verità sull’incidente di Isaac. La terza riguarda Grace, che vede Sam in una situazione incompatibile con l’immagine del salvatore buono costruita fino a quel momento.
Il punto chiave del finale è che la verità emerge, ma non produce ancora giustizia. Rosie sa molto di più, ma non ha ancora il potere di fermarlo. Mr Philips intuisce o ricorda, ma viene subito neutralizzato. Grace vede, ma essendo una bambina resta in una posizione di estrema vulnerabilità. La rivelazione, quindi, in questo episodio non libera nessuno: espone tutti a un rischio ancora maggiore.
Anche la confessione di Sam in chiesa va letta in questa chiave. Per un attimo sembra un momento di verità autentica, ma il finale mostra che la confessione non coincide con il cambiamento. Sam racconta i propri crimini e il proprio dolore, ma continua a minacciare, mentire e usare la violenza non appena percepisce un pericolo concreto per sé. La sua colpa è reale, ma non basta a fermare il suo istinto di controllo.
La spiegazione del finale sta proprio in questa contraddizione. L’episodio svela molte cose, ma mostra anche che conoscere la verità non è sufficiente quando si vive in un contesto manipolato, chiuso e dominato dalla paura. Sam resta forte perché continua a essere creduto dagli altri, mentre chi potrebbe smascherarlo è isolato, colpevolizzato o troppo fragile per imporsi.

Il quinto episodio di Unchosen porta in superficie verità che finora erano rimaste frammentarie e rende la rivelazione il motore principale della puntata. Rosie scopre il passato reale di Sam, Adam cade ancora più a fondo nella manipolazione, Mrs Philips rompe finalmente col marito e Mr Philips intravede la verità sull’incidente. Il finale, però, chiarisce che ogni rivelazione arriva dentro una situazione ormai esplosiva. Sam non è più solo una figura ambigua: è una minaccia concreta, e adesso anche Grace è entrata direttamente nel suo raggio d’azione.

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