Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Unchosen chiude la sua stagione con un episodio che porta tutti i conflitti al punto di massima tensione. Il passato di Sam, i sospetti di Rosie, la crisi definitiva di Adam e il trauma di Grace convergono in una fuga disperata che attraversa la foresta e mette i personaggi davanti alle conseguenze finali delle loro scelte. La trama completa del sesto episodio di Unchosen ruota attorno al tema della redenzione, una parola che attraversa l’intera puntata in forma ambigua: desiderata, evocata, manipolata, ma mai davvero compiuta. Anche il finale segue questa linea, chiudendo la storia con un esito amaro e profondamente coerente.

L’episodio si apre sulle conseguenze immediate di quanto accaduto nel finale precedente. Grace è profondamente traumatizzata dopo aver visto Sam aggredire Mr Philips e minacciare entrambi. La bambina vive nella paura, paralizzata da ciò che ha visto e da ciò che Sam le ha imposto di tacere. Sam, intanto, prende tempo per decidere cosa fare con il suo prigioniero, cercando di mantenere il controllo della situazione senza esporsi troppo presto. Per rafforzare il silenzio di Grace, compare perfino alla sua finestra e si fa vedere da lei, ricordandole in modo implicito di non parlare. Il gesto basta a terrorizzarla ancora di più.
Il giorno seguente Mr Philips riesce a fuggire. La fuga costringe Sam a reagire subito e a costruire una nuova versione dei fatti. Chiama Adam e presenta l’accaduto come un’evasione dalla punizione dell’isolamento, così da orientare immediatamente la lettura della vicenda all’interno della comunità. Poco dopo Sam rintraccia Mr Philips, che nel frattempo si è armato di una pistola per difendersi e lo affronta apertamente. Quando arrivano la polizia e Adam, l’uomo viene portato via, ma nel tentativo disperato di farsi credere continua a ripetere che Sam ha ucciso Isaac. Le sue parole, però, risultano confuse agli occhi degli altri, soprattutto perché arrivano da un uomo già screditato, alcolizzato e punito dalla stessa confraternita.
A questo punto Grace trova la forza di confidarsi con Rosie e le racconta ciò che ha visto. È una svolta fondamentale, perché la testimonianza della bambina conferma ciò che Rosie ormai sospettava da tempo. Sam, però, continua a muoversi con lucidità e a manipolare sia lei sia Adam. Rosie ormai non crede più alle sue spiegazioni, mentre Adam resta ancora incastrato in una rete di colpa, fede e debolezza che Sam ha saputo costruire con grande precisione.
Rosie decide allora di affrontare Adam in modo definitivo. Gli racconta tutto quello che sa su Sam, ciò che ha scoperto del suo passato, le parole pronunciate da Mr Philips e soprattutto la confessione di Grace. Mettendo insieme tutti gli elementi, la morte di Isaac acquista finalmente un significato diverso. Isaac aveva tentato in ogni modo di metterli in guardia, ma nessuno aveva voluto ascoltarlo davvero. Rosie fa però un ulteriore passo, forse il più difficile: confessa ad Adam anche la relazione avuta con Sam. Gli dice che voleva scappare perché non si sentiva più al sicuro con lui, a causa della violenza, del controllo e del modo in cui veniva trattata.
La confessione ha un effetto profondo su Adam. Dopo aver ricomposto tutti i pezzi, prende una decisione inattesa: lascia andare Rosie e sceglie di aiutarla a fuggire. La sua scelta nasce da una presa di coscienza tardiva ma netta. Capisce di aver contribuito a imprigionarla, di aver ignorato i segnali del pericolo e di essersi lasciato manipolare da Sam. Capisce anche che Sam è ormai ossessionato da Rosie e che, restando nella comunità, lei e Grace non sarebbero più al sicuro.
Adam e Rosie organizzano quindi la fuga. Caricano in macchina le loro cose, prendono Grace e provano a lasciare la confraternita. Durante il tragitto, però, si imbattono proprio in Sam, anche lui in auto. Entrambi si fermano davanti a un albero caduto che blocca la strada. Rosie improvvisa una scusa e finge che l’apparecchio acustico di Grace si sia rotto, sostenendo che devono andare in ospedale per sistemarlo. Sam ascolta, ma non si lascia convincere del tutto. Chiede ad Adam se abbia qualche attrezzo nel bagagliaio per liberare la strada. Quando Adam apre il cofano, Sam vede le valigie e comprende immediatamente che stanno fuggendo.
La tensione esplode. Rosie e Grace approfittano del momento e corrono verso la foresta, mentre tra Adam e Sam scoppia una colluttazione violenta. Adam lo aggredisce con un bastone, accusandolo apertamente di aver ucciso suo fratello. È un confronto che porta in superficie il dolore represso per tutta la stagione, ma Sam riesce ad avere la meglio. Lascia Adam ferito sul posto e si lancia all’inseguimento di Rosie.
Rosie, nel frattempo, nasconde Grace e le dice di aspettarla. Sa che per salvare la figlia deve distanziare Sam almeno per qualche momento. L’uomo la raggiunge e tenta prima di convincerla a restare. Le dice che non vuole essere abbandonato, prova a spiegarsi, insiste sul fatto che lei non debba andarsene. Le dice addirittura di amarla. Ma quando capisce che Rosie non tornerà sui suoi passi, il tentativo di persuasione si trasforma in violenza. Sam cerca di ucciderla annegandola, pur di non perderla.
È qui che l’episodio tocca il centro del suo tema. Sam si ferma all’ultimo momento. Si blocca, ripensando alla conversazione avuta con Rosie sul pentimento in chiesa. In quell’istante, qualcosa sembra incrinarsi davvero dentro di lui. Non si tratta di una trasformazione limpida o rassicurante, ma di un cedimento improvviso, come se per la prima volta vedesse con chiarezza la ripetizione del proprio male. Sam lascia andare Rosie e le permette di fuggire con Grace.
Subito dopo arriva Adam, armato di pistola. Trova Sam e lo minaccia mentre Rosie e la figlia si allontanano. Sam si mostra pentito, oppure almeno sceglie di interpretare quel ruolo fino in fondo. Chiede ad Adam di abbassare l’arma e gli porge il telefono, dicendogli di usarlo per chiamare la polizia e denunciarlo. Sembra il gesto conclusivo di una resa. Ma non è così. Sul telefono Sam ha già aperto il video del rapporto avuto con Adam. In quel modo lo incastra definitivamente, rendendolo vulnerabile e ricattabile. Anche nel momento della presunta resa, Sam continua a imprigionare l’altro.
Rosie e Grace riescono a mettersi in salvo e vengono accolte da Mrs Philips nella casa del figlio Matthew. La loro fuga trova così un approdo temporaneo fuori dalla confraternita, in uno spazio che rappresenta finalmente una possibilità di protezione. L’episodio però non si chiude sul sollievo immediato. Un anno dopo, la situazione si è capovolta in modo inquietante: Sam è diventato il nuovo capo della confraternita, il leader che ha preso il posto di Adam.
Il finale del sesto episodio di Unchosen è costruito interamente attorno all’idea della redenzione, ma la tratta in modo profondamente ambiguo. In apparenza, ci sono almeno tre possibili percorsi di redenzione: quello di Adam, quello di Rosie e quello di Sam. Tuttavia, solo uno di questi si realizza davvero in modo concreto.
Rosie è il personaggio che arriva più vicino a una vera redenzione, intesa non in senso religioso ma esistenziale. Dopo una lunga stagione di obbedienza, paura, colpa e dipendenza, trova finalmente la forza di raccontare la verità, di nominare la violenza subita e di scegliere la fuga. La sua redenzione coincide con l’uscita da un sistema che le aveva tolto autonomia, voce e sicurezza. Non è una liberazione semplice né completa, ma è reale.
Anche Adam vive una forma di redenzione, ma parziale e dolorosa. Decide di aiutare Rosie a fuggire, accetta finalmente di vedere Sam per quello che è e riconosce, almeno implicitamente, il male che ha fatto a sua moglie. Tuttavia il suo percorso resta incompiuto. Il video sul telefono lo rende ancora una volta prigioniero, e il salto temporale finale mostra che ha perso tutto: il ruolo, il potere e il controllo sulla comunità. La sua redenzione arriva troppo tardi per salvarlo davvero.
Il caso più complesso è naturalmente quello di Sam. Per un attimo, quando si ferma mentre sta per uccidere Rosie, la puntata suggerisce la possibilità di un pentimento autentico. Il ricordo della conversazione sulla confessione e sul pentimento sembra toccarlo davvero. Ma il gesto immediatamente successivo smentisce ogni ipotesi di cambiamento pieno: invece di consegnarsi in modo limpido, Sam usa ancora l’inganno e il ricatto. Il video mostrato ad Adam dimostra che la sua logica resta quella del controllo. Per questo la sua redenzione è soltanto evocata, mai compiuta.
La scena finale, ambientata un anno dopo, è la chiave più importante dell’intero episodio. Sam è diventato il capo della confraternita. Questo significa che il sistema non solo non è stato distrutto, ma ha assorbito proprio l’uomo più manipolatorio e violento, trasformandolo nella sua nuova guida. La spiegazione del finale sta qui: la redenzione, in Unchosen, non è un esito garantito dalla confessione, dal pentimento o dal linguaggio religioso. Dentro un sistema corrotto, anche il pentimento può diventare una posa, e il male può perfino essere premiato con il potere.

Il sesto episodio di Unchosen chiude la storia con una fuga riuscita solo in parte e con una verità amara: uscire dalla confraternita è possibile, ma il sistema che l’ha prodotta continua a sopravvivere. La redenzione attraversa tutta la puntata come promessa e come inganno. Rosie e Grace riescono a salvarsi, Adam tenta troppo tardi di riparare, Sam sfiora il pentimento ma sceglie ancora il dominio. Il salto finale di un anno rende tutto più netto: la liberazione individuale non coincide con la caduta del potere, e il nuovo leader della confraternita è proprio l’uomo che sembrava voler essere perdonato.

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