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~ LA REDAZIONE DI RC
Con Unfamiliar episodio 6 – Ancora in vita la prima stagione si chiude senza concedere consolazione. È un finale amaro, coerente, radicale: nessuna fuga possibile, nessuna bugia che regga ancora. Tutti i nodi – familiari, politici, morali – vengono al pettine, e ciò che resta è una verità che non salva, ma separa. Il thriller diventa tragedia compiuta.

L’episodio si apre nella safe house, subito dopo gli eventi di Starfish. Meret osserva le proprie ferite, esausta. Simon le mostra il proiettile estratto: dentro c’era un localizzatore. Koleev sta arrivando, con i suoi uomini. Non c’è tempo da perdere: la priorità è mettere in salvo Nina, Yul e Katya. Mentre Koleev, Auken e alcuni soldati raggiungono l’edificio, muovendosi con cautela per non attirare l’attenzione, nella safe house Nina esplode: non sopporta più segreti, mezze frasi, silenzi. Meret, consapevole che potrebbe essere l’ultimo gesto da madre, le consegna una chiavetta USB, spiegandole come usarla. È il primo vero atto di fiducia totale verso Nina. Si salutano. Nina ora sa che i suoi genitori le hanno nascosto qualcosa di enorme. Koleev, prima di entrare in azione, riceve la visita inattesa di Vera, che sale in macchina con lui. Lo affronta apertamente sulla Bielorussia, ma Koleev la depista, minimizza, razionalizza. Tuttavia è chiaro che sta per compiere un atto gravissimo: un’operazione armata sul suolo tedesco, mentre è ancora il marito dell’ambasciatrice. Nonostante le proteste di Vera, Koleev scende dall’auto quando Auken gli comunica di averli individuati. Vera, frustrata e ormai distante, se ne va.
Nella safe house, Simon e Meret vengono circondati. Auken e i soldati li tengono sotto tiro. Koleev entra, soddisfatto. Punta la pistola contro Auken e gli ordina di ucciderli. Auken obbedisce solo in apparenza: mira leggermente più in alto, permettendo a Simon e Meret di reagire. Koleev se ne accorge e gli spara al collo. Nella sparatoria che segue, Simon e Meret riescono a fuggire in un’altra sezione della struttura. Koleev rivela di sapere tutto: ha trovato il biglietto che Meret aveva lasciato ad Auken, quello in cui scriveva che non era lei il nemico. Auken aveva risposto promettendo aiuto. Ora è inutile. Koleev uccide Auken. Meret assiste alla scena dalle telecamere, sconvolta.
Simon e Meret passano alla controffensiva sfruttando la loro conoscenza della safe house: interruttori, passaggi, blackout. Durante lo scontro Simon viene colpito da una nuova crisi legata all’aneurisma e crolla a terra. Meret, in preda al panico, uccide un soldato e riesce a ferire Koleev, che però scappa. Nel garage, Katya attende nel furgone. Dietro, nascosta, Nina guarda il video sulla chiavetta e scopre finalmente chi sono davvero i suoi genitori e cosa hanno fatto. Vorrebbe tornare indietro ad aiutarli, ma Katya la ferma. In quel momento Meret trascina Simon fuori dalla safe house e lo porta in ospedale, dove viene operato d’urgenza.
In parallelo, Sasha scopre da Vera che Starfish è morta e che lei conosce il segreto della Bielorussia. Al tempo stesso, in ospedale, Nina si lava dal sangue del padre insieme a Meret e Katya: una scena silenziosa che suggella la fine dell’illusione familiare. In hotel, la situazione politica è tesa. Vera vuole Koleev fuori dalla sua vita per sempre, ma non è semplice. La morte di Starfish ha complicato tutto. Sasha si lascia sfuggire una frase ambigua sul “suicidio di quell’uomo”. Vera coglie l’incongruenza: Julika aveva parlato di una donna morta, non di un uomo. La verità si ricompone: Starfish non è morto. Ha usato Alice come copertura. Starfish è ancora vivo.
Il mattino dopo, Julika è alla safe house ormai sotto sequestro. Tra i cadaveri c’è anche quello di Auken. Ben è presente e le restituisce il telefono. Intanto, in ambasciata, Koleev viene informato da Vera che è tempo di tornare a Mosca. Accetta, rassegnato. Ma nella stanza non trova Vera: trova Sasha, con un agente armato. Sedici anni dopo, il conto viene presentato. Koleev viene giustiziato. In ospedale, Meret sa che dovrà dire a Nina l’ultima verità: Katya è la sua vera madre. Distrutta, entra in chiesa e piange.
La rivelazione finale arriva subito dopo: Vera incontra Starfish. È Ben. Ben vorrebbe uscire da tutto, soprattutto dopo aver ucciso Alice, ma Vera lo ricatta: ha prove, registrazioni, confessioni. Katya chiama Julika e propone uno scambio: Koleev in cambio di qualcosa che solo lei può offrire.
Simon si risveglia dall’operazione. Lui e Meret si ritrovano: si amano ancora, ma sanno che non possono più vivere così. Devono fare i conti con un rapimento, non solo con una copertura. Mentre parlano, Katya agisce. Porta fuori Nina con una scusa. Fuori c’è Julika, che porta via entrambe. Meret se ne accorge e tenta di inseguirle, ma Ben dà l’ordine. Le forze dell’ordine intervengono in massa. Simon e Meret vengono arrestati per l’omicidio di Auken.
Capiscono l’ultima verità: Nina è con Katya. Ha fatto la sua mossa.
Fine stagione.
Il finale di Ancora in vita è una chiusura durissima ma coerente. Koleev muore, ma non per mano dei protagonisti: viene eliminato dal sistema che lui stesso aveva cercato di tradire. Il vero antagonista, però, resta in piedi. Starfish è Ben, il volto istituzionale del potere, quello che sopravvive sempre.
La famiglia si dissolve definitivamente. Nina scopre la verità e viene sottratta a Simon e Meret non con la violenza, ma con una scelta: Katya smette di chiedere e agisce. Simon e Meret pagano per ciò che hanno fatto, non per ciò che erano. Il loro arresto non è un’ingiustizia narrativa, ma una conseguenza.
Il titolo dell’episodio è la chiave: Ancora in vita. Non significa salvezza, ma sopravvivenza dopo la verità. Tutti restano vivi, ma nulla resta intatto.

Il finale di stagione di Unfamiliar rifiuta ogni catarsi. Non assolve, non consola, non promette. Mostra un mondo in cui l’amore può nascere da una colpa e trasformarsi in una prigione. E quando la verità emerge, non resta che accettare il prezzo. Nina è viva. Katya è viva. Ma la famiglia, così come l’abbiamo conosciuta, non lo è più.

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