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~ LA REDAZIONE DI RC
Il quinto episodio di Vladimir, intitolato “Prendila così”, porta la crisi di M. a un livello ancora più evidente e doloroso. La protagonista, interpretata da Rachel Weisz, è ormai sempre più assorbita dalla propria ossessione per Vladimir, mentre attorno a lei la vita familiare, accademica e professionale comincia a sfaldarsi in modo concreto. Tra il processo che coinvolge John, il confronto con Lila e il progressivo crollo della sua autorevolezza al college, l’episodio mostra una donna che si rifugia nelle fantasie proprio mentre la realtà le presenta il conto.

In “Prendila così”, l’ossessione di M. per Vladimir non è più soltanto una tensione sotterranea o un desiderio da tenere nascosto tra le pieghe della quotidianità. Diventa invece qualcosa di costante, invasivo, quasi patologico. M. analizza in modo spasmodico ogni dettaglio dei messaggi ricevuti da Vladimir, arrivando a interrogarsi perfino sulle emoticon, sui toni, sulle sfumature più minime della loro comunicazione. Ogni parola diventa per lei una possibile prova, ogni simbolo una conferma, ogni silenzio un enigma da interpretare. È il segnale più chiaro di quanto il suo equilibrio mentale stia vacillando: M. non sta più vivendo un’attrazione, ma una vera dipendenza emotiva.
Questa condizione ha conseguenze immediate sul suo lavoro e sulla sua presenza nella vita quotidiana. M. comincia a dimenticare impegni importanti, a perdere lucidità, a mostrarsi assente proprio nei momenti in cui servirebbe una presa di posizione chiara. Le sue dissociazioni diventano sempre più forti: è come se vivesse a metà tra ciò che accade davvero e il racconto interiore che continua a costruirsi attorno a Vladimir. Il problema è che questa fuga mentale non resta privata. Comincia a vedersi. Gli altri la notano. E, soprattutto, iniziano a giudicarla per questo.
Nel frattempo, sul fronte familiare, è Sid a prendere in mano quasi completamente la questione del processo del padre. John continua a mantenere il suo atteggiamento distante, quasi rassegnato, delegando alla moglie e alla figlia tutto il peso della crisi. È una passività che pesa ancora di più proprio perché lo scandalo continua ad allargarsi. Sid, che già nei precedenti episodi appariva sempre più coinvolta in questa battaglia, qui fa un passo ulteriore: cerca materiali utili contro Lila, la ragazza che potrebbe testimoniare contro John, e scopre che scrive su Substack. Da quel momento prova a raccogliere testi, contenuti e possibili contraddizioni da usare per indebolirla o screditarla.
M., intanto, continua a muoversi anche su un altro fronte: quello del passato con David. Insiste con lui, lo affronta, torna su una relazione che evidentemente non è mai stata del tutto chiusa dentro di lei. Attraverso questi confronti emergono nuovi dettagli del loro legame: capiamo che tra i due c’è stata una storia importante, ma anche profondamente sbilanciata sul piano emotivo.
M., a quanto pare, è stata quella che ha sofferto di più. Il loro passato riaffiora come una ferita mai guarita, e ogni conversazione mostra quanto le persone che erano allora sembrino lontanissime da quelle che sono oggi. Eppure, nonostante questa esposizione emotiva, David resta fermo, quasi impermeabile. Non cede, non la aiuta, non si lascia coinvolgere dal tentativo di M. di usare il passato come leva.
La situazione precipita ulteriormente quando Sid e M. decidono di invitare Lila a casa, con l’idea di risolvere la questione in modo diretto e convincerla a non testimoniare contro John. In teoria dovrebbe essere Sid a fare da mediatrice, costruendo un confronto controllato e provando a trovare un punto di contatto tra le parti. Ma il tentativo fallisce quasi subito. Lila entra in casa con un atteggiamento ostile e colpisce immediatamente M., offendendola e rendendo chiaro che il suo rancore è ancora vivo. A quel punto Sid cambia strategia e sceglie di giocare sporco: tira fuori alcuni post più provocatori scritti da Lila su Substack, nel tentativo di metterla in difficoltà e spostare il terreno dello scontro.
L’effetto, però, è opposto a quello sperato. Lila si infuria, percepisce l’operazione come un’aggressione e abbandona la casa. Anche questo tentativo di spegnere lo scandalo fallisce. E con esso fallisce un altro pezzo della capacità di M. di tenere insieme i frammenti della sua vita.
Più l’episodio va avanti, più appare chiaro che M. non riesce più a distinguere il rifugio dalla trappola. Le sue fantasie su Vladimir, che inizialmente sembravano offrirle una via di fuga dalla frustrazione, ora la disancorano completamente dal presente. Non la aiutano a sopravvivere al caos: la allontanano dagli obiettivi concreti, dagli impegni, dalla necessità di proteggere almeno quel che resta della sua posizione. M. non capisce — o non vuole capire — che proprio l’ossessione che la consola è anche ciò che la sta facendo crollare.
La sua credibilità come insegnante continua così a sfumare. Non per un singolo gesto clamoroso, ma per una serie di mancanze, assenze, inadempienze e segnali di disinteresse che si accumulano fino a comporre un’immagine sempre più compromessa. I suoi studenti sono sempre più lontani. Non la vedono più come una presenza autorevole, né come una docente capace di tenere il controllo della classe e di sé stessa. Anche la sua immagine pubblica ne risente: M. appare distratta, scollegata, fragile in un modo che l’università non è disposta a tollerare a lungo.
Intanto, nella sua mente, Vladimir continua a essere ovunque. M. vede segnali in ogni gesto, in ogni parola, in ogni movimento. Interpreta atteggiamenti, pause, sguardi e silenzi come se fossero indizi di un sentimento corrisposto. Ma l’episodio insiste su un punto fondamentale: tutto resta ambiguo. Il percorso non offre mai una prova definitiva. E proprio questa ambiguità rende i suoi pensieri ancora più inquieti, più compulsivi, più simili a fissazioni che a intuizioni reali.
Il culmine arriva quando il malessere non può più essere ignorato dal dipartimento. I docenti chiedono esplicitamente che M. rinunci alla propria docenza. È il colpo più duro dell’episodio perché non riguarda una fantasia o una tensione privata, ma la sua identità più concreta: il lavoro, il ruolo, il posto che occupa nel mondo. Per M., che già si sentiva in crisi come donna, madre e intellettuale, questa richiesta è la prova tangibile che il suo crollo interiore si è ormai tradotto in una disfatta esterna.
Il finale di “Prendila così” è il momento in cui la serie smette di suggerire il collasso di M. e lo rende ufficiale. La richiesta del dipartimento di farle lasciare la docenza non è soltanto una sanzione professionale: è la certificazione del fatto che la sua ossessione ha ormai invaso ogni parte della sua esistenza.
Per tutta la puntata M. continua a rifugiarsi nell’idea di Vladimir come se lì potesse trovare una forma di salvezza, di risveglio, di conferma del proprio valore. Ma il paradosso è che proprio questo rifugio la rende sempre meno presente nella realtà. Non riesce a gestire il processo di John, non riesce a controllare il rapporto con Sid, non riesce a recuperare David, non riesce a proteggere il proprio prestigio accademico. Tutto ciò che era concreto si sfarina, mentre ciò che è fantastico e ambiguo prende il sopravvento.
Il titolo “Prendila così” suona allora quasi come una resa amara. Non c’è più il controllo intellettuale con cui M. provava a osservare e raccontare la propria vita; c’è una donna che scivola sempre di più verso l’accettazione passiva del disastro. In questo senso, il finale è importante perché mostra che la disfatta non sarà improvvisa: è già cominciata, e adesso ha preso anche una forma istituzionale.
C’è poi un altro elemento decisivo. Il fatto che M. continui a vedere “segnali” ovunque dice molto sul suo stato mentale. La serie non conferma mai davvero che Vladimir stia incoraggiando in modo netto questa relazione sotterranea. Potrebbe esserci un gioco, certo, ma potrebbe anche esserci soprattutto lo sguardo di M. che deforma la realtà secondo il proprio bisogno. Il finale, quindi, non spiega soltanto una crisi sociale e lavorativa: spiega che il vero campo di battaglia è la sua percezione.
La richiesta dei colleghi di farle lasciare la cattedra è, in fondo, il punto in cui l’ambiente esterno le restituisce la verità che lei non vuole guardare: non è più credibile, non è più centrata, non è più affidabile. E questo rende il finale profondamente tragico, perché la sola cosa che continua a sembrarle viva — l’ossessione per Vladimir — è anche la prova più evidente della sua caduta.

Il quinto episodio di Vladimir porta M. sull’orlo di un crollo ormai impossibile da nascondere. Mentre Sid prova a tenere insieme i pezzi dello scandalo familiare e John continua a sottrarsi alle proprie responsabilità, la protagonista si lascia assorbire sempre di più da una fantasia che la consola e insieme la distrugge. “Prendila così” è l’episodio in cui la crisi privata diventa pubblica, la distrazione diventa inadeguatezza e il desiderio smette definitivamente di essere una fuga romantica per trasformarsi nella forma più chiara della disfatta.

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