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Self-tape, tecniche di memoria, gestione dell'ansia, materiali per casting e agenzie, analisi del testo e 10 monologhi da studiare.
Articolo a cura di...
~ LUCA FERDINANDI
Chi si chiede come migliorare la dizione di solito ha appena vissuto una di queste scene: un provino in cui il direttore del casting ha fatto notare la cadenza, un self tape riascoltato con imbarazzo, oppure un insegnante che continua a correggere le stesse vocali. La buona notizia è che la dizione non è un talento: è una tecnica, e come tutte le tecniche si allena. In questa guida vediamo da dove partire, quali sono i punti che contano davvero per un attore (vocali, consonanti, ritmo) e come trasformare gli esercizi in un'abitudine quotidiana, senza diventare rigidi davanti alla macchina da presa. Più avanti troverai una routine di un quarto d'ora da fare ogni giorno, gli errori più comuni di chi studia da solo e le risposte alle domande che ci fanno più spesso gli allievi.
La dizione è il modo di pronunciare le parole secondo un modello condiviso. Per l'italiano il riferimento tradizionale è il cosiddetto fiorentino emendato: la pronuncia colta di Firenze, ripulita dai tratti più locali. È un modello più "di mestiere" che naturale: come ricorda la voce Pronuncia dell'Enciclopedia dell'Italiano Treccani, «manca uno standard parlato» comune a tutti, e la pronuncia di riferimento vive soprattutto nel doppiaggio, nella recitazione e in parte dell'informazione (Treccani, Enciclopedia dell'Italiano, voce "Pronuncia", di Silvia Calamai, 2011).
Due chiarimenti utili:
Al cinema il microfono è a pochi centimetri: ogni vocale strascicata, ogni consonante mangiata arriva in cuffia al fonico e poi allo spettatore. In sala provini, invece, la cadenza è spesso la prima cosa che si nota, prima ancora dell'interpretazione: per molti ruoli (avvocati, medici, personaggi senza una provenienza definita) ci si aspetta un italiano neutro.
Dal punto di vista di chi lavora su un set, i problemi più frequenti non sono le regole sofisticate ma tre cose molto concrete:
Migliorare la dizione serve proprio a liberarsi di questi ostacoli, così da potersi concentrare sul personaggio.
Il primo passo per una dizione corretta è sapere come parli adesso. Prendi un testo che conosci (un monologo, un articolo di giornale, una pagina di romanzo) e registrati con il telefono per due minuti. Poi riascolta con il testo davanti e segna:
Questa registrazione è il tuo "prima": ripetila dopo un mese di esercizio sullo stesso testo e confronta. È il modo più onesto per capire se stai migliorando.
L'italiano scrive cinque vocali, ma nella pronuncia di riferimento le vocali accentate sono sette: oltre ad a, i, u, la e e la o possono essere chiuse (é, ó) o aperte (è, ò). La differenza a volte cambia il significato:

Le sette vocali toniche dell'italiano standard (ɛ = è aperta, ɔ = ò aperta) – schema da Wikimedia Commons, pubblico dominio (basato su Rogers & d'Arcangeli, Journal of the International Phonetic Association, 2004)
Nelle sillabe non accentate questa distinzione non c'è: il lavoro si concentra quindi sulle vocali toniche. Ed è proprio qui che le cadenze regionali si sentono di più: in alcune zone del Nord molte vocali tendono a chiudersi, in molte zone del Centro-Sud ad aprirsi, e in alcune varietà (per esempio venete, siciliane e sarde) esiste un solo timbro per la e e uno per la o (Treccani, voce citata).
Come allenarsi:
Anche alcune consonanti hanno due pronunce che la grafia non distingue:
Un fenomeno che molti attori ignorano è il raddoppiamento fonosintattico: dopo alcune parole brevi o accentate sull'ultima sillaba, la consonante iniziale della parola successiva si allunga. A casa si pronuncia quasi "accasa", che fai quasi "cheffai", città bella quasi "cittabbella". Nella parlata del Nord di solito non si realizza, mentre al Sud (e in parte al Centro) è presente ma con regole in parte diverse da quelle fiorentine (Treccani, voce citata). Non serve diventare fonetisti: basta sapere che esiste, e ascoltarlo nei doppiatori e negli attori che hanno studiato dizione.
La costanza conta più della durata. Una routine semplice, da fare ogni giorno prima di provare una scena:
Un consiglio pratico: ascolta molto. Film doppiati, audiolibri letti da attori, documentari: allenare l'orecchio rende più facile riconoscere i suoni giusti nella propria voce.

Sì, almeno all'inizio. Con un dizionario di pronuncia, un registratore e una routine quotidiana si possono correggere molte abitudini. Il limite dello studio della dizione da autodidatta è uno solo, ma importante: è difficile sentire i propri errori. Le vocali regionali sono "normali" per il nostro orecchio, e senza qualcuno che ci corregga tendiamo a esercitare per mesi la pronuncia sbagliata.
Per questo, dopo una prima fase da soli, conviene farsi ascoltare da un insegnante almeno periodicamente. Se vuoi un percorso strutturato, il nostro corso di dizione online prevede lezioni serali dal vivo con correzione individuale su pronuncia, vocali, consonanti e cadenze.
Il vero banco di prova è un testo da recitare. Scegli un monologo breve, segna sul copione le vocali aperte e chiuse e le doppie, provalo prima "di tecnica" e poi dimentica la tecnica e lavora solo sull'intenzione. Se la routine ha funzionato, la pronuncia resterà pulita anche quando pensi solo al personaggio. Per il resto del lavoro sul testo trovi una guida passo passo in come preparare un monologo per un provino.
Dipende dal punto di partenza e dalla costanza. Con un esercizio quotidiano di un quarto d'ora i primi miglioramenti si sentono di solito nel giro di qualche settimana; rendere automatica una pronuncia neutra anche quando si recita richiede più tempo e, quasi sempre, la correzione di un insegnante.
Si può iniziare da soli, con un dizionario di pronuncia, le registrazioni e gli esercizi quotidiani. Per correggere le abitudini regionali che non si riescono a sentire, però, serve qualcuno che ascolti e corregga.
No. Serve saper usare una pronuncia neutra quando il ruolo lo richiede e saper tornare alla propria cadenza, o adottarne un'altra, quando il personaggio ha un'origine precisa. La cadenza è uno strumento, non un difetto.
Il riferimento storico è il DOP, il Dizionario d'ortografia e di pronunzia della RAI, consultabile anche online. Molto utile anche il Dizionario di Pronuncia Italiana (DiPI), che indica le varianti più o meno accettate.
Riscaldamento di labbra, lingua e mandibola, qualche minuto di articolazione esagerata, scioglilingua prima lenti e poi veloci, ripasso delle parole con vocali aperte e chiuse e applicazione a una battuta vera.
Migliorare la dizione significa ascoltarsi con onestà, correggere un suono alla volta e allenarsi ogni giorno, finché la pronuncia corretta diventa naturale anche quando si pensa solo al personaggio. Parti dalla registrazione di oggi, scegli la prima vocale da sistemare e riascoltati tra un mese: la differenza si sentirà.

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