Articolo a cura di...
~ La redazione di RC
Ci sono momenti in cui capisci che qualcosa sta prendendo forma davvero. Non come idea, non come tentativo, ma come processo vivo. La Masterclass "Filmmaking & Set" di ieri sera è stata esattamente questo.
Vi diciamo già che lasciamo in coda all'articolo i link alla registrazione e agli appunti!
Vogliamo partire da un dato semplice: 198 persone collegate.
Non è un numero. È la risposta. È la prova che quello che stiamo costruendo ha un senso condiviso. Per questo il primo pensiero non può che essere un grazie: a chi c’era, a chi ha ascoltato, a chi ha preso appunti, a chi ha fatto domande. Perché è proprio da qui che nasce tutto.
E la verità è che, fino a poco tempo fa, una cosa del genere sembrava quasi impensabile.
La cosa più bella è che quella di ieri non è stata un’eccezione. È stata una conferma.
Con l’ultimo incontro siamo arrivati a 4 Masterclass gratuite online negli ultimi mesi, che hanno coinvolto complessivamente oltre 1.000 persone.
Numeri che raccontano una crescita, certo. Ma soprattutto raccontano una direzione: quella di creare uno spazio dove il cinema è confronto, pratica, consapevolezza. Un luogo dove chi vuole lavorare nel settore può iniziare a capire davvero come funziona un set.
E, se guardiamo indietro, tutto questo si inserisce in un percorso più ampio. Un’evoluzione che nasce da una community che in pochi anni ha costruito qualcosa di concreto, giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza. Citando le parole del nostro Founder di stamattina, nella bacheca della community WhatsApp:
Ho sempre creduto in una formazione accessibile… per chi non può spostarsi nelle grandi città, per chi non può sostenere rette faraoniche. Perché formarsi e studiare non è un privilegio: è un diritto umano e un pilastro della nostra Costituzione.
~ Alfonso Bergamo
Il cuore della Masterclass è stato il seguente: non esiste un solo modo di affrontare il set. Esistono prospettive. Esistono ruoli. Esistono strumenti diversi. E i quattro speech hanno costruito proprio questo: una visione stratificata. (Trovate gli interventi integrali in coda all'articolo.)
Il rapporto attore-regista e la libertà della performance
Donato Leoni (Regista, Attore) ha portato l’attenzione su uno degli snodi più delicati del lavoro sul set: il rapporto tra attore e regista. Il punto non è eseguire. Il punto è trovare una spontaneità reale, che spesso nasce dalla capacità di liberarsi da sovrastrutture. Interessante il richiamo al Neorealismo: non come stile da imitare, ma come approccio. Un cinema dove l’attore non “recita” nel senso più rigido, ma vive una situazione. Il risultato? Una performance che respira.
Conoscere il set per lavorare davvero
L’intervento di Luca Ferdinandi (Formatore, Aiuto Regista, Direttore Editoriale di RC e Assistente di Produzione) ha fatto un passo laterale: conoscere il set in tutte le sue componenti. Non basta saper recitare. Non basta saper dirigere.
Bisogna capire anche alcune cose come:
1) come funziona il reparto produzione;
2) quali sono le dinamiche con le agenzie;
3) come leggere un contratto;
4) come relazionarsi con le figure professionali, dal Direttore della Fotografia al Runner.
Perché il set non è solo arte: è organizzazione, gerarchia, tempi, responsabilità. Senza questa consapevolezza, il rischio è di restare sempre ai margini.
Scrittura e cultura: la base invisibile
Craig Peritz (Sceneggiatore, Attore, Esponente del Living Theatre) ha spostato il focus su qualcosa che spesso viene sottovalutato: la scrittura e la cultura. Non solo per sceneggiatori. Anche per attori e registi. Perché ogni scena nasce da una struttura. Ogni dialogo ha un’origine. Ogni scelta narrativa è figlia di riferimenti, letture, visioni.
Senza una base culturale solida, il lavoro creativo perde profondità. Oggi più che mai.
Attore, regia e macchina da presa
L’intervento di Alfonso Bergamo (Regista, Formatore, Fondatore di questo ecosistema) ha chiuso il cerchio, entrando nel cuore del linguaggio cinematografico: il rapporto tra attore, regista e macchina da presa. Il focus su Shining di Kubrick non è casuale.
È un esempio perfetto di come la regia costruisce tensione, la macchina da presa guida lo sguardo, l’attore si inserisce dentro questo sistema… in un unico organismo.
E capire questo significa iniziare a lavorare davvero in modo cinematografico.
Dopo la teoria, spazio alla pratica.
Sono stati visionati i lavori dei vincitori del contest interno alla community: Marzia Bandoni, con un monologo tratto da Nosferatu, e Filippo Mercuri, con un monologo da Breaking Bad.
Complimenti ragazzi!
E subito dopo, un momento di Q&A che ha permesso di collegare tutto: teoria, esperienza, dubbi.
La Masterclass è stata un’introduzione.
I quattro docenti saranno infatti parte di un corso intensivo di filmmaking che partirà a breve. Un percorso costruito con un’idea molto precisa: non separare le discipline, ma integrarle.
Regia, sceneggiatura, direzione attori e produzione non vengono trattate come compartimenti stagni, ma come elementi che si influenzano a vicenda. Proprio come accade su un set.
Ogni settimana, un professionista diverso porterà il proprio sguardo. E nell’arco di tre mesi, l’obiettivo è costruire una visione organica del processo filmico, un metodo di lavoro e una sensibilità narrativa. Tecnica e consapevolezza.
Le selezioni sono in chiusura.
Chi ha seguito la Masterclass ha avuto un’anteprima concreta. Ha visto il livello, il taglio, l’approccio. Adesso la scelta è semplice: restare spettatori o entrare nel processo.
La Master Class sono parte di un movimento. Un modo di intendere la formazione che mette insieme tante cose. Soprattutto persone.
Le 198 di ieri. Le oltre 1.000 che hanno partecipato alle Masterclass finora.
Numeri che non raccontano solo crescita, ma una direzione condivisa.
E se questa è la risposta, allora la domanda è già chiara: si continua.
Qui lasciamo la registrazione della Master Class e gli appunti:
Registrazione Masterclass (Clicca qui!)

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