Monologo di Art da The Boroughs: testo e analisi sulla morte di Jack

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Monologo di Art da "The Boroughs - Ribelli senza tempo": la morte di Jack e gli piscopompi

Questo monologo di Art da The Boroughs - Ribelli senza tempo è una trappola perfetta per un attore: sembra una confessione intima, quasi tenera, ma sotto c’è un uomo che sta cercando di non crollare. Se stai cercando un monologo maschile per provino che lavori su dolore, rammarico e vulnerabilità senza bisogno di urlare, questo pezzo può funzionare molto bene. La difficoltà è non renderlo “strano” solo perché Art parla con un corvo: il cuore della scena è umano, ferito, lucidissimo.

Scheda tecnica

  • Personaggio: Art

  • Attore/Attrice: Clarke Peters

  • Stagione/Episodio: Episodio 2

  • Minutaggio: 16:42-18:32

  • Durata monologo: 1 minuto e 50 secondi

  • Difficoltà: 7/10 — Dolore trattenuto, ironia fragile, confessione mascherata

  • Emozioni chiave: rammarico, gelosia, dolore, tenerezza, paura

  • Adatto per: provini drammatici, ruoli maturi, personaggi feriti, scene intime

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

Art si trova nel suo rifugio personale e segreto, un luogo dove coltiva cannabis e funghetti. Con lui c’è Brooks, un corvo che considera quasi un compagno silenzioso. Art è sposato con Judy: tra loro esiste un accordo libero, possono andare a letto con altre persone, purché non si innamorino. Ma Jack, l’uomo morto da poco, non era solo l’amante di Judy: era anche amico di Art. Ora Art deve fare i conti con qualcosa che ha finto di non vedere per molto tempo. Non siamo ancora nel pieno degli orrori della serie: il monologo arriva presto, nel secondo episodio, e proprio per questo funziona come apertura emotiva del personaggio.

Testo del monologo

Ciao Brooks! Stai qui a tenere d’occhio i miei funghi, è? Quanta forza! Tieni qui, te lo sei guadagnato. Ecco fatto. Ecco fatto.

Ieri notte è morto Jack. Sì, esatto, era il tizio che si scopava mia moglie. Dovrei essere contento che sia morto, ma non lo sono.

Io fingevo di non vedere, Brooks, fingevo di non vedere da un sacco di tempo. Perché avevo paura che lei mi potesse lasciare,

Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.

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Ma quando ho visto la faccia che aveva stamattina… non era triste… aveva il cuore spezzato.

Sapevo che andava a letto con Jack, però adesso temo che fosse anche innamorata di lui.

Lo sai cos’è uno psicopompo, Brooks? Ne hai mai sentito parlare? Alcune civiltà credono che voi corvi siate proprio questo, degli psicopompi.

Creature ultraterreni che accompagnano le anime dei morti al loro riposo eterno.

Forse lo sei anche tu, non lo so.

Ma se ti capitasse di incontrare Jack, là fuori… accompagnalo in un bel posto.

Note di recitazione riga per riga

“Ciao Brooks! Stai qui a tenere d’occhio i miei funghi, è?”: Parti leggero, quasi domestico. Non recitare subito il dolore. Art sta parlando con Brooks come si parlerebbe a un vecchio amico. Lo sguardo può essere tenero, complice, con una piccola energia quotidiana. La parola “funghi” può avere un tono pratico, quasi buffo: serve a nascondere ciò che sta per arrivare.

“Quanta forza! Tieni qui, te lo sei guadagnato.”: Qui puoi inserire un sorriso minimo. Non troppo comico. Art sta prendendosi cura del corvo: è un gesto piccolo, ma importante. La mano deve essere precisa, morbida. Fai percepire che questo rifugio è il suo spazio sicuro.

“Ecco fatto. Ecco fatto.”: Ripetizione da usare come cerniera emotiva. Il primo “ecco fatto” può essere rivolto all’azione concreta; il secondo può già perdere un po’ di energia. Come se il corpo sapesse che sta arrivando qualcosa di più pesante.

“Ieri notte è morto Jack.”: Cambio netto, ma non melodrammatico. Abbassa il ritmo. La frase deve uscire quasi semplice, come una notizia che Art sta ancora cercando di credere vera. Non anticipare il dolore: lascia che arrivi dopo.

“Sì, esatto, era il tizio che si scopava mia moglie.”: Qui c’è una difesa. Non farla volgare in modo gratuito. Deve sembrare una battuta sporca usata per proteggersi. Puoi accennare un sorriso amaro, ma fallo morire subito. L’ironia non regge.

“Dovrei essere contento che sia morto, ma non lo sono.”: Questa è una delle frasi chiave. Tieni una pausa breve dopo “dovrei essere contento”. Poi lascia cadere “ma non lo sono” senza enfasi. Il punto non è dichiarare bontà: è ammettere confusione.

Io fingevo di non vedere, Brooks, fingevo di non vedere da un sacco di tempo.

La ripetizione va lavorata come una confessione, non come una spiegazione. Sul primo “fingevo” puoi restare controllato; sul secondo lascia entrare vergogna. Lo sguardo può scendere, evitare Brooks per un istante.

“Perché avevo paura che lei mi potesse lasciare.”: Qui non cercare la lacrima. Cerca la nudità. È una frase semplice, quasi infantile. Rallenta su “paura” e “lasciare”. La postura può cedere appena: spalle meno aperte, respiro più basso.

“Ma quando ho visto la faccia che aveva stamattina…”: Questa frase deve nascere da un’immagine. Art la sta rivedendo. Non guardare genericamente nel vuoto: scegli un punto preciso, come se la faccia di Judy fosse lì. La pausa sui puntini deve essere piena, non decorativa.

“Non era triste… aveva il cuore spezzato.”: Qui sta la ferita vera. “Non era triste” va quasi analizzato, come se Art correggesse se stesso. Poi “aveva il cuore spezzato” deve arrivare più piano. Non caricarlo troppo: più lo trattieni, più fa male.

“Sapevo che andava a letto con Jack, però adesso temo che fosse anche innamorata di lui.”: Questa battuta è il centro del monologo. Non è la gelosia sessuale a distruggerlo: è l’amore. Fai sentire la differenza tra “andava a letto” e “innamorata”. Sul secondo concetto il ritmo deve rallentare, come se la parola pesasse.

“Lo sai cos’è uno psicopompo, Brooks? Ne hai mai sentito parlare?”: Cambio di registro. Art si rifugia nel pensiero, nella cultura, nell’immaginazione. Non farlo diventare una spiegazione scolastica. È un uomo che cerca una forma poetica per parlare della morte.

“Alcune civiltà credono che voi corvi siate proprio questo, degli psicopompi.”: Qui puoi recuperare un filo di calma. La voce può diventare più morbida, quasi narrativa. Brooks non è più solo un animale: diventa un tramite, una presenza simbolica.

“Creature ultraterreni che accompagnano le anime dei morti al loro riposo eterno.
“:
Attenzione al rischio “solenne”. Non declamare. Clarke Peters lavora bene quando il dolore resta umano. Pronuncia questa frase come se Art avesse bisogno di crederci, non come se stesse facendo poesia.

“Forse lo sei anche tu, non lo so.”: Qui torna la fragilità. Piccola pausa dopo “forse”. Il “non lo so” deve essere quasi un cedimento, una resa. Art non ha certezze, e proprio per questo parla con Brooks.

“Ma se ti capitasse di incontrare Jack, là fuori… accompagnalo in un bel posto.” Finale delicatissimo. Non deve suonare come perdono totale, ma come un gesto di pietà. Su “Jack” lascia passare tutto: rivalità, amicizia, dolore, umiliazione. “In un bel posto” va detto piano, con una tenerezza che sorprende anche Art.

Perché questo monologo funziona

Io credo che il cuore di questo monologo di Art da The Boroughs - Ribelli senza tempo sia la contraddizione. Art avrebbe tutte le ragioni per odiare Jack, e invece non riesce a farlo. Questo rende il pezzo molto interessante per un attore: non si tratta di recitare un sentimento unico, ma una miscela instabile di dolore, gelosia, vergogna e compassione.

Il punto chiave è che Art non sta davvero parlando solo con Brooks. Sta usando Brooks per dire qualcosa che forse non riuscirebbe a dire a Judy, né a Jack se fosse ancora vivo, né a se stesso davanti a uno specchio. Il corvo diventa un interlocutore sicuro, qualcuno che non giudica. Per questo l’attore deve evitare di “fare il matto che parla con un animale”. Sarebbe l’errore più comune. Art non è bizzarro in questa scena: è solo.

Il monologo funziona perché Art cerca continuamente di restare normale. Fa una battuta, dà da mangiare al corvo, parla dei funghi, poi lentamente lascia entrare la verità. Il dolore non esplode: filtra.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli maschili maturi, vulnerabili e trattenuti;

  • personaggi segnati da una perdita o da un tradimento emotivo;

  • scene intime dove il conflitto è più interno che esterno;

  • ruoli in cui serve mostrare dolore senza melodramma.

Evitalo se:

  • il provino richiede energia molto giovane o aggressiva;

  • cerchi un pezzo apertamente comico;

  • non hai ancora controllo sulle pause e sui sottotesti.

Si abbina bene con: Un secondo monologo più frontale, rabbioso o autoritario. Questo pezzo lavora sulla ferita trattenuta; abbinarlo a un monologo di potere o conflitto diretto può mostrare maggiore ampiezza attoriale.

Altri monologhi dalla serie

Se lavori su questo pezzo, concentrati su una cosa: Art non vuole sembrare distrutto. Vuole restare in piedi, parlare normalmente, prendersi cura di Brooks. Proprio lì, in quel tentativo di controllo, il dolore diventa visibile.

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