Articolo a cura di...
~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo sembra un discorso pubblico ordinato, quasi rassicurante, ma sotto c’è un uomo che sta parlando contro la propria paura di morire. Se stai cercando un monologo che mostri controllo, carisma e crepe interiori senza cadere nel villain urlato, questo fa per te. Il punto è non giocarlo come un cattivo che si rivela: giocarlo come un leader che prova disperatamente a tenere in piedi il suo mito.
Film/Serie: The Boroughs - Ribelli senza tempo
Personaggio: Blaine
Attore/Attrice: Seth Numrich
Stagione/Episodio: Episodio 8, minutaggio 6:30 - 8:22
Durata monologo: 2 minuti e 22 secondi
Difficoltà: 8/10 — controllo elegante con crepe interiori improvvise
Emozioni chiave: orgoglio, paura, lucidità, negazione, fervore
Adatto per: provini da leader ambiguo, ruoli drammatici maturi, personaggi carismatici con ossessione
Dove vederlo: Netflix
Blaine è il volto pubblico di The Boroughs - Ribelli senza tempo: elegante, composto, capace di trasformare una comunità in una visione. In questa scena parla durante il commemorativo per i 75 anni dell’istituto, quindi è davanti a una platea e deve sembrare saldo. Ma sotto il discorso celebrativo c’è altro: Blaine sente il peso della mortalità, percepisce che ciò che ha costruito è fragile e sa che alcuni anziani stanno minacciando il suo controllo. Per questo il monologo non va letto come semplice cerimoniale. È un uomo che usa il linguaggio della celebrazione per combattere il panico. Seth Numrich qui ha materiale ottimo per un monologo maschile per provino: autorità esterna, crisi interna, nessuna via d’uscita facile.

Salve. Salve, grazie mille. Siete molto gentili. E’ un piacere dare il benvenuto a tutti al 75° anniversario di The Boroughs. Sapete, gli anniversari ci offrono l’opportunità di riflettere sul nostro passato, e di fare progetti per il futuro. Come ha scritto Robert Browning, “Il meglio deve ancora venire.” In realtà… In realtà non è vero. La citazione completa è: “Invecchia con me”. Così inizia il verso, “Il meglio deve ancora venire”.
Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.
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Ed è un’altra bugia. L’unica… l’unica certezza, in questo universo incerto, è che ogni cosa ha una fine. Il tempo è come un ladro nella notte. Ci deruba della giovinezza. Della gioia, dell’amore. Ci consuma ogni giorno che passa. Sempre di più, fino a che… non resta altro che polvere. Ma non qui. The Boroughs è… una fortezza. E’ una cittadella, che scintilla nelle tenebre. The Boroughs è una promessa, trasformata in mattoni è pietra che dice… Il meglio non deve venire. E’ adesso. E’ qui. Insieme.
“Salve. Salve, grazie mille. Siete molto gentili.”: Apri con cortesia studiata, non con calore spontaneo. Il secondo “Salve” deve essere leggermente più controllato del primo, come se stessi entrando nel personaggio pubblico.
“E’ un piacere dare il benvenuto a tutti al 75° anniversario di The Boroughs.”: Questa frase va appoggiata con orgoglio istituzionale. Rallenta su “75° anniversario”, come se quel numero fosse una reliquia.
“Sapete, gli anniversari ci offrono l’opportunità di riflettere sul nostro passato, e di fare progetti per il futuro.”: Qui la chiave è la facciata. Sta vendendo serenità. Tono morbido, ritmo fluido, quasi pastorale.
“Come ha scritto Robert Browning, ‘Il meglio deve ancora venire.’”: Qui entra il Blaine colto, raffinato, costruito. Non farlo accademico: è un uomo che usa la cultura come strumento di potere.
“In realtà… In realtà non è vero.”: Questo è il primo strappo. La ripetizione di “In realtà” va fatta come se il pensiero fosse scappato fuori prima del previsto.
“La citazione completa è: ‘Invecchia con me’. Così inizia il verso, ‘Il meglio deve ancora venire’.”: Qui non stai correggendo un dettaglio: stai sabotando una consolazione. Ritmo più secco, più intellettuale.
“Ed è un’altra bugia.”: Frase corta, da coltello. Tagliala netta. Niente gesto, niente commento.
“L’unica… l’unica certezza, in questo universo incerto, è che ogni cosa ha una fine.”: Qui si apre la paura vera. La ripetizione di “l’unica” deve far sentire una crepa, non una dimenticanza.
“Il tempo è come un ladro nella notte.”: Questa immagine va detta con convinzione quasi religiosa. Non guardare il pubblico in generale: scegli un punto preciso, come se accusassi qualcuno.
“Ci deruba della giovinezza. Della gioia, dell’amore.”: Tre perdite, tre ferite. Dai a ogni sostantivo un colore diverso: “giovinezza” più fisico, “gioia” più umano, “amore” più intimo.
“Ci consuma ogni giorno che passa. Sempre di più, fino a che…”: Qui il ritmo deve stringersi. “Sempre di più” con una pressione crescente, come se sentissi il tempo sul corpo.
“non resta altro che polvere.”: Non dirla in grande. Dilla quasi svuotata. Occhi fermi, volto immobile.
“Ma non qui.”: Cambio netto di asse. Raddrizzati.
“The Boroughs è… una fortezza.”: La pausa prima di “una fortezza” è essenziale. Come se stesse scegliendo non una parola, ma una formula di difesa.
“E’ una cittadella, che scintilla nelle tenebre.”: Qui attenzione a non diventare pomposo. La frase è poetica, ma Blaine la crede fino in fondo.
“The Boroughs è una promessa, trasformata in mattoni e pietra che dice…”: Questa è propaganda pura, ma nasce dal bisogno. Tono solenne, più ampio.
“Il meglio non deve venire.”: Qui c’è il ribaltamento ideologico del monologo. Dillo con fermezza assoluta. Non come slogan allegro, ma come verdetto.
“E’ adesso. E’ qui. Insieme.”: Tre colpi finali. “Adesso” è possesso del tempo. “Qui” è possesso dello spazio.
Questo monologo è interessante perché vive su due piani contemporaneamente. In superficie è un discorso pubblico: Blaine deve rassicurare, celebrare, consolidare il mito di The Boroughs - Ribelli senza tempo. Ma sotto c’è un uomo che sente il terreno cedere e usa il linguaggio come muratura. Ogni frase serve a coprire una paura.
Io credo che il cuore di questa scena sia il conflitto tra mortalità e narrazione. Blaine sa benissimo che tutto finisce. Il problema è che non lo accetta. Quindi prende quella verità e prova a piegarla in una visione eroica: The Boroughs come fortezza, cittadella, promessa. In altre parole, non sta solo parlando del luogo. Sta cercando di convincersi che il suo sistema possa ancora battere la fine.
L’errore più comune sarebbe giocarlo come un classico monologo del cattivo, con sottolineature scure e tono minaccioso. No. La forza del pezzo è che Blaine, almeno in quel momento, è sincero. Sincero nel terrore, sincero nel bisogno di credere a quello che dice. Attenzione a non cadere nella trappola di “fare il manipolatore”: è più interessante far vedere un uomo che manipola gli altri perché per primo sta disperatamente manipolando sé stesso.

Funziona per:
ruoli di leader carismatici e ambigui
provini per personaggi istituzionali con lato oscuro
scene drammatiche dove serve controllo verbale
ruoli maturi da antagonista colto, non isterico
Evitalo se:
cerchi un monologo emotivo più scoperto e vulnerabile
hai poco tempo e devi tagliare troppo il testo
non sei a tuo agio con linguaggio solenne e pause misurate
Si abbina bene con: un secondo monologo più intimo, fragile o quotidiano, dove il personaggio perda il controllo invece di costruirlo.
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Se lavori su questo pezzo, concentrati su una cosa: Blaine non sta celebrando un anniversario, sta combattendo contro la parola “fine”. Se riesci a tenere insieme eleganza pubblica e panico trattenuto, questo monologo da The Boroughs - Ribelli senza tempo Netflix può diventare un ottimo pezzo da provino. Il segreto è non recitare il potere: recitare la paura che lo alimenta.

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