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~ LA REDAZIONE DI RC
Questo monologo di Berlino da Berlino e la dama con l’ermellino è una trappola perfetta per attori: sembra un pezzo brillante, quasi da affabulatore puro, ma sotto c’è un uomo che scopre di essere stato smontato da qualcosa che ha sempre disprezzato. Se stai cercando un monologo maschile per provino che mostri ironia, fascino, precisione ritmica e una crepa emotiva vera senza cadere nel gigionismo, questo fa per te. Pedro Alonso qui ti chiede una cosa difficile: essere larger than life, ma restando preciso.
Film/Serie: Berlino e la dama con l’ermellino
Personaggio: Berlino
Attore/Attrice: Pedro Alonso
Stagione/Episodio: Episodio 2
Durata monologo: 3 minuti e 24 secondi
Difficoltà: 8/10 — istrionismo brillante con sottotesto amoroso controllato
Emozioni chiave: meraviglia, ironia, desiderio, stupore, tenerezza
Adatto per: provini maschili contemporanei, ruoli affabulatori, self-tape con forte presenza scenica
Dove vederlo: Netflix
In Berlino e la dama con l’ermellino, Berlino è ancora immerso nella fase iniziale del nuovo colpo, ma qui il punto non è il piano criminale. Il punto è Candela. Dopo una notte delirante, imprevista, fisica e destabilizzante, Berlino racconta alla sua squadra cosa gli sta succedendo. E quello che gli sta succedendo, per uno come lui, è quasi scandaloso: si sente attratto da una donna che incarna tutto ciò che ha sempre considerato volgare, rumoroso, fuori stile. Questo monologo di Berlino in Berlino e la dama con l’ermellino funziona perché è il racconto di una rinascita sentimentale mascherata da numero da prestigiatore verbale.

Io so cosa state pensando: vi chiederete: “Perché questa colazione?” Perché indosso i vestiti di ieri, un po’ sporchi, e con due fori di proiettili. In realtà, pallini di un fucile da luna park. Però… mi stanno succedendo alcune cose che non mi erano mai successe.
Mi hanno rubato il portafoglio, con una tale maestria… prestidigitazione. E poi quella donna mi ha fatto vivere una notte talmente delirante… è stata lei che mi ha sparato. E non mi importa. Sono affascinato da quella donna, e questa è la cosa più strana, perché Candela… si chiama Candela, rappresenta tutte le cose che ho disprezzato durante tutta la mia vita.
Ho sempre disprezzato le donne chiassose, che entrano nei ristoranti, gridando come se fossero nel cortile di casa loro. O che ti prendono il braccio e ti trascinano di qua e di là. E che ridono fragorosamente. Quelle donne che comandano a bacchetta le persone e organizzano tutto. Che mangiano con le mani, come se avessero appena finito lo sciopero della fame, che addirittura si succhiano le dita, o che si leccano come un Setter irlandese la crema all’arancia che è rimasta sulle loro labbra.
Però oggi ho scoperto la poesia che c’è dietro tutto questo, con Candela. Nessuno mi aveva più imboccato da quando avevo 5 anni. Quando mia madre faceva l’aeroplanino con il cucchiaio mi faceva venire l’ansia. E invece dalle sue mani era tutto fantastico.
E c’è di più. Dopo siamo andati a passeggiare, con il suo animaletto. Un coniglio. Peloso. Incantevole. Si chiama Pomelo. (ride) Ahahah. Non è divertente. Lo porta a passeggio ogni mattina con la pettorina come un pastore tedesco, in modo che assorbisca l’energia fresca della terra all’alba.
E io che non sono mai stato un amante degli animali in generale e dei conigli in particolare, mi sono ritrovato sdraiato a terra a fare amicizia con un coniglio. Tutto quello che mi era sempre sembrato una volgarità, oggi l’ho trovato magnetico. Quello che io credevo volgare e rozzo, in lei diventa un inno alla vita. Non una vita sussurrando. Una vita a contatto con l’energia della Terra, e portando a spasso un coniglio.
Ve l’ho raccontato perché magari vi preoccupa di chi potrei innamorarmi in questa nuova avventura. Ma questa volta non c’entra niente con Parigi, né con il “tesorino” della Duchessa.
“Io so cosa state pensando: vi chiederete: ‘Perché questa colazione?’”: Attacca già in controllo della stanza. Questo è un uomo che dirige l’attenzione altrui. Tono brillante, quasi da padrone di casa. Occhi vivi, rapidi, come se stessi leggendo i pensieri di chi ti ascolta.
“Perché indosso i vestiti di ieri…”: Qui entra il gusto del racconto. Non avere fretta. Fai sentire che Berlino si diverte a costruire la propria entrata in scena. Piccolo gesto su vestiti o giacca, se lo fai, deve essere elegante e minimo.
“In realtà, pallini di un fucile da luna park.”: Questa è una correzione comica. Lasciala cadere secca, senza sottolinearla troppo. È più forte se sembra un dettaglio del tutto normale per lui.
“Però… mi stanno succedendo alcune cose che non mi erano mai successe.”: Cambio importante. Qui smetti di fare solo il brillante. La pausa dopo “però” deve aprire una fessura. Lo sguardo può abbassarsi un istante, come se Berlino stesso fosse sorpreso.
“Mi hanno rubato il portafoglio, con una tale maestria… prestidigitazione.”: Assapora “prestidigitazione”. È una parola che il personaggio ama. Dilla con ammirazione vera, non con fastidio. Qui sta già cadendo in fascinazione.
“E poi quella donna mi ha fatto vivere una notte talmente delirante…”: Rallenta. Non fare il seduttore. Qui è più interessante un uomo che sta rivivendo qualcosa che gli è sfuggito di mano. C’è stupore, non vanteria.
“È stata lei che mi ha sparato. E non mi importa.”: Taglio netto. Prima frase secca, quasi assurda. Seconda frase più intima, detta con una specie di quiete innamorata. È una battuta folle, ma non va giocata da macchietta.
“Sono affascinato da quella donna…”: Non spingere su “affascinato”. Anzi, quasi trattenilo. Il punto è che per Berlino questa ammissione è gigantesca proprio perché la dice con apparente naturalezza.
“Candela… si chiama Candela…”: La ripetizione qui è preziosa. La prima è constatazione, la seconda è già evocazione. Lascia un micro-sorriso su nome proprio, come se nominandola la facesse apparire.
“Rappresenta tutte le cose che ho disprezzato…”: Qui il tono diventa analitico. Berlino si studia mentre parla. Postura più dritta, più precisa. Non giudicare Candela: stai giudicando te stesso di ieri.
“Ho sempre disprezzato le donne chiassose…”: Questa sezione va cesellata con ritmo. È quasi una lista musicale. Ogni immagine deve avere un colore diverso: chiassose, trascinanti, fragorose, dominanti. Attenzione a non correre tutto uguale.
“Che mangiano con le mani…”: Qui entra il disgusto trasformato in gusto. Lascia una punta di ironia fisica, come se vedessi davvero la scena davanti a te. Una micro-smorfia può funzionare, ma breve.
“Come un Setter irlandese…”: È un’immagine bizzarra, quasi ridicola. Abbracciala. L’errore più comune sarebbe vergognarsene. Berlino pensa per immagini e ha il diritto di essere eccessivo.
“Però oggi ho scoperto la poesia…”: Snodo fondamentale. Rallenta su “poesia”. Il personaggio qui si arrende a una verità che non si aspettava. È un cambio di qualità, non solo di tema.
“Nessuno mi aveva più imboccato da quando avevo 5 anni.”: Frase delicatissima. Non farla diventare infantile. È un ricordo tenero che arriva dentro un uomo sofisticato e un po’ malato di controllo. Questo contrasto è il punto.
“Quando mia madre faceva l’aeroplanino…”: Qui puoi alleggerire con una punta di autoironia. Ma su “mi faceva venire l’ansia” lascia intravedere il vecchio Berlino: controllato, già irritato dall’intimità.
“E invece dalle sue mani era tutto fantastico.”: Molto semplice. Quasi sussurrata rispetto a prima. È una frase da non interpretare troppo: basta crederci.
“E c’è di più.”: Piccolo rilancio scenico. Torna per un attimo il narratore. Alza leggermente il ritmo, come chi sa di avere ancora un dettaglio perfetto da offrire.
“Un coniglio. Peloso. Incantevole.”: Segmenta bene. Ogni parola è una mini rivelazione. Prima incredulità, poi constatazione, poi resa poetica. Qui il contrasto tra l’uomo e l’oggetto è comico e tenero insieme.
“Si chiama Pomelo. Ahahah. Non è divertente.”: Questa parte va suonata come uno scivolone controllato. La risata deve scappare davvero, ma subito dopo Berlino prova a riprendersi la propria eleganza. È lì che il pezzo vive.
“Lo porta a passeggio ogni mattina…”: Descrivila con una meraviglia quasi antropologica. Non la prendere in giro. La grandezza della scena sta nel fatto che Berlino racconta una stranezza e la tratta come un rito sacro.
“Mi sono ritrovato sdraiato a terra a fare amicizia con un coniglio.”: Questa è l’immagine della trasformazione. Dilla con un misto di stupore e resa. È importante che sembri ancora incredibile anche per lui.
“Tutto quello che mi era sempre sembrato una volgarità…”: Qui si chiude il cerchio. Tono più serio, più limpido. Berlino finalmente formula la scoperta vera: il problema non era Candela, era il suo sguardo sul mondo.
“In lei diventa un inno alla vita.”: Appoggia “inno alla vita” senza farla diventare frase da poster. Più la dici con convinzione calma, più regge.
“Non una vita sussurrando.”: Bellissima battuta. Tagliala bene, quasi come una correzione al proprio stile di sempre. È una frase che va detta con decisione, ma senza urlare.
“Ve l’ho raccontato perché magari vi preoccupa…”: Qui Berlino torna capo branco. Riprende in mano la situazione e dà alla confessione una cornice strategica. Tono più asciutto, quasi professionale.
“Ma questa volta non c’entra niente con Parigi…”: Chiusura importante. Non serve farne una grande conclusione romantica. È piuttosto una precisazione: stavolta non è capriccio, è qualcosa di più vero. Lascialo sentire sotto, non sopra.
Questo monologo maschile per provino funziona perché mette insieme due cose che raramente convivono bene: l’istrionismo e la resa sentimentale. Berlino parla come un uomo che ama incantare, dominare il racconto, sedurre con la parola. Ma il contenuto del racconto va nella direzione opposta: ammette che una donna gli ha cambiato il centro di gravità.
Berlino non si innamora solo di Candela. Si innamora di tutto ciò che Candela gli costringe a rivalutare: il disordine, la fisicità, il rumore, la tenerezza imperfetta, il mondo non filtrato dal suo narcisismo estetico. È per questo che il monologo non va fatto solo “brillante”. Il punto chiave è che il personaggio sta scoprendo una forma di vita che non controlla.
L’errore più comune sarebbe cadere nel macchiettismo da Pedro Alonso. Cioè: imitare il personaggio invece di capirne il meccanismo. Attenzione a non cadere nella trappola di fare il “tipo strano e affascinante”. In Berlino e la dama con l’ermellino, Pedro Alonso funziona perché sotto il gusto della battuta si sente davvero la sorpresa amorosa.

Funziona per:
provini per ruoli maschili carismatici e imprevedibili
self-tape con forte componente narrativa e presenza scenica
scene da accademia su fascino, ironia e sottotesto amoroso
casting per personaggi sofisticati con crepe emotive visibili
Evitalo se:
ti serve un pezzo realistico e molto quotidiano
tendi a imitare troppo il personaggio originale
cerchi un monologo rabbioso o apertamente drammatico
Si abbina bene con: un secondo monologo più asciutto e vulnerabile, magari di perdita o fallimento, per mostrare il contrasto tra controllo scenico e verità nuda.
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Se lavori su questo pezzo, concentrati meno sullo stile e più sullo stupore. Il vero motore del monologo non è “guardate quanto sono brillante”, ma “guardate cosa mi è successo”. Questo monologo di Berlino da Berlino e la dama con l’ermellino funziona solo quando il personaggio, sotto il piacere di raccontarsi, lascia intravedere che Candela lo ha davvero disarmato.

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