Monologo di Berlino (Pedro Alonso) da Berlino e la Dama con l’ermellino: sposami, Candela

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Monologo di Berlino (Pedro Alonso) da "Berlino e la Dama con l'ermellino": sposami, Candela!

Questo monologo di Berlino da Berlino e la Dama con l’ermellino è una trappola perfetta per attori che vogliono mostrare carisma, rischio e verità sentimentale nello stesso pezzo. Se stai cercando un monologo maschile per provino che parta da un’energia istrionica e arrivi a una confessione reale, senza cadere nel puro showman, questo fa per te. Il punto non è fare Berlino “più grande”: il punto è far vedere che, per una volta, sta mettendo sul tavolo tutto.

Scheda tecnica

  • Film/Serie: Berlino e la Dama con l’ermellino

  • Personaggio: Berlino

  • Attore/Attrice: Pedro Alonso

  • Stagione/Episodio: Episodio 7

  • Durata monologo: circa 4 minuti

  • Difficoltà: 9/10 — istrionismo, amore, verità e rischio fisico insieme

  • Emozioni chiave: passione, ironia, urgenza, vulnerabilità, coraggio

  • Adatto per: provini drammatici contemporanei, ruoli carismatici, self-tape di forte presenza

  • Dove vederlo: Netflix

Contesto essenziale

In Berlino e la Dama con l’ermellino, Candela ha appena preso le distanze da Berlino dopo averlo visto con Camille. Lei non è convinta che ci sia stato un tradimento compiuto, ma sente che il loro amore rischia di scontrarsi contro due mondi troppo diversi. Berlino allora la raggiunge nel luogo più lontano possibile dal suo universo di ladro raffinato: il campo, la famiglia di Candela, i cocomeri, il padre e il fratello di lei che lo tengono sotto tiro con un fucile. Questo monologo di Berlino in Berlino e la Dama con l’ermellino nasce lì, in mezzo al pericolo e al ridicolo. E proprio per questo è potente: è una dichiarazione d’amore fatta mettendo in gioco nome, passato, identità e corpo.

Testo del monologo

Ieri con Camille non è successo niente. Semmai, quello che è successo, è che tu hai visto una porta aperta per scappare via da me. No, Candela. Se avessi pensato per un solo secondo che ti stavo tradendo mi avresti dato fuoco con una tanica di benzina! Ti è venuta l’ansia da palcoscenico. E ti aggrappi a una bottiglia di champagne per dire che la tua vita non è la mia vita, ma tu hai solo paura di amare. Di amarmi così tanto.

Ma sai una cosa? Ho una buona notizia. Anch’io ti amo così. O di più, guarda. Lo dice qui. No? Tu stessa me l’hai detto. Ma c’è qualcosa, sulla mano, che… beh, magari non hai letto bene.

Pensi che io non c’entri con te. Per questo… per questo lo dirò forte e chiaro. Perché lo sentano tutti. Per me è un onore… Un onore venire in questo campo a raccogliere angurie con la tua famiglia. Non me ne vado. Ma non posso permettere che questa conversazione finisca in tragedia...

Pausa veloce: il monologo continua subito dopo.

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Non mi chiamo Simon. Il mio nome è Andres de Fonollosa. Di solito vivo a Madrid, nel Barrios de Las Letras. Sopra un cafè. Il Buenos Aries. Ho un figlio che si chiama Rafael da un matrimonio di gioventù. E sono un ladro.

E l’unica cosa che ho in testa da quando sei andata via è come dimostrarti che sono pazzo d’amore come te. Che corro dritto verso di te amore mio. Che decisamente puoi avere fiducia in me. E l’unico modo che… mi è venuto in mente per farlo è… questo. Potresti guardare nella tasca della giacca, per favore? E… E ora è… è il momento in cui dovresti dire “Sì”... o… o “No”.

Note di recitazione riga per riga

“Ieri con Camille non è successo niente.”: Attacca senza preamboli. Tono secco, deciso, da uomo che sa di dover recuperare terreno subito. Niente seduzione elegante qui: serve urgenza pulita. Guarda Candela e non il pubblico attorno.

“Semmai, quello che è successo, è che tu hai visto una porta aperta per scappare via da me.”: Qui non accusarla con rabbia piena. Piuttosto metti una lucidità ferita. La frase deve suonare come un’intuizione vera, non come una vendetta verbale.

“No, Candela.”: Micro-pausa prima. Dille il nome come si ferma qualcuno che ami e che sta andando nella direzione sbagliata. È una battuta piccola ma decisiva.

“Se avessi pensato per un solo secondo che ti stavo tradendo mi avresti dato fuoco con una tanica di benzina!”: Qui puoi lasciare entrare il Berlino ironico, ma

controllato. Non fare macchietta. Il sorriso deve essere breve, più affettuoso che clownesco. È una battuta che alleggerisce e insieme mostra quanto la conosca.

“Ti è venuta l’ansia da palcoscenico.”: Ottima frase da dire con precisione, quasi come una diagnosi elegante. Non troppo tenera, non troppo dura. È il modo in cui lui traduce la paura di Candela nel proprio linguaggio.

“E ti aggrappi a una bottiglia di champagne…”: Qui lavora sul contrasto sociale. Appoggia “champagne” con un filo di ironia, come se stesse smontando l’alibi mondano che lei si è costruita.

“Ma tu hai solo paura di amare. Di amarmi così tanto.”: Rallenta nettamente. La seconda frase deve avere più peso della prima. Non va detta come vanità narcisista: dev’essere un rischio, quasi una nudità.

“Ma sai una cosa? Ho una buona notizia.”: Piccolo cambio di energia. Torna il narratore brillante, ma per spostare la scena verso qualcosa di più intimo. Tono più caldo.

“Anch’io ti amo così. O di più, guarda.”: La chiave qui è non strafare. La frase è enorme, ma funziona se esce quasi semplice. Su “guarda” puoi accompagnare con un gesto piccolo, verso la mano, senza teatralizzarlo troppo.

“Lo dice qui. No? Tu stessa me l’hai detto.”: Qui il personaggio usa il linguaggio di Candela, della lettura della mano, del destino. Fai sentire che sta entrando nel suo mondo per parlarle davvero.

“Ma c’è qualcosa, sulla mano, che… beh, magari non hai letto bene.”: Bellissimo passaggio. Tienilo sospeso. Il “beh” va detto come un piccolo inciampo voluto, un attimo di leggerezza dentro la tensione.

“Pensi che io non c’entri con te.”: Taglia netto. Frase essenziale, da dire quasi senza ornamento. È il centro del conflitto.

“Per questo… per questo lo dirò forte e chiaro. Perché lo sentano tutti.”: Qui si allarga il cerchio. Non parlare solo a Candela: fai sentire che sta coinvolgendo la famiglia, il campo, il mondo. Ma non alzare il volume troppo presto; alza la portata.

“Per me è un onore… Un onore venire in questo campo a raccogliere angurie con la tua famiglia.”: Rallenta su “un onore”. La ripetizione è fondamentale. Questa frase va detta con una dignità sorprendente, non come una gag sul contrasto tra il ladro sofisticato e la campagna. È lì che Candela deve capire che lui fa sul serio.

“Non me ne vado.”: Frase corta, ferma. Quasi immobile. Il corpo qui deve piantarsi.

“Ma non posso permettere che questa conversazione finisca in tragedia.”: Battuta da non recitare come battuta brillante. C’è il fucile, c’è il rischio reale. Serve una lucidità quasi fredda, come di uno che vede il pericolo ma non si ritira.

“Non mi chiamo Simon.”: Snodo decisivo. Qui cambia il monologo. Tono più basso, più nudo. Niente ornamenti.

“Il mio nome è Andres de Fonollosa.”: Dillo come se la prima identità vera la stessi pronunciando adesso. Lascia spazio al nome. È un atto di consegna.

“Di solito vivo a Madrid…”: Questa parte va detta con precisione, quasi da verbale intimo. Non è esposizione narrativa: è un uomo che si disarma pezzo per pezzo.

“Ho un figlio che si chiama Rafael…”: Qui rallenta un poco. Non caricare il lato paterno, ma riconosci che è il dettaglio più umano e meno controllabile della lista.

“E sono un ladro.”: Niente effetto. Più è semplice, più pesa. Questa battuta non va lanciata: va appoggiata.

“E l’unica cosa che ho in testa da quando sei andata via…”: Qui entra il cuore romantico del pezzo. Il tono si scalda, il respiro si apre. Ma attenzione a non diventare generico: ogni frase successiva deve avere direzione.

“Che sono pazzo d’amore come te. Che corro dritto verso di te amore mio.”: Queste sono le righe più rischiose. L’errore più comune è farle da seduttore. Invece devono uscire come dichiarazione disperatamente sincera, quasi più vulnerabile che elegante.

“Che decisamente puoi avere fiducia in me.”: Qui serve una fermezza nuova. È la promessa più difficile da sostenere, quindi non addolcirla troppo.

“E l’unico modo che… mi è venuto in mente per farlo è… questo.”: Le pause sono tutto. Qui il corpo può irrigidirsi un poco, come prima di un salto nel vuoto. Non avere paura del silenzio.

“Potresti guardare nella tasca della giacca, per favore?”: Dilla piano. Quasi con rispetto. L’educazione qui, in mezzo ai fucili e ai cocomeri, rende tutto più folle e più bello.

“E… E ora è… è il momento in cui dovresti dire ‘Sì’… o… o ‘No’.”: Non chiudere in sicurezza da attore. Lascia il tremore. Il balbettio qui non va pulito: è il punto in cui Berlino, finalmente, non controlla più perfettamente il proprio teatro.

Perché questo monologo funziona

Questo monologo maschile per provino funziona perché fa convivere tre linee che di solito si pestano i piedi: il carisma, il pericolo e la vulnerabilità. Berlino resta Berlino, certo. Ha ancora il gusto della battuta, la capacità di occupare la scena, il senso del gesto. Ma qui non sta solo performando. Qui rischia davvero.

“Per me è un onore”, è il centro della scena. Non il nome vero, non nella rivelazione del passato, non nemmeno nella proposta finale. Il punto chiave è che Berlino, per convincere Candela, non le promette di trascinarla nel suo mondo: le dice che il suo mondo vale. Questa è la svolta. Per uno come lui, abituato a estetizzare tutto, riconoscere la dignità di un campo di angurie e di una famiglia armata è già una prova d’amore.

L’errore più comune sarebbe imitare Pedro Alonso facendo il brillante istrionico dall’inizio alla fine. In questo pezzo la maschera si incrina. E il finale funziona proprio perché il grande affabulatore, mentre aspetta un sì o un no, balbetta. Non domina più. Chiede.

Per quali provini è adatto

Funziona per:

  • provini per ruoli maschili carismatici ma vulnerabili

  • self-tape con dichiarazione d’amore ad alta tensione

  • scene da accademia su identità, rischio e confessione

  • casting per personaggi brillanti con fondo tragico o romantico

Evitalo se:

  • tendi a imitare il personaggio originale

  • cerchi un pezzo minimalista o naturalista puro

  • fai fatica a gestire cambi rapidi tra ironia e nudità emotiva

Si abbina bene con: un secondo monologo più freddo e controllato, magari di potere o manipolazione, per mostrare il contrasto tra corazza scenica e resa sentimentale.

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Se lavori su questo pezzo, concentrati sul momento in cui Berlino smette di difendere la propria immagine e comincia a consegnare la propria verità. È lì che il monologo si accende davvero. Questo monologo di Berlino da Berlino e la Dama con l’ermellino non è solo una grande dichiarazione: è un uomo che, per essere creduto, accetta finalmente di non sembrare invincibile.

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